Nel 2024, Majalah Maffaz, il periodico collegato al Pesantren Tahfidz Maskanul Huffadz, pubblica un resoconto dedicato a una muhadharah, un’esercitazione educativa periodica, comprendente discorsi e rappresentazioni artistiche, svoltasi il 28 ottobre 2023 presso il Maskanul Huffadz Lil Athfal.

Si tratta di un’attività rivolta alle allieve del programma, dedicato alla memorizzazione del Corano e alla formazione religiosa delle bambine; l’iniziativa comprendeva discorsi e spettacoli artistici, con l’obiettivo di ‘sviluppare le capacità espressive’ delle partecipanti e avvicinarle ai temi dell’islam contemporaneo.
Per questa occasione era stato scelto il tema Birruh Biddam Nafdika Ya Aqsha, traducibile come «Con il nostro spirito e il nostro sangue, ci sacrifichiamo per te, o Aqsa»; si tratta dello slogan che nel mondo islamico accompagna la causa palestinese, e che viene riproposto senza modifiche anche in un contesto educativo islamico indonesiano.
Il programma prevedeva gli interventi di cinque studentesse e quattro esibizioni artistiche. Tra queste, una rappresentazione teatrale dedicata alle sofferenze dei palestinesi, seguita dall’esecuzione di Atouna El Toufule, canzone divenuta simbolo dell’infanzia palestinese.
Il testo della fonte indonesiana è esplicito:
Menariknya, secara keseluruhan acara muhadharah ini diliputi rasa haru. Penampilan yang disuguhkan menggambarkan kekejaman Zionis dalam menyiksa warga Palestina. Momen yang paling mengesankan terjadi pada akhir pertunjukan drama, ketika para santri bersama-sama menyanyikan lagu Atouna El Toufule dengan penuh penghayatan. Perlahan-lahan, para penonton pun ikut terbawa emosi.
L’intera manifestazione è stata caratterizzata da una forte partecipazione emotiva. Le esibizioni proposte rappresentavano la crudeltà dei sionisti nel torturare la popolazione palestinese. Il momento più significativo si è verificato al termine della rappresentazione teatrale, quando le allieve hanno cantato insieme, con intensa partecipazione, la canzone Atouna El Toufule. Poco alla volta, anche gli spettatori sono stati coinvolti emotivamente.
Persembahan Muhadharah Perdana, Santri Maskanul Huffadz Lil Athfal Angkat Tema Palestina, Prima esibizione di Muhadharah: le allieve del Maskanul Huffadz Lil Athfal scelgono il tema della Palestina, Majalah Maffaz, Edisi 3, 2024, p. 59.

Il resoconto sottolinea la commozione suscitata nel pubblico e presenta l’iniziativa come un contributo alla formazione delle allieve e alla diffusione della solidarietà verso la causa palestinese, senza però incoraggiare narrazioni alternative rispetto a quella presentata.
La scelta del tema non è estranea alla finalità educativa dichiarata dagli organizzatori. Ustadzah Pipih Kholipah, responsabile della formazione presso il Maskanul Huffadz Lil Athfal, spiega che l’iniziativa dovrebbe incoraggiare le studentesse nello studio del Corano e renderle grate per la possibilità di ‘pregare e studiare in tranquillità e libertà’.
Ummi Della Ardilla Sofia, responsabile del dipartimento dedicato alla vita del pesantren, richiama invece il motto Man Jadda Wa Jada, secondo cui chi si impegna seriamente può raggiungere il proprio obiettivo. La questione palestinese viene quindi inserita in un’attività che combina educazione religiosa, esercizio delle capacità espressive e sensibilizzazione verso gli avvenimenti del mondo musulmano.
È proprio questa integrazione esplicita, unitamente all’unidirezionalità della narrazione proposta, a rendere la fonte interessante; la Palestina non viene affrontata attraverso una lezione di storia o un’analisi del conflitto, ma mediante una rappresentazione teatrale, una canzone e un coinvolgimento emotivo collettivo. Una delle vicende internazionali più complesse della storia viene tradotta in un linguaggio accessibile alle allieve, nel quale la sofferenza delle vittime costituisce il centro della narrazione. Il teatro rende visibile quella sofferenza, la musica le conferisce una dimensione emotiva e la partecipazione del pubblico trasforma il messaggio in un’esperienza condivisa, nella quale la risposta emotiva precede e può condizionare significativamente la successiva elaborazione critica.
La rappresentazione descritta dal resoconto presenta una precisa e voluta asimmetria. Da una parte compaiono i ‘palestinesi’, rappresentati attraverso la sofferenza e la condizione delle vittime; dall’altra, i ‘sionisti’, ai quali viene attribuita la crudeltà messa in scena, senza possibilità di un contraddittorio o di un semplice approfondimento. La fonte non offre elementi per ricostruire le origini storiche del conflitto, le trasformazioni che lo hanno attraversato o le differenti dimensioni politiche che concorrono a determinarlo. Non distingue fra attori, responsabilità e contesti, né si propone di farlo.
Il conflitto viene così ridotto a una contrapposizione morale, nella quale il significato della vicenda è già definito prima ancora che le allieve possano interrogarsi sulle sue cause, secondo un meccanismo ben noto nel mondo islamico contemporaneo: quello proposto è un dogma, narrato alle bambine che frequentano il pesantren. Le rappresentazioni proposte non possono quindi metterne in discussione i presupposti, ma soltanto riprodurli ed esplorarli attraverso forme espressive capaci di suscitare il coinvolgimento emotivo e ottenere l’approvazione della comunità.
Non significa, ovviamente, che la sofferenza palestinese sia una costruzione immaginaria, né che una rappresentazione educativa debba necessariamente assumere la forma di un’analisi geopolitica; bisogna sottolineare, piuttosto, che la fonte seleziona alcuni aspetti della realtà e ne esclude volutamente altri. La sofferenza delle vittime diventa il principio organizzatore del racconto, mentre la complessità storica e politica rimane sullo sfondo, fino a scomparire. La distinzione è importante, e, in effetti, il riconoscimento della sofferenza umana non implica la rappresentazione di una vicenda complessa esclusivamente attraverso una narrazione che identifica vittime e responsabili senza fornire gli strumenti per comprenderne il contesto.
La selezione non appare casuale rispetto agli obiettivi dichiarati dell’attività. Il resoconto collega esplicitamente il tema palestinese alla formazione religiosa delle studentesse, alla gratitudine per la libertà di cui possono godere e alla necessità di sviluppare interesse per le vicende del mondo musulmano. La Palestina non è quindi soltanto un argomento di attualità inserito nel programma di una giornata, ma diventa un mezzo attraverso cui trasmettere un orientamento morale e rafforzare il sentimento di appartenenza a una comunità più ampia, che supera i confini dell’ambiente scolastico e della società indonesiana.
In questo passaggio si coglie anche il ruolo specifico delle attività artistiche. Una spiegazione storica richiede tempo, confronto tra fonti e distinzione fra fenomeni diversi; una rappresentazione teatrale può invece concentrare l’attenzione su una scena, un antagonista e una sofferenza. La canzone finale rafforza ulteriormente il messaggio, legando la Palestina all’immagine dell’infanzia colpita dalla violenza. L’efficacia emotiva diventa così parte integrante dell’attività educativa. Il resoconto insiste sulla commozione del pubblico, segnalando che la riuscita dell’iniziativa viene associata non soltanto alla partecipazione delle allieve, ma anche alla capacità dello spettacolo di suscitare una risposta affettiva.
Questa attività si inserisce in un ecosistema educativo e religioso nel quale la rappresentazione della Palestina viene trasmessa attraverso una narrazione già definita, rafforzata dal coinvolgimento emotivo e integrata nella formazione coranica. Non si tratta soltanto di proporre una lettura unilaterale del conflitto, ma di presentarla in un contesto formativo che non prevede strumenti per metterne in discussione i presupposti; la narrazione non viene sottoposta a esame, ma trasmessa, interiorizzata e ricondotta ai valori della comunità.
Il caso è significativo proprio per la natura dell’istituzione coinvolta. Il Maskanul Huffadz Lil Athfal è un programma di formazione coranica destinato alle bambine, non un centro di ricerca politica o una scuola di studi internazionali. La presenza della Palestina in una sua attività mostra come una questione internazionale possa entrare nella vita educativa quotidiana attraverso strumenti diversi dall’insegnamento formale, come spettacoli, canzoni, discorsi e momenti collettivi. L’attualità viene incorporata nella formazione religiosa e reinterpretata alla luce dei valori che il programma intende trasmettere.
Una singola testimonianza non consente di generalizzare questo approccio a tutti i pesantren indonesiani, né di ricostruire l’intera gamma delle posizioni presenti nella società musulmana del paese. Il suo valore documentario è più circoscritto, ma non per questo trascurabile; mostra come, anche in questa occasione, la Palestina sia stata narrata a un pubblico di bambine e ragazzi attraverso una rappresentazione che privilegia l’impatto emotivo e la contrapposizione morale rispetto alla ricostruzione storica.
La fonte lascia dunque intravedere un processo nel quale la solidarietà verso la Palestina non viene soltanto espressa, ma anche trasmessa attraverso pratiche educative e forme di partecipazione collettiva. La questione palestinese diventa parte della formazione religiosa e culturale delle allieve; nello stesso tempo, la selezione narrativa attraverso cui viene presentata ne restringe il significato a una contrapposizione fra sofferenza palestinese e ‘crudeltà sionista’. È in questa distanza fra la complessità del conflitto e la semplicità della sua rappresentazione che risiede l’aspetto più rilevante, ma non sorprendente, della testimonianza.
L’aspetto culturale non deve essere sottovalutato. Attraverso attività di questo genere, una determinata rappresentazione della realtà viene integrata nella formazione religiosa e associata ai valori riconosciuti dalla comunità. Quando una visione del mondo viene assimilata fin dall’infanzia, attraverso esperienze collettive e modelli morali condivisi, essa può radicarsi ben oltre il singolo momento educativo. Metterla in discussione in età adulta non significa allora soltanto rivedere un’interpretazione degli avvenimenti, ma confrontarsi con un sistema di riferimenti che contribuisce a definire la propria appartenenza culturale e religiosa. È anche in questo processo di trasmissione che si può comprendere la persistenza di narrazioni difficili da scalfire nel tempo.

