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Nel 1897 il missionario A. Schreiber analizza la diffusione dell’Islam e del cristianesimo nelle Indie Orientali Olandesi, osservando il confronto fra le due religioni tra i Batak di Sumatra e nell’isola di Nias. Il suo racconto mostra come la missione protestante interpretasse l’espansione dell’Islam e valutasse le possibilità di diffusione del cristianesimo nei diversi contesti locali.

In 1897, missionary A. Schreiber analysed the spread of Islam and Christianity in the Dutch East Indies, examining the competition between the two religions among the Batak of Sumatra and on the island of Nias. His account shows how the Protestant mission interpreted the expansion of Islam and assessed the possibilities for the spread of Christianity in different local contexts.

In 1897 analyseerde de missionaris A. Schreiber de verspreiding van de islam en het christendom in Nederlands-Indië, waarbij hij de confrontatie tussen beide godsdiensten onder de Batak op Sumatra en op het eiland Nias beschreef. Zijn verslag laat zien hoe de protestantse zending de uitbreiding van de islam interpreteerde en de mogelijkheden voor de verspreiding van het christendom in verschillende lokale omstandigheden beoordeelde.


Una Fonte Rilevante

Nel 1897 la rivista De Rijnsche Zending («La missione del Reno»), pubblicata dal Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, l’organismo olandese incaricato di promuovere gli interessi della Società Missionaria Renana, ospitò un contributo dell’Insp. (dirigente della Società Missionaria) Dr. A. Schreiber intitolato De Tegenstanders onzer Zending, «Gli avversari della nostra missione».

La rivista si collocava quindi direttamente all’interno dell’ambiente missionario protestante e aveva come oggetto la diffusione e le attività della Rijnsche Zending. Il contributo di Schreiber deve essere letto in questo stesso contesto: non si tratta di una descrizione generale e neutrale della situazione religiosa delle Indie Orientali, ma di un’osservazione elaborata all’interno di un’organizzazione impegnata nell’attività missionaria.

Schreiber, A., De Tegenstanders onzer Zending. De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897. Indie Orientali Olandesi. Missione Protestante. Colonialismo Olandese. Fonti Coeve Olandesi.
De Tegenstanders onzer Zending, De Rijnsche Zending, 1897, p. 1.

Il titolo chiarisce già la prospettiva del testo: Schreiber osserva la realtà religiosa delle Indie Orientali dal punto di vista dell’attività missionaria protestante e considera l’islam uno degli avversari con i quali essa deve confrontarsi. Il documento offre quindi uno spaccato della situazione religiosa di Sumatra e Nias alla fine del XIX secolo, ma anche del modo in cui la missione interpretava l’espansione dell’Islam e le possibilità di diffusione del cristianesimo.


Cristianesimo e Islam tra i Batak

A Sumatra, secondo Schreiber, il confronto fra islam e cristianesimo aveva assunto dimensioni particolarmente importanti presso i Batak; secondo quanto riportato nel 1897, da sessanta o settant’anni un’intera popolazione stava progressivamente abbandonando le proprie antiche credenze per orientarsi verso l’islam oppure il cristianesimo. La questione era quindi quale delle due religioni avrebbe conquistato la parte maggiore della popolazione.

Schreiber collega inoltre la diffusione dell’islam all’espansione del governo olandese:

Het is dus daar de vraag wie het
grootste gedeelte van het volk hebben zal, de Islam of het
Evangelie. Daarbij is het ook zeer merkwaardig en opmerkelijk
dat de Islam overal, waar het Nederl. Goevernement komt,
terstond wortels schiet en wanneer de boden des Evangelies
dit niet verhinderen, in korten tijd het geheele volk voor zich
gewint. In menig geval hebben zich geheele landschappen in
een oogwenk den Islam toegekeerd; zoo bijvoorbeeld Sipirok
in 1870. Van een anderen kant is het ook niet te ontkennen,
dat dit zegepralend voorwaarts dringen van den Islam, hoe
zonderbaar het ook klinken moge, veel daartoe bijgedragen
heeft, om het Evangelie zulke heerlijke overwinningen op Su-
matra te doen beleven, zoodat er nu ongeveer veertigduizend
uit het Batavolk door onze zendelingen gedoopt zijn.

Si pone dunque la questione di chi riuscirà a conquistare la maggior parte del popolo, l’Islam o il Vangelo. È inoltre molto significativo e degno di nota che l’Islam, ovunque arrivi il Governo olandese, metta immediatamente radici e, quando i messaggeri del Vangelo non lo impediscono, conquisti in breve tempo l’intero popolo. In molti casi interi territori si sono rivolti all’Islam in un batter d’occhio; per esempio Sipirok nel 1870. D’altra parte, non si può negare che questo vittorioso avanzare dell’Islam, per quanto possa sembrare singolare, abbia contribuito molto a permettere al Vangelo di riportare splendide vittorie a Sumatra, tanto che ora circa quarantamila persone del popolo batacco sono state battezzate dai nostri missionari.

Schreiber, A., De Tegenstanders onzer Zending, De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897, p.4.

Schreiber, A., De Tegenstanders onzer Zending. De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897. Indie Orientali Olandesi. Missione Protestante. Colonialismo Olandese. Fonti Coeve Olandesi.
De Tegenstanders onzer Zending, De Rijnsche Zending, 1897, p. 4.

L’espansione islamica non viene tuttavia descritta esclusivamente come una sconfitta per la missione. Secondo Schreiber, essa avrebbe contribuito a indebolire il prestigio delle antiche religioni locali, creando indirettamente condizioni favorevoli alla diffusione del cristianesimo.

La missione aveva ottenuto, nella descrizione di Schreiber, risultati particolarmente importanti nei territori dove era riuscita ad arrivare prima dell’islam o contemporaneamente ad esso, come Silindoeng e la valle del Batangtoroe. Dove invece i capi e altre persone influenti erano già passati all’islam, l’arrivo successivo del missionario non era più sufficiente a impedire che la maggior parte della popolazione seguisse la stessa strada. Schreiber parla di circa quarantamila Batak battezzati dai missionari, presentando questo dato come indicativo dei risultati raggiunti dalla missione a Sumatra.


Una Conversione Definitiva?

L’esperienza maturata dalla missione aveva portato Schreiber a rivedere una convinzione precedentemente diffusa: la conversione all’islam non doveva necessariamente essere considerata come un passaggio definitivo e irreversibile. Se in precedenza si riteneva che, una volta avvenuta l’islamizzazione di una popolazione, l’attività missionaria avesse ormai poche possibilità di successo, l’esperienza degli anni successivi sembrava indicare, secondo Schreiber, che anche tra le popolazioni già musulmane fossero ancora possibili conversioni al cristianesimo.

Le possibilità apparivano maggiori nei territori nei quali l’islam si era affermato più recentemente e non aveva ancora consolidato la propria presenza, ma Schreiber riferisce anche di alcuni capi di un territorio vicino che, dopo una più lunga esperienza dell’islam, sarebbero divenuti insoddisfatti della propria religione.

Le sue parole sono interessanti, e si riferiscono ad una notizia ricevuta, non ad una sua osservazione diretta:

En nu is kort geleden een bericht tot mij gekomen, dat mij nog grootere verwachtingen doet koesteren, namelijk dat in een ander naburig landschap, waar de Islam reeds veel langer de alleenheerscher is, een groot deel der Hoofden met hun godsdienst ontevreden is geworden. Zoo iets is volstrekt niet onmogelijk of onwaarschijnlijk, integendeel, men kan zich dat zeer goed verklaren.

E ora, poco tempo fa, mi è giunta una notizia che mi induce a nutrire aspettative ancora maggiori, vale a dire che in un altro territorio vicino, dove l’islam è da molto più tempo l’unico dominatore, una gran parte dei capi è divenuta insoddisfatta della propria religione. Una cosa del genere non è affatto impossibile o improbabile; al contrario, la si può spiegare molto bene.

Schreiber, A., De Tegenstanders onzer Zending, De Rijnsche Zending, cit., p. 5.

Schreiber, A., De Tegenstanders onzer Zending. De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897. Indie Orientali Olandesi. Missione Protestante. Colonialismo Olandese. Fonti Coeve Olandesi.
De Tegenstanders onzer Zending, De Rijnsche Zending, 1897, p. 5.

Questa osservazione si accompagna a una valutazione dell’islamizzazione dei Batak che Schreiber formula in termini esplicitamente religiosi e morali. Egli contesta infatti che il passaggio dal paganesimo all’islam costituisca necessariamente un progresso e sostiene che, nel caso dei Batak, esso non avrebbe prodotto un corrispondente miglioramento della moralità né una maggiore conoscenza religiosa.

Anche la questione linguistica entra nella sua argomentazione: poiché, secondo Schreiber, soltanto pochi Batak conoscevano l’arabo, il Corano sarebbe rimasto per la maggior parte di loro un testo non comprensibile. A questa situazione egli contrappone la predicazione e la preghiera cristiana nella lingua locale, sottolineando così un elemento che, nella sua prospettiva, rendeva possibile una conoscenza più diretta della dottrina professata.

Al di là della validità delle valutazioni espresse, il passaggio mostra quali criteri Schreiber utilizzasse per distinguere un’adesione religiosa consolidata da una conversione che la missione riteneva ancora suscettibile di essere modificata.


La Costa Orientale e la Diffusione verso l’Interno

L’espansione dell’islam viene osservata da Schreiber anche attraverso i movimenti della popolazione. Secondo quanto da lui riferito, un numero crescente di lavoratori provenienti dalle regioni ancora pagane (popolazioni che praticavano religioni tradizionali) si recavano sulla costa orientale di Sumatra, dove entravano in contatto con popolazioni musulmane. Questo incontro avrebbe prodotto anche alcune conversioni religiose.

Tornando successivamente nei territori d’origine, potevano riportare con sé la nuova religione, anche senza renderne immediatamente evidente la presenza; la costa sarebbe dunque diventata un punto di passaggio attraverso il quale l’islam poteva raggiungere le regioni dell’interno. A questo processo Schreiber aggiunge l’azione dei sultani della costa orientale, ai quali attribuisce l’impiego della propria influenza e della propria autorità per favorire la diffusione dell’islam nell’interno.

La religione appare quindi inserita in una rete più ampia di rapporti fra territori e popolazioni. Non sarebbe stata soltanto la conversione individuale a determinare l’espansione islamica, ma anche la mobilità dei lavoratori, i rapporti fra costa e interno e l’intervento delle autorità locali.

È proprio in questa capacità di attraversare i confini territoriali che Schreiber sembra individuare una delle principali difficoltà per la missione cristiana: anche una regione ancora non islamizzata poteva entrare in contatto con l’islam attraverso persone che avevano acquisito questa appartenenza altrove.

La situazione di Nias viene invece descritta in termini differenti. L’islam era già presente in alcune zone costiere e l’isola aveva da lungo tempo rapporti con Malesi e Acehnesi, ma Schreiber osserva con sorpresa che l’intero territorio non fosse ancora passato all’islam.

Secondo la sua descrizione, la religione islamica non aveva finora opposto una resistenza significativa alla missione e non sembrava esercitare sui Niassesi la stessa attrazione osservata a Sumatra e nel Borneo:

Wanneer men naar de oorzaak vraagt, waarom toch wel de Islam, zooals overal elders, op Nias zooveel minder aantrekkingskracht voor de lieden schijnt te hebben dan op Borneo en Sumatra, zoo weet ik geen ander antwoord te geven dan dit, dat behalve den reeds bestaanden tegenzin tegen de Mohammedanen, die in vroegere jaren vele lieden als slaven uit Nias weggevoerd hebben, de omstandigheid mede zal werken dat het eenige huisdier der Niassers, behalve de hond, het varken is. Daarin ligt zeker een machtig bolwerk tegen den Islam.

Quando ci si domanda per quale ragione l’Islam, come avviene del resto anche altrove, sembri avere a Nias molta meno capacità di attrazione sulle popolazioni rispetto al Borneo e a Sumatra, non so dare altra risposta se non questa: oltre all’avversione già esistente nei confronti dei musulmani, che negli anni passati hanno portato via da Nias molte persone come schiavi, contribuirà anche la circostanza che l’unico animale domestico dei Niassesi, oltre al cane, è il maiale. In ciò risiede certamente una potente barriera contro l’Islam.

Schreiber, A., De Tegenstanders onzer Zending, De Rijnsche Zending, cit., p. 7.

Schreiber, A., De Tegenstanders onzer Zending. De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897. Indie Orientali Olandesi. Missione Protestante. Colonialismo Olandese. Fonti Coeve Olandesi.
De Tegenstanders onzer Zending, De Rijnsche Zending, 1897, p. 7.

Il caso di Nias introduce dunque una differenza significativa rispetto al quadro delineato per Sumatra. Schreiber non interpreta la minore diffusione dell’islam attraverso un’unica causa, ma mette insieme elementi di natura diversa: la memoria dei rapporti conflittuali con popolazioni islamiche e una caratteristica della vita quotidiana niassese che, nella sua lettura, rende più difficile l’adesione ai precetti islamici. Il riferimento al maiale assume così, nel ragionamento dell’autore, un valore concreto e quasi emblematico: un elemento della vita quotidiana diventa un ostacolo alla penetrazione di una religione che ne vieta il consumo o qualunque uso.

Il confronto fra Nias e le regioni di Sumatra consente quindi a Schreiber di evidenziare la diversa capacità di penetrazione dell’Islam nei territori osservati dalla missione. Non emerge un modello uniforme di espansione religiosa: le condizioni locali, i rapporti precedenti fra le popolazioni e le caratteristiche delle comunità interessate contribuiscono, nella sua interpretazione, a produrre risultati differenti. Per la missione questo significava che la presenza islamica non poteva essere considerata un fenomeno già definito in modo irreversibile, ma doveva essere valutata in rapporto ai singoli contesti.

Nel complesso, De Tegenstanders onzer Zending restituisce, nel 1897, l’immagine di un’attività missionaria che considera ormai l’islam un interlocutore stabile e una presenza capace di espandersi rapidamente, ma che osserva anche le differenze territoriali attraverso le quali tale espansione si manifesta. È proprio questa attenzione alle condizioni concrete della diffusione religiosa a rendere il testo significativo: più che una descrizione generale dell’islam, Schreiber offre uno sguardo sulle modalità con cui una missione protestante cercava di comprenderne la presenza e di individuare gli spazi ancora aperti alla propria attività.


Letture Consigliate

  • Hummel, U., & Telaumbanua, T. (2007). Cross and Adu: A socio-historical study on the encounter between Christianity and the indigenous culture on Nias and the Batu Islands, Indonesia (1865–1965). Boekencentrum.
  • Locher-Scholten, E. B. (1994). Sumatraans sultanaat en koloniale staat: De relatie Djambi-Batavia (1830–1907) en het Nederlands imperialisme. Leiden: KITLV Uitgeverij.
  • Fasseur, C. (Ed.). (1980). Geld en geweten: Een bundel opstellen over anderhalve eeuw Nederlands bestuur in de Indonesische archipel. Den Haag: Nijhoff.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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