indonesia islam presunta superiorità
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Nell’editoriale Santri Harus Melek Politik, I Santri (gli studenti delle scuole coraniche) Devono Essere Consapevoli della Politica, pubblicato nel 2023 dalla rivista Majalah HK, legata al Pesantren Husnul Khotimah, la partecipazione politica dei santri viene presentata come un contributo necessario alla costruzione della Repubblica indonesiana (Negara Kesatuan Republik Indonesia, NKRI).

Il richiamo al ruolo storico dei kiai (i fondatori e direttori dei collegi islamici) e dei loro allievi nella fondazione dello Stato si accompagna all’auspicio che la loro presenza nelle istituzioni possa migliorare la qualità delle politiche pubbliche. L’editoriale non si limita quindi a incoraggiare l’interesse degli studenti dei pesantren per la vita politica, ma attribuisce alla loro formazione religiosa un significato che va oltre l’ambito educativo, estendendolo al governo della nazione.

Secondo l’autore, i santri dispongono di qualità che li rendono particolarmente adatti a questo compito: competenze linguistiche, preparazione etica, cultura generale e professionalità; la formazione ricevuta nel pesantren dovrebbe consentire loro di affrontare le responsabilità pubbliche mantenendo come riferimento i principi religiosi. La partecipazione politica viene così inserita in una continuità ideale tra educazione islamica e impegno nazionale.

Non si tratta soltanto di riconoscere ai diplomati delle istituzioni religiose il diritto di accedere alle cariche pubbliche, ma di incoraggiarli a trasferire nella società i valori acquisiti durante il percorso formativo.

Il passaggio più significativo riguarda tuttavia le conseguenze che l’autore attribuisce a questa presenza. Se i membri del parlamento provenissero dall’ambiente dei santri, sostiene, le politiche pubbliche sarebbero orientate al principio islamico amar ma’ruf nahi munkar, ossia promuovere il bene e prevenire il male. La formazione religiosa viene così associata a una particolare affidabilità morale, suggerendo il fatto che l’esperienza del pesantren costituisca una garanzia preventiva della qualità dell’azione politica. Il ragionamento non si limita a sostenere che i santri possano contribuire positivamente alla vita pubblica: suggerisce che la loro provenienza formativa li renda particolarmente adatti a esercitare responsabilità politiche.

È proprio qui che emerge l’implicazione principale della fonte. La virtù non viene presentata soltanto come una qualità individuale, da verificare attraverso le azioni e le responsabilità assunte, ma viene implicitamente ricondotta all’appartenenza a un determinato ambiente educativo e religioso. Il santri appare come un soggetto che, grazie alla propria formazione islamica, dovrebbe essere maggiormente predisposto a distinguere il bene dal male e a tradurre questa distinzione in azione politica; l’identità religiosa diventa così un criterio di affidabilità che precede la verifica dei comportamenti concreti.

Si può parlare, in questo senso, di una presunzione di superiorità morale islamica applicata alla sfera pubblica. Non perché l’editoriale dichiari esplicitamente la superiorità dei musulmani sugli appartenenti ad altre religioni, affermazione che il testo non formula in questo modo, ma perché attribuisce alla formazione islamica una capacità privilegiata di orientare il governo verso il bene comune.

La differenza è importante: non siamo di fronte a una rivendicazione esplicita di esclusività politica, bensì a una rappresentazione nella quale l’appartenenza a un ambiente religioso sembra costituire un vantaggio morale per chi aspira a governare.

Per questa ragione, la presenza di musulmani consapevoli della politica nelle istituzioni pubbliche viene presentata come una vera e propria necessità:

Ke depannya, mau tidak mau kita membutuhkan peran santri untuk membangun negara ini menjadi lebih baik, terutama melalui peran santri yang tenteram dan berakhlakul karimah. Misalnya, jika anggota dewan berasal dari kalangan santri, kita yakin mereka akan mengeluarkan kebijakan yang menjalankan amar makruf nahi munkar.

In futuro, volenti o nolenti, avremo bisogno del contributo dei santri per rendere migliore questo paese, soprattutto grazie alla loro partecipazione pacifica e al loro nobile comportamento morale (akhlaqul karimah). Per esempio, se i membri del parlamento provenissero dall’ambiente dei santri, siamo convinti che adotterebbero politiche volte a promuovere il bene e prevenire il male (amar makruf nahi munkar).

Santri harus melek politik, I Santri devono essere consapevoli della politica, Majalah HK, 115, 2023, pp. 6-7.

Majalah HK. Rivista Islamica Indonesiana. Pesantren. Superiorità Islamica.
Santri harus melek politik, Majalah (Rivista) HK, 2023.

Questa impostazione trova un ulteriore riferimento nell’espressione rahmatan lil alamin, secondo cui l’islam rappresenterebbe una ‘benedizione per tutti i mondi’; l’autore auspica che la politica sia orientata da questo principio, contribuendo alla costruzione di una società pacifica, giusta e sicura.

La finalità dichiarata è dunque universale: i benefici dell’azione politica dovrebbero estendersi all’intera comunità nazionale, non soltanto ai musulmani; tuttavia, il soggetto chiamato a realizzare tale obiettivo viene individuato attraverso una specifica formazione e identità religiosa, alla quale si attribuisce una particolare capacità di guidare moralmente la collettività.

Il problema non consiste nel riconoscere che la religione possa contribuire alla formazione etica di chi partecipa alla vita pubblica, ma il passaggio dalla formazione morale alla presunta superiorità nell’esercizio del potere, un concetto non limitato a questa rivista o al pesantren in esame.

La conoscenza dei precetti religiosi non garantisce automaticamente l’integrità personale, così come l’appartenenza a un’istituzione educativa non dimostra di per sé la capacità di amministrare risorse, rappresentare interessi differenti o elaborare politiche efficaci. La virtù personale, la competenza amministrativa e la preparazione religiosa sono dimensioni che possono interagire, ma non sono equivalenti.

Nell’editoriale, questa distinzione rimane sullo sfondo. L’autore esprime fiducia nel fatto che i santri, una volta entrati nelle istituzioni, contribuiranno a produrre decisioni conformi ai principi morali appresi nel pesantren; non precisa però come debba essere verificata questa corrispondenza, né affronta i possibili conflitti tra differenti interpretazioni del bene comune. Il richiamo all’etica islamica svolge quindi una funzione di legittimazione della partecipazione politica, senza che vengano indicati criteri autonomi per valutare i risultati di un’eventuale azione di governo.

Anche il riferimento alla fondazione della Repubblica svolge una funzione precisa. Il ruolo storico attribuito ai kiai e ai santri viene richiamato per stabilire una continuità tra il contributo che avrebbero offerto alla nascita dello Stato e la partecipazione che dovrebbero esercitare nel presente. La memoria storica diventa così una risorsa per legittimare la presenza politica contemporanea degli ambienti religiosi; il riconoscimento di un contributo storico (peraltro limitato) non costituisce, tuttavia, una garanzia sulla qualità delle future decisioni politiche. Il passato può fondare una rivendicazione di partecipazione; non può sostituire la verifica delle condotte di chi esercita il potere.

L’interesse dell’editoriale di Majalah HK risiede proprio in questa sovrapposizione tra formazione religiosa, virtù personale e capacità di governo; la fonte non dimostra che i santri siano amministratori migliori, né consente di stabilire se la loro presenza nelle istituzioni produca effettivamente politiche più efficaci o moralmente condivisibili. Documenta invece un’aspettativa: la convinzione che l’educazione islamica possa offrire alla nazione un contributo politico qualificato proprio in virtù dei principi morali che trasmette.

La questione posta dal testo va quindi oltre il semplice invito alla partecipazione civica. Rivendicare per i santri il diritto e la responsabilità di prendere parte alla vita politica significa riconoscerli come cittadini; presumere che la loro formazione religiosa li renda moralmente più affidabili significa attribuire a un’identità formativa un valore che dovrebbe essere dimostrato nella pratica. La fonte suggerisce una superiorità morale dell’islam, e mostra come un ambiente educativo islamico possa presentare la propria formazione religiosa come una garanzia privilegiata e necessaria per il governo della società. È in questo scarto tra virtù presunta e condotta verificabile che si colloca il significato più rilevante dell’editoriale.

Questa rappresentazione non rimane confinata alla sfera politica. Il Jakarta Post, nell’edizione del 20 febbraio 2025, riferiva l’intenzione della polizia indonesiana di puntare sui santri nel reclutamento dei nuovi cadetti, sulla base della convinzione che la formazione islamica ricevuta nei pesantren favorisse una maggiore solidità morale e la resistenza alla corruzione. Il riferimento mostra come l’attribuzione di una particolare affidabilità etica della formazione islamica possa estendersi anche all’ambito istituzionale.

Non si tratta soltanto di rivendicare per i santri un ruolo nella vita pubblica, ma di considerarne l’appartenenza formativa islamica un indicatore privilegiato di integrità: in questo senso, la presunzione di superiorità morale evocata dall’editoriale di Majalah HK trova un riscontro in un contesto diverso, quello del reclutamento nelle forze di polizia, mostrando quanto questa idea sia radicata e diffusa.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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