Nel novembre 2023, la rivista del Pondok Pesantren Kembar Al-Ishlah, a Giava Orientale, documenta un incontro dedicato alla Palestina attraverso lo studio coranico, la memoria della Masjid al-Aqsa e la solidarietà concreta verso Gaza. Una testimonianza di come la causa palestinese entri nei percorsi di educazione religiosa e nella vita delle comunità islamiche indonesiane.
In November 2023, the magazine of the Pondok Pesantren Kembar Al-Ishlah in East Java documented a gathering devoted to Palestine through Qur’anic study, the memory of Al-Aqsa Mosque and practical solidarity with Gaza. The account illustrates how the Palestinian cause became part of religious education and the everyday life of Indonesian Muslim communities.
In november 2023 deed het tijdschrift van de Pondok Pesantren Kembar Al-Ishlah op Oost-Java verslag van een bijeenkomst rond Palestina, waarin koranstudie, de religieuze betekenis van de Al-Aqsamoskee en concrete solidariteit met Gaza samenkwamen. Het artikel laat zien hoe de Palestijnse kwestie deel werd van de religieuze vorming en het gemeenschapsleven binnen Indonesische moslimgemeenschappen.
La Palestina in Indonesia
Nel novembre del 2023, a poche settimane di distanza dall’attentato di Hamas che aveva scatenato la guerra di Gaza, riportando la questione palestinese al centro dell’attenzione internazionale, in Indonesia si esprimeva solidarietà alla causa palestinese attraverso una pluralità di canali: manifestazioni pubbliche, iniziative umanitarie, prese di posizione delle autorità religiose e attività educative all’interno delle istituzioni islamiche. Il resoconto pubblicato da Media Al-Ishlah, rivista del Pondok Pesantren Kembar Al-Ishlah, documenta una di queste esperienze, offrendo uno spaccato del modo in cui la causa palestinese veniva inserita nella vita religiosa di una comunità locale.

La fonte descrive un incontro del 4 novembre 2023, il centoventesimo appuntamento di uno studio dedicato al Tafsir Jalalain, il commentario coranico utilizzato nell’insegnamento tradizionale islamico. L’iniziativa, guidata da Abi K.H. Thoha Yusuf Zakariya, non era riservata agli studenti del pesantren: rientrava in un’attività periodica rivolta anche alla popolazione circostante, concepita per estendere la funzione educativa dell’istituzione oltre i confini della scuola religiosa.
È proprio questo elemento a rendere il documento interessante. La Palestina non compare come un argomento occasionale, aggiunto a una lezione per rispondere all’attualità, ma viene inserita in uno spazio già consolidato di formazione spirituale e di aggregazione comunitaria. La crisi internazionale viene ricondotta alle categorie attraverso cui i partecipanti apprendono a leggere il mondo: il testo sacro, la memoria profetica, la fratellanza religiosa e il dovere della solidarietà.
La Palestina come Geografia Sacra
Il primo registro attraverso cui viene presentata la questione palestinese è quello religioso. Nel suo intervento, lo sceicco (titolo religioso) Abdurrahman Jabeer, proveniente da Gaza secondo il resoconto, richiama il significato della Masjid al-Aqsa e della Palestina nella tradizione islamica. La terra viene associata alla benedizione divina, alla storia dei profeti, al viaggio notturno di Maometto e al luogo del raduno escatologico.
Il richiamo alla conoscenza non è secondario. La solidarietà viene presentata come qualcosa che deve precedere l’azione: per partecipare alla causa palestinese occorre anzitutto riconoscerne il significato religioso e incorporarlo nella propria coscienza.
Per questa ragione, il leader religioso presenta una sorta di geografia sacra delle terre palestinesi:
Lalu Syeikh bertanya, kenapa kita harus membela Palestina dan memperjuangkan Masjidil Aqsa? ‘Karena terdapat 7 keajaiban bumi Palestina. Yaitu bumi yang diberkahi, disucikan, bumi Islam, bumi semesta alam, bumi Isra’ Mi’raj, bumi para nabi dan rasul dan tempat padang mahsyar,’ jelas syeikh menjawab sendiri pertanyaan yang diajukan.”
‘Bagaimana Palestina bisa merdeka kalau, kita tidak tahu apa itu Masjidil Aqsa. Karena itu, Masjidil Aqsa harus hadir di sini, di akal, hati dan jiwa kita,’ harap syeikh yang datang dari Gaza kepada para jama’ah pengajian Tafsir Jalalain.
Poi lo sceikh ha chiesto: perché dobbiamo difendere la Palestina e lottare per la Masjidil Aqsa? ‘Perché in Palestina ci sono 7 meraviglie. Ovvero la terra benedetta, purificata, la terra dell’Islam, dell’universo, la terra dell’Isra’ e del Mi’raj, la terra dei profeti e dei messaggeri, e il luogo del raduno (Padang Mahsyar),’ ha spiegato lo sceikh, rispondendo da solo alla domanda posta.”
‘Come può la Palestina essere libera se non sappiamo cosa sia la Masjidil Aqsa? Perciò, essa deve essere presente qui, nella nostra mente, nel nostro cuore e nella nostra anima,’ ha auspicato lo sceikh, proveniente da Gaza, rivolgendosi alla congregazione dello studio di Tafsir Jalalain.
Palestina Harus Hadir di Akal, Hati dan Pikiran Kita, a Palestina deve essere presente nella nostra mente, nel nostro cuore e nei nostri pensieri, Media Al-Islah, November 2023, p. 7.

L’invito a mantenere la Palestina presente ‘nella mente, nel cuore e nell’anima’ definisce un obiettivo che va oltre la sensibilizzazione momentanea. Si tratta di costruire una memoria condivisa, capace di sopravvivere all’attenzione suscitata dalle singole fasi del conflitto; la Palestina diventa così una presenza morale permanente, non semplicemente una notizia proveniente da un territorio lontano.
Questa rappresentazione si inserisce in una tradizione più ampia della solidarietà islamica verso Gerusalemme. Nel contesto indonesiano, tuttavia, essa assume una particolare rilevanza perché collega una realtà geografica distante migliaia di chilometri all’esperienza religiosa quotidiana di comunità locali che riconoscono nella Masjid al-Aqsa un riferimento della propria identità spirituale.
Dall’Esegesi Coranica alla Lettura del Conflitto
La scelta dei versetti discussi durante l’incontro mostra come questa educazione alla causa palestinese venga sviluppata attraverso gli strumenti ordinari dell’insegnamento religioso.
Il primo riferimento è la sura Al-Baqara, versetto 217, che affronta la questione del combattimento durante i mesi sacri e il rapporto tra la violazione di un divieto rituale e altre forme di persecuzione religiosa. Il relatore ricostruisce il contesto della rivelazione attraverso l’episodio della (presunta) spedizione di Nakhlah, guidata da Abdullah ibn Jahsh, e le controversie sorte in seguito all’uccisione di un avversario durante il mese di Rajab.
Il versetto viene quindi presentato attraverso una vicenda ideale della prima comunità musulmana, nella quale la condotta militare, il rispetto dei mesi sacri e il giudizio religioso sulle azioni dei diversi protagonisti sono oggetto di discussione. La Palestina contemporanea non è direttamente identificata con l’episodio storico, ma il richiamo contribuisce a collocare il problema della violenza e della persecuzione entro una cornice interpretativa coranica.
È importante non attribuire alla fonte più di quanto essa affermi. Il resoconto non costituisce un trattato di diritto islamico né una giustificazione generalizzata di specifiche operazioni militari contemporanee; documenta piuttosto il modo in cui l’esegesi viene utilizzata per affrontare un tema di attualità e per fornire alla comunità un linguaggio religioso con cui interpretarlo.
Il secondo riferimento, la sura Al-Hujurat, versetto 10, introduce un principio diverso e complementare: i credenti sono fratelli e devono ricercare la riconciliazione, nel timore di Dio. Qui il centro dell’attenzione si sposta dal combattimento alla solidarietà; la sofferenza dei palestinesi viene presentata come una questione che riguarda direttamente la comunità dei fedeli, proprio in virtù di un’appartenenza religiosa condivisa.
L’accostamento dei due versetti è significativo. La questione palestinese viene inserita in un percorso che unisce la riflessione sul conflitto alla responsabilità verso gli altri musulmani; la religione non fornisce soltanto un repertorio di simboli, ma struttura il modo in cui la comunità è invitata a comprendere gli eventi e a reagire.
Le Immagini di Gaza e la Costruzione della Partecipazione
Il passaggio dall’insegnamento alla mobilitazione emerge con particolare chiarezza nella seconda parte dell’incontro. Il relatore mostra un video sulle condizioni della popolazione palestinese, richiamando i bombardamenti, le ferite, la separazione dei bambini dalle famiglie e la distruzione dei legami quotidiani.
La testimonianza visiva introduce una dimensione diversa rispetto allo studio esegetico. I versetti e la memoria religiosa stabiliscono una cornice di significato; le immagini hanno la funzione di rendere concreto il messaggio veicolato, e, di conseguenza, la distanza geografica viene ridotta attraverso una combinazione di identificazione religiosa ed esperienza emotiva mediata.
La fonte è esplicita a questo riguardo:
Syaikh mengawali dengan memutar video keadaan saudara kita di Palestina, dengan menegaskan bahwa apa-apa yang dilihat oleh jama’ah dalam video adalah nyata benar adanya. Pengeboman di mana-mana, bagian-bagian tubuh terpisah dari jasadnya, dan anak-anak terpisah dari keluarganya.
Lo sceikh ha iniziato proiettando un video sulle condizioni dei nostri fratelli in Palestina, ribadendo che ciò che i fedeli vedono nel video è la pura e cruda realtà: bombardamenti ovunque, parti del corpo smembrate e separate dai loro cari, e bambini separati dalle loro famiglie.
Palestina Harus Hadir di Akal, Hati dan Pikiran Kita, cit., p. 7.
Il video non è un elemento accessorio della lezione. Nel resoconto, costituisce il collegamento tra la giustificazione religiosa e la domanda rivolta direttamente ai partecipanti: perché difendere la Palestina e impegnarsi per la Masjid al-Aqsa. La risposta viene formulata attraverso il valore sacro attribuito a questo territorio e il legame con la storia islamica.
Ne emerge un meccanismo educativo preciso. La causa palestinese viene prima resa comprensibile attraverso la tradizione religiosa, poi avvicinata attraverso la rappresentazione della sofferenza umana e infine tradotta in un appello alla responsabilità collettiva. Non si tratta soltanto di informare i partecipanti su ciò che accade a Gaza, ma di orientarli verso una determinata forma di partecipazione morale.
Questa dinamica è particolarmente rilevante in un’istituzione che svolge contemporaneamente funzioni educative, spirituali e sociali: il pesantren non è soltanto un luogo in cui si trasmettono conoscenze religiose: è anche uno spazio in cui si costruiscono legami, si consolidano appartenenze, si definiscono comportamenti condivisi, e si forma una precisa visione del mondo, difficile da mettere in discussione in età adulta.
Dalla Solidarietà alla Beneficenza Organizzata
L’incontro si conclude con una preghiera collettiva guidata dallo ‘sceicco’ Abdurrahman Jabeer e con una raccolta di fondi promossa da Dompet Al-Qur’an, con il supporto di Laziswaf Al-Ishlah, un ente legato al pesantren che raccoglie e distribuisce fondi provenienti da zakat (elemosina rituale obbligatoria), infak (contributi volontari), sedekah (carità) e wakaf (beni o risorse destinati a finalità religiose e sociali).
Questo passaggio è essenziale per comprendere la natura dell’iniziativa. La solidarietà non rimane confinata alla predicazione, alla commozione suscitata dalle immagini o alla dichiarazione di appartenenza, ma viene collegata a un’attività assistenziale organizzata attraverso strutture riconducibili all’ambiente del pesantren.
La raccolta fondi rappresenta il punto d’incontro tra la dimensione simbolica e quella pratica. Il legame con la Palestina viene espresso attraverso la preghiera, ma anche mediante la disponibilità a contribuire materialmente; l’appartenenza religiosa diventa così una possibile risorsa per l’azione islamica.
Il documento, tuttavia, non riporta l’ammontare delle donazioni né permette di ricostruire la destinazione finale dei fondi; è quindi corretto parlare di una mobilitazione assistenziale documentata, senza attribuirle risultati che la fonte non consente di verificare.
Resta il dato più significativo: la questione palestinese viene inserita in una rete istituzionale capace di collegare l’insegnamento religioso alla partecipazione concreta. È una modalità di mobilitazione che non richiede necessariamente grandi manifestazioni o strutture politiche nazionali; può svilupparsi attraverso incontri periodici, relazioni personali e organizzazioni caritative già presenti nella vita della comunità.
Un Caso Locale nel Contesto Indonesiano
Nel 2023, la solidarietà indonesiana verso la Palestina si manifestò su una scala più ampia di quella documentata da Al-Ishlah. Il sostegno alla causa palestinese coinvolgeva attori religiosi, organizzazioni umanitarie, associazioni civiche e autorità politiche, all’interno di una società in cui la questione palestinese possiede una forte risonanza religiosa e pubblica.
Il resoconto del pesantren consente di osservare questa mobilitazione da un punto di vista specifico: non quello delle dichiarazioni diplomatiche o delle grandi manifestazioni, ma quello della riproduzione quotidiana della solidarietà all’interno di un’istituzione religiosa.
La distinzione è importante. Un articolo pubblicato dalla rivista di un singolo pesantren non può essere assunto come rappresentativo dell’intero islam indonesiano, né permette di misurare l’efficacia delle iniziative o il grado di partecipazione dei fedeli. La fonte, inoltre, restituisce il punto di vista dell’istituzione e non una verifica indipendente degli eventi descritti.
Proprio questi limiti, però, aiutano a definirne il valore documentario. Il testo mostra come la causa palestinese venga incorporata in un’attività educativa preesistente, senza dipendere esclusivamente dall’urgenza della cronaca. La solidarietà viene resa parte integrante di un percorso di formazione che coinvolge la conoscenza religiosa, la memoria collettiva, la percezione della sofferenza e la beneficenza.
La Palestina diventa così oggetto di educazione, prima ancora che di mobilitazione politica, ed è questo il dato centrale che emerge dalla rivista di Al-Ishlah. L’istituzione non si limita a invitare i propri partecipanti a sostenere una popolazione colpita dalla guerra: cerca di rendere quel sostegno una conseguenza coerente della loro formazione religiosa e della loro appartenenza comunitaria.
In questa prospettiva, il pesantren appare come un luogo in cui la geopolitica viene tradotta in esperienza morale. Un conflitto distante entra nella vita quotidiana attraverso il commento coranico, la memoria dei luoghi santi per l’islam, la testimonianza visiva e la raccolta di fondi. La causa palestinese acquista così continuità, perché viene inserita nei meccanismi ordinari con cui una comunità trasmette valori, interpreta gli avvenimenti e definisce le proprie responsabilità.
È un processo meno visibile della mobilitazione di massa, ma importante per comprendere come il sostegno alla Palestina possa radicarsi nella società indonesiana: non soltanto attraverso la politica e la diplomazia, ma anche attraverso le istituzioni che formano le coscienze.
Letture Consigliate
- Prakoso, Z. A., & Haryanto, E. M. (2024). Indonesia’s Muslim majority and the Palestinian cause: A study of religious and political mobilization. Palestine Issues on Indonesian Society, 1(1).
- Nugraha, A., Ilham, M., & Sasongko, K. P. (2025). Faith-based diplomacy: The influence of Indonesian religious sentiment on the Palestine policy agenda. Palestine Issues on Indonesian Society, 2(2).
- Sofea, A., & Fawzy, A. (2024). Indonesia’s solidarity with Palestine: The role of public opinion and grassroots movements in shaping foreign policy. Palestine Issues on Indonesian Society, 1(3).

