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Nel 1897 il periodico missionario protestante olandese De Rijnsche Zending, pubblicato dal Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, pubblica un articolo del missionario Kramer intitolato De sociale en de inwendige ontwikkeling der zending op Nias, “Lo sviluppo sociale e interno della missione a Nias”.

De sociale en de inwendige ontwikkeling der zending op Nias, Door Zend. Kramer, De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897. Missioni Protestanti Olandesi. Colonialismo. Indie Orientali Olandesi.
De sociale en de inwendige ontwikkeling der zending op Nias, Door Zend. Kramer, De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897, pp. 51-52.

Il testo ripercorre la storia della missione sull’isola a partire dall’arrivo del primo missionario, Denninger, nel 1865, e segue i cambiamenti intervenuti nei decenni successivi. Kramer racconta la formazione delle prime comunità cristiane, le difficoltà incontrate nella predicazione, i rapporti con i capi locali, l’attività delle scuole e dell’assistenza e, infine, l’espansione della missione negli anni Novanta dell’Ottocento. È quindi una fonte interna all’ambiente missionario, nella quale i risultati vengono osservati dal punto di vista di chi intende diffondere il cristianesimo.

Proprio questa prospettiva permette però di osservare qualcosa di più ampio della sola storia della missione. Il racconto di Kramer mostra una società nella quale il cristianesimo non entra in uno spazio religioso vuoto. Quando i primi missionari arrivano a Nias, devono confrontarsi con un sistema sociale nel quale la religione tradizionale è strettamente legata alla vita quotidiana, alla famiglia e all’autorità dei capi. La conversione non consiste quindi semplicemente nell’abbandono di alcune credenze per aderire a una nuova fede, ma entrare in un rapporto diverso con l’ambiente sociale nel quale l’individuo vive.

Kramer racconta, per esempio, che i primi convertiti vengono derisi e ostacolati dai parenti rimasti legati alla religione tradizionale:

Het was voor de eerste Christenen echter niet gemakkelijk het heidendom vaarwel te zeggen en zij hebben veel spot en hoon van hunne buren en bekenden te verduren gehad; daarom is het wel te begrijpen, dat er in deze eerste jaren nog velen wankelden en dat wij veel strijd met en voor onze lieden hadden door te maken.

Per i primi cristiani, tuttavia, non fu facile dire addio al paganesimo, ed essi dovettero sopportare molte derisioni e molti scherni da parte dei loro vicini e conoscenti; è quindi ben comprensibile che in questi primi anni molti fossero ancora esitanti e che noi dovessimo affrontare molte lotte con e per la nostra gente.

De sociale en de inwendige ontwikkeling der zending op Nias, Door Zend. Kramer, De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897, p. 55.

De sociale en de inwendige ontwikkeling der zending op Nias, Door Zend. Kramer, De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897. Missioni Protestanti Olandesi. Colonialismo. Indie Orientali Olandesi.
De sociale en de inwendige ontwikkeling der zending op Nias, Door Zend. Kramer, De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897, p. 55.

Anche quando sono malati, alcuni di loro continuano a subire pressioni. Il riferimento non è dunque soltanto alla persistenza di determinate credenze, ma alla capacità dell’ambiente tradizionale di esercitare un’influenza concreta sulle persone. Il culto degli antenati costituisce inoltre un elemento importante della vita delle comunità, mentre i capi locali rappresentano autorità che la missione deve necessariamente prendere in considerazione.

Quando un capo accoglie favorevolmente il missionario, come nel caso di Oroiza di Dahana, Kramer considera questo fatto decisivo anche perché impedisce ai musulmani di stabilirsi nel villaggio; la posizione dell’autorità locale può quindi modificare l’equilibrio tra le diverse presenze religiose.

È significativo che Kramer descriva nello stesso tempo anche la presenza musulmana. I musulmani, secondo il missionario, erano già considerati ‘amici e consiglieri’ dai niassesi e cercavano di mantenere la propria influenza quando comparvero i missionari cristiani. Kramer riferisce di voci diffuse contro la missione e di tentativi di influenzare i capi.

In un altro passaggio osserva che l’arrivo del cristianesimo avrebbe persino reso i musulmani più zelanti nell’adempimento dei propri doveri religiosi; la presenza di una nuova religione sembra dunque produrre una reazione da parte di quella già presente.

Ma proprio il confronto tra questi due elementi permette di osservare con maggiore precisione il ruolo della religione tradizionale. Paganesimo e islam sono entrambi concorrenti della missione cristiana, anche se in forme differenti. L’islam possiede una presenza religiosa riconoscibile e Kramer ne registra l’attività; il sistema tradizionale esercita invece la propria influenza soprattutto attraverso la struttura sociale nella quale sono inseriti gli individui. La famiglia, l’autorità dei capi, le consuetudini e il culto degli antenati costituiscono altrettanti meccanismi attraverso i quali la società tradizionale può favorire oppure ostacolare la diffusione della nuova fede.

Questo rende meno convincente l’immagine di un paganesimo semplicemente arrendevole, che attende l’arrivo del missionario per essere sostituito dal cristianesimo; nel racconto di Kramer la situazione è molto più dinamica e complessa rispetto a quanto suggerito da ricostruzioni posteriori. La missione deve conquistare la fiducia della popolazione, creare scuole e comunità, offrire assistenza medica, occuparsi delle condizioni economiche dei convertiti e, in alcuni casi, deve persino proteggerli nei loro rapporti con le autorità locali.

Tutto questo suggerisce che la conversione non avviene soltanto sul piano della predicazione, ma richiede la costruzione di un ambiente sociale alternativo a quello nel quale la religione tradizionale continua ad avere il proprio peso.

Lo stesso Kramer collega infatti lo sviluppo della missione a cambiamenti che vanno oltre la sfera strettamente religiosa. Parla di maggiore sicurezza delle proprietà dei cristiani, di riduzione dei debiti, di una diversa trasmissione delle eredità, di maggiore attività agricola e della nascita di una classe media. Presenta inoltre i villaggi cristiani come più ordinati e prosperi rispetto a quelli pagani.

Queste affermazioni appartengono alla rappresentazione del missionario e non possono essere assunte automaticamente come una descrizione imparziale della società niassese; sono però importanti perché mostrano il modo in cui Kramer concepisce la competizione. Il cristianesimo non deve soltanto convincere gli individui sul piano religioso, ma deve produrre una comunità capace di offrire un modello di vita differente e sostenibile.

Anche il rapporto con i capi mostra questo carattere competitivo. Kramer racconta che alcuni capi inizialmente si oppongono al cristianesimo perché lo considerano una minaccia alla propria autorità e alle forme tradizionali di sfruttamento del lavoro. Successivamente, soprattutto negli anni Novanta (del XIX secolo), alcuni di loro si avvicinano alla missione e sei capi diventano cristiani. Kramer registra allora la rimozione o la sepoltura delle immagini degli antenati e la crescente partecipazione alle attività delle chiese; il cambiamento dell’appartenenza religiosa delle autorità locali produce quindi conseguenze anche sull’equilibrio delle comunità.

Il quadro che emerge nel 1897, tuttavia, non è quello di una vittoria già compiuta. Lo stesso Kramer, dopo aver descritto l’espansione della missione e la conversione di numerosi abitanti, afferma che l’opera è ancora agli inizi:

Daarmee is niet gezegd, dat alle hinderpalen terzijde gesteld zijn en geheel Nias nu spoedig gechristianiseerd zal wezen; dit ware een verkeerde opvatting. Wij staan eigenlijk nog in het eerste begin en hebben een zeer groot werk voor ons, want wat zijn een paar duizend Christenen tegenover de geheele bevolking van het eiland! Bovendien zijn de Niassers niet gemakkelijk te regeeren; zij zijn eigenzinnig in dingen, die zij willen, en onverschillig wat hun eigen inwendige en uitwendige aangelegenheden betreft. Het is een lichtzinnig, niet vertrouwbaar volk, snel voor het slechte maar moeilijk voor het goede te winnen. Ook de Christenen zijn nog niet zooals zij moeten en konden zijn, en wanneer een ongeloovig criticus hen van naderbij zou bezien, dan zou er niet veel goeds aan hen overblijven. Wij weten echter dat de lieden, die den afgodendienst en den duivel vaarwel gezegd hebben en in Christus gelooven, trots hun vele gebreken en zonden, in het genadeverbond van den barmhartigen God zijn opgenomen.

Ciò non significa che tutti gli ostacoli siano stati rimossi e che tutta Nias sarà presto cristianizzata; questa sarebbe un’idea errata. In realtà siamo ancora soltanto all’inizio e abbiamo davanti a noi un lavoro molto grande, perché che cosa sono poche migliaia di cristiani rispetto all’intera popolazione dell’isola! Inoltre, i niassesi non sono facili da governare; sono ostinati nelle cose che vogliono e indifferenti per quanto riguarda le loro questioni interiori ed esteriori. È un popolo leggero e poco affidabile, rapido nel volgersi al male ma difficile da conquistare al bene. Anche i cristiani non sono ancora come dovrebbero e potrebbero essere, e se un critico non credente li osservasse più da vicino, non rimarrebbe molto di buono da dire su di loro. Sappiamo tuttavia che coloro che hanno detto addio al culto degli idoli e al diavolo e credono in Cristo, nonostante i loro molti difetti e peccati, sono stati accolti nel patto di grazia del Dio misericordioso.

De sociale en de inwendige ontwikkeling der zending op Nias, Door Zend. Kramer, cit., pp. 64-65.

De sociale en de inwendige ontwikkeling der zending op Nias, Door Zend. Kramer, De Rijnsche Zending. Tijdschrift uitgegeven door Het Nederlandsch Hoofdcomité tot bevordering der belangen van het Rijnsche Zendingsgenootschap, onder redactie van J. P. G. Westhoff, 1897, pp. 64-65.

Le comunità cristiane rappresentano soltanto una parte della popolazione dell’isola e il missionario riconosce che anche tra i cristiani rimangono comportamenti e atteggiamenti che non corrispondono pienamente all’ideale religioso della missione. La distanza tra battesimo, cambiamento delle pratiche e trasformazione interiore rimane quindi evidente anche nella sua stessa narrazione.

La fonte di Kramer permette così di intravedere una Nias nella quale la diffusione del cristianesimo avviene all’interno di una vera competizione religiosa e sociale. L’islam è un concorrente esplicito, riconosciuto come tale dal missionario, ma anche la religione tradizionale possiede una propria capacità di resistenza e di influenza.

Non si tratta necessariamente di attribuire ai due sistemi lo stesso peso o le stesse forme di organizzazione. Il punto è un altro: entrambe sono realtà con cui la missione si deve confrontare; nel 1897 il cristianesimo non si trova davanti a un paganesimo passivo o in declino, ma si deve confrontare con una società nella quale esistono già appartenenze, autorità e pratiche capaci di orientare il comportamento degli individui. Ed è proprio questo, forse, uno degli elementi più interessanti che il resoconto di un missionario europeo permette di osservare.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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