Nel febbraio 2025, il sito ufficiale di PERSIS, la terza organizzazione islamica più numerosa in Indonesia, ha pubblicato il resoconto di una presunta conversione all’islam avvenuta a Semarang, nella provincia di Giava Centrale (Jawa Tengah). La protagonista è indicata nell’articolo come Wulandari, una donna di 45 anni che, secondo quanto riferito dalla fonte, avrebbe pronunciato la testimonianza di fede islamica (syahadat) davanti ai partecipanti a un incontro religioso presso una Rumah Talim, luogo di incontri e insegnamento religioso islamico.
Alla cerimonia erano presenti anche Ustaz Jabir Abu Unaisah e Iqbaludin Masum, segretario della struttura regionale di PERSIS Jateng, quella competente per territorio. La fonte descrive il momento in termini fortemente partecipativi: la nuova convertita pronuncia la syahadat, i presenti si commuovono e la donna abbraccia il familiare che l’avrebbe accompagnata in questo momento.
La fonte riporta anche le parole con cui la protagonista avrebbe spiegato la propria decisione:
Karena panggilan hati. Tidak ada paksaan.
Perché è una chiamata del cuore. Non c’è costrizione.
Seorang Ibu Kristen di Semarang Masuk Islam dengan Penuh Haru, Una madre cristiana a Semarang entra nell’Islam con grande commozione, PERSIS, 17 Februari, 2025.
Il racconto insiste quindi sulla volontarietà della scelta, che sarebbe scaturita, secondo PERSIS, dopo un lungo periodo di studio della religione islamica da parte della donna; non è necessario (e nemmeno possibile) stabilire, sulla base di questa sola testimonianza, quale sia stato realmente il percorso che ha condotto alla presunta conversione. Ciò che possiamo osservare è il modo nel quale l’organizzazione sceglie di rappresentarlo: una decisione individuale, maturata attraverso lo studio e la convinzione personale, e non determinata da pressioni esterne.
La narrazione non termina tuttavia con la syahadat. Al termine della cerimonia, PERSIS Jateng consegna alla nuova convertita alcuni strumenti per la preghiera islamica e un pacco di generi alimentari; l’organizzazione comunica inoltre la disponibilità della propria Madrasah Muallaf, un programma destinato ad accompagnare i nuovi convertiti all’islam nella ‘conoscenza e nella pratica dell’islam’.

La conversione viene dunque rappresentata come l’inizio di un percorso nel quale formazione religiosa, inserimento nella comunità e assistenza materiale compaiono insieme: i doni non sono presentati come un incentivo alla conversione, ma come una forma di accoglienza riservata a chi ha appena abbracciato l’islam.
Questo particolare acquista un interesse ulteriore se osservato nel contesto del dibattito indonesiano sulla kristenisasi.
E’ proprio PERSIS che sembra mostrare una costante preoccupazione di contrastare la presunta cristianizzazione, come traspare da diversi articoli, pubblicati sullo stesso portale; si consideri, in particolare, questo articolo, in cui PERSIS critica l’azione di aiuto di ‘missionari cristiani’, che avrebbero lo scopo di ‘convertire i musulmani’.
Questo passaggio è particolarmente significativo:
Pasca meletusnya gunung merapi Yogyakarta, kondisi masyarakat membutuhkan banyak bantuan terutama pangan, medis dan donasi. Hal ini tak disia-siakan para misionaris yang diterjunkan untuk memurtadkan masyarakat muslim disana. Pimpinan Wilayah Persis Yogyakarta menyadari bahwa untuk membentengi dan mencekal gerakan kristenisasi yang paling efektif adalah dengan memperkuat aqidah umat Islam disana.
Karena gencar sekali para misionaris kristen memurtadkan warga muslim didaerah lereng merapi,” ujar Indra Fajar Nurdin, Ketua PW Persis Yogyakarta.
Dopo l’eruzione del vulcano di Yogyakarta, le condizioni della popolazione richiedevano numerosi aiuti, soprattutto alimentari e sanitari, oltre a donazioni. I missionari inviati sul posto non si lasciarono sfuggire questa opportunità per indurre gli abitanti musulmani della zona ad abbandonare la propria religione. La dirigenza regionale di PERSIS a Yogyakarta si rese conto che, per contrastare e impedire il movimento di cristianizzazione, il metodo più efficace consisteva nel rafforzare la fede islamica della popolazione musulmana locale.
«Poiché i missionari cristiani si stavano impegnando intensamente per far abbandonare l’Islam agli abitanti musulmani della zona sulle pendici del Merapi», ha dichiarato Indra Fajar Nurdin, presidente della PW PERSIS di Yogyakarta.
Perkuat Aqidah di Lereng Merapi, PW Persis Yogyakarta Cekal Gerakan Kristenisasi Misionaris, Rafforzare la fede islamica alle pendici del Merapi per contrastare il movimento di cristianizzazione dei missionari, PERSIS, 23 Giugno 2016.
Da notare che, nel lessico di PERSIS, «missionario» potrebbe essere chiunque sia cristiano e cerchi di aiutare dei musulmani: una persona alla quale viene attribuita un’intenzione missionaria e una forma di predicazione indiretta mediante doni e aiuti. Si tratta dello stesso atteggiamento tenuto da PERSIS, in questo caso, però, in occasione di una conversione esplicita; i doni offerti alla nuova convertita vengono presentati come strumenti di supporto e accoglienza, mentre l’aiuto cristiano prestato in una situazione di calamità viene descritto come «attività missionaria» e, pertanto, come qualcosa da contrastare.
Il confronto tra i due testi mostra quindi un’evidente asimmetria nel modo in cui PERSIS interpreta attività molto simili quando sono svolte da comunità religiose diverse. La combinazione di assistenza materiale e accompagnamento religioso assume infatti un significato diverso a seconda di chi la esercita: quando è rivolta verso l’islam, viene considerata una forma di proselitismo da contrastare. Quando invece è praticata da PERSIS nei confronti di chi entra nell’islam, viene presentata come sostegno e accoglienza.

È proprio questa asimmetria a rendere particolarmente significativa la narrazione proposta dalle due fonti, a prescindere dalla veridicità dei fatti riportati da un’organizzazione islamica.

