Indo 1948 Repubblica Compromesso Pancasila
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Quando si parla della nascita dell’Indonesia contemporanea, la Pancasila viene spesso presentata come il principio che garantì l’unità di una società profondamente pluralista. È però possibile rovesciare la prospettiva: non fu la Pancasila a creare il pluralismo indonesiano; fu la pluralità della società e della politica indonesiana a rendere necessario un compromesso sulla forma dello Stato.

L’Indonesia che proclamò la propria indipendenza nel 1945 non era una società politicamente omogenea. L’islam costituiva già una componente sociale e politica consolidata, accanto al nazionalismo, al cristianesimo, al socialismo, al comunismo e a forti identità regionali e sociali. La questione fondamentale posta dall’indipendenza non era quindi quella di creare una società pluralista, ma di costruire uno Stato capace di governare una pluralità che esisteva già.

I primi anni della Repubblica mostrano quanto rapidamente questo processo si tradusse in istituzioni politiche. Nel 1945 venne costituito il Komite Nasional Indonesia Pusat (KNIP), inizialmente concepito come organo di assistenza al presidente e progressivamente trasformato in un organismo dotato di funzioni legislative e rappresentative. Il suo Badan Pekerja (Organo Esecutivo) divenne così uno dei principali luoghi della discussione politica repubblicana.

Una fonte dell’agenzia ANP-Aneta del 5 marzo 1948 consente di osservare questo processo dall’interno. Il documento riporta le Algemene Beschouwingen, le considerazioni generali sulla dichiarazione programmatica presentata dal primo ministro Mohammad Hatta il 14 febbraio. Ciò che colpisce non è soltanto il fatto che il governo debba rispondere pubblicamente alle critiche, ma soprattutto la composizione del dibattito.

ANP ANETA 1948 Indonesia KNIP State Building
Dispaccio ANP ANETA del 5 Marzo 1948.

Intervengono esponenti del Partito Nazionale Indonesiano, del Masyumi, del Partito Cristiano Indonesiano, del Partito Comunista Indonesiano, del Pesindo e del Partito del Lavoro, insieme a rappresentanti delle organizzazioni sindacali e contadine e a delegati delle diverse regioni dell’arcipelago. Le loro posizioni divergono su quasi tutte le principali questioni della Repubblica: l’Accordo di Renville, la politica economica, la razionalizzazione delle forze armate, la composizione del governo, i rapporti con i Paesi Bassi e la futura struttura federale dell’Indonesia.

Si consideri, a tale proposito, la posizione di Masyumi, il principale partito islamico:

MR. SJAMSOEDDIN (Masjoemi) ha dichiarato che l’ingresso del Masjoemi nel gabinetto ha al momento un carattere di “dare e ricevere”, e che non vi si devono cercare elementi reazionari contrari alla pace. Ha spiegato che il gabinetto presidenziale è nato perché il Presidente è obbedito dal popolo. Un punto chiave del programma è la ricostruzione dei ministeri: una volta completata, le difficoltà maggiori saranno superate e si potrà pensare a un gabinetto responsabile di fronte al Comitato Esecutivo. Sull’Accordo di Renville ha avvertito che, come accordo base, rischia di fallire come quello di Linggadjati, specialmente considerando le dichiarazioni olandesi alla Seconda Camera che distinguono tra armistizio e trattative politiche. Ha auspicato che il governo non si concentri solo su Renville ma anche sulla ricostruzione interna.

Algemene beschouwingen over regeringsverklaring in het Werkcomlte van het K.N.I.P. (Considerazioni generali sulla dichiarazione governativa nel Comitato di lavoro del K.N.I.P.), Indische documentatie dienst van ANP-Aneta, no. 9, 1948, p. 100.

ANP ANETA 1948 Indonesia KNIP State Building
Algemene beschouwingen over regeringsverklaring in het Werkcomlte van het K.N.I.P., p. 100.

Di segno opposto era la posizione del Partito Cristiano (Parkindo):

MR. TAMBOENAN (Parkindo – Partito Cristiano) ha dichiarato che la semplicità della dichiarazione di governo ispira fiducia, ma esprime al contempo debolezza. Ha chiesto chiarimenti sul perché anche ministri del Masjoemi e del P.N.I. facciano parte del gabinetto pur avendo respinto l’Accordo di Renville, evidenziando che nell’attuazione del programma politico emergeranno difficoltà di principio. Riguardo alla posizione dei ministri, che ora non rispondono più al Comitato Esecutivo, ha avvertito che qualsiasi futuro disaccordo andrà a scapito della posizione del Presidente.

Algemene beschouwingen… cit., p. 99.

ANP ANETA 1948 Indonesia KNIP State Building
Algemene beschouwingen over regeringsverklaring in het Werkcomlte van het K.N.I.P., p. 99.

Questa pluralità è particolarmente significativa perché non rappresenta una fase successiva della storia indonesiana, ma è già presente nella Repubblica nascente, nel momento stesso in cui lo Stato sta cercando di consolidarsi. Il pluralismo, inoltre, non coincide con il consenso, e il dibattito del KNIP mostra una forte conflittualità ideologica e politica. Nazionalisti, islamisti, cristiani, socialisti e comunisti non condividono lo stesso progetto di società e spesso sostengono soluzioni incompatibili; ciò che condividono è la necessità di confrontarsi all’interno di una struttura politica comune.

È precisamente in questa esigenza che va ricercato il significato originario della Pancasila, che non può essere compresa come un’ideologia nata nel vuoto e successivamente applicata a una società uniforme. La sua elaborazione fu invece il risultato di un processo di negoziazione nel quale diverse concezioni dell’Indonesia cercarono una formula politicamente accettabile. Il compromesso del 1945 non eliminò l’islam dalla vita pubblica, così come non eliminò il nazionalismo secolare, il cristianesimo o le altre correnti politiche. Stabilì piuttosto una cornice nella quale queste componenti potevano riconoscersi, almeno sufficientemente, nella nuova Repubblica.

La Pancasila può dunque essere interpretata come la grammatica politica di un compromesso, non come la causa originaria della pluralità indonesiana.

Questa distinzione permette anche di comprendere meglio la successiva storia dello Stato. La Demokrasi Termpimpin (Democrazia Guidata) di Soekarno e, in maniera ancora più sistematica, l’Orde Baru di Soeharto ridussero progressivamente lo spazio della competizione politica e sottoposero partiti e organizzazioni sociali a forme crescenti di controllo. La Pancasila, nata come strumento di integrazione fra componenti differenti, sarebbe stata progressivamente utilizzata anche come strumento di disciplina e uniformazione dello spazio politico.

Ma il documento del 1948 conserva la fotografia di un momento precedente a questa trasformazione. Mostra una Repubblica nella quale le differenze non sono ancora state ricondotte a un sistema politico fortemente controllato; sono invece visibili, organizzate e istituzionalizzate.

È questo forse l’aspetto più interessante della fonte ANP-Aneta. Non dimostra semplicemente che nel 1948 esistevano diversi partiti, ma che la costruzione dello Stato indonesiano avvenne attraverso il confronto fra soggetti che rappresentavano concezioni differenti dell’Indonesia e che nessuno di essi, da solo, era in grado di imporre integralmente il proprio modello.

La Repubblica nacque quindi non dalla soluzione delle proprie contraddizioni, ma dalla ricerca di un equilibrio fra esse. La Pancasila non creò la pluralità indonesiana, ma fu la risposta politica alla necessità di renderla compatibile con l’esistenza di uno Stato comune.

Ed è forse proprio qui che si trova una delle chiavi per comprendere la particolare traiettoria politica dell’Indonesia: il problema non è mai stato semplicemente quello di mantenere l’unità di un paese pluralista, ma quello, assai più difficile, di mantenere il compromesso senza trasformarlo in uniformità.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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