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Un documento della Nederlandsche Zendingsvereeniging (Società Missionaria Olandese) pubblicato nel 1884, in occasione dei venticinque anni dalla fondazione dell’Associazione, permette di cogliere un cambiamento significativo nella percezione dell’islam nelle Indie Orientali Olandesi.

Orgaan der Nederlandsche Zendingsvereeniging, Januari 1884. Fonti Coeve Olandesi.
Orgaan der Nederlandsche Zendingsvereeniging, Januari 1884.

Nel discorso pronunciato dal missionario Zegers emerge infatti la distanza tra l’immagine dell’islam diffusa una generazione prima e quella maturata attraverso l’esperienza missionaria:

De Islam ontwikkelt zijne groote vijandige macht vooral bij uitbreiding van het Christendom. De ware aard van het Mohammedanisme is vooral gebleken bij de bekeering van Ismail. Steeds meer aandacht wordt er geschonken aan den Islam. Wie sprak vóór 26 jaren over den Islam anders dan over een lijk? Gaandeweg meer is het de vaste overtuiging geworden dat de Islam niet dood is, maar taaie levenskracht bezit.

L’Islam sviluppa la sua grande forza ostile soprattutto con l’espansione del Cristianesimo. La vera natura del Maomettanesimo si è manifestata soprattutto nella conversione di Ismail. Si presta sempre maggiore attenzione all’Islam. Chi parlava, ventisei anni fa, dell’Islam se non come di un cadavere? Gradualmente si è affermata sempre più la ferma convinzione che l’Islam non sia morto, ma possieda una tenace forza vitale.

Ons Zilveren Feest, Il Nostro Giubileo d’Argento, Orgaan der Nederlandsche Zendingsvereeniging, Januari 1884.

Il riferimento alla conversione di Ismail merita particolare attenzione. Zegers non la presenta semplicemente come un successo dell’attività missionaria, ma come un episodio attraverso il quale, ai suoi occhi, sarebbe emersa «la vera natura del Maomettanesimo». Il fatto che l’autore non si soffermi sulla vicenda personale di Ismail suggerisce che, nel contesto del discorso, non sia la sua biografia ad essere rilevante, quanto la reazione che la sua conversione avrebbe suscitato nell’ambiente islamico. L’episodio diventa così un esempio concreto della capacità dell’islam di reagire alla penetrazione cristiana.

Orgaan der Nederlandsche Zendingsvereeniging, Januari 1884. Fonti Coeve Olandesi.
Orgaan der Nederlandsche Zendingsvereeniging, Januari 1884.

Il passaggio è importante perché collega direttamente l’esperienza concreta della missione alla revisione dell’immagine dell’Islam. Non si tratta più soltanto di discutere quale religione sia destinata a prevalere: la conversione di un individuo mostra alla missione che l’espansione cristiana produce una risposta dall’altra parte. L’Islam non appare quindi come uno spazio religioso passivo, in attesa di essere progressivamente occupato dal cristianesimo, ma come un ambiente capace di percepire la presenza missionaria e di reagire ad essa.

È in questo contesto che assume tutto il suo peso la frase: «Wie sprak vóór 26 jaren over den Islam anders dan over een lijk»; chi parlava, ventisei anni prima, dell’islam se non come di un cadavere. La distanza evocata da Zegers è quella di una generazione; nel frattempo, l’esperienza missionaria avrebbe progressivamente reso insostenibile l’immagine di una religione ormai prossima alla scomparsa. «Gaandeweg», gradualmente, si è affermata invece la convinzione che l’Islam non fosse morto, ma possedesse una «taaie levenskracht», una tenace forza vitale.

Il cambiamento è significativo perché riguarda meno la posizione teologica della missione che la sua percezione della realtà sociale; l’islam continua a essere considerato un avversario e la futura affermazione del cristianesimo rimane, per Zegers, una certezza. Si scardina, tuttavia, l’idea che l’islam sia destinato semplicemente a dissolversi, ed esso, al contrario, appare ormai come una presenza capace di organizzarsi, reagire e opporsi all’espansione cristiana.

La formulazione utilizzata da Zegers è particolarmente indicativa: “De Islam ontwikkelt zijne groote vijandige macht vooral bij uitbreiding van het Christendom”; l’islam svilupperebbe la propria «grande forza ostile» soprattutto quando il cristianesimo si espande. La scelta della parola macht mostra come il confronto non venga più concepito esclusivamente come una disputa fra dottrine religiose: l’islam è percepito come una forza attiva all’interno della società delle Indie, capace di produrre una risposta collettiva all’azione missionaria.

Anche la previsione della futura «caduta dell’islam» assume, in questo contesto, un significato diverso. Zegers non la presenta come il naturale esaurimento di una religione morente, ma come l’esito di una lotta che potrebbe essere «grande» e persino «sanguinosa». In questo senso, la resistenza dell’islam è ormai entrata nella rappresentazione stessa del futuro della missione.

Il documento consente dunque di osservare una trasformazione più ampia dello sguardo missionario nella seconda metà dell’Ottocento; l‘islam viene progressivamente sottratto alla categoria della religione morente e riconosciuto come una forza religiosa e sociale dotata di capacità di resistenza e di mobilitazione. La convinzione della superiorità e della futura vittoria del cristianesimo non viene meno, ma cambia la percezione dell’avversario, che diventa più realistica.

Non si tratta di una comprensione neutrale dell’islam, né di un superamento della contrapposizione religiosa. Si tratta piuttosto del riconoscimento che la società islamica delle Indie Orientali non può più essere considerata un semplice residuo del passato; nel 1884 l’islam è ormai percepito come una forza della società delle Indie, capace di reagire all’espansione cristiana e di condizionare, con la propria presenza, lo stesso percorso della missione.

È forse questo il significato più interessante delle parole di Zegers: il «cadavere» di ventisei anni prima non è scomparso, ma si è rivelato un avversario assai diverso da quello che la missione aveva inizialmente immaginato. La convinzione della futura affermazione del cristianesimo rimane intatta, ma il suo esito non può più essere pensato come la semplice dissoluzione naturale dell’islam; la sua capacità di resistere e di reagire è ormai parte integrante della realtà con cui la missione deve confrontarsi.

Le parole di Zegers possono, in questo senso, interrogare brevemente anche il presente. Non perché le categorie di un missionario protestante dell’Ottocento possano essere trasferite direttamente nel XXI secolo, ma perché il suo errore iniziale — considerare una realtà religiosa come prossima all’estinzione — richiama un problema più generale. Le società islamiche delle Indie Orientali hanno attraversato trasformazioni profonde, modificando forme, istituzioni e modalità di espressione senza per questo cessare di essere una componente dinamica della storia dell’arcipelago.

È forse proprio questa la lezione che rimane più attuale: la storia dell’islam nelle Indie Orientali invita a diffidare delle rappresentazioni che ne danno per scontato il declino o l’esito futuro. Comprenderne l’evoluzione significa invece seguirne le trasformazioni, senza presumere in anticipo dove esse debbano condurre.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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