jakarta hti hizbut tahrir indonesia shariah
   Tempo di Lettura 12 minuti


Un articolo di Al Waie del 2026, pubblicazione di riferimento di Hizbut Tahrir Indonesia, affronta il colonialismo contemporaneo attraverso una concezione della sovranità fondata sulla superiorità della sharia rispetto alla legislazione dello Stato. Una prospettiva che permette di osservare, a distanza di ottant’anni dalla Piagam Jakarta, la persistenza e la trasformazione del rapporto tra Islam, diritto e sovranità.

An article published by Al Waie in 2026, a publication associated with Hizbut Tahrir Indonesia, approaches contemporary colonialism through a conception of sovereignty based on the supremacy of sharia over state legislation. This perspective offers an opportunity to examine, eight decades after the Piagam Jakarta, the persistence and transformation of the relationship between Islam, law and sovereignty.

Een artikel uit 2026 van Al Waie, een publicatie van Hizbut Tahrir Indonesia, benadert het hedendaagse kolonialisme vanuit een opvatting van soevereiniteit waarin de sharia boven de wetgeving van de staat staat. Dit biedt de mogelijkheid om, tachtig jaar na de Piagam Jakarta, de continuïteit en transformatie van de verhouding tussen islam, recht en soevereiniteit te bekijken.


Una Fonte per Leggere il Presente

Il 22 giugno 1945, poche settimane prima della proclamazione dell’indipendenza indonesiana, nove esponenti del movimento nazionalista sottoscrissero la Piagam Jakarta (la cosiddetta Carta di Jakarta), il documento destinato a diventare uno dei passaggi più significativi nel difficile rapporto tra nazionalismo indonesiano, sovranità dello Stato e islam. Il testo affermava la futura Indonesia come Stato «merdeka, bersatu, berdaulat, adil dan makmur» — libera, unita, sovrana, giusta e prospera — e prevedeva, nella formulazione allora adottata, «l’obbligo di osservare la legge islamica per i suoi aderenti». Quest’ultima disposizione sarebbe stata eliminata dal Parlamento il giorno successivo alla proclamazione, quando la Costituzione venne adottata ufficialmente.

A distanza di ottantuno anni, una questione apparentemente simile ricompare in una forma completamente diversa. Un articolo pubblicato nel 2026 da Al Waie, rivista di riferimento di Hizbut Tahrir Indonesia (HTI), affronta il tema del colonialismo partendo da un accordo commerciale contemporaneo tra Indonesia e Stati Uniti.

Studi Sicurezza. Califfato. Hizbut Tahrir Indonesia. Al Waie. Fonti Originali. Islamismo.

Il testo, intitolato Urgensi Khilafah Demi Membendung Kolonialisme (L’urgenza del Califfato per arginare il colonialismo), non considera il colonialismo esclusivamente come occupazione territoriale. Al contrario, tale concetto viene interpretato come una possibile condizione strutturale nella quale uno Stato formalmente indipendente rimane dipendente da sistemi economici, giuridici e politici elaborati al di fuori di esso.

È importante distinguere, in questo passaggio, il documento dalla realtà che esso interpreta. L’accordo commerciale Indonesia-Stati Uniti del febbraio 2026 è effettivamente un accordo di reciprocità tariffaria, con concessioni tariffarie e altri impegni economici presi da entrambe le parti. È invece Al Waie a interpretarlo come una manifestazione del colonialismo contemporaneo.

La scelta della fonte è interessante proprio per questo motivo: il suo obiettivo non è semplicemente denunciare una determinata politica economica, ma utilizzare il problema della dipendenza per porre una questione molto più ampia riguardante la natura stessa della sovranità.


Dal Colonialismo alla Sovranità

Nel ragionamento di Al Waie, infatti, l’indipendenza politica non coincide necessariamente con la sovranità. Secondo questa interpretazione, uno Stato può possedere un territorio, un governo, un parlamento e una Costituzione ed essere tuttavia considerato dipendente se le regole fondamentali che disciplinano la sua economia, il suo diritto e la sua organizzazione politica derivano di fatto da un ordine esterno.

È qui che l’articolo introduce la propria concezione dell’islam. Secondo la dottrina esposta dalla rivista, riprendendo in particolare Taqiyuddin an-Nabhani (1909-1977, fondatore di Hizbut Tahrir), l’islam non costituisce soltanto una religione nel senso privato del termine, ma un mabda, ovvero un sistema ideologico dal quale derivano principi relativi alla politica, all’economia, al diritto e all’organizzazione sociale. La questione della sovranità viene quindi spostata dal semplice problema di chi eserciti il governo a quello, più radicale, di chi possieda l’autorità ultima sulla norma.

La distinzione elaborata nel testo è particolarmente significativa (grassetto mio):

Pada sistem Islam, menurut an-Nabhani, kedaulatan berada pada syariah (hukum Allah), sementara kekuasaan berada pada tangan umat. Manusia tidak menciptakan hukum. Mereka hanya menggali (istinbâth) dan menerapkan hukum yang bersumber dari wahyu.

Nel sistema islamico, secondo an-Nabhani, la sovranità appartiene alla sharia (la legge di Dio), mentre il potere appartiene al popolo. Gli esseri umani non creano la legge: si limitano a ricavare (istinbâth) e ad applicare le norme che hanno origine nella rivelazione.

Muhammad Kusman Sadik, Urgensi Khilafah Demi Membendung Kolonialisme (L’urgenza del Califfato per arginare il colonialismo), Al Waie, April 2026, p. 25.

Studi Sicurezza. Califfato. Hizbut Tahrir Indonesia. Al Waie. Fonti Originali. Islamismo.

La sovranità normativa è dunque riservata alla shariah, mentre il potere politico appartiene alla ummah. Il popolo può quindi esercitare il potere, controllare i governanti e chiedere conto del loro operato, ma non può trasformarsi nella fonte ultima della legge. Il parlamento, in questa prospettiva, non è pienamente sovrano, perché non dispone, secondo questa prospettiva, della facoltà di stabilire liberamente ciò che è legge, ma deve invece derivare e applicare norme conformi alla rivelazione islamica.

È una concezione della sovranità diversa da quella dello Stato moderno, in quanto non si tratta semplicemente di aggiungere la shariah all’interno di un ordinamento costituzionale esistente. Il problema riguarda piuttosto la collocazione dell’autorità normativa stessa: lo Stato non è più il luogo nel quale la legge trova la propria fonte ultima, ma lo strumento attraverso il quale una norma considerata precedente e superiore viene applicata.

Si tratta, in realtà, di un problema già emerso nel costituzionalismo islamico: la definizione dell’autorità ultima sulla conformità della legge ai precetti dell’islam. Analogamente a quanto osservato in un articolo precedente nel passaggio dalla Persia costituzionale del 1907 all’Iran del 1979 e, in forma ancora diversa, all’Afghanistan del 2004, questa tensione è stata affrontata attraverso differenti soluzioni istituzionali. HTI porta invece la questione a una conseguenza più radicale, ponendo la shariah come fonte esclusiva del diritto e sottraendo quindi la sovranità normativa tanto al parlamento quanto allo Stato.


La Tensione del 1945 Ritorna nel 2026

È proprio a questo punto che la Piagam Jakarta diventa utile per comprendere il documento contemporaneo, senza trasformarla in una genealogia politica diretta di Hizbut Tahrir Indonesia. Nel 1945 il problema era posto dalla conciliazione di tre elementi: la nascente sovranità indonesiana, il principio della sovranità popolare e il riconoscimento di una particolare funzione della legge islamica per i musulmani. La formula della Piagam Jakarta cercava di collocare quest’ultima all’interno del progetto dello Stato nazionale indonesiano.

L’articolo di Al Waie sviluppa una concezione della sovranità distinta da quella propria dello Stato nazionale moderno. Secondo questa concezione, l’indipendenza formale non coincide necessariamente con la piena sovranità, qualora l’ordinamento statale risulti inserito in strutture economiche, politiche o giuridiche sovranazionali. A questa critica della sovranità statale si aggiunge il principio della superiorità normativa della shariah: se la legge deriva da una fonte rivelata e non dal consenso di organi rappresentativi della volontà popolare, questi ultimi non possono essere considerati titolari della sovranità normativa, ma soltanto come istituzioni incaricate di applicare e amministrare un ordine giuridico preesistente e sovraordinato.

Secondo Al Waie, infatti:

Fondasi kedua bagi negara anti kolonialisme
adalah kedaulatan hukum. Pada sistem demokrasi
liberal, kedaulatan berada di tangan rakyat (popular
sovereignty). Parlemen memiliki otoritas
legislasi berdasarkan kehendak mayoritas.

Il secondo fondamento dello Stato anticolonialista è la sovranità della legge. Nel sistema della democrazia liberale, la sovranità appartiene al popolo (popular sovereignty) e il Parlamento esercita il potere legislativo sulla base della volontà della maggioranza.

Muhammad Kusman Sadik, Urgensi Khilafah Demi Membendung Kolonialisme, cit. p. 25.

La distanza tra il 1945 e il 2026 è quindi notevole, ma proprio per questo il confronto risulta significativo. La Piagam Jakarta affrontava il rapporto tra islam e Stato indonesiano attraverso l’inserimento della normativa islamica nel quadro costituzionale della Repubblica indonesiana. La concezione esposta da Al Waie sposta invece il problema sul piano della titolarità stessa della sovranità: lo Stato nazionale non costituisce più il riferimento ultimo dell’ordine politico e giuridico, poiché la sovranità normativa viene attribuita alla shariah, mentre il potere politico è ricondotto alla ummah.

È una trasformazione importante. Nel primo caso, l’islam viene inserito nella costruzione costituzionale della Repubblica, mentre nel secondo viene messa in discussione la possibilità che la Repubblica nazionale costituisca il quadro definitivo entro il quale debba essere pensata la sovranità. Nel ragionamento dell’articolo, Il Khilafah (califfato) appare quindi non semplicemente come una forma storica di governo da restaurare, ma come la forma politica attraverso la quale questa diversa concezione della sovranità dovrebbe trovare una propria realizzazione.

Studi Sicurezza. Califfato. Hizbut Tahrir Indonesia. Al Waie. Fonti Originali. Islamismo.

Il valore di questa fonte sta dunque meno nella sua conclusione politica che nella tensione costituzionale che permette di osservare. Tra il 1945 e il 2026 non esiste una linea organizzativa diretta che colleghi i firmatari della Piagam Jakarta a Hizbut Tahrir, e sarebbe storicamente improprio ipotizzarla; esiste però una continuità problematica: il rapporto tra islam, legge e sovranità torna periodicamente al centro della riflessione politica indonesiana, ogni volta in condizioni storiche differenti.

Nel 1945 la questione veniva affrontata all’interno della costruzione dello Stato indipendente. Nel 2026, almeno nella prospettiva espressa da Al Waie, essa viene invece utilizzata per mettere in discussione proprio l’idea che lo Stato nazionale rappresenti il termine ultimo della sovranità. Il passaggio è dunque dalla ricerca di un posto dell’islam nello Stato alla definizione di un ordine nel quale la sovranità normativa dello Stato venga subordinata a una fonte superiore, la shariah.

È forse questo il punto più interessante che emerge dalla lettura della fonte. Dietro il linguaggio contemporaneo sul colonialismo, sulla dipendenza economica e sul Khilafah riappare una questione molto più antica e generale: chi ha l’autorità ultima di stabilire ciò che una comunità politica può riconoscere come legge.

Nel 1945 la domanda contribuì a definire i limiti della nuova Repubblica indonesiana. Nel 2026, la risposta proposta da Al Waie conduce invece verso una concezione della sovranità nella quale lo Stato non costituisce più la fonte ultima della norma.


Letture Consigliate

  • Alkhateeb, F. (2014). Lost Islamic history: Reclaiming Muslim civilisation from the past. Hurst.
  • Bangash, Y. K. (2019). Sovereignty and the Constitution: The Development of Pakistan’s Grundnorm. Journal of Law, Religion and State, 7(2), 129–151.
  • Dardiri, A. H. (2017). Konsepsi pembagian kekuasaan negara Islam Khilafah menurut Hizbut Tahrir dan kemungkinan implementasinya di Indonesia. Millah: Journal of Religious Studies, 16(2), 271–304.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *