Nel 1883, il missionario olandese Poensen osservava le trasformazioni dell’Islam nella società giavanese, soffermandosi sul rapporto tra tradizioni locali, istruzione religiosa e istituzioni coloniali. La sua testimonianza offre uno spaccato di un processo di consolidamento religioso già in corso nel XIX secolo.
In 1883, the Dutch missionary Poensen examined the changing role of Islam in Javanese society, focusing on the relationship between local traditions, religious education and colonial institutions. His account offers a glimpse into a process of religious consolidation already underway in the nineteenth century.
In 1883 onderzocht de Nederlandse zendeling Poensen de veranderingen van de islamitische godsdienst in de Javaanse samenleving. Hij richtte zich daarbij op de verhouding tussen lokale tradities, religieus onderwijs en koloniale instellingen. Zijn verslag biedt een inkijk in een proces van religieuze consolidatie dat al in de negentiende eeuw gaande was.
Una Fonte del XIX Secolo
Nel giugno del 1883, il missionario olandese C. Poensen dedicava una lettera all’islam praticato nell’interno dell’isola di Giava. Il testo faceva parte di una serie di scritti pubblicati sul Soerabaijasch Handelsblad con il titolo Brieven van een Desaman, poi raccolti nel volume Brieven over den Islām uit de binnenlanden van Java, pubblicato da E. J. Brill nel 1886.

Poensen operava nell’area di Kediri e da anni si occupava della lingua, della cultura e della vita religiosa giavanese; la sua attività si collocava all’incrocio tra esperienza missionaria e osservazione della società locale.
La lettera del 5 giugno 1883 affronta una questione che, agli occhi dell’autore, richiedeva una revisione delle interpretazioni correnti.

Il missionario si chiedeva quale fosse la consistenza effettiva dell’islam nella società giavanese e fino a che punto esso avesse trasformato la vita religiosa della popolazione. Poensen non considera sufficiente osservare le dichiarazioni di appartenenza, le istituzioni o le manifestazioni pubbliche della religione.
Per comprendere il fenomeno, sostiene Poensen, occorre guardare anche alle consuetudini domestiche, alle pratiche quotidiane e alle credenze che continuano a orientare il rapporto degli abitanti con il mondo spirituale.
Oltre l’Appartenenza Formale
Uno dei primi elementi che emergono dalla lettera è la critica a una rappresentazione semplicistica della religiosità giavanese. Poensen respinge sia l’idea che la popolazione sia ormai musulmana in ogni aspetto della propria vita, sia quella che la considera essenzialmente induista, con una presenza islamica soltanto superficiale. La situazione che descrive è più articolata: l’islam è ampiamente riconosciuto e presente nella vita pubblica, ma convive con tradizioni e pratiche che non possono essere ricondotte interamente alle sue prescrizioni.
A sostegno della prima osservazione, Poensen richiama diversi segnali istituzionali e sociali. Il Ramadan incide sull’organizzazione delle attività; le autorità religiose musulmane sono presenti nelle istituzioni locali; anche le scelte relative ai giorni di apertura delle scuole mostrano l’influenza del calendario islamico. La pubblicazione di testi di diritto religioso e la crescente diffusione della conoscenza dell’Islam contribuiscono inoltre a rendere più visibile il suo ruolo nella società.
Questi elementi, tuttavia, non esauriscono il quadro. Secondo Poensen, la partecipazione alle forme pubbliche della religione non permette, da sola, di stabilire quanto profondamente le sue prescrizioni siano state assimilate. Per questo sposta l’attenzione verso la vita quotidiana, dove osserva la persistenza di consuetudini legate agli spiriti, ai luoghi, agli antenati e ai momenti decisivi dell’esistenza.
Offerte e invocazioni accompagnano situazioni come le malattie, le gravidanze, i decessi, la costruzione delle abitazioni e gli spostamenti degli animali. In alcune di queste pratiche, osserva, il nome di Allah compare accanto a quello di altre entità spirituali.
Per questa ragione, egli afferma:
Maar voor eene juiste waardeering is het noodig dat wij onderscheid maken tusschen het uiterlijk en innerlijk leven der bevolking. En het innerlijk leven der „groote menigte”, waarvan al wat prijaji heet natuurlijk moet afgescheiden worden, is voor het heden nog bezwaarlijk als Mohammedaansch te kenmerken.
Ma, per una corretta valutazione, è necessario distinguere tra la vita esteriore e quella interiore della popolazione. E la vita interiore della «grande moltitudine» — dalla quale, naturalmente, deve essere escluso tutto ciò che appartiene alla categoria dei priyayi — è, allo stato attuale, ancora difficilmente qualificabile come musulmana.
Poensen, Eerste Brief, 5 Juni 1883, Brieven over den Islām uit de binnenlanden van Java, Lettere sull’Islam dall’interno di Giava, E.J. Brill, 1886, p. 5.

La distinzione proposta da Poensen non riguarda quindi soltanto due sistemi religiosi separati, ma una realtà nella quale appartenenza islamica, prescrizioni religiose e consuetudini ereditate possono coesistere. La descrizione evidenzia la distanza che, secondo Poensen, può sussistere tra l’appartenenza islamica dichiarata e le credenze e pratiche che continuano a orientare la vita quotidiana.
La Diffusione della Conoscenza Islamica
Il punto più significativo della lettera, tuttavia, non è la semplice registrazione della persistenza di pratiche tradizionali. Poensen descrive anche un processo che, a suo giudizio, sta modificando progressivamente questo equilibrio.
Un ruolo importante viene attribuito ai pesantren, le istituzioni di formazione religiosa, alla conoscenza dei testi arabi e al pellegrinaggio alla Mecca. Questi canali, secondo il missionario, avrebbero favorito una maggiore familiarità con le dottrine, le prescrizioni e le tradizioni dell’islam.
Poensen richiama anche il lavoro di studiosi come Christiaan Snouck Hurgronje, le cui ricerche gli avevano mostrato che gli esperti religiosi giavanesi possedevano una conoscenza più articolata delle fonti e del diritto islamico di quanto si fosse comunemente ritenuto.
La circolazione dei testi e l’istruzione religiosa acquistano così un significato che va oltre la trasmissione di nozioni. Contribuiscono a consolidare un riferimento comune, rendendo più accessibile un patrimonio di insegnamenti e pratiche che collega la vita locale a una tradizione religiosa più ampia; anche il pellegrinaggio e i contatti con il mondo arabo sono interpretati da Poensen come fattori capaci di rafforzare questo processo.
Da qui deriva la sua previsione: le consuetudini spirituali locali, che egli considera ancora radicate nella popolazione, perderanno gradualmente terreno, mentre l’islam assumerà una posizione sempre più centrale nella vita religiosa.
Non si tratta soltanto, nella sua lettura, di una maggiore visibilità pubblica della religione, ma di una trasformazione delle convinzioni e delle pratiche quotidiane.
Poensen, inoltre, attribuisce questa trasformazione anche all’azione del governo coloniale:
Nu is het intusschen duidelijk, dat hoe meer de Islam gekoesterd en verzorgd wordt, en aan alles in het publieke en officieele leven van hoogerhand een Mohammedaansche kleur gegeven wordt, het innerlijk leven ook onder den invloed daarvan moet komen. De Dan-Hjang-desa zal van lieverlede op den achtergrond geraken en vergeten worden, om plaats te maken voor Allah; de Masdjid zal meer bezocht worden, en met hulp der scholen zullen Arabische boeken ook meer verspreid en beter gekend worden.
È ormai chiaro, del resto, che quanto più l’Islam viene favorito e sostenuto, e quanto più, dall’alto, si conferisce un’impronta musulmana a ogni aspetto della vita pubblica e ufficiale, tanto più anche la vita interiore della popolazione deve risentirne l’influenza. Il Dan-Hjang-desa finirà gradualmente in secondo piano e verrà dimenticato, lasciando il posto ad Allah; la moschea sarà frequentata più assiduamente e, con l’aiuto delle scuole, anche i libri arabi si diffonderanno maggiormente e saranno conosciuti meglio.
Poensen, Eerste Brief, 5 Juni 1883, cit., p. 8.

Il passaggio è significativo perché attribuisce al governo coloniale un ruolo nella trasformazione religiosa della società giavanese. L’islam non si rafforzerebbe soltanto attraverso l’attività degli studiosi, la diffusione dei testi e il pellegrinaggio, ma anche grazie al riconoscimento che riceve nella vita pubblica e nelle istituzioni; secondo Poensen, questa presenza finisce per influenzare anche la sfera privata, modificando gradualmente le pratiche e le credenze della popolazione.
La sua osservazione contiene un elemento di particolare interesse: le istituzioni non si limitano a riconoscere una realtà religiosa già esistente, ma possono contribuire a trasformarne il significato e la profondità. La frequentazione delle moschee, la diffusione dei libri arabi e il progressivo abbandono delle pratiche legate agli spiriti locali sono, nella previsione dell’autore, manifestazioni di un medesimo processo. L’islam tende così a diventare un riferimento sempre più centrale non soltanto nell’identità pubblica, ma anche nell’organizzazione della vita quotidiana.
Naturalmente, questa evoluzione è descritta attraverso lo sguardo di un missionario protestante, preoccupato per l’espansione dell’islam e per le conseguenze che essa può avere sulla diffusione del cristianesimo; la sua previsione non va quindi confusa con la dimostrazione che il processo si sia svolto ovunque e nella forma da lui immaginata.
Resta però la testimonianza di un osservatore che, già nel 1883, individuava nel rapporto tra istituzioni, istruzione religiosa e pratiche quotidiane un fattore decisivo per comprendere le trasformazioni dell’islam giavanese.
Una Trasformazione Ancora in Corso
La lettera consente dunque di cogliere una tensione precisa. Da una parte, Poensen descrive una società nella quale l’appartenenza islamica convive con pratiche e credenze di diversa origine; dall’altra, individua nei testi, nell’istruzione religiosa, nel pellegrinaggio e nell’intervento del governo, fattori che stanno rendendo più profondo e consapevole il riferimento all’islam.
Il suo interesse non risiede soltanto nel tentativo di classificare la religiosità giavanese del XIX secolo. Risiede soprattutto nell’aver riconosciuto che le forme della vita religiosa non sono immobili: possono cambiare attraverso la diffusione della conoscenza, i contatti con altri ambienti culturali e la progressiva integrazione delle prescrizioni religiose nella quotidianità.
Nel 1883 Poensen interpretava questo processo dalla prospettiva di un missionario preoccupato per il futuro del cristianesimo a Giava; la sua lettera rimane tuttavia una testimonianza utile per osservare come un contemporaneo percepisse la trasformazione dell’Islam nella società giavanese, distinguendo tra appartenenza dichiarata, pratiche ereditate e crescente conoscenza religiosa.
La conclusione a cui giunge il missionario è decisamente realistica:
Eenheid van godsdienst doet nu den Inlander naar Arabië als het Heilige Land zien, en hem de Arabische taal, boeken, school en kleeding hoog in eere houden. Daar moet een tegenwicht voor gevonden worden, opdat het anders worde! Het stelt een eeuwig antagonisme daar, dat in het eind ons om het leven zal brengen.
Attualmente, l’unità religiosa porta l’indigeno a guardare all’Arabia come alla Terra Santa e a tenere in grande considerazione la lingua, i libri, le scuole e l’abbigliamento arabi. Occorre trovare un contrappeso a questa tendenza, affinché le cose cambino! Essa crea un antagonismo permanente che, alla fine, ci condurrà alla rovina.
Poensen, Eerste Brief, 5 Juni 1883, cit., p. 10.

La questione che emerge dal documento può essere riproposta, senza sovrapporre due epoche differenti, anche in relazione all’Indonesia contemporanea: in che modo l’urbanizzazione, l’istruzione e la globalizzazione stanno oggi trasformando il rapporto tra appartenenza islamica, conoscenza religiosa e pratiche quotidiane.
L’emersione e la diffusione di movimenti conservatori e neoconservatori, non riconducibili esclusivamente al salafismo, potrebbero suggerire che l’islam indonesiano stia attraversando una nuova fase di consolidamento. Non si tratterebbe necessariamente della semplice espansione di una religione già ampiamente radicata nella società, quanto piuttosto di una ridefinizione delle sue forme di appartenenza, delle pratiche considerate legittime e dei riferimenti attraverso i quali viene trasmessa la conoscenza religiosa.
In questo senso, la lettera di Poensen offre uno spunto di riflessione che va oltre il contesto coloniale nel quale fu scritta. Se nel 1883 il missionario osservava il progressivo rafforzamento dell’islam attraverso l’istruzione, la circolazione dei testi e il sostegno delle istituzioni, resta aperta la questione di quali fattori svolgano oggi una funzione analoga, in una società profondamente trasformata dall’urbanizzazione, dall’istruzione di massa e dalla globalizzazione.
Le condizioni storiche sono diverse e non autorizzano a sovrapporre i due processi. Il confronto suggerisce tuttavia che il consolidamento di una religione già largamente diffusa non coincida necessariamente con un’ulteriore espansione della sua appartenenza, ma possa riflettere una trasformazione del modo in cui la fede viene interpretata, trasmessa e vissuta nella società.
Letture Consigliate
- Ricklefs, M. C. (2007). Polarising Javanese society: Islamic and other visions, c. 1830–1930. NUS Press.
- Burhanudin, J. (2014). The Dutch colonial policy on Islam: Reading the intellectual journey of Snouck Hurgronje. Al-Jami’ah: Journal of Islamic Studies, 52(1), 25–58.
- Steenbrink, K. A. (2006). Dutch colonialism and Indonesian Islam: Contacts and conflicts, 1596–1950 (2nd rev. ed.). Rodopi.

