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Nel febbraio 1986, Il Messaggero dell’Islam, pubblicato dal Centro Islamico di Milano e Lombardia, proponeva una rilettura dell’Emirato musulmano di Bari (847-871) come esperienza di liberazione dal dominio cristiano. Un documento significativo per comprendere la costruzione di una memoria storica islamica in Italia e il suo impiego come strumento di legittimazione religiosa e politica.

In February 1986, Il Messaggero dell’Islam, published by the Islamic Centre of Milan and Lombardy, presented a reinterpretation of the Muslim Emirate of Bari (847–871) as an experience of liberation from Christian rule. A revealing document for understanding the construction of an Islamic historical memory in Italy and its use as an instrument of religious and political legitimation.

In februari 1986 presenteerde Il Messaggero dell’Islam, uitgegeven door het Islamitisch Centrum van Milaan en Lombardije, een herinterpretatie van het islamitische Emiraat Bari (847–871) als een bevrijdingservaring van de christelijke overheersing. Een veelzeggend document over de constructie van een islamitisch historisch geheugen in Italië en het gebruik daarvan als instrument voor religieuze en politieke legitimering.


La Costruzione Retorica Operata dalla Fonte

Nel febbraio del 1986, Il Messaggero dell’Islam, pubblicazione del Centro Islamico di Milano e Lombardia, dedicava alla storia medievale italiana un articolo intitolato «Lo Stato islamocratico di Bari». Il contributo, apparso nella rubrica «Italia Musulmana» del numero 034, annata IV (1406 H), a pagina 5, costituisce una testimonianza significativa del modo in cui una componente qualificata dell’ambiente islamico organizzato in Italia interpretava la storia nazionale e collocava la presenza musulmana all’interno della memoria storica della penisola.

Un ulteriore elemento di contesto emerge dall’editoriale (dal titolo evocativo, A buon intenditor… ‘) che apre lo stesso numero del periodico, a pagina 1. I lettori musulmani vengono messi in guardia dal seguire interpretazioni elaborate da «nemici dell’Islam» oppure fondate su informazioni ricevute da ‘musulmani non esperti nell’insegnamento dell’Islam’.

Il richiamo, apparentemente riferito alla conoscenza dell’islam in generale, assume una portata che investe anche la sua ricostruzione storica. Viene infatti delineata una distinzione fra interpretazioni considerate corrette, perché provenienti da soggetti riconosciuti come competenti nell’insegnamento islamico, e interpretazioni da respingere, perché elaborate da interlocutori esterni giudicati ostili o da musulmani ritenuti privi di adeguata preparazione.

La conoscenza della religione viene così ricondotta a un principio di autorità interpretativa, nel quale la competenza riconosciuta dall’ambiente religioso assume un ruolo determinante. Letto accanto all’articolo sull’Emirato di Bari, questo editoriale offre una chiave di lettura fondamentale: le polemiche e le ricostruzioni proposte non costituiscono elementi isolati, ma si collocano in una più ampia distinzione fra chi è ritenuto legittimato a interpretare l’islam e chi, invece, viene considerato incapace o interessato a deformarne il significato. Anche la storia islamica diventa pertanto oggetto di una delimitazione dell’autorità interpretativa.


Non Solo Medioevo

Il documento presenta un interesse che va ben oltre la vicenda medievale cui è dedicato: attraverso la ricostruzione ideologica dell’Emirato di Bari, l’autore propone una lettura ideale dei rapporti storici fra islam e cristianesimo, contestando apertamente le interpretazioni storiografiche esistenti e attribuendo alla presenza musulmana un significato che investe direttamente il presente.

L’articolo affronta l’esperienza dell’Emirato di Bari (847-871 AD) attraverso una radicale inversione della sua tradizionale rappresentazione; quella che viene generalmente descritta come una presenza politico-militare musulmana nel Mezzogiorno è presentata come un’esperienza di liberazione delle popolazioni locali dal dominio longobardo.

La visione proposta si discosta dagli eventi storici in maniera impressionante:

Gli scontri e gli incontri tra questi «detentori di potere dell’uomo sull’uomo» (Chiesa, aristocrazia militare-latifondista longobarda, impero carolingio e impero bizantino), i loro conflitti e le tregue sono determinati dagli interessi di dominio delle oligarchie, non certamente dagli interessi delle popolazioni della penisola che sono invece vittime delle contese tra i diversi potentati.

Questo è un quadro di sintesi che caratterizza la parte di mezzo del secolo IX nell’Europa cristiano-romano-barbarica in generale ed in particolare nell’Italia meridionale.

In questo contesto storico si costituisce nelle Puglie un Emirato islamocratico ad opera di uomini liberi che hanno messo la loro spada al servizio della causa della liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo.

È un pugno di uomini liberi che crede fermamente nell’ideale più alto che un uomo possa avere: l’ideale che «nessuno, tranne Iddio, ha diritto di essere padrone dell’uomo!».

Lo spirito che anima questi uomini, tanto quelli venuti d’oltre mare quanto quelli che all’Islām si sono convertiti, è uno spirito di amore per la dignità umana, calpestata ed oppressa da tutti quei regimi che si fondano sul potere dell’uomo sull’uomo.

Lo Stato Islamocratico di Bari, Il Messaggero dell’Islam, Centro Islamico di Milano e Lombardia, Febbraio 1986, p. 5.

L’Emirato non sarebbe dunque una dominazione straniera, ma un ordinamento fondato sulla giustizia sociale, sulla fratellanza religiosa e sulla libertà; la conquista militare viene così reinterpretata attraverso una categoria morale, e non è più l’occupazione di un territorio da parte di una potenza esterna, ma un intervento contro un sistema politico considerato oppressivo.

Per comprendere questa costruzione occorre osservare come l’autore descriva il quadro politico dell’Italia meridionale. Longobardi, Carolingi, Bizantini e la Chiesa Cattolica vengono ricondotti a un medesimo sistema di potere, nel quale gli interessi delle oligarchie prevalgono sulle condizioni delle popolazioni. I primi sono definiti una minoranza di conquistatori, i secondi perseguono l’espansione dell’Impero carolingio, mentre Bisanzio viene rappresentata come una potenza impegnata nella riconquista dei territori meridionali.

Alla Chiesa romana viene riservato un giudizio altrettanto severo: il Papa, vertice di una struttura gerarchica estesa sull’Europa cristiana, sarebbe titolare di un potere politico fondato sul «ricatto della scomunica». L’autore riunisce così istituzioni e poteri differenti sotto un’unica categoria interpretativa, quella del ‘dominio dell’uomo sull’uomo’. Le loro rivalità non sarebbero espressione di differenti interessi politici, territoriali e dinastici, ma manifestazioni di una medesima logica di subordinazione delle popolazioni.


L’Islam Presentato come Liberazione dall’Oppressione Cristiana.

A questa rappresentazione viene contrapposto idealmente l’islam, presentato come un ordinamento nel quale la sovranità appartiene esclusivamente a Dio e nessun uomo può legittimamente esercitare un dominio assoluto su un altro; la differenza non è soltanto religiosa, ma investe l’intera organizzazione della società.

L’autore attribuisce ai musulmani un ideale di liberazione universale, nel quale la dignità individuale trova il proprio fondamento nella sottomissione a Dio e non all’autorità di altri uomini. Il concetto di jihad viene inserito in questa prospettiva e presentato come lotta contro il dispotismo, la tirannia e ogni forma di dominio umano. La guerra condotta dai musulmani in Puglia viene quindi rappresentata come una guerra di liberazione, legittimata da una concezione religiosa della giustizia.

Particolarmente significativa è la polemica contro gli «orientalisti nostrani», accusati di voler far passare l’Emirato di Bari per una delle tante dominazioni straniere subite dall’Italia;

Gli orientalisti nostrani si ingegnano di far passare l’Emirato di Bari come una delle tante «dominazioni straniere» di cui l’Italia fu vittima nel corso dei secoli.

Ma l’Emirato di Bari non fu una «dominazione straniera»! Non fu il dominio di una potenza straniera poiché dentro i confini delle terre dell’Islām non esiste supremazia di nazione su nazione. I Musulmani sono una nazione sola, in cui il vincolo d’appartenenza è la fede in Iddio (segue una serie di litanie islamiche, che ometto, ndr).

La differenza tra gli uomini nell’Islām si misura soltanto col metro del Timor di Dio e questa regola islamica fu applicata anche nelle Puglie, durante la breve parentesi di vera libertà nella lunga serie di dominazioni straniere, che si sono succedute su questa terra.

L’Islām non vi fu imposto con la forza, perché l’Islām, per comandamento coranico, non può essere imposto.

La verità è che spontaneamente le popolazioni pugliesi aderirono all’Islām nella loro maggioranza, mentre coloro che vollero restare giudei o cristiani ebbero la protezione dello Stato islamocratico.

Lo Stato Islamocratico di Bari, Il Messaggero dell’Islam, Centro Islamico di Milano e Lombardia, Febbraio 1986, p. 5.

L’autore respinge la categoria di dominazione straniera sostenendo che nell’islam non esisterebbe una supremazia di nazione su nazione, poiché l’appartenenza alla comunità musulmana sarebbe determinata dalla fede e non dall’origine geografica; i musulmani, secondo questa visione, costituirebbero infatti una sola nazione, unita dalla fede in Dio e nella ‘missione profetica’ di Muhammad. In questo modo, la dimensione territoriale e nazionale viene subordinata a quella religiosa: l’Emirato non può essere considerato straniero perché, nella prospettiva proposta, la comunità islamica trascende le divisioni nazionali.

È un passaggio importante perché rivela una precisa concezione della storia, italiana e non solo. L’autore non si limita a chiedere che la presenza musulmana venga riconosciuta come parte del passato della penisola, ma contesta il criterio stesso attraverso cui essa viene classificata.

La definizione di dominazione straniera viene considerata impropria perché presupporrebbe una distinzione nazionale che l’ideologia islamica dell’articolo non riconosce come appropriata. La storia della penisola viene così riletta da una prospettiva che non assume l’identità nazionale italiana come criterio interpretativo prioritario, ma colloca gli avvenimenti all’interno di una contrapposizione fra ordinamento islamico e poteri cristiani. È proprio in questo passaggio che la rivendicazione storica assume una dimensione ideologica più ampia.

Il ricorso all’opera di Giosuè Musca, L’emirato di Bari, rivela ulteriormente il metodo adottato. L’autore dell’articolo non fa solamente ricorso ad un’opera del 1964, le cui conclusioni e richiami storici mostravano i loro limiti già nel 1986, ma seleziona pochi e confusi passaggi per dimostrare la sua tesi.

Si consideri questo passaggio:

Il Professor Giosuè Musca, il quale ha scritto un libro dal titolo «L’emirato di Bari», ci informa: «Non si trattò sembra solo della non volontaria accettazione da parte delle popolazioni cristiane delle Puglie e del beneventano di un dominio straniero, ma si trattò, invece, di una sia pure temporanea islamizzazione dei costumi (pagina 138)»

Lo Stato Islamocratico di Bari, Il Messaggero dell’Islam, Centro Islamico di Milano e Lombardia, Febbraio 1986, p. 5.

Vengono citate anche le osservazioni di Musca sulle condizioni dei sudditi non musulmani, per i quali le fonti latine non avrebbero attestato particolari sollevazioni o manifestazioni di insoddisfazione durante il dominio dell’Emiro. L’autore utilizza queste considerazioni come conferma della propria tesi, secondo cui l’ordinamento islamico avrebbe garantito alle popolazioni locali condizioni di vita e libertà superiori a quelle sperimentate sotto i precedenti poteri cristiani.

Tuttavia, il rapporto con lo storico non è una semplice adesione alle sue conclusioni. Quando Musca scrive che l’Emiro concedeva libertà ai propri sudditi, l’articolista interviene per correggerne la formulazione: «non era l’Emiro di Bari a concedere», ma l’applicazione della legge islamica a garantire la libertà di movimento e di lavoro. La distinzione è rivelatrice. Non si tratta soltanto di una precisazione terminologica, ma di un’affermazione di principio: la libertà non deriverebbe dalla volontà di un governante, bensì da un ordinamento religioso considerato superiore all’autorità individuale. La ricerca storica viene dunque scelta e usata per confermare la tesi sostenuta, e la sua interpretazione rimane subordinata a una tesi religiosa e politica già definita. Musca viene chiamato a confermare alcuni aspetti della ricostruzione, mentre l’autore si riserva, in qualità di ‘esperto’, la facoltà di correggere la prospettiva dello studioso quando questa non coincide pienamente con la propria concezione dell’islam.


La Riscrittura Islamica della Storia

Anche la convivenza religiosa viene inserita in questa costruzione ideale. La permanenza delle comunità cristiane ed ebraiche è presentata come dimostrazione della tolleranza strutturale dell’ordinamento islamico, in virtù della protezione riconosciuta alle ‘Genti del Libro’. L’articolo sostiene che coloro che non avevano aderito all’Islam avrebbero potuto conservare le proprie tradizioni religiose senza subire persecuzioni; la presenza di cristiani ed ebrei diventa così un elemento della rappresentazione positiva dell’Emirato, contrapposto alla condotta delle istituzioni cristiane.

Anche in questo caso, tuttavia, l’argomentazione non si sviluppa attraverso una comparazione storica delle condizioni delle diverse comunità, ma mediante una contrapposizione morale: da una parte l’islam, presentato come garante della libertà religiosa, e dall’altra i poteri cristiani, ricondotti a una tradizione di dominio e subordinazione.

La rappresentazione assume ulteriori dimensioni quando l’autore attribuisce alla presenza islamica un ruolo nella trasformazione economica e sociale dei territori pugliesi; richiamando ancora Musca, vengono menzionati il frazionamento dei latifondi, la ridistribuzione delle proprietà fondiarie e una presunta prosperità agricola associata alla presenza islamica.

Secondo questa narrazione, i musulmani avrebbero insegnato agli abitanti delle terre pugliesi non soltanto la tolleranza religiosa, ma anche un diverso rapporto con la terra e con lo scambio dei prodotti. L’Emirato viene quindi rappresentato come un’esperienza complessiva di rinnovamento, nella quale la dimensione religiosa si accompagna a una trasformazione dei rapporti economici e sociali. Il contrasto con il sistema feudale cristiano diventa così ancora più evidente: non soltanto due concezioni della fede, ma due modelli di organizzazione della società.

L’articolo attribuisce inoltre la fine dell’Emirato a una convergenza di interessi fra poteri che, pur divisi da rivalità territoriali e politiche, avrebbero trovato nell’espansione islamica una minaccia comune; Carolingi, Longobardi e Bizantini vengono descritti come soggetti capaci di accantonare i propri contrasti per impedire la diffusione di un modello alternativo di società.

L’assedio di Bari dell’871 e la capitolazione della città assumono così un significato che supera la vicenda militare. La sconfitta dei musulmani viene interpretata come il risultato della coalizione dei poteri tradizionali contro un’esperienza di liberazione che avrebbe potuto estendersi ad altri territori della penisola. La storia dell’Emirato diventa, in questa prospettiva, l’esempio di un’opposizione fra l’ordine islamico e un sistema politico cristiano interessato a conservare i propri privilegi.

Il passaggio conclusivo chiarisce definitivamente la natura dell’intervento:

Ben poca rilevanza ha, oggi, conoscere i dettagli della vicenda, mentre molto importante è riuscire ad afferrare l’Insegnamento globale che attraverso la Storia è giunto fino a noi. I Pugliesi Musulmani furono annientati, sia fisicamente sia dal punto di vista della loro identità spirituale e religiosa con la conversione forzata, perché il loro ideale di liberazione dell’uomo dal dominio dell’uomo non si diffondesse tra le genti sfruttate ed oppresse dell’Italia meridionale.

Lo Stato Islamocratico di Bari, Il Messaggero dell’Islam, Centro Islamico di Milano e Lombardia, Febbraio 1986, p. 5.

L’autore chiarisce dunque che quella presentata non è una lezione di storia, contrariamente a quanto potrebbe suggerire il tono di competenza storiografica auto-attribuito nel corso dell’articolo, ma un’interpretazione ideologica del passato, finalizzata a ricavarne un insegnamento politico e religioso per il presente. I ‘dettagli della vicenda’ storica vengono esplicitamente subordinati a quello che viene definito il suo ‘Insegnamento globale’; l’Emirato di Bari non interessa tanto per ciò che fu, quanto per il significato che gli viene attribuito nella contrapposizione fra dominio e liberazione, presunta oppressione cristiana e islam.

La storia diventa così uno strumento di legittimazione identitaria e di denuncia del presente. L’auspicio finale, affinché ‘la luce dell’Islam ritorni nelle terre pugliesi’, completa questa operazione: il passato non viene semplicemente rievocato, ma proposto come modello e prospettiva per il futuro.

Il documento pubblicato a Milano nel 1986 testimonia dunque l’esistenza di un discorso islamico italiano che non si limita a rivendicare il riconoscimento della presenza musulmana nella storia nazionale, ma pretende di esserne il legittimo interprete; la storiografia viene contestata, gli orientalisti diventano oggetto di polemica, le istituzioni cristiane sono ricondotte a una genealogia del dominio e i musulmani vengono rappresentati come portatori di liberazione.

Il passato medievale viene selezionato, reinterpretato e trasformato in uno strumento di legittimazione religiosa e politica nel presente. Si tratta di un meccanismo riscontrabile in diversi contesti del mondo islamico, non soltanto in quello italiano, nel quale episodi e presenze storiche vengono selezionati e recuperati per sostenere rivendicazioni contemporanee su territori, popolazioni e identità collettive. L’Emirato di Bari, nella ricostruzione proposta dal Messaggero dell’Islam, non è dunque soltanto un’esperienza storica da ricordare, ma diventa la prova di una presunta continuità fra una presenza islamica medievale e una legittimazione rivendicata nel presente.

La questione non riguarda soltanto Bari. La Palestina e il Kashmir, pur nella profonda diversità delle rispettive vicende storiche e politiche, offrono ulteriori esempi di come il passato possa essere selezionato e reinterpretato per sostenere rivendicazioni territoriali e identitarie contemporanee.

In questi casi, come in quello dell’Emirato di Bari, la complessità della storia viene spesso ricondotta a una narrazione lineare, nella quale determinati episodi e presenze storiche sono elevati a fondamento di una legittimità attuale, mentre altri elementi, altrettanto rilevanti, vengono lasciati in secondo piano o completamente omessi.


Letture Consigliate

  • Jäckh, T., & Engl, R. (2022). Islam in medieval Sicily and southern Italy. In R. Tottoli (Ed.), Routledge handbook of Islam in the West (2nd ed., pp. 36–54). Routledge.
  • Hanaoka, M. (2016). Authority and identity in medieval Islamic historiography. Cambridge University Press.
  • Clarke, N. (2012). The Muslim conquest of Iberia: Medieval Arabic narratives. Routledge.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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