Nel 1946, il missionario cattolico H. Ceulemans analizza la diffusione dell’Islam e le sfide che essa pone all’attività missionaria. Tra competizione religiosa, istruzione e trasformazioni geopolitiche, il suo testo offre uno spaccato della visione cattolica dell’Islam nel secondo dopoguerra.
In 1946, Catholic missionary H. Ceulemans examined the spread of Islam and the challenges it posed to missionary activity. Between religious competition, education and geopolitical change, his article offers an insight into Catholic perceptions of Islam in the aftermath of the Second World War.
In 1946 onderzocht de katholieke missionaris H. Ceulemans de verspreiding van de islam en de uitdagingen die deze voor het missiewerk met zich meebracht. Op het snijvlak van religieuze concurrentie, onderwijs en geopolitieke veranderingen biedt zijn artikel een inkijk in de katholieke visie op de islam in de periode na de Tweede Wereldoorlog.
Una Fonte Cattolica Olandese del 1946
Nel 1946, la rivista cattolica Katholieke Missiën pubblica un articolo di H. Ceulemans S.V.D. intitolato Het Probleem van de Islam, «Il problema dell’Islam».

La guerra mondiale è appena terminata e il mondo missionario cattolico si trova a riflettere sulle condizioni della propria attività in un contesto profondamente mutato; le difficoltà materiali e morali del dopoguerra non hanno cancellato, secondo l’autore, la necessità di riprendere con maggiore intensità l’opera missionaria. Tra le questioni che richiedono un’attenzione particolare emerge proprio l’islam, descritto come una forza religiosa capace di estendersi dall’Africa all’Asia e di ostacolare l’espansione del cristianesimo.
La prospettiva di Ceulemans è apertamente confessionale e pienamente in sintonia con la visione della chiesa universale:
De grote belangen van Christus’ wereldkerk blijven de aandacht van elke katholiek opeisen. De lange, bange oorlogsjaren vermochten wel niet onze geestelijke horizon af te sluiten, maar toch raakte door zoveel stoffelijke en zedelijke noden, die ons volk teisterden, de wereldomspannende missiegedachte op de achtergrond.
Al blijft ook van elke katholieke vaderlander de naaste toekomst vragen om een open oog voor de herordening en een daadvaardige hand bij de wederopbouw, elk apostolisch hart moet blijven slaan, moet nu weer krachtiger gaan slaan op het ritme dat Rome aangeeft.
Opnieuw horen wij de stem van den H. Vader, die ons roept tot de heilige kruistocht tegen de Islam. Is iedere katholiek krachtens zijn doopsel in zekere zin een priester, hij weze tevens een apostel, die met toewijding de mondiale missiebeweging steunt door gebed, offer en stoffelijke hulp.
I grandi interessi della Chiesa universale di Cristo continuano a richiedere l’attenzione di ogni cattolico. I lunghi e angosciosi anni di guerra non sono riusciti a chiudere il nostro orizzonte spirituale; tuttavia, a causa delle tante necessità materiali e morali che hanno afflitto il nostro popolo, l’idea di una missione estesa al mondo intero è passata in secondo piano.
Se il prossimo futuro richiede anche a ogni cittadino cattolico della patria uno sguardo attento alla riorganizzazione e una mano pronta ad agire nella ricostruzione, ogni cuore apostolico deve continuare a battere, e ora tornare a battere più vigorosamente, al ritmo indicato da Roma.
Torniamo ad ascoltare la voce del Santo Padre, che ci chiama alla santa crociata contro l’Islam. Se ogni cattolico, in virtù del battesimo, è in un certo senso sacerdote, sia anche apostolo, sostenendo con dedizione il movimento missionario mondiale attraverso la preghiera, il sacrificio e l’aiuto materiale.
Ceulemans, Het Probleem van de Islam, Il Problema dell’Islam, Katholieke Missiën, 1946, p. 2.

L’islam viene dunque collocato tra i principali avversari della missione cattolica, accanto al paganesimo, al bolscevismo e all’ateismo. Tuttavia, dietro questa classificazione emerge una preoccupazione che va oltre la polemica religiosa: l’islam non viene considerato una realtà residuale, destinata a scomparire di fronte alla modernizzazione, ma una religione dotata di una propria capacità di espansione. La sua presenza, secondo l’autore, costituisce pertanto una questione che la Chiesa non può affrontare soltanto attraverso la predicazione tradizionale.
Una Religione Capace di Diffondersi
Uno degli aspetti più significativi del testo riguarda i meccanismi attraverso cui l’islam si diffonde secondo il sacerdote del Verbo Divino; Ceulemans richiama l’attività dei pellegrini diretti alla Mecca e dei mercanti, che insieme ai propri prodotti trasmettono anche la fede islamica. L’elemento che sembra suscitare maggiore attenzione, tuttavia, è la partecipazione delle popolazioni locali alla propagazione della religione.
Chi ha aderito all’islam può diventare a sua volta un intermediario della conversione di altre persone, coinvolgendo familiari, conoscenti e membri della propria comunità attraverso i rapporti quotidiani, il commercio e il matrimonio.
La diffusione religiosa appare così legata a relazioni sociali che non dipendono dalla presenza di un’organizzazione missionaria paragonabile a quella cattolica; in questo senso, il convertito non è soltanto il destinatario di un insegnamento, ma può trasformarsi in un agente della sua ulteriore diffusione.
L’autore è esplicito a questo riguardo:
De talrijke Mekkagangers worden fanatieke apostelen van den Profeet. Kooplui verspreiden tegelijk met hun koopwaar ook den Koran. Hun gedecideerd optreden en oppervlakkige kunde maken indruk op den heiden.
De primitieve mens leert de elementaire geloofsbelijdenis van buiten, krijgt enig onderricht in lezen en schrijven, en in het besef van eigen reinheid en uitverkiezing groeit hij trots boven zijn dorpsgenoten uit. Hij begint op zijn beurt, in eigen familiekring, door huwelijk of handel aanhangers te winnen. Het feit, dat de kleurling zelf de leer van Mohammed aan zijn weinig beschaafde stamgenoten bekend maakt, draagt veel bij tot het succes van de Islam.
I numerosi pellegrini diretti alla Mecca diventano fanatici apostoli del Profeta. I mercanti diffondono il Corano insieme alle loro merci. Il loro comportamento deciso e le loro conoscenze superficiali fanno impressione sui pagani.
L’uomo primitivo impara a memoria la professione di fede fondamentale, riceve qualche insegnamento di lettura e scrittura e, nella consapevolezza della propria purezza e della propria elezione, si innalza con orgoglio al di sopra dei suoi compaesani. A sua volta, comincia a conquistare seguaci all’interno della propria cerchia familiare, attraverso il matrimonio o il commercio. Il fatto che sia lo stesso uomo di colore a far conoscere la dottrina di Maometto ai suoi connazionali di tribù meno civilizzati contribuisce notevolmente al successo dell’Islam.
Ceulemans, Het Probleem van de Islam, cit., p. 3.

Ceulemans interpreta questo processo attraverso categorie fortemente gerarchiche, arrivando a collegare l’attrattiva dell’islam alla semplicità dei suoi precetti e alla possibilità di adattarsi alle istituzioni locali. Al di là di questi giudizi, tuttavia, la fonte riconosce una capacità di riproduzione sociale della fede islamica che rappresenta una difficoltà concreta per il progetto missionario cattolico.
La questione non riguarda dunque soltanto la competizione tra due dottrine, ma anche la diversa capacità delle comunità religiose di trasmettere le proprie convinzioni e di inserirle nella vita ordinaria. È proprio questa dimensione a rendere l’islam, agli occhi dell’autore, un avversario particolarmente difficile da affrontare.
Islam e Modernizzazione
Un secondo elemento riguarda il rapporto tra l’islam e la modernità. Ceulemans dedica ampio spazio alla trasformazione della Turchia repubblicana, alla separazione tra religione e Stato, alle riforme dell’istruzione e ai cambiamenti della società. Considera inoltre la circolazione degli studenti musulmani nelle università europee e americane e il loro ruolo nella diffusione di nuove conoscenze e metodi di insegnamento nei centri del mondo islamico.
Si consideri questo passaggio:
De moderne Islam voelt niet alleen de politieke overmacht van het Westen, maar wordt zich ook bewust van het hoge wetenschappelijke niveau van Europa. Mohammedaanse studenten bezoeken de hogescholen van Europa en Amerika; zij brengen westerse wetenschap, methodes en ideeën over naar de centra van de Islamwereld: Kaïro, Istamboel, Teheran, Aligarh en Hyderabad.
L’Islam moderno avverte non soltanto la supremazia politica dell’Occidente, ma prende anche coscienza dell’alto livello scientifico dell’Europa. Studenti musulmani frequentano gli istituti superiori europei e americani, trasferendo conoscenze scientifiche, metodi e idee occidentali nei centri del mondo islamico: Il Cairo, Istanbul, Teheran, Aligarh e Hyderabad.
Ceulemans, Het Probleem van de Islam, cit., p. 5.

Questi fenomeni sono osservati attraverso una prospettiva missionaria precisa. L’autore ritiene che la modernizzazione, il nazionalismo e l’indebolimento del legame tra religione e potere politico possano favorire una frammentazione del mondo musulmano, creando condizioni più favorevoli all’attività cattolica. La trasformazione della Turchia viene quindi letta anche come un possibile precedente per altri paesi.
La fonte, tuttavia, lascia intravedere una tensione. Ceulemans auspica che il mondo musulmano si apra ai cambiamenti culturali e intellettuali, ma considera questa apertura soprattutto in funzione delle opportunità che potrebbe offrire alla missione. La modernizzazione è apprezzata nella misura in cui può modificare le condizioni della competizione religiosa; quando invece rafforza l’istruzione nazionale o limita l’attività delle scuole cattoliche, diventa un ostacolo. Il caso turco mostra così che l’apertura verso modelli europei non coincide necessariamente con una maggiore disponibilità verso il cristianesimo.
La Scuola come Strumento Missionario
L’istruzione occupa una posizione centrale nella strategia delineata da Ceulemans. Le scuole cattoliche e le opere di carità sono presentate come strumenti attraverso i quali preparare una futura attività missionaria diretta tra i musulmani; l’autore cita esperienze in Medio Oriente e in Asia e dedica particolare attenzione alle missioni nell’arcipelago indonesiano.
A Moentilan, nell’isola di Giava, l’attività scolastica dei gesuiti viene descritta come un primo successo pacifico della Chiesa nel confronto con l’islam:
In Nederlands-Indië gelukte zelfs al, met de school als uitgangspunt, een begin van direct missiewerk. Het schoolwezen der Jezuïeten breidde zich van Moentilan over heel Java uit. Moentilan is de eerste vreedzame zegepraal der Kerk over Mohammed. Ook de scholen op Flores hebben de expansie van de Islam krachtig tegengehouden.
Nelle Indie orientali olandesi si è persino riusciti ad avviare una prima attività missionaria diretta, partendo dalla scuola. La rete scolastica dei gesuiti si è estesa da Muntilan a tutta Giava. Muntilan rappresenta la prima vittoria pacifica della Chiesa su Maometto. Anche le scuole di Flores hanno frenato energicamente l’espansione dell’Islam.
Ceulemans, Het Probleem van de Islam, cit., p. 5.
Anche le scuole di Flores sono presentate come un elemento capace di contrastare l’espansione musulmana. Il lessico della vittoria rivela la prospettiva competitiva nella quale queste esperienze vengono inserite: l’istruzione non è considerata soltanto un’opera educativa o sociale, ma anche una preparazione all’evangelizzazione.
Al tempo stesso, il testo mostra quanto la missione dipenda dalle condizioni politiche nelle quali opera. Le restrizioni alle scuole cattoliche in Turchia e in Iran, insieme alle difficoltà incontrate in alcune regioni del Nord Africa, sono interpretate come impedimenti alla diffusione del cristianesimo. La scuola emerge pertanto come uno strumento decisivo, ma non autonomo: il suo funzionamento dipende dalle autorità, dalle politiche educative e dai rapporti tra istituzioni religiose e potere politico.
Particolarmente significativa è la proposta di coinvolgere maggiormente le popolazioni locali. Ceulemans immagina che la futura missione tra i musulmani possa essere condotta non tanto da missionari stranieri, quanto da convertiti e da laici cattolici capaci di operare all’interno delle proprie società. L’idea risponde anche alla scarsità di sacerdoti, ma riconosce implicitamente un limite strutturale della missione europea: la necessità di affidarsi a persone che conoscano lingua, cultura e relazioni sociali dei contesti nei quali si intende operare.
Un Problema Missionario, una Realtà da Comprendere
Nella parte conclusiva, Ceulemans auspica la creazione di un istituto specializzato nello studio dell’islam. A questa struttura attribuisce compiti di formazione, produzione e diffusione di letteratura religiosa, elaborazione apologetica e preparazione dei cattolici destinati a operare nei paesi musulmani. La conoscenza linguistica e culturale dovrebbe accompagnare una condotta personale irreprensibile, ritenuta indispensabile per ottenere la stima delle popolazioni locali.
La proposta è coerente con l’intero contributo del missionario. La missione non può più affidarsi soltanto alla disponibilità di sacerdoti, scuole e opere assistenziali: deve acquisire competenze specifiche, comprendere le società islamiche e predisporre strumenti adeguati a un confronto che l’autore considera ormai globale.
Il riconoscimento della necessità di studiare l’Islam nasce dunque da un’esigenza operativa, legata alla volontà di rendere più efficace l’attività di conversione:
Reeds vóór het uitbreken van de tegenwoordige oorlog studeerden er veel Mohammedanen in Europa, vooral in Frankrijk. Men mag veilig aannemen, dat in de eerstvolgende jaren het internationaal verkeer een geweldige vlucht zal nemen. Tot de taak van het Islam-instituut zou dan te rekenen zijn, in Europa en Amerika centra te stichten, waar de Mohammedaanse student in een rustige sfeer de christelijke waarheid zal kunnen leren kennen.
Katholieke studenten, die later een leidende positie gaan innemen in Mohammedaanse gebieden, dienen hier reeds door studie van taal en cultuur het volkseigene te leren kennen. Zij moeten later te midden van een Mohammedaanse omgeving katholiek apostolaat uitoefenen. Gebrek aan katholieke priesters eist, dat elke kolonist ook apostel is. Voorwaarde voor blijvend succes is gelegen in een onberispelijke levenswandel, want dit alleen verwerft de achting van den muzelman.
Già prima dello scoppio della guerra attuale, molti musulmani studiavano in Europa, soprattutto in Francia. Si può ragionevolmente supporre che, negli anni immediatamente successivi, gli scambi internazionali conosceranno un enorme sviluppo. Tra i compiti dell’istituto per l’Islam dovrebbe quindi rientrare anche la creazione, in Europa e in America, di centri nei quali gli studenti musulmani possano conoscere la verità cristiana in un ambiente tranquillo.
Gli studenti cattolici destinati ad assumere in futuro posizioni di responsabilità nei territori musulmani dovrebbero già qui, attraverso lo studio della lingua e della cultura, imparare a conoscere le caratteristiche proprie delle popolazioni locali. In seguito, dovranno esercitare l’apostolato cattolico vivendo in un ambiente musulmano. La carenza di sacerdoti cattolici richiede che ogni colono sia anche un apostolo. Una condotta di vita irreprensibile è condizione per ottenere risultati duraturi, poiché soltanto essa può conquistare la stima dei musulmani.
Ceulemans, Het Probleem van de Islam, cit., p. 6.

Il testo del 1946 riflette una rappresentazione dell’islam costruita attraverso le categorie teologiche e culturali del cattolicesimo missionario dell’epoca; le considerazioni sulla dottrina islamica, sull’istruzione, sulla condizione femminile e sulla società sono inserite in una prospettiva che interpreta la presenza musulmana soprattutto in rapporto all’attività missionaria.
Pur muovendo da finalità confessionali, l’analisi di Ceulemans non si limita alla dimensione religiosa, ma presenta anche una chiara prospettiva geopolitica. L’attenzione alla diffusione dell’Islam, alla circolazione internazionale degli studenti, ai rapporti tra potenze coloniali e popolazioni musulmane e alla capacità delle comunità locali di trasmettere la propria fede coglie dinamiche che vanno oltre le preoccupazioni strettamente missionarie.
Questi elementi sono interpretati in funzione della competizione religiosa, ma restituiscono anche la percezione di un mondo islamico attivo, con proprie reti, risorse e capacità di influenza; è proprio in questa sovrapposizione tra visione confessionale e osservazione di fenomeni concreti che il testo acquista interesse storico.
Letture Consigliate
- Van Bruinessen, M. (1999). Global and local in Indonesian Islam. Southeast Asian Studies, Kyoto University.
- Haryono, A. (2009). Awal mulanya adalah Muntilan: Misi Jesuit di Yogyakarta, 1914–1940. Kanisius.
- Steenbrink, K. (2013). Dutch colonial containment of Islam in Manggarai, West-Flores, in favour of Catholicism, 1907–1942. Bijdragen tot de Taal-, Land- en Volkenkunde, 169(1), 104-128.

