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Nel 1896, mentre la guerra di Aceh entrava in una nuova fase, il gesuita H. C. Verbraak ne registrava gli effetti sul territorio, sui militari e sulla comunità coloniale. Il suo rapporto, pubblicato nel 1897, offre una prospettiva ecclesiastica su una guerra osservata non soltanto dal fronte, ma anche dagli ospedali, dalle postazioni e dalle nuove infrastrutture coloniali.

In 1896, as the Aceh War entered a new phase, the Jesuit H. C. Verbraak recorded its effects on the territory, the military and the colonial community. Published in 1897, his report offers an ecclesiastical perspective on a war observed not only from the front, but also from hospitals, military posts and the emerging colonial infrastructure.

In 1896, toen de Atjehoorlog een nieuwe fase inging, legde de jezuïet H. C. Verbraak de gevolgen ervan voor het gebied, de militairen en de koloniale gemeenschap vast. Zijn verslag, gepubliceerd in 1897, biedt een kerkelijk perspectief op een oorlog die niet alleen vanaf het front, maar ook vanuit hospitalen, militaire posten en de zich ontwikkelende koloniale infrastructuur werd waargenomen.


Una Fonte Ecclesiastica

Per ricostruire la storia di Aceh nella seconda metà dell’Ottocento non è necessario rivolgersi esclusivamente ai rapporti militari o amministrativi; una prospettiva diversa emerge da una fonte di natura ecclesiastica, il rapporto di padre H. C. Verbraak, gesuita, intitolato Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896 (Considerazioni ecclesiastiche sul Grande Aceh e sui territori dipendenti durante la seconda metà del 1896), pubblicato su Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, (Notizie dalle Indie Orientali Olandesi), III, 1897, pp. 30-40.

Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897. Padre Verbraak. Guerra di Aceh. Gesuiti. Colonialismo olandese.
Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie.

Il documento è datato Panteh-Perak, 31 dicembre 1896 e fu pubblicato nel 1897 nei Berichten, denotando una distinzione cronologica significativa: Verbraak scrive alla fine del 1896, mentre gli avvenimenti descritti sono ancora recenti e fanno parte della sua esperienza diretta. Non si tratta quindi di una ricostruzione successiva della guerra, ma della testimonianza contemporanea di un sacerdote che durante l’anno si è spostato attraverso il territorio, seguendo le unità militari e la comunità cattolica.

Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896, Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897. Padre Verbraak. Guerra di Aceh. Gesuiti. Colonialismo olandese.
Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896, Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897, p. 30.

La fonte non è naturalmente neutrale, in quanto Padre Verbraak scrive all’interno dell’ordine coloniale e interpreta esplicitamente l’andamento della campagna dal punto di vista dell’ordine coloniale di cui fa parte; nelle conclusioni celebra le vittorie militari e attribuisce alle operazioni un ruolo decisivo nella riduzione della resistenza acehese.

Ed è proprio questa posizione a rendereil documento interessante, perché il suo scopo principale non è raccontare la guerra in termini strategici o analitici; il dato più utile non è soltanto ciò che Verbraak pensa di Aceh, ma quello che permette di vedere mediante il suo resoconto.


Una Guerra Vista dal Fronte

Nel corso del 1896 Aceh appare innanzitutto come un territorio attraversato dalla guerra. Verbraak registra operazioni, ricognizioni, fortificazioni, prigionieri, morti e feriti, ma la sua attenzione non si ferma al combattimento; il 29 giugno descrive l’attacco contro Anagaloeng, condotto da quattro battaglioni e da reparti di marechaussee, un corpo militare speciale.

Il rapporto restituisce così una geografia fatta di bentings, postazioni, strade, fiumi, stazioni e approdi. Quando a settembre una temporanea riduzione delle operazioni gli permette di visitare quindici fortificazioni, Verbraak attraversa concretamente quella che la guerra sta trasformando in una rete territoriale. I suoi spostamenti avvengono anche attraverso i piroscafi governativi: nell’agosto raggiunge Poeloe-Bras, Poeloe-Weh, Segli, Edi e Telok-Semawé, mentre in ottobre percorre altre località della costa occidentale.

Il territorio che emerge dal documento non è quindi soltanto quello dello scontro tra l’esercito olandese e la resistenza acehese, ma anche uno spazio nel quale l’occupazione militare procede insieme alla costruzione di collegamenti, uffici, ospedali e luoghi di culto.

Den 27n Augustus, in den namiddag, keerden het 3e en 2e bataillon, de artillerie, de cavalerie, de marechaussé’s de genie-troepen, het hospitaal-personeel, de dwangarbei- ders van een tocht naar en buiten Indrapoeri, Moeroeë terug.

(…)

Den 24n September werden 3 licht gewonde militairen van Samagani naar het hospitaal te Panteh-Perak vervoerd.

Il 27 agosto, nel pomeriggio, il 3° e il 2° battaglione, l’artiglieria, la cavalleria, i marechaussées, le truppe del genio, il personale dell’ospedale e i lavoratori forzati fecero ritorno da una spedizione verso Indrapoeri e oltre, fino a Moeroeë.

(…)

Il 24 settembre, tre militari leggermente feriti furono trasportati da Samagani all’ospedale di Panteh-Perak.

Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896, Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897, pp. 33-34.

Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896, Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897. Padre Verbraak. Guerra di Aceh. Gesuiti. Colonialismo olandese.
Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896, Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897, pp. 33-34.

È proprio negli ospedali e nelle postazioni che la prospettiva ecclesiastica aggiunge qualcosa di rilevante rispetto alla documentazione militare. Verbraak registra i singoli feriti e segue le loro vicende personali, come nel giugno del 1896, quando amministra l’estrema unzione al marechaussee ambonese Frans Rafel, gravemente ferito all’addome. Il soldato sopravvive, riceve la comunione e viene successivamente trasferito con la moglie e il figlio verso gli altopiani di Padang; in ottobre, durante un’operazione a Lamkrak, il soldato Jakob Krijnen rimane gravemente ferito a un braccio.

In novembre, Joannes Cornelius Marien viene colpito da una pallottola che si ferma vicino al cuore, riceve i sacramenti e muore pochi giorni dopo.

La guerra viene quindi osservata non solo attraverso il numero delle perdite, ma attraverso la sorte individuale degli uomini che ne subiscono le conseguenze dirette.


Malattia, Amministrazione e Presenza Religiosa

Ancora più significativa è la presenza del colera. Per quattro settimane, fino alla metà di ottobre, circa cinquanta persone vengono ricoverate nel lazzaretto del colera e trenta muoiono, mentre Verbraak amministra l’estrema unzione a diciassette malati; l’epidemia ricompare in novembre e continua fino alla fine dell’anno.

Nel bilancio conclusivo, alle perdite militari si aggiunge quindi un numero considerevole di morti provocate dalle malattie; la mortalità della campagna di Aceh appare così come il risultato di fattori diversi, nei quali il combattimento costituisce soltanto una componente.

La stessa relazione permette di osservare la progressiva organizzazione materiale della presenza coloniale. La cappella di Sant’Aloysius, benedetta l’11 ottobre 1896 nei pressi della stazione del tram di Oleh-leh, è un esempio particolarmente significativo.

Verbraak racconta che fin dal 1887 aveva constatato la crescita della comunità cattolica e la difficoltà di raggiungere Panteh-Perak per assistere alla Messa; per anni le celebrazioni si erano svolte in spazi provvisori, prima in una scuola, poi nella galleria dell’ufficio del magistrato. Nel 1896, dopo una lunga richiesta, il governo concede un terreno alla comunità cattolica e viene costruita una piccola cappella. Il processo mostra come la presenza religiosa si inserisca direttamente nelle strutture amministrative e territoriali della colonia: scuola, ufficio pubblico, concessione governativa, lavori pubblici, tram e luogo di culto fanno parte di uno stesso ambiente istituzionale.

Anche la composizione della popolazione che compare nel rapporto è significativa. Verbraak incontra soldati europei, ambonesi e giavanesi, civili cinesi, famiglie di militari, bambini e persone provenienti da differenti tradizioni cristiane. Durante le sue visite battezza bambini di sottufficiali, un artigliere e il figlio di un commerciante cinese; a Poeloe-Raia e Melaboe registra altri battesimi e comunioni, comprese persone provenienti dall’ambiente protestante.

La società che emerge incidentalmente dal documento è dunque già assai più articolata della semplice contrapposizione fra olandesi e Acehesi; l’esercito coloniale stesso costituisce una realtà composita e la presenza europea sul territorio è accompagnata da famiglie, commercianti, amministratori, religiosi e lavoratori di origini diverse.

Questa complessità si riflette anche nella pratica pastorale di Verbraak. Il testo offre una panoramica della sua attività pastorale durante il 1896:

In den loop des jaars heb ik in Atjeh toegediend: 63 doopsels 557 H.H. Communiën, waaronder eerste en 234 Paasch-cornmuniën, en aan 118 de laatste H. Sacramenten. Globaal genomen, zijn in de laatste negen maanden 150 gesneuveld of aan wonden overleden; 850 en meer gewond, nog in leven, hetzij verminkt of hersteld.

Nel corso dell’anno ho amministrato ad Aceh 63 battesimi e 557 Sante Comunioni, tra le quali anche prime comunioni, e 234 comunioni pasquali, nonché gli ultimi Santi Sacramenti a 118 persone.

Complessivamente, negli ultimi nove mesi, 150 sono caduti o sono morti in seguito alle ferite; più di 850 sono rimasti feriti e sono ancora in vita, sia mutilati sia ristabiliti.

Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896, Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897, p. 40.

Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896, Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897. Padre Verbraak. Guerra di Aceh. Gesuiti. Colonialismo olandese.
Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896, Berichten uit Nederlandsch Oost-Indie, III, 1897, pp. 39-40.

Si tratta di statistiche che danno una misura della sua attività, ma soprattutto mostrano quanto la presenza religiosa fosse ormai inserita nella vita quotidiana delle postazioni militari.

La Chiesa non compare semplicemente come istituzione separata dall’esercito; il sacerdote si muove attraverso la stessa rete territoriale, visita gli uomini, entra negli ospedali, celebra nelle postazioni e accompagna i militari nei momenti di malattia e di morte.


Aceh in una Fonte Coeva del 1896

Alla fine dell’anno Verbraak riassume il bilancio della campagna con cifre molto elevate. Ai 150 uomini uccisi e agli 850 feriti o mutilati si devono infatti aggiungere oltre mille Acehesi uccisi e un numero ancora maggiore di morti provocate dal colera; secondo Verbraak, dunque, le operazioni olandesi avrebbero prodotto una situazione particolarmente favorevole e ridotto la capacità di resistenza degli Acehesi.

È necessario quindi leggere il rapporto per quello che è, una fonte coloniale, prodotta da un religioso che considera legittimo e positivo l’esito della campagna. Una fonte che ha un valore documentario molto elevato, in quanto il suo punto di vista costituisce una parte della documentazione, mentre le informazioni che emergono quasi incidentalmente consentono di ricostruire aspetti che una relazione militare difficilmente avrebbe registrato con la stessa attenzione.

Aceh appare così come un territorio nel quale guerra, amministrazione, sanità, trasporti e religione si sovrappongono. Le bentings non sono soltanto fortificazioni, sono luoghi abitati; i piroscafi governativi non rappresentano dei semplici mezzi di trasporto, ma strumenti di connessione territoriale.

Gli ospedali mostrano il costo umano della campagna, la cappella di Oleh-leh testimonia la progressiva stabilizzazione della presenza coloniale; infine, il sacerdote che attraversa questo spazio permette di osservare il funzionamento quotidiano di un sistema che i rapporti militari mostrano soprattutto dal punto di vista delle operazioni.

C’è inoltre una evidente continuità tra il documento del 1896 e la memoria che di Verbraak sarebbe stata costruita anni dopo la sua morte. Nel rapporto contemporaneo egli è già l’uomo che passa da una postazione all’altra, entra negli ospedali, assiste i feriti, celebra per i soldati e segue le loro vicende personali. Nel 1922, a distanza di un quarto di secolo, sarebbe stato ricordato soprattutto per questa stessa presenza: come sacerdote capace di stare accanto agli uomini dell’esercito nei momenti di sofferenza e di difficoltà.

Il Verbraak della memoria (1922), dunque, non contraddice quello del documento del 1896, ma lo conferma. La differenza è che nel 1896 Verbraak ci permette di vedere Aceh; nel 1922, attraverso la memoria lasciata da chi lo aveva conosciuto, possiamo vedere l’uomo che aveva attraversato e vissuto in quello spazio.


Letture Consigliate

  • Verbraak, H. C. (1897). Kerkelijke beschouwingen over Groot-Atjeh en Onderhoorigheden gedurende de tweede helft van 1896. Berichten uit Nederlandsch Oost-Indië voor de leden van den Sint Claver-Bond, 3, 30–40.
  • Fahmi, C. (2021). The Snouck Hurgronje’s doctrine in conquering the holy revolts of Acehnese natives. Heritage of Nusantara: International Journal of Religious Literature and Heritage, 10(2).
  • Airlangga, Z. N., Akbar, I. K., Lingga, W. R., Maler, W., & Narny, Y. (2025). Convergence of colonial politics, Islamic ideology, and popular resistance: An analysis of the background of the Aceh War (1873–1903). Analisis Sejarah: Mencari Jalan Sejarah, 15(2), 204–210.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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