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Le fonti coloniali non raccontano soltanto ciò che accadde. Talvolta permettono di osservare anche il modo in cui il potere interpretava ciò che era accaduto. È il caso di una ricostruzione pubblicata nel Tijdschrift voor Nederlandsch-Indië nel 1842, dedicata agli eventi della spedizione di Palembang del 1821 e alla vittoria delle forze olandesi comandate dal generale De Kock nel giugno dello stesso anno.

Il testo, organizzato come una ricostruzione cronologica degli avvenimenti a partire dal 1816, incorpora inoltre documentazione amministrativa relativa agli eventi narrati; non siamo dunque davanti alla semplice cronaca di una spedizione, ma a una rilettura successiva di quegli avvenimenti attraverso gli strumenti documentari dell’amministrazione coloniale.

Tijdschrift Voor Nederlandsch Indië (1842). Fonti Coeve Olandesi. Palembang 1821.
Tijdschrift Voor Nederlandsch Indië (1842).

Il documento riproduce parte di una lettera che il Governatore Generale delle Indie Orientali Olandesi indirizzò al generale De Kock il 10 luglio.

Il linguaggio è infatti celebrativo:

Il Governatore Generale dichiarò, in una lettera autografa indirizzata al generale De Kock il 10 luglio, di aver provato la più viva soddisfazione nel ricevere il rapporto sopra menzionato, il quale gli aveva dato la certezza che una splendida vittoria aveva confermato le aspettative che egli nutriva riguardo alla capacità di comando del generale e al valore e al coraggio delle forze terrestri e navali poste ai suoi ordini.

Tijdschrift Voor Nederlandsch Indië (1842), Kronijk van Nederlandsch Indië, loopende van af het jaar 1816, Het jaar 1821. (Cronaca delle Indie Orientali Olandesi, a partire dall’anno 1816. Anno 1821), p. 23.

Tijdschrift Voor Nederlandsch Indië (1842). Fonti Coeve Olandesi. Palembang 1821.
Tijdschrift Voor Nederlandsch Indië (1842), p. 23.

Il tono è quello di una solenne comunicazione di congratulazioni, in cui la sconfitta di Machmoed Badaroeddin viene presentata come la punizione ‘finalmente giunta dopo una lunga attesa’, mentre la conseguente restaurazione dell’autorità olandese a Palembang viene definita dal Governatore Generale come ‘uno degli eventi più felici’ che potessero verificarsi durante il suo governo.

Ed è proprio il linguaggio utilizzato a rendere la fonte particolarmente interessante, in quanto la campagna non viene descritta soltanto come un’operazione militare riuscita. Le difficoltà incontrate sul terreno e l’attività del nemico vengono presentate come ostacoli che l’esercito ha saputo superare, offrendo così, nelle parole del Governatore Generale, «un nuovo e onorevole esempio» del fatto che l’antico eroismo degli eserciti olandesi non era scomparso.

La vittoria assume quindi un significato più ampio di quello strettamente militare, e diventa una conferma delle qualità attribuite alle forze della Corona: capacità di comando, prudenza, coraggio e disciplina. De Kock viene lodato per il suo «buon giudizio, discernimento e coraggiosa calma», mentre i suoi subordinati vengono descritti come impegnati a gareggiare nell’adempimento dei propri doveri.

Particolarmente significativa è poi l’insistenza sull’accordo fra le diverse componenti delle forze armate. Il Governatore Generale parla della «perfetta concordia» esistente fra le diverse componenti dell’esercito e la considera la prova più convincente dello spirito che anima le forze terrestri e navali del Re nelle Indie.

La lettera stabilisce così un collegamento diretto fra il teatro coloniale e la monarchia. Il Governatore Generale promette infatti di portare all’attenzione del sovrano tanto l’operato di De Kock quanto quello dei suoi subordinati, in attesa che il Re possa eventualmente concedere loro le proprie dimostrazioni di favore.

È un passaggio apparentemente cerimoniale, ma rivela una precisa concezione dell’amministrazione coloniale. La vittoria ottenuta a Palembang viene inserita in una catena che collega il comandante sul campo al Governatore Generale e, infine, al sovrano olandese. L’impresa militare nelle Indie diventa così anche un fatto degno di essere riconosciuto dalla monarchia.

La fonte non ci dice, naturalmente, quanto questa rappresentazione corrispondesse all’esperienza concreta di chi combatté la campagna, né offre la prospettiva degli abitanti di Palembang o dei suoi avversari, ma non è necessario chiederle ciò che non può fornire. Il suo valore risiede piuttosto nella capacità di mostrare con particolare chiarezza come il vertice dell’amministrazione coloniale trasformasse una vittoria militare in una narrazione di autorità, disciplina e continuità monarchica.

E proprio per questo un documento del genere va letto non soltanto per ricostruire una campagna, ma anche per comprendere il linguaggio con cui il potere coloniale raccontava a sé stesso le proprie vittorie, a distanza di oltre vent’anni dagli eventi a cui l’intervento del Tijdschrift voor Nederlandsch-Indië si riferisce.

In questo senso, il documento mostra anche qualcosa di più generale sul modo in cui la memoria del potere viene costruita e tramandata. Una vittoria militare non entra nella memoria ufficiale soltanto attraverso il racconto degli eventi, ma anche attraverso le parole con cui viene selezionata, interpretata e collegata alle istituzioni che la celebrano.

La lettera del Governatore Generale e la sua successiva pubblicazione nel Tijdschrift costituiscono così due momenti della stessa operazione: l’evento viene prima interpretato dal potere e poi conservato in una forma destinata a essere riletta nel tempo.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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