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Nel 1878, il Tijdschrift voor Neerland’s Indië, rivista dedicata alle questioni delle Indie orientali olandesi, pubblica un contributo intitolato De regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam («Il governo delle Indie olandesi di fronte all’Islam»).

De regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland's Indië jrg 7, 1878. Fonti Coeve Olandesi. Indie Orientali Olandesi. Libertà Religiosa.
De regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland’s Indië jrg 7, 1878, p. 205.

L’articolo affronta il rapporto fra amministrazione coloniale e popolazione musulmana, soffermandosi sulla diffusione dell’islam nell’arcipelago, sull’incremento dei pellegrinaggi alla Mecca e sui timori che una maggiore partecipazione religiosa potesse tradursi in una minaccia per l’autorità olandese.

La questione non era nuova, e una parte dell’opinione pubblica olandese considerava la crescita dell’islam un ostacolo alla diffusione del cristianesimo e sollecitava il governo a sostenere più energicamente l’attività missionaria. Alcuni rappresentanti politici arrivavano persino a sostenere che l’amministrazione dovesse assumersi il compito di costruire un grande regno cristiano nell’arcipelago.

L’autore prende le distanze da questa impostazione e affronta il problema da una prospettiva diversa: si chiede quale deve essere il comportamento di un governo nei confronti della religione professata dalla maggioranza dei propri sudditi.

Per rispondere, il testo distingue innanzitutto fra la diffusione dell’islam come fenomeno religioso e la sua eventuale rilevanza politica. L’aumento dei pellegrinaggi alla Mecca, il prestigio degli hadji (coloro che hanno effettuato il pellegrinaggio) e la maggiore osservanza delle prescrizioni islamiche non costituiscono, secondo l’autore, elementi sufficienti per ipotizzare un pericolo per la stabilità coloniale.

Secondo l’autore, i rapporti amministrativi del 1876 e del 1877 non documentano un’intensificazione del fervore religioso tale da compromettere l’autorità europea; le agitazioni segnalate in alcune località vengono considerate circoscritte e non rappresentative di una minaccia generale.

È proprio da questa valutazione che emerge il principio fondamentale dell’articolo: la libertà religiosa deve essere rispettata anche quando la religione professata dalla popolazione non coincide con quella dei governanti.

La fonte è esplicita a tale proposito:

Uitvloeisel van het heilrijk beginsel van godsdienstvrijheid, bij het Regeeringsreglement voor alle Nederlandsch-Indische onderdanen gehuldigd, zou zij niet gewijzigd kunnen worden in preventieven en repressieven geest, zonder juist de gevaren in het leven te roepen, waarmede men thans niet te doen heeft, en zonder schending van het eenmaal ook aan de volgelingen van den Islam toegekende recht op vrije geloofsbelijdenis.

In quanto conseguenza del benefico principio della libertà religiosa, riconosciuto dal Regolamento governativo a tutti i sudditi delle Indie olandesi, essa non potrebbe essere modificata in senso preventivo e repressivo senza suscitare proprio quei pericoli che attualmente non sussistono, e senza violare il diritto alla libera professione della fede, già riconosciuto anche ai seguaci dell’Islam.

De regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland’s Indië jrg 7, 1878 (1e deel), no 3, p. 215.

De regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland's Indië jrg 7, 1878. Fonti Coeve Olandesi. Indie Orientali Olandesi. Libertà Religiosa.
De regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland’s Indië jrg 7, 1878, p. 215.

L’autore richiama (p. 211) espressamente l’articolo 119 del Regeeringsreglement, che garantiva agli abitanti delle Indie olandesi la libertà di professare le proprie convinzioni religiose; non si tratta, nella sua interpretazione, di una concessione subordinata alla tranquillità politica, ma di un principio che deve orientare l’azione dell’amministrazione.

De regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland's Indië jrg 7, 1878. Fonti Coeve Olandesi. Indie Orientali Olandesi. Libertà Religiosa.
De regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland’s Indië jrg 7, 1878. p. 211.

La conseguenza è importante, e l’autore deduce che il governo non può trasformarsi in uno strumento della propaganda cristiana, né utilizzare la propria autorità per ostacolare la diffusione dell’islam; l’attività missionaria deve rimanere libera dall’ingerenza amministrativa, mentre le autorità devono limitarsi a garantire l’ordine pubblico.

L’autore considera inoltre controproducente qualsiasi politica repressiva nei confronti delle pratiche islamiche: introdurre restrizioni alla professione religiosa significherebbe violare un diritto riconosciuto e rischiare di provocare proprio quelle tensioni che si vorrebbero evitare.

Il ragionamento viene applicato anche alla questione del pellegrinaggio alla Mecca. I dati riportati nell’articolo mostrano che nel 1876 partirono da Giava e Madura 8.094 pellegrini, mentre il consolato olandese di Gedda registrò 4.604 pellegrini provenienti dalle Indie olandesi nella stagione 1876-1877. Una mobilità considerevole, che comportava anche la circolazione di ingenti risorse economiche, ma che non induce l’autore a ritenere che il fenomeno potesse giustificare misure dirette a limitarlo.

Difende invece il sistema dei passaporti introdotto nel 1859, e allo stesso tempo ne specifica quella che indica come corretta funzione; secondo la fonte, le disposizioni erano state adottate per proteggere i pellegrini da frodi, sfruttamento e abusi durante il viaggio. I documenti permettevano alle autorità consolari di riconoscere i sudditi delle Indie olandesi e di intervenire in loro favore.

Il sistema, secondo l’autore, non doveva essere utilizzato come strumento di controllo della fede islamica, ma come mezzo di tutela dei viaggiatori; la distinzione fra regolamentazione amministrativa e limitazione della libertà religiosa costituisce uno degli aspetti più interessanti del contributo.

L’autore riserva inoltre una critica esplicita a quanti lamentano il limitato successo della cristianizzazione dell’arcipelago, in quanto, dopo tre secoli di presenza olandese, la comunità cristiana rimaneva numericamente esigua rispetto alla popolazione musulmana. La fonte non attribuisce questo risultato esclusivamente alla forza dell’Islam, ma invita gli stessi olandesi a interrogarsi sulle proprie responsabilità. Una società che ha privilegiato gli interessi materiali e finanziari dell’amministrazione coloniale, trascurando il progresso morale della popolazione, non poteva sorprendersi dei risultati limitati ottenuti dalla propria attività missionaria.

Il documento presenta naturalmente la visione della cultura coloniale ottocentesca. Di conseguenza, la sua concezione della società e delle religioni orientali si inserisce nella mentalità europea del XIX secolo. Per questa ragione, appare sorprendente il principio che difende; secondo la visione che emerge dalla fonte, la libertà religiosa non può dipendere dalla convenienza politica del governo, né dalla maggiore o minore compatibilità di una confessione con le convinzioni dei governanti.

Si è dunque in presenza di una fonte molto interessante. In un territorio sottoposto a dominio coloniale, nel quale la popolazione indigena non disponeva della propria sovranità politica, su un periodico olandese del 1878 si sosteneva apertamente che il governo dovesse rispettare la libertà religiosa dei musulmani, senza ostacolare il pellegrinaggio alla Mecca e senza favorire amministrativamente la propaganda cristiana. Una garanzia giuridica che conviveva con la subordinazione coloniale, ma che l’autore considerava un limite effettivo all’esercizio del potere.

Naturalmente, il riconoscimento formale di un diritto non equivaleva alla sua piena applicazione, e sarebbe improprio idealizzare l’amministrazione olandese. Rimane tuttavia interessante osservare che l’indipendenza politica e la libertà religiosa non sono necessariamente due conquiste coincidenti; la sovranità nazionale, da sola, non garantisce che lo Stato riconosca e tuteli concretamente la libertà di coscienza dei propri cittadini.

Ed è proprio osservando l’Indonesia contemporanea che la testimonianza del 1878 assume un significato ulteriore. È possibile che, sotto determinati aspetti, vi fosse più libertà religiosa nelle Indie olandesi del XIX secolo che nell’Indonesia indipendente di oggi.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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