Un recente articolo pubblicato dalla rivista di Nahdlatul Ulama offre uno spaccato significativo dei processi di costruzione della memoria nazionale nell’Indonesia contemporanea, attraverso una rilettura delle origini della Repubblica che intreccia religione, nazionalismo e legittimazione politica.
A recent article published by Nahdlatul Ulama’s magazine provides a revealing insight into the construction of national memory in contemporary Indonesia, revisiting the origins of the Republic through a narrative that intertwines religion, nationalism and political legitimacy.
Een recent artikel in het tijdschrift van Nahdlatul Ulama biedt een interessante inkijk in de constructie van het nationale geheugen in het hedendaagse Indonesië, door de ontstaansgeschiedenis van de Republiek te herinterpreteren via een narratief waarin religie, nationalisme en politieke legitimiteit samenkomen.
Il Mito delle Origini Repubblicane
Un recente articolo pubblicato da Aula (Dicembre 2023), rivista legata a Nahdlatul Ulama (NU), offre un esempio particolarmente significativo di come la memoria della fondazione della Repubblica d’Indonesia continui a essere reinterpretata e trasmessa all’interno della più grande organizzazione islamica del Paese. Il testo, dedicato al ruolo di KH M. Hasyim Asyari negli anni che precedettero l’indipendenza, non si limita infatti a ricostruire eventi storici, ma contribuisce alla costruzione di una narrazione identitaria che intreccia religione, nazionalismo e legittimazione politica.
L’articolo presenta Hasyim Asyari, fondatore di Nahdlatul Ulama e figura centrale dell’Islam tradizionale indonesiano, come la più autorevole guida morale e religiosa della nazione. Secondo il racconto, alla vigilia dell’indipendenza il governo militare giapponese avrebbe persino offerto a Asyari la futura presidenza della Repubblica. L’autorevole ulama avrebbe tuttavia rifiutato, sostenendo che il proprio compito fosse quello di educare gli studenti e guidare la comunità religiosa. Alla richiesta dell’indicazione della guida più adatta a guidare il nuovo Stato, egli avrebbe indicato senza esitazioni Soekarno come presidente e Mohammad Hatta come vicepresidente.
Dal punto di vista strettamente storiografico, molti degli episodi riportati (a partire dalla presunta offerta della presidenza indonesiana ad Asyari) si fondano su testimonianze memorialistiche e tradizioni narrative sviluppatesi decenni dopo gli eventi, e non su documenti e materiale storico in senso proprio. Tuttavia, la loro importanza non risiede esclusivamente nella verificabilità documentaria, quanto piuttosto nel modo in cui esso costruisce una genealogia morale della Repubblica indonesiana, come conferma questo estratto:
L’influenza così profonda che (Asyari, ndr) esercitava sulla società spinse persino il governo giapponese a offrirgli la carica di Presidente della Repubblica d’Indonesia. Questa vicenda è documentata nel diario di Maruto Nitimiharjo, un esponente del partito Murba coetaneo di Adam Malik. KH Salahuddin Wahid ha riportato questo aneddoto basandosi sul racconto del suo amico Hadijoyo Nitimiharjo (figlio di Maruto Nitimiharjo), nella prefazione del libro Hadratussyeikh, Komitmen Keumatan dan Kebangsaan (2010) scritto da Zuhairi Misrawi. Maruto era stato inviato dal governo militare giapponese per incontrare Hadratussyeikh KH M Hasyim Asy’ari e offrirgli la presidenza dell’Indonesia, ma il kiai rifiutò immediatamente. La ragione era semplice: come kiai, il suo dovere era quello di educare i propri studenti.
Syafullah, Pemilu Momentum Kedepankan Keselamatan Bangsa, Le elezioni come occasione per privilegiare il bene della nazione, Aula, XLV(12) 2023, p. 8.
Asyari viene dunque investito di una missione quasi divina, e le sue azioni vengono idealizzate e proiettate in un passato ideale, in cui il futuro dell’Indonesia era di fatto determinato dalle sue scelte; inoltre, nella narrazione proposta da Aula, Soekarno non emerge semplicemente come il leader politico più influente del movimento nazionalista, ma come il candidato riconosciuto e approvato (e dunque legittimato) dalla massima autorità religiosa del Paese.
La sua ascesa alla presidenza appare così non come il risultato di una complessa negoziazione politica tra gruppi e correnti diverse, ma come l’esito naturale di una scelta condivisa dai principali custodi della saggezza religiosa del Paese.
La Pancasila come Legittimo Strumento Religioso
Ancora più significativo è il modo in cui viene affrontata la controversia relativa alla formulazione della Pancasila. L’articolo descrive il dibattito sulla cosiddetta Carta di Giacarta e attribuisce a Asyari un ruolo decisivo nella soluzione della crisi, in quanto, secondo questa narrazione, dopo un’intensa pratica spirituale fatta di digiuni, recitazioni coraniche e preghiere, il fondatore di NU avrebbe concluso che la formula definitiva della Pancasila fosse pienamente conforme ai principi dell’Islam.
In tale prospettiva, la rinuncia al riferimento esplicito all’obbligo di applicare la shariah non rappresenterebbe una concessione politica, ma una scelta coerente con il principio della maslahah, il bene comune della nazione; l’autore dell’articolo afferma che l’obbligo legale per i musulmani di osservare la shariah non sarebbe stato accettato dai non musulmani. Tale interpretazione, tuttavia, appare riduttiva, e sebbene la Carta di Jakarta prevedesse formalmente l’obbligo della sharia soltanto per i musulmani, il dibattito dell’epoca rifletteva preoccupazioni più ampie riguardo al futuro assetto confessionale dello Stato e ai possibili effetti politici derivanti dall’inclusione di tale clausola nella Costituzione.
È proprio questo passaggio a rivelare la funzione più profonda della narrazione proposta da Aula. La Pancasila non viene presentata come il risultato di un compromesso storico tra nazionalisti, musulmani e minoranze religiose, ma come una sintesi già contenuta nella visione dei grandi ulama. Il conflitto politico viene trasfigurato in armonia morale, mentre il processo di costruzione dello Stato assume una dimensione quasi provvidenziale e deterministica, guidata dalla presunta saggezza e sacrificio dei suoi leaders religiosi.

In questo senso, l’articolo si inserisce pienamente nella tradizione dei miti fondativi nazionali. Come accade in molti altri contesti, le figure storiche vengono progressivamente elevate a simboli e archetipi; in questo caso, Hasyim Asyari diventa il garante spirituale dell’unità nazionale, mentre Soekarno assume il ruolo di leader legittimato dalla sapienza religiosa, anche se la sua figura storica non corrisponde a quella di un devoto musulmano. In questa narrazione, la Pancasila diventa il punto di incontro naturale tra islam e pluralismo, e non un terreno di scontro come fu storicamente.
La rilevanza del testo non risiede tanto nelle informazioni che fornisce sul 1945, quanto piuttosto nel messaggio che trasmette all’Indonesia contemporanea. Attraverso questa ricostruzione ideale, Nahdlatul Ulama riafferma il proprio ruolo di cofondatrice della Repubblica e custode dell’equilibrio tra identità islamica e unità nazionale. L’articolo di Aula mostra come la memoria storica continui a essere uno strumento fondamentale attraverso cui le organizzazioni religiose definiscono il proprio posto nella nazione e contribuiscono a plasmare il racconto delle sue origini.
La Conferma dell’Egemonia Islamica
Si ricorda, infine, che l’articolo è stato pubblicato durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2024, e la sua funzione, pertanto, non era esclusivamente commemorativa o storiografica, ma anche e soprattutto pedagogica e politica.
Attraverso la rievocazione delle vicende fondative della Repubblica, il testo propone infatti un modello ideale di leadership nazionale, nel quale Nahdlatul Ulama emerge come guida morale della nazione indonesiana, un’autorità religiosa che, (secondo questa narrazione ideale) pur rimanendo formalmente al di sopra della competizione politica, orienta le scelte decisive del Paese anteponendo il bene comune e l’unità nazionale agli interessi di parte.
La figura di Hasyim Asyari viene così elevata a simbolo di una saggezza capace di indicare la giusta direzione nei momenti cruciali della storia, mentre la scelta di Soekarno e Hatta è rappresentata come il frutto di un discernimento morale e religioso prima ancora che politico. In tale prospettiva, il richiamo al passato assume una chiara funzione normativa per il presente, suggerendo che anche nel contesto elettorale contemporaneo la priorità debba essere la salvaguardia della coesione nazionale e della stabilità dello Stato.

Sebbene il testo celebri il pluralismo come principio fondativo della Repubblica, esso attribuisce la legittimazione ultima della nazione e delle sue istituzioni alle figure dell’islam tradizionale.
Ne deriva una rappresentazione gerarchica dello spazio pubblico, nella quale le minoranze religiose sono formalmente incluse nella comunità nazionale, ma restano di fatto escluse dalla sua narrazione fondativa e dai meccanismi simbolici che definiscono chi possieda l’autorità morale per guidare il Paese.
Sebbene la Costituzione indonesiana non preveda alcun requisito confessionale per l’accesso alla presidenza, la centralità attribuita agli ulama nella narrazione delle origini nazionali contribuisce a rafforzare un immaginario politico nel quale l’autorità morale e la leadership dello Stato appaiono strettamente connesse all’appartenenza all’islam. Ne consegue una forma di delimitazione simbolica della sfera politica che, pur non traducendosi in esclusione giuridica, tende a scoraggiare la percezione di candidature provenienti dalle minoranze religiose come opzioni non legittime da un punto di vista politico o sociale.
Letture Consigliate
- Syafullah (2023). Pemilu Momentum Kedepankan Keselamatan Bangsa, Le elezioni come occasione per privilegiare il bene della nazione, Aula, XLV(12), 8-11.
- Barton, G. (2002). Abdurrahman Wahid: Muslim democrat, Indonesian president. University of Hawaii Press.
- Anderson, B. R. O’G. (2006). Imagined communities: Reflections on the origin and spread of nationalism (Rev. ed.). Verso.


