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Tra i numerosi discorsi pubblici che accompagnano le celebrazioni dell’indipendenza nei Paesi del Sud-est asiatico, alcuni documenti ufficiali offrono una preziosa finestra sulle concezioni della nazione e del rapporto tra religione e Stato. Un esempio interessante è costituito da un articolo pubblicato nel 2019 dalla rivista malese Warta Darul Iman, organo informativo legato all’amministrazione religiosa dello Stato di Terengganu.

Il testo, dedicato alla ricorrenza dell’indipendenza nazionale, permette di cogliere una caratteristica fondamentale del discorso pubblico malese contemporaneo, la stretta e diretta connessione tra identità nazionale e islam, una relazione che in altre realtà, come quella indonesiana, rimane implicita e non generalizzata.

Copertina di Warta Darul Iman (Foto Internet Archive)

L’articolo si apre con una riflessione sul significato dell’indipendenza, sostenendo che molti cittadini celebrano ogni anno la ricorrenza senza comprenderne pienamente il valore. Da questa premessa, il testo sviluppa un ragionamento di natura religiosa e politica al tempo stesso; la nazione viene infatti presentata come un ‘dono di Dio’ a un determinato popolo e, di conseguenza, la sua conservazione e difesa assumono il carattere di un dovere morale e religioso.

La sicurezza, la prosperità e la stabilità dello Stato sono presentate come beni che derivano dall’adesione ai principi dell’islam. Al contrario, la corruzione morale e l’allontanamento dai comandamenti divini vengono associati alla decadenza delle società, richiamando alcuni esempi coranici, come quello di ‘Lot’. In questa prospettiva, il destino della comunità politica appare strettamente legato alla sua fedeltà all’islam, suggerendo, implicitamente, che le altre tradizioni religiose non possono portare alla prosperità del Paese.

Particolarmente significativo è il passaggio dedicato all’amore per la patria, e, per dimostrare che il patriottismo è compatibile con l’islam, l’autore richiama un hadith (detto profetico) nel quale Muhammad esprime il proprio affetto per la Mecca, città natale dalla quale fu costretto a partire. Il messaggio è chiaro, amare la propria terra non rappresenta un sentimento estraneo alla tradizione islamica, ma una disposizione naturale dell’essere umano, riconosciuta e legittimata dalla stessa tradizione religiosa islamica, come rende esplicito l’autore dell’articolo.

Berdasarkan tindakan Baginda itu, jelas memberi kesimpulan bahawa mencintai negara merupakan suatu sifat semula jadi yang ada dalam diri manusia dan ia dianjurkan dalam Islam.

Basandosi su questo gesto del Profeta, si deduce chiaramente che amare la propria patria è una predisposizione naturale dell’essere umano ed è fortemente incoraggiata nell’Islam.

Cinta Tanah Air. Selaras Anjuran Agama. (L’amore per la patria. Un insegnamento della religione), Warta Darul Iman, 3, 2019, p. 24.

Questa impostazione riflette una tendenza diffusa nella cultura politica malese. Sebbene la Malesia sia uno Stato multietnico e multireligioso, l’islam occupa una posizione costituzionalmente privilegiata e costituisce uno degli elementi fondamentali dell’identità nazionale maggioritaria.

Non è un caso che la stessa definizione costituzionale di ‘malese’ includa l’appartenenza all’Islam, oltre all’uso della lingua malese e all’adesione alle consuetudini della comunità Melayu; in tale contesto, religione, etnia e nazione risultano profondamente intrecciate. La religione, in altre parole, non è una scelta personale, ma definisce l’appartenenza ad una comunità, e, per questa ragione, l’islam e la sua diffusione vengono attivamente incoraggiati.

Il confronto con l’Indonesia evidenzia una differenza importante, in quanto anche in Indonesia il patriottismo viene frequentemente associato ai valori religiosi e i leader musulmani hanno storicamente contribuito alla costruzione dello Stato nazionale. Tuttavia, il fondamento ideologico della Repubblica indonesiana non è l’islam, bensì la Pancasila, la dottrina elaborata durante il processo di indipendenza che pone al centro l’unità nazionale, la giustizia sociale e la fede in un Dio unico.

Nel discorso ufficiale indonesiano, l’islam è generalmente presentato come una delle componenti che contribuiscono alla vita della nazione, non come il fondamento esclusivo della sua legittimità. Lo Stato viene concepito come la casa comune di una pluralità di comunità religiose ed etniche, riunite sotto il principio di Bhinneka Tunggal Ika (“Unità nella diversità”). Di conseguenza, le istituzioni tendono a enfatizzare la convivenza tra differenti tradizioni religiose piuttosto che l’identificazione tra una specifica religione e l’identità nazionale.

Naturalmente, questa distinzione non deve essere interpretata in modo assoluto, in quanto anche in Indonesia esistono movimenti e correnti che aspirano a un ruolo più marcato dell’islam nella sfera politica; allo stesso modo, in Malesia non manca un dibattito interno sul rapporto tra cittadinanza, pluralismo e identità religiosa. Tuttavia, sul piano del discorso ufficiale, emerge una differenza di fondo che restituisce immediatamente un’immagine differente delle due nazioni asiatiche.

Nel caso malese, la legittimazione della nazione tende spesso a essere formulata attraverso categorie religiose, con Dio che concede la nazione, l’islam che ne garantisce la prosperità e il patriottismo, che diventa una virtù (e quasi un obbligo) religiosa. Nel caso indonesiano, invece, la religione viene generalmente inserita all’interno di una cornice nazionale più ampia, fondata sulla Pancasila e sulla convivenza di diverse identità.

Per questo motivo, un semplice articolo commemorativo pubblicato in occasione dell’anniversario dell’indipendenza può rivelarsi una fonte preziosa per comprendere le differenti culture politiche dei due Paesi. Dietro la celebrazione della patria si intravedono infatti due modi distinti di concepire il rapporto tra fede, identità collettiva e Stato; in Malesia si osserva una relazione caratterizzata da una forte integrazione tra islam e nazione. In Indonesia, invece, prevale una sintesi più articolata, nella quale la religione contribuisce alla costruzione della comunità politica senza esaurirne il fondamento.

Se l’islam viene assunto come elemento costitutivo della nazione, le minoranze religiose finiscono inevitabilmente per essere percepite come soggetti esterni al nucleo identitario dello Stato. Pur beneficiando di (limitate) forme di riconoscimento e tutela, esse occupano una posizione subordinata nell’immaginario nazionale. Le stesse minoranze diventano, almeno potenzialmente, destinatarie dell’azione di dakwah, che le istituzioni religiose malesi presentano come un’opera di persuasione prudente e graduale.

Lo Stato malese non si limita a garantire la pratica dell’Islam alla popolazione musulmana, ma attribuisce alle proprie istituzioni religiose anche il compito di promuoverne la diffusione. La dakwah verso i non musulmani è infatti riconosciuta come un’attività istituzionalmente legittima e sostenuta mediante strutture amministrative dedicate, mentre i convertiti (mualaf) beneficiano di programmi specifici finanziati con fondi pubblici. Ne deriva una concezione nella quale l’espansione della comunità musulmana è percepita non soltanto come un fatto religioso, ma anche come un obiettivo socialmente e istituzionalmente rilevante.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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