Quando si osserva oggi il profilo della Cattedrale di Jakarta di fronte alla grande Moschea Istiqlal, la narrazione più diffusa è quella della convivenza religiosa. Le immagini dei due edifici, separati soltanto da una strada e oggi collegati persino da un passaggio pedonale, sono diventate un simbolo dell’Indonesia pluralista e del principio di Bhinneka Tunggal Ika, l’unità nella diversità.

Tuttavia, questa lettura, pur legittima, rischia di oscurare una realtà storica fondamentale, ovvero il fatto che la cattedrale era già presente da decenni prima che Istiqlal venisse concepita.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta fu completata nel 1901, quando Jakarta e l’Indonesia non esistevano ancora, ma esistevano le Indie Orientali Olandesi e Batavia, la ‘capitale’, il centro amministrativo e politico della colonia. Per oltre mezzo secolo essa dominò il paesaggio religioso di quella che attualmente è Jakarta Pusat (Jakarta Centrale), e che nel periodo coloniale era Weltevreden. La medesima area è rimasta il centro simbolico della città, e la cattedrale è stata costruita in questo luogo esattamente per questo motivo, e, anche se l’area ha cambiato denominazione, si tratta del medesimo spazio, sia simbolico che fisico.
Per questa ragione, la cattedrale di Jakarta ha attraversato la fine del colonialismo, l’occupazione giapponese e la rivoluzione che avrebbe portato all’indipendenza indonesiana; in questi passaggi complessi, Istiqlal non esisteva, nemmeno come progetto, e le prime notizie della futura costruzione della moschea si collocano a metà degli anni Cinquanta.
Nel 1956, il quotidiano olandese Vrij Nederland, Olanda Libera, riporta in maniera sintetica la notizia della ‘nuova moschea’, i cui lavori di costruzione sarebbero iniziati 5 anni dopo;
Nieuwe moskee
Bij het uitreiken van de prijzen
aan de winnaars van de prijsvraag
voor een ontwerp van de te Dja-
karta te bouwen Istiqlal-moskee,
die in het voormalige Wilhelmina-
park zal verrijzen, deed president
Soekarno, voorzitter van de jury
van de prijsvraag-commissie, een
beroep op alle lagen en groeperin
gen van het volk om bij te dragen
tot de financiering van de bouw
dezer moskee, waarvan de kosten
Rp 68 miljoen bedragen en die een
van de grootste moskeeën in Azië
zal worden.
De Istiqlal-moskee zal een opper
vlakte hebben van 5000 m2. De
binnenzaal zal plaats bieden aan
20.000 personen, terwijl er in de
galerijen en op het erf nog plaats
zal zijn voor 10.000 personen.
Tot heden zijn reeds Rp. 10 miljoen
aan bijdragen ingezameld.Nuova moschea
Durante la cerimonia di premiazione ai vincitori del concorso
per il progetto della moschea Istiqlal da costruire a Giacarta,
che sorgerà nel precedente parco Wilhelmina, il presidente Soekarno, presidente della giuria
del comitato del concorso, ha fatto appello a tutti i livelli e gruppi
del popolo affinché contribuiscano al finanziamento della costruzione
di questa moschea, il cui costo è di 68 milioni di rupie e che sarà
una delle moschee più grandi dell’Asia.
La moschea Istiqlal avrà una superficie di 5000 m². La sala interna potrà ospitare 20.000 persone, mentre nelle gallerie e nel cortile ci sarà spazio per altre 10.000 persone. Fino ad oggi sono già stati raccolti Rp. 10 milioni in contributi.
Niuws uit Indonesie, Notizie dall’Indonesia, Oost & West, 49(6), 1956, p. 24.
Il dato che emerge è la cifra colossale per l’epoca, in quanto 68 milioni di rupie nel 1956 corrispondono circa a 2 trilioni di rupie attuali, secondo una stima al ribasso, ovvero circa 100-110 milioni di Euro; tale somma appare ancora più significativa quando si considera che in quest’epoca l’Indonesia affrontava sfide politiche ed economiche significative. Di conseguenza, la costruzione della futura moschea rappresentava un progetto politico piuttosto che semplicemente religioso, come testimonia anche la consistente lievitazione dei costi, dalle 20 milioni di rupie inizialmente previste nel 1953 alla cifra del 1956.
Al momento della sua inaugurazione, nel 1978, i costi finali si aggirarono intorno ai 7 miliardi di rupie, dopo riforme valutarie che rendono difficile un confronto; il dato che emerge, comunque, è il costante investimento in questo progetto, che ha avuto un peso significativo per i conti pubblici indonesiani.
La Moschea Istiqlal, dunque, appartiene a una stagione storica completamente diversa e posteriore rispetto alla cattedrale, e la sua realizzazione ha comportato una spesa pubblica significativa per uno Stato che si era affrancato da poco tempo dal giogo coloniale; lo stesso nome, ‘Istiqlal’, significa ‘Indipendenza’ e riflette la rilevanza ideologica di questo complesso progetto i cui lavori di costruzione sono durati 17 anni, dal 1961 (posa della prima pietra) al 1978, anno dell’inaugurazione.

Questa successione cronologica spesso taciuta o ignorata, modifica profondamente il significato del luogo, in quanto spesso si immagina la cattedrale come una presenza cristiana collocata accanto al principale simbolo dell’islam indonesiano; invece, è accaduto il contrario, e Istiqlal era e rimane il simbolo dell’islam nazionale. Questa imponente moschea è infatti stata costruita circa 77 anni dopo la cattedrale, uno degli edifici più rilevanti della capitale indonesiana; del resto, la scelta di questo luogo non era affatto obbligata. Jakarta offriva numerosi spazi nei quali edificare una moschea monumentale destinata a rappresentare la nuova nazione, ma il governo di Soekarno scelse proprio quell’area, affrontando enormi costi e critiche per realizzarla.
Per questa ragione, non è possibile interpretare tale decisione come una semplice coincidenza urbanistica, ma come una precisa e deliberata operazione simbolica. L’Indonesia indipendente aveva la necessità di costruire una propria identità nazionale e religiosa senza apparire come la mera continuazione del sistema coloniale; allo stesso tempo, però, non poteva cancellare completamente le tracce del passato, né tantomeno ignorare l’esistenza di comunità religiose che facevano ormai parte del tessuto sociale dell’arcipelago da decenni, se non da secoli. Si ricorda, a tale proposito, che l’attuale cattedrale è stata costruita per sostituire quella precedente, risalente al 1826, poi crollata a causa di problemi strutturali; pertanto, la storia consegna una immagine differente dalla narrazione ideologica indonesiana, specialmente degli anni Cinquanta e Sessanta.
La costruzione di Istiqlal può quindi essere letta anche come un atto di appropriazione simbolica dello spazio urbano. La nuova Repubblica collocava il principale monumento dell’islam indonesiano nel cuore della capitale, riaffermando il carattere islamico della società, ma senza eliminare la cattedrale preesistente. Il messaggio era sottile ma potente, e la nuova nazione avrebbe avuto un centro simbolico diverso da quello coloniale, pur senza distruggere completamente ciò che era venuto prima.
In questo senso, più che di semplice convivenza, si potrebbe parlare di competizione simbolica dello spazio, che, nonostante l’indipendenza, non poteva essere completamente islamizzato; la distruzione della cattedrale avrebbe comportato una ferita profonda per una nazione che era già sottoposta a pressioni disgregatrici sia interne che esterne.
Il risultato di queste complesse condizioni storiche è stata la presenza di due edifici monumentali, espressione di tradizioni religiose e di epoche storiche differenti, che condividono lo stesso spazio urbano. La cattedrale richiama la storia del cattolicesimo nelle Indie Olandesi e la presenza di una minoranza cristiana radicata nel tempo. Istiqlal rappresenta invece l’emergere di una nazione indipendente che trova nell’islam uno dei propri riferimenti culturali più importanti.

Tale competizione non si è tradotta in uno scontro aperto, anche se occasionalmente emergono tensioni non risolte che derivano da un progetto apertamente ideologico; lo scontro frontale, tuttavia, è stato evitato riconducendo la presenza dei due luoghi di culto all’interno della narrazione della Pancasila. Tale dottrina, come noto, riconosce la religione come elemento costitutivo della vita pubblica senza formalmente identificare lo Stato con una singola confessione.
Proprio per questo motivo la vicinanza tra i due edifici continua a suscitare interesse, in quanto essa rende visibile una tensione storica che non è stata eliminata, ma istituzionalizzata.
La Cattedrale di Jakarta, da questo punto di vista, non è soltanto il simbolo della resilienza di una minoranza religiosa, ma anche la testimonianza di una continuità storica che precede la nascita dell’Indonesia indipendente. Quando Istiqlal venne progettata, la cattedrale era già parte integrante del paesaggio urbano e della memoria della città da oltre mezzo secolo, e ignorare questo dato significa perdere una dimensione essenziale della storia del luogo.
Forse il vero significato di questo spazio non risiede soltanto nell’armonia che oggi viene celebrata, spesso in maniera ideologica, ma nella capacità dell’Indonesia di aver trasformato una possibile rivalità simbolica in una forma di coesistenza visibile. La Cattedrale di Jakarta e Istiqlal non raccontano soltanto il tentativo di dialogo tra cristianesimo e islam, ma anche il modo in cui una nazione postcoloniale ha cercato di ridefinire se stessa, negoziando continuamente il rapporto tra passato, religione e identità nazionale.

