Nuovo Ordine Manuali Soeharto Islam Società Indonesia
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Tra le fonti che consentono di comprendere la cultura politica del Nuovo Ordine, i manuali scolastici occupano una posizione particolare; destinati alla formazione delle nuove generazioni, essi non trasmettono soltanto informazioni sul passato, ma anche le categorie attraverso cui quel passato doveva essere interpretato. Da questo punto di vista, la manualistica indonesiana pubblicata durante il periodo del Nuovo Ordine (Orde Baru) costituisce un oggetto di studio particolarmente interessante; a prescindere dalla precisione dei dati riportati, infatti, essa consente di osservare il modo in cui il regime rappresentava sé stesso e, più in generale, il rapporto tra Stato, società e religione.

Sejarah Nasional Indonesia Vol II (Manuale di Storia Indonesiana), 1993

L’elemento che colpisce maggiormente è l’assenza di qualsiasi registro enfatico. Chi si avvicina a questi testi aspettandosi una retorica simile a quella dei grandi regimi europei del Novecento, come quelli fascisti, rimane probabilmente sorpreso: il linguaggio non è celebrativo, non indulge nel culto della personalità e non ricorre a immagini eroiche o a richiami emotivi.

Al contrario, il lessico è prevalentemente amministrativo, e descrive congressi, deliberazioni, modifiche statutarie, provvedimenti legislativi e dichiarazioni ufficiali che si susseguono con una scansione quasi notarile, nella quale gli eventi vengono descritti secondo una logica procedurale piuttosto che narrativa.

Si consideri brevemente un passaggio della descrizione di alcuni eventi che riguardano le principali organnizzazioni islamiche:

Muhammadiyah e Nahdlatul Ulama (NU)

La risposta di Muhammadiyah agli sviluppi verificatisi durante il periodo del Nuovo Ordine può essere osservata sotto diversi aspetti, sia nelle deliberazioni del Tanwir (assemblea nazionale, ndr) sia nelle attività dell’organizzazione.

Nel Tanwir del 1967 vennero esaminate le iniziative volte a consolidare il movimento della dakwah (predicazione islamica), assumendo come principio guida l’amar ma’ruf nahi munkar (promuovere il bene e impedire il male).Per realizzare tale movimento di predicazione furono inoltre riconosciuti ufficialmente diversi organismi autonomi di Muhammadiyah, tra cui Aisyiyah (organizzazione femminile), Nasyiatul Aisyiyah (organizzazione delle giovani donne), Pemuda Muhammadiyah (gioventù Muhammadiyah), Ikatan Mahasiswa Muhammadiyah (associazione degli studenti universitari di Muhammadiyah), Seniman Budayawan Muhammadiyah (associazione degli artisti e degli operatori culturali di Muhammadiyah), Ikatan Guru Muhammadiyah (associazione degli insegnanti di Muhammadiyah), Persatuan Tani Islam Seluruh Indonesia (Pertisi) (associazione islamica degli agricoltori dell’Indonesia), Tapak Suci Putera Muhammadiyah (organizzazione di arti marziali pencak silat), nonché la riattivazione del movimento scout Hizbul Wathan.

Departemen Pendidikan dan Kebudayaan (Ministero dell’Istruzione e della Cultura), Sejarah Nasional Indonesia (Storia Nazionale dell’Indonesia), vol. VII, Lahir dan Berkembangnya Orde Baru (Nascita e Sviluppo del Nuovo Ordine), Jakarta, Direktorat Jenderal Kebudayaan, Direktorat Sejarah dan Nilai Tradisional, Proyek Inventarisasi dan Dokumentasi Sejarah Nasional, 1993, pp. 296-297.

Proprio questo elenco di organizzazioni, apparentemente insignificante, costituisce un perfetto esempio della logica narrativa del manuale. La crescita di Muhammadiyah viene descritta attraverso la creazione di organismi, l’approvazione di deliberazioni e la riorganizzazione delle proprie strutture interne. La storia assume così la forma di un processo amministrativo, nel quale la successione degli atti istituzionali finisce per sostituire il racconto delle dinamiche politiche che ne costituiscono il contesto.

Questa scelta stilistica non costituisce un semplice tratto redazionale, ma rappresenta essa stessa un elemento di interesse storico. La lettura restituisce infatti l’impressione di una realtà istituzionale sostanzialmente ordinata, nella quale i cambiamenti sembrano svilupparsi secondo una successione lineare di decisioni e adeguamenti. Anche vicende che la storiografia successiva avrebbe ricostruito come il risultato di rapporti di forza, negoziazioni e compromessi vengono inserite entro una narrazione caratterizzata da una notevole continuità e apparente linearità.

Un esempio significativo è rappresentato dal rapporto tra il governo e le principali organizzazioni islamiche. L’introduzione della Pancasila quale Azas Tunggal (principio unico) per le organizzazioni sociali costituì uno dei passaggi più delicati del rapporto tra Stato e islam durante il Nuovo Ordine. Nei manuali di questo periodo, tuttavia, tale processo viene generalmente presentato attraverso la successione delle deliberazioni adottate, delle proposte formulate dalle organizzazioni interessate, dell’iter legislativo e delle conseguenti modifiche statutarie.

Questo passaggio illustra tale dinamica in maniera eccellente:

Per quanto riguarda il processo di adozione della Pancasila quale unico “Azas Tunggal” (principio fondamentale) da inserire nello statuto di ogni organizzazione sociale, Muhammadiyah offrì il proprio contributo attraverso le proposte concettuali da essa formulate. Nel corso della sessione del Tanwir del 1983 si concluse che Muhammadiyah accettava di inserire la Pancasila nel proprio Statuto, senza modificare il principio dell’Islam che fino ad allora ne costituiva il fondamento.

Departemen Pendidikan dan Kebudayaan (Ministero dell’Istruzione e della Cultura), Sejarah Nasional Indonesia Vol II, cit., p. 298.

Non è difficile vedere in questa impostazione narrativa una delle caratteristiche della storiografia del Nuovo Ordine, quella di ricondurre ad un linguaggio burocratico decisioni politiche altamente controverse, attenuandone la dimensione conflittuale.

Sejarah Nasional Indonesia Vol II (Manuale di Storia Indonesiana), 1993, p. 298.

Le ricostruzioni come quella appena citata, in effetti, privilegiano la dimensione istituzionale dell’evento, mentre rimangono sullo sfondo le tensioni politiche, le discussioni interne e le differenti strategie adottate dagli attori coinvolti.

Non si tratta, naturalmente, di sostenere che tali testi alterino i fatti o riportino informazioni necessariamente inesatte. Al contrario, è proprio la sostanziale correttezza delle cronologie e dei riferimenti normativi a rendere ancora più interessante l’analisi del loro impianto narrativo. La selezione del lessico e l’organizzazione degli eventi producono infatti un effetto interpretativo preciso; il conflitto perde progressivamente centralità come categoria esplicativa della storia, mentre acquistano rilievo concetti quali sviluppo nazionale (pembangunan nasional), stabilità (stabilitas nasional), partecipazione e armonia sociale.

Da questo punto di vista, il linguaggio del Nuovo Ordine sembra perseguire una forma di normalizzazione della dimensione politica. Le tensioni vengono ricondotte entro procedure istituzionali, i rapporti tra lo Stato e le organizzazioni sociali assumono prevalentemente la forma della cooperazione e le trasformazioni più significative vengono presentate come momenti di un processo di sviluppo sostanzialmente continuo e privo di reali contrasti o tensioni. Ne deriva una rappresentazione della storia nella quale il conflitto tende a perdere centralità come categoria interpretativa, mentre acquistano rilievo la continuità delle istituzioni e il loro progressivo sviluppo.

È proprio questa caratteristica a rendere tali manuali particolarmente interessanti come fonti storiche. Essi non consentono soltanto di ricostruire gli eventi del periodo, ma permettono anche di osservare il quadro interpretativo entro il quale il Nuovo Ordine intendeva collocarli. Il linguaggio amministrativo, l’attenzione quasi esclusiva agli aspetti procedurali e la sistematica ricerca della continuità finiscono per costruire una rappresentazione della storia nella quale il conflitto non viene necessariamente negato, quanto piuttosto assorbito all’interno di una narrazione orientata alla stabilità e allo sviluppo.

Per questa ragione, la lettura di tali opere richiede un duplice livello di analisi. Da un lato esse costituiscono una fonte preziosa per le informazioni che conservano; dall’altro rappresentano esse stesse un documento della cultura politica del Nuovo Ordine. Il loro valore non risiede soltanto nei fatti che registrano, ma soprattutto nel modo in cui li organizzano e li rendono intelligibili al lettore; in questo senso, il linguaggio non costituisce un semplice veicolo della narrazione storica, bensì uno degli strumenti attraverso cui il regime contribuì a definire i confini del racconto pubblico della propria epoca.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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