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Pubblicata dal Forum Dakwah dan Tarbiyah Islamiyah (FDTI), Risalah Tarbawiyah si inserisce nell’ambiente indonesiano della predicazione e della formazione religiosa organizzata. La testata si richiama alla dawa, l’attività di predicazione islamica, e alla tarbiya, la formazione religiosa e morale, presentate strumenti essenziali della narrazione per orientare il comportamento individuale e collettivo dei musulmani.

La rivista prosegue la missione della precedente Al-Intima, in una continuità editoriale che intende porre al centro la trasmissione di conoscenze religiose e di modelli di comportamento destinati agli attivisti. Il suo interesse, pertanto, non risiede tanto nella diffusione di contenuti dottrinali, quanto piuttosto nella costruzione dei riferimenti attraverso i quali viene interpretata la storia e orientata l’azione presente.

Nel numero 7, pubblicato nel luglio 2017, la rubrica Qudwah, dedicata ai ‘modelli da seguire’, ospita un articolo intitolato «Hasan Al-Banna dan IM, Induk Terorisme?», ossia «Hasan al-Banna e i Fratelli Musulmani: matrice del terrorismo?». Il testo affronta una questione già presente nel dibattito pubblico internazionale, richiamando un articolo di Mishari Al-Zaydi apparso su Arab News nel 2015 con il titolo Mother of All Evils.

L’autore contesta la rappresentazione di Hasan al-Banna e della Fratellanza come origine di diverse organizzazioni terroristiche operanti nel mondo islamico e propone una lettura alternativa della figura del fondatore.

L’argomentazione si concentra su un episodio collocato nel dicembre 1948, quando il governo egiziano guidato da Mahmud al-Nuqrashi decretò lo scioglimento della Fratellanza; secondo la narrazione proposta, in seguito alla repressione e alle persecuzioni contro i suoi membri, alcuni giovani avrebbero chiesto ad al-Banna il permesso di reagire con la forza. Il fondatore avrebbe respinto la proposta, richiamandoli alle conseguenze che una simile decisione avrebbe potuto produrre. Per illustrare il significato del suo comportamento, l’autore ricorre al racconto del giudizio di Salomone, chiamato a dirimere la controversia fra due donne che rivendicano la maternità dello stesso bambino. Di fronte alla decisione di dividerlo in due, la vera madre preferisce rinunciare al figlio piuttosto che vederlo morire.

L’autore dichiara:

Pada kenyataannya, tuduhan ini jauh panggang dari api. Jika kita menyelami perjalanan hidup Hasan Al-Banna dan gerakan IM dengan hati yang dingin tanpa prasangka, pasti akan kita temukan bahwa Hasan Al-Banna dan IM bukanlah seorang teroris dan kelompok teroris. Apalagi dianggap sebagai “biang” atau induk teroris/terorisme.

In realtà, questa accusa è del tutto infondata. Se esaminiamo la vita di Hasan al-Banna e la storia del movimento dei Fratelli Musulmani con obiettività e senza pregiudizi, constateremo che né al-Banna può essere definito un terrorista, né la Fratellanza un’organizzazione terroristica. A maggior ragione, non è corretto considerarli la «matrice» o l’origine del terrorismo.

Hasan Al-Banna dan IM, Induk Terorisme?, Risalah Tarbawiyah, Luglio 2017, p. 18.

Risalah Tarbawiyah, Luglio 2017. Islamismo. Fratelli Musulmani. Indonesia.
Risalah Tarbawiyah, Luglio 2017.

Il paragone conferisce all’episodio una precisa funzione morale. La scelta attribuita ad al-Banna viene presentata come espressione di saggezza e responsabilità, nella quale la tutela della comunità prevale sulla reazione immediata all’ingiustizia. L’attenzione si sposta così dalla repressione subita dal movimento alla capacità del suo dirigente di impedire che la risposta dei seguaci produca conseguenze ancora più gravi.

Il fondatore, secondo la narrazione proposta, diventa un esempio di autocontrollo e di valutazione delle priorità, qualità che l’autore propone agli attivisti della dawa contemporanea.

La narrazione assume una funzione pedagogica. Al-Banna non viene ricordato soltanto come figura storica, ma presentato come modello di leadership religiosa: un dirigente capace di mantenere la disciplina del movimento anche in una situazione di conflitto con il potere politico.

La sua autorità viene associata alla capacità di subordinare le reazioni immediate a un obiettivo più ampio, individuato nella preservazione della comunità e nella prosecuzione dell’attività di predicazione; da questo punto di vista, la rubrica Qudwah non si limita a commemorare il fondatore, ma ne trasforma il comportamento in un riferimento per la formazione degli attivisti islamici.

Un passaggio ulteriore chiarisce il significato attribuito a questa condotta. L’autore condanna l’anarchismo e le azioni violente indiscriminate, ma precisa che la fermezza e l’autodifesa non devono essere eliminate dalla condotta dei mujahidun (combattenti) della dawa.

L’autore è esplicito a questo riguardo:

Dakwah Islam itu dilandasi kasih sayang dan jauh dari tindakan anarkisme atau kekerasan. Tentu saja, bukan berarti sifat tegas dan pembelaan diri harus dihapuskan dalam diri para mujahid dakwah. Hanya saja, hal itu harus ditempatkan pada situasi dan kondisi yang tepat.

La predicazione islamica (da’wa) si fonda sulla compassione ed è lontana da azioni anarchiche o violente (violenza indiscriminata, ndr). Ciò non significa, naturalmente, che la fermezza e l’autodifesa debbano essere escluse dalla condotta di coloro che si dedicano alla da’wa. Significa soltanto che devono trovare posto nelle situazioni e nelle circostanze appropriate.

Hasan Al-Banna dan IM, Induk Terorisme?, cit., p. 19.

Risalah Tarbawiyah, Luglio 2017. Islamismo. Fratelli Musulmani. Indonesia.
Risalah Tarbawiyah, Luglio 2017.

La predicazione islamica viene dunque presentata come un’attività orientata alla riforma della società, nella quale la capacità di evitare uno scontro può essere una virtù, senza che ciò comporti una rinuncia assoluta alla possibilità di difendersi. La distinzione proposta riguarda il modo in cui l’azione deve essere valutata e disciplinata in rapporto alle circostanze e alle conseguenze, e non una condanna tout court della violenza.

È proprio questa impostazione a rendere il documento significativo per lo studio del discorso religioso indonesiano. La figura di al-Banna viene interpretata attraverso categorie quali saggezza, disciplina, responsabilità collettiva e tutela della comunità. La narrazione della storia del movimento diventa così uno strumento per trasmettere una concezione della leadership e della predicazione, nella quale l’autocontrollo è essenziale e le decisioni devono essere giudicate alla luce dei loro effetti sul futuro dell’attività religiosa.

Il testo non costituisce, naturalmente, una ricostruzione complessiva della storia dei Fratelli Musulmani. L’episodio del 1948 è impiegato per sostenere una particolare interpretazione del fondatore, senza affrontare sistematicamente le altre dimensioni della sua attività politica e organizzativa. Il documento va quindi letto anzitutto come testimonianza del modo in cui un ambiente indonesiano di formazione islamica seleziona e trasmette una memoria del movimento.

La pubblicazione del luglio 2017 permette, in definitiva, di accedere al linguaggio con cui una parte dell’ambiente della dawa indonesiana interpreta una figura centrale della storia dell’islamismo contemporaneo. Attraverso il racconto di un episodio del passato, Risalah Tarbawiyah propone ai propri lettori un modello di comportamento fondato sulla prudenza, sulla disciplina e sulla responsabilità verso la comunità.

Non si tratta (né intende esserlo), di una semplice ricostruzione biografica, bensì una narrazione religiosa attraverso la quale il passato viene interpretato per definire principi di condotta e orientare l’azione nel presente.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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