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Nel 1857 il Nederlandsche Zendelinggenootschap (Società Missionaria Olandese) pubblicava nelle proprie Mededeelingen (Comunicazioni) il rapporto del missionario S. D. van de Velde van Cappellen relativo a un viaggio compiuto nelle isole Sangi delle Indie Orientali Olandesi (attuale Sulawesi Nord in Indonesia) nel 1855.

Il documento offre uno spaccato particolarmente interessante dell’attività missionaria olandese nella regione, perché accanto alla predicazione e all’amministrazione dei battesimi troviamo attività molto diverse: la vaccinazione contro il vaiolo, la distribuzione di libri scolastici, l’organizzazione dell’istruzione, lo studio delle lingue locali e i rapporti con le autorità indigene e coloniali.

Cappellen era infatti partito anche sulla base di incarichi ricevuti dal Residente locale. In base alle istruzioni ricevute, doveva contribuire all’introduzione della vaccinazione nelle isole, raccogliere informazioni sulle condizioni dell’istruzione e distribuire 1.260 libri scolastici in lingua malese. A questi si aggiunsero, da parte della società missionaria, circa un centinaio di libri di inni e alcuni esemplari dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Mededeelingen van wege het Nederlandsche Zendelinggenootschap, Rotterdam, Januari 1857. Verslag eener bezoekreis naar de Sangi-eilanden (1), door den zendeling S. D. van de Velde van Cappellen. Fonti Coeve Olandesi. Missionari Protestanti. Indie Orientali Olandesi.
Verslag eener bezoekreis naar de Sangi-eilanden (1), door den zendeling S. D. van de Velde van Cappellen, 1857.

Il missionario riferisce un’attività intensa:

Het getal der door mij op Sangi gedoopten bedraagt, zoowel bejaarden als kinderen, 5033 in het geheel.

Ten opzigte der eersten stelde ik den jongelingen meestal tot voorwaarde: te kunnen lezen, alsmede het „Onze Vader,” de artikelen des geloofs, de tien geboden en het kortste uittreksel uit den Catechismus van buiten te kennen.

Bij meer bejaarden en vrouwen, die meerendeels nooit de school bezochten, meende ik mij daaraan niet te mogen binden. Ik raadpleegde daarbij de omstandigheden, de uitdrukking van hun gelaat en de begeerte waarmede zij zich ten doop aanboden.

Il numero delle persone da me battezzate a Sangi ammonta complessivamente a 5033, tra adulti e bambini.

Per quanto riguarda i primi, ponevo generalmente ai giovani come condizione la capacità di leggere, nonché di conoscere a memoria il «Padre nostro», gli articoli della fede, i Dieci Comandamenti e il più breve estratto del Catechismo.

Con le persone più anziane e con le donne, che per la maggior parte non avevano mai frequentato la scuola, ritenevo di non potermi attenere a tali condizioni. A tale riguardo tenevo conto delle circostanze, dell’espressione del loro volto e del desiderio con cui si presentavano per ricevere il battesimo.

Verslag eener bezoekreis naar de Sangi-eilanden (1), door den zendeling S. D. van de Velde van Cappellen, (Relazione di un viaggio di visita alle isole Sangi (1), del missionario S. D. van de Velde van Cappellen), Mededeelingen van wege het Nederlandsche Zendelinggenootschap, Rotterdam, Januari 1857.

È all’interno di questa attività concreta che compare l’islam, che non costituisce l’oggetto principale del rapporto, e di cui Cappellen non pretende di offrirne una descrizione sistematica; la sua presenza emerge invece dove la missione incontra una popolazione che non si trova in uno spazio religioso vuoto.

Le parole del rapporto sono molto interessanti:

Tegen MOHAMMED had ik hier menigmaal strijd te voeren; zoowel aan tafel bij de vrees voor varkensvleesch, en elders bij het ontdekken van talismans en dergelijken, als openlijk van den predikstoel. En daar ik het onbewimpeld en naar hunne bevatting zoo krachtig mogelijk deed, bleek mij meer dan eens het weldadig gevolg, zelfs terwijl ik daarover sprak.

Contro MOHAMMED (il ‘profeta’ Maometto, ndr) dovetti qui più volte ingaggiare una battaglia; sia a tavola, di fronte al timore della carne di maiale, sia altrove, quando scoprivo talismani e oggetti simili, sia pubblicamente dal pulpito. E poiché lo facevo senza mezzi termini e con tutta la forza possibile, adattandomi alla loro capacità di comprensione, mi fu evidente più di una volta l’effetto benefico che ne derivava, persino mentre ne parlavo.

Verslag eener bezoekreis naar de Sangi-eilanden etc., cit., p. 42.

Mededeelingen van wege het Nederlandsche Zendelinggenootschap, Rotterdam, Januari 1857. Verslag eener bezoekreis naar de Sangi-eilanden (1), door den zendeling S. D. van de Velde van Cappellen. Fonti Coeve Olandesi. Missionari Protestanti. Indie Orientali Olandesi.
Verslag eener bezoekreis naar de Sangi-eilanden (1), door den zendeling S. D. van de Velde van Cappellen, 1857.

Il caso più esplicito è quello di Taboekan. Cappellen osserva che nella principale località vi era «niet weinig» propensione verso l’islam, cioè una certa inclinazione verso la religione islamica, a cui reagisce con la predicazione e le altre attività di evangelizzazione. Predicando il passo di Galati 1:6–9, cerca di mettere in relazione la situazione degli abitanti locali con quella descritta nella narrazione neotestamentaria; allo stesso tempo, egli cerca di metterli in guardia contro l’abbandono della «pura dottrina del Vangelo» e contro la sua mescolanza con quelle che definisce le «ijdele instellingen van den valschen Profeet», le vane istituzioni del «falso Profeta».

Il linguaggio, tipico della polemica religiosa ottocentesca, rivela una realtà più concreta, in cui l’islam rappresenta per la missione una presenza con cui confrontarsi.

Cappellen lo mostra anche attraverso episodi apparentemente minori, come si evince dal passaggio riportato in precedenza, e l’islam che compare in queste pagine non è quindi soltanto una dottrina contrapposta al cristianesimo; si tratta anche di pratiche alimentari, oggetti, convinzioni e comportamenti che il missionario incontra nella vita quotidiana.

La missione deve quindi confrontarsi con qualcosa che esiste già, e che evidentemente è vitale, e non una realtà destinata a scomparire come ritenevano molti missionari. La conversione non avviene in una società priva di riferimenti religiosi alternativi, ma in un ambiente nel quale l’islam è capace di esercitare una propria attrazione e nel quale determinate pratiche vengono riconosciute dal missionario come espressione di un’appartenenza religiosa diversa.

È interessante, a questo proposito, confrontare il passaggio sull’islam con quello dedicato alla vaccinazione. Cappellen racconta che l’introduzione della vaccinazione incontrò una forte opposizione e che in alcuni luoghi la sua permanenza divenne persino pericolosa.

Ma, nello spiegare le ragioni di questa resistenza, esclude esplicitamente che essa fosse dovuta al «Mohammedaansche denkbeeld der voorbeschikking», l’idea musulmana della predestinazione; non la attribuisce neppure al paganesimo o a una particolare convinzione religiosa. Secondo la sua osservazione, la causa era una paura molto concreta del vaiolo e la convinzione che la vaccinazione potesse provocare la malattia nei vaccinati e trasmetterla ad altre persone.

Il dettaglio è significativo. Anche in una fonte profondamente inserita nella prospettiva missionaria, l’islam non diventa una spiegazione universale di ciò che il missionario incontra. Quando Cappellen identifica una presenza islamica, la descrive nei termini che gli sono propri; quando deve spiegare la resistenza alla vaccinazione, distingue invece la questione religiosa dalla paura della malattia.

La stessa concretezza si ritrova nel modo in cui descrive il lavoro missionario. I battesimi, secondo quanto riportato, sarebbero 5033, ma il numero non viene presentato semplicemente come un risultato; Cappellen racconta di aver rifiutato molti candidati, talvolta deliberatamente, perché riteneva necessaria una conoscenza sufficiente del significato del battesimo. Per i giovani richiedeva generalmente la capacità di leggere e la conoscenza a memoria del Padre nostro, degli articoli della fede, dei Dieci Comandamenti e di una parte del Catechismo; con gli anziani e le donne, che spesso non avevano mai frequentato la scuola, adattava invece il criterio alle circostanze.

La missione descritta nel rapporto è dunque una presenza articolata. Cappellen predica e battezza, ma allo stesso tempo insegna, distribuisce libri, organizza scuole, studia le lingue, partecipa alla vaccinazione e mantiene rapporti con le autorità, ed è proprio all’interno di questa rete di attività che l’islam emerge come una delle realtà con cui essa si deve confrontare.

Lo studio della lingua rappresenta forse il punto nel quale questa dimensione appare con maggiore chiarezza. Secondo il rapporto del 1857, Cappellen preparò vocabolari dei diversi dialetti e tradusse in essi il Padre nostro, gli articoli della fede e un breve catechismo. La missione non si limita quindi a portare nell’arcipelago testi e formule già elaborati altrove, ma cerca di costruire strumenti attraverso i quali la propria predicazione possa essere compresa dalle popolazioni locali.

Il rapporto del 1857 non è naturalmente una descrizione neutrale dell’islam nelle Sangi, ma proprio per questo il documento offre un elemento difficilmente trascurabile. L’islam che Cappellen incontra non è una categoria lontana o puramente teorica, ma una presenza che entra nella predicazione, nelle pratiche alimentari, negli oggetti religiosi e nelle scelte delle persone; a Taboekan è abbastanza presente da essere percepito come una possibile direzione alternativa rispetto al cristianesimo.

Nel 1857, dunque, il rapporto della missione olandese nelle isole Sangi restituisce l’immagine di un arcipelago nel quale il cristianesimo missionario sta cercando di costruire la propria presenza, ma nel quale esistono già altre forme di appartenenza religiosa. L’islam appare brevemente, quasi ai margini del racconto principale, ma proprio questa marginalità documentaria rende la testimonianza interessante: non è un tema che il missionario ha scelto di studiare. È una realtà che incontra mentre cerca di svolgere il proprio lavoro.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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