RMS Indonesia Inevitabile
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Nove anni dopo la proclamazione della Repubblica delle Molucche del Sud (Republik Maluku Selatan, RMS), il quotidiano De Stem van Ambon pubblicava un editoriale destinato non solo a commemorare la nascita dello Stato proclamato il 25 aprile 1950, ma anche a riaffermarne la legittimità politica e morale.

A una prima lettura, il testo potrebbe apparire come l’ennesimo manifesto di un movimento indipendentista sconfitto militarmente e relegato all’esilio. In realtà, il suo interesse va ben oltre la vicenda moluccana, e pone una questione che raramente viene affrontata in maniera esplicita, la motivazione per la quale la Repubblica d’Indonesia viene considerata l’esito naturale della decolonizzazione dell’arcipelago, mentre le alternative politiche sorte nello stesso periodo sono quasi sempre relegate ai margini della narrazione storica.

L’editoriale sviluppa un’argomentazione che, pur animata da evidenti finalità politiche, merita di essere presa sul serio. Gli autori osservano come la proclamazione dell’indipendenza indonesiana del 17 agosto 1945 venga universalmente riconosciuta come un legittimo atto di autodeterminazione, mentre quella della RMS del 25 aprile 1950 sia stata liquidata come una ribellione contro lo Stato. Per il giornale questa differenza di trattamento non deriva da una diversa natura giuridica delle due proclamazioni, bensì dai rapporti di forza internazionali e dalla crescente affermazione della Repubblica guidata da Sukarno.

Non è necessario condividere questa interpretazione per coglierne la portata storiografica. L’editoriale invita infatti a mettere in discussione una forma di determinismo che caratterizza molte narrazioni nazionali, la convinzione secondo cui l’Indonesia unitaria fosse il destino inevitabile e pre-determinato dell’arcipelago.

La storia, tuttavia, non procede lungo un unico percorso prestabilito. Tra il 1945 e il 1950 il futuro politico delle ex Indie Orientali Olandesi era tutt’altro che definito; accanto al progetto unitario promosso da Soekarno convivevano altre visioni della decolonizzazione. Esistevano sostenitori di una struttura federale, prevista dagli accordi della Conferenza della Tavola Rotonda del 1949, vi erano Stati regionali che godevano di una propria autonomia e non mancavano movimenti che immaginavano soluzioni indipendenti per specifiche aree dell’arcipelago. La Repubblica delle Molucche del Sud apparteneva a questo universo di possibilità, oggi spesso dimenticato o ignorato a favore di una narrazione lineare in cui il primo presidente viene rappresentato come artefice di un destino inevitabile.

È proprio questo l’aspetto che rende prezioso il documento del 1959, in quanto la RMS non si presenta semplicemente come un’entità separatista, ma piuttosto come un progetto alternativo di organizzazione politica dello spazio postcoloniale. La sua critica non si limita a contestare il governo di Djakarta (secondo la grafia adottata ancora nel 1959), ma investe il principio stesso secondo cui l’intero arcipelago dovesse necessariamente trasformarsi in uno Stato unitario.

In questa prospettiva acquista particolare rilievo l’accusa di “imperialismo” rivolta alla Repubblica d’Indonesia. A prima vista il termine potrebbe sembrare paradossale, considerando che la nazione era nata dalla lotta contro il colonialismo olandese.

Eppure gli autori dell’editoriale rovesciano la prospettiva, come emerge dal testo originale:

Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che non si può parlare di una singola “nazione indonesiana”, poiché l’intero arcipelago è abitato da gruppi etnici e culturali nettamente distinti. Nessun abitante del Minangkabau o di Aceh vorrà vivere sotto il dominio giavanese, e le relazioni tra gli abitanti di Ambon e Manado non sono mai state del tutto pacifiche. Quando i leader indonesiani (tra cui Sukarno) hanno iniziato ad abolire i singoli stati federati per instaurare uno stato unitario, abbiamo capito che ciò avrebbe significato un nuovo dominio coloniale sui territori non giavanesi: non un colonialismo da parte di una potenza occidentale, ma una supremazia giavanese.

Negen jaren republiek Zuid Molukken, I nove anni della Repubblica delle Molucche del Sud, De Stem van Ambon, 24 aprile 1959.

Repubblica delle Molucche del Sud Republik Maluku Selatan, RMS, Djakarta
De Stem van Ambon, Editoriale, 24 aprile 1959, p. 2.

Se l’Indonesia aveva rivendicato il diritto di separarsi dal Regno dei Paesi Bassi in nome dell’autodeterminazione, ci si chiedeva per quale motivo negava lo stesso principio ai popoli che non desideravano entrare a far parte dello Stato unitario. Secondo questa lettura, il colonialismo europeo sarebbe stato sostituito da una nuova forma di dominio esercitata dal centro politico giavanese sulle periferie dell’arcipelago.

Si tratta di una posizione che rappresenta il punto di vista della RMS e non un dato oggettivo, ma è difficile non riconoscere come alcune tensioni denunciate nel 1959 abbiano continuato a caratterizzare la storia dell’Indonesia indipendente. I conflitti nelle Molucche, ad Aceh, in Papua e, con caratteristiche differenti, a Timor Est mostrano come il rapporto tra il potere centrale e le periferie sia rimasto uno dei nodi fondamentali della costruzione e della gestione dello Stato nazionale.

Il punto centrale, però, non riguarda tanto la fondatezza delle rivendicazioni moluccane quanto il modo in cui si interpreta la nascita dell’Indonesia. Troppo spesso la storiografia assume come punto di partenza l’esito finale della vicenda, leggendo gli eventi precedenti come tappe inevitabili verso la formazione della Repubblica unitaria; si tratta di una prospettiva teleologica che finisce per attribuire al passato una necessità che gli attori contemporanei non potevano percepire.

Nel 1950 non esistevano garanzie sul successo del progetto di Soekarno, e la stessa struttura federale prevista dagli accordi internazionali dimostra che esistevano concezioni differenti dello Stato postcoloniale; in questo senso, la rapida trasformazione della Repubblica degli Stati Uniti d’Indonesia in uno Stato unitario fu una scelta politica, non l’esito obbligato della storia. Proprio questa scelta viene contestata dall’editoriale della De Stem van Ambon, che interpreta l’abbandono del federalismo come l’inizio di una nuova concentrazione del potere.

Lo stesso termine ‘Indonesia’, oggi percepito come naturale, non nacque all’interno del movimento nazionalista, ma nella geografia europea del XIX secolo. Fu il nazionalismo a trasformare una definizione geografica in una comunità politica, dimostrando come anche l’identità nazionale fosse il risultato di un processo storico piuttosto che il semplice risveglio di una realtà preesistente La futura nazione non costituiva quindi una realtà naturale in attesa di essere ‘liberata’, ma una comunità da costruire attraverso un processo di integrazione linguistica, istituzionale e culturale. Il reale successo del nazionalismo indonesiano fu proprio quello di rendere questa costruzione tanto convincente da apparire, col passare del tempo, come un fatto quasi inevitabile e privo di reali alternative.

Rileggere oggi l’editoriale della De Stem van Ambon significa dunque recuperare la memoria di un momento in cui quell’inevitabilità non esisteva ancora; la RMS rappresentava uno dei diversi progetti politici emersi dalla decolonizzazione dell’arcipelago. La sconfitta di tale progetto dal punto di vista militare e diplomatico non implica che fosse privo di significato storico; al contrario, esso ricorda che la decolonizzazione non produce automaticamente Stati nazionali unitari, ma apre spazi di competizione tra modelli alternativi di organizzazione politica.

Forse è proprio questa la lezione più importante che emerge da un editoriale scritto oltre sessant’anni fa. La storia dell’Indonesia non dovrebbe essere raccontata come la semplice realizzazione di un disegno già inscritto nel passato, bensì come il risultato di una serie di scelte, conflitti e rapporti di forza che avrebbero potuto condurre a esiti differenti. In questa prospettiva, la Repubblica delle Molucche del Sud non rappresenta soltanto un episodio marginale della storia indonesiana, ma una testimonianza degli esiti possibili che la decolonizzazione lasciò intravedere prima che il progetto dello Stato unitario si imponesse come l’unica narrazione legittima.

La Repubblica delle Molucche del Sud non costituisce il tentativo di rompere l’unità di un’Indonesia già compiuta, ma rappresenta uno dei progetti attraverso i quali si cercò di dare forma politica alla decolonizzazione dell’arcipelago, quando lo Stato indonesiano era ancora in fase di costruzione.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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