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Nel 1848, mentre nei Paesi Bassi la riforma costituzionale ridefiniva i rapporti tra potere e rappresentanza, a Batavia una manifestazione di abitanti europei portò alla luce le tensioni tra l’ordine coloniale e le nuove idee politiche provenienti dalla madrepatria.

In 1848, as constitutional reform in the Netherlands reshaped the relationship between power and representation, a demonstration by European residents in Batavia brought to the surface the tensions between the colonial order and the new political ideas emerging in the Netherlands.

In 1848, terwijl de grondwetsherziening in Nederland de verhouding tussen macht en vertegenwoordiging opnieuw vormgaf, bracht een demonstratie van Europese ingezetenen in Batavia de spanningen tussen de koloniale orde en de nieuwe politieke denkbeelden uit het moederland aan het licht.


La Dimostrazione del 1848 e la Risposta del Governo

Nel maggio 1848, mentre l’Europa era attraversata da una vasta ondata di agitazioni politiche e nei Paesi Bassi la riforma costituzionale di Johan Rudolf Thorbecke ridefiniva i rapporti tra Corona, governo e rappresentanza parlamentare, anche Batavia divenne teatro di una controversia politica. Il 22 maggio, un gruppo di abitanti europei della capitale delle Indie Orientali Olandesi cercò di organizzare una riunione per discutere pubblicamente alcune questioni riguardanti la situazione politica e amministrativa della colonia.

L’episodio, che avrebbe potuto rimanere circoscritto all’ambiente degli abitanti europei di Batavia, assunse invece una dimensione più ampia dopo l’intervento delle autorità coloniali; il provvedimento del Governatore Generale Jan Jacob Rochussen del 27 ottobre 1848, ripreso dalla Javasche Courant, rende evidente il modo in cui l’amministrazione interpretò quanto era accaduto. Questa discussione viene riportata anche dal Tijdschrift voor Neerland’s Indië (Rivista delle Indie Orientali), n. 2 del 1849, che propone una riflessione ai suoi lettori.

Il problema viene innanzitutto ricondotto alla questione dell’ordine. Il dispaccio trasmesso dal Ministro della Marina e delle Colonie ad interim,

(…) aveva prodotto una dolorosa impressione sul Re, non soltanto per lo sfavorevole contrasto che tali avvenimenti presentavano con le emozioni suscitate nella madrepatria dai recenti avvenimenti politici in Europa, ma perché alcuni funzionari del Governo, venendo meno al loro dovere di dare il buon esempio, si erano imprudentemente posti in primo piano nell’esprimere rimostranze politiche, in contrasto con lo stato di cose vigente nella colonia e con il loro dovere in quanto funzionari del Governo e abitanti dei possedimenti d’oltremare dello Stato.

De demonstratie der ingezetenen van Batavia, op den 22 Mei 1848, La dimostrazione degli abitanti di Batavia del 22 maggio 1848, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 2, 1849, p. 159.

De demonstratie der ingezetenen van Batavia, op den 22 Mei 1848, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 2, 1849, p. 159.

La risposta dell’autorità è quindi costruita attorno a una concezione verticale del governo. Gli abitanti delle Indie che avessero avuto «klagten of grieven», reclami o doglianze, avrebbero dovuto rivolgersi al Governatore Generale, rappresentante del sovrano e titolare della sua fiducia. Il canale della protesta viene così ricondotto all’interno della struttura amministrativa esistente.

Non è soltanto una questione terminologica, in quanto la protesta viene considerata legittima nella misura in cui rimane subordinata all’autorità che deve riceverla.

È significativo, tuttavia, che lo stesso Governatore Generale senta la necessità di precisare che, nonostante la gravità inizialmente attribuita agli avvenimenti, non vi sarebbero motivi per adottare ulteriori misure severe e che nelle Indie continuerebbero a regnare «ordine e obbedienza alla legge». La necessità di riaffermare pubblicamente l’esistenza dell’ordine rivela quanto l’episodio avesse ormai assunto un significato politico.


Una Protesta Moderata

Il documento conservato nel Tijdschrift voor Nederlandsch-Indië acquista particolare interesse quando riporta la posizione del Singapore Free Press; la lettura britannica degli avvenimenti è infatti molto diversa da quella proposta dalle autorità olandesi.

Secondo il giornale britannico, la reazione del Governo coloniale aveva trasformato una richiesta pacifica in un problema di ordine pubblico; gli abitanti di Batavia avrebbero cercato semplicemente di esporre le difficoltà sociali e politiche nelle quali si trovavano a vivere, utilizzando «tutti i mezzi» a loro disposizione per farlo «nel modo più pacifico e legale possibile».

Il giornale insiste soprattutto sulla natura delle richieste. Non si trattava di misure rivoluzionarie destinate a rovesciare il Governo o a scuoterne l’autorità, ma la richiesta di libertà di stampa, con adeguate garanzie contro gli abusi, una forma di rappresentanza degli olandesi delle Indie nella camera legislativa della madrepatria, una modifica dei requisiti per ricoprire gli incarichi governativi nelle Indie e il miglioramento delle istituzioni educative.

La precisazione è importante perché permette di distinguere livelli che facilmente potrebbero essere confusi in una lettura successiva degli eventi; la contestazione del modo in cui la colonia viene governata non equivale ancora alla contestazione del dominio coloniale in quanto tale.

Al contrario, si tratta di una disputa interna a coloro che sostenevano e beneficiavano dell’ordine coloniale, e i protagonisti sono infatti abitanti europei delle Indie che chiedono una riforma dell’ordine esistente. Il loro linguaggio rimane quello della fedeltà alla madrepatria: sarebbero stati, secondo il Singapore Free Press, «indegni della loro patria» se, conoscendo le imperfezioni del sistema coloniale e i danni che esse provocavano al progresso e al benessere delle Indie, non avessero cercato di renderle pubbliche.

La questione assume così una forma particolare, e il sistema coloniale viene criticato per migliorarlo e non per abbatterlo, in maniera simile a quanto era accaduto nei Paesi Bassi, in cui il Re aveva accettato di perdere alcune delle sue prerogative per un governo meno assoluto.

Il Singapore Free Press compie quindi un passaggio ulteriore. Il problema non sarebbe soltanto il mancato accoglimento di alcune richieste, ma l’erronea interpretazione di questo evento, che il governo coloniale avrebbe considerato come un tentativo di minarne la stabilità.

Si consideri questo passaggio:

In effetti, né il Governo nelle Indie né quello della madrepatria possono negare che l’ordine di cose esistente nella colonia sia ben lungi dall’essere soddisfacente. Non possono negare che il sistema autocratico di governo comporti numerosi inconvenienti e arrechi sotto molti aspetti danno alla colonia e ai suoi abitanti; e che, mentre esso danneggia gli interessi materiali della colonia, eserciti un’influenza ancora più sfavorevole sulla popolazione.

Non esporremo qui le molteplici e deplorevoli conseguenze di tale sistema; ogni abitante della colonia che abbia mai riflettuto sulla questione e i cui interessi non dipendano dal sistema attuale le riconosce e le deplora.

De demonstratie der ingezetenen van Batavia, … cit., p. 160.

De demonstratie der ingezetenen van Batavia, op den 22 Mei 1848, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 2, 1849, p. 160.

Il giornale descrive dunque il sistema di governo delle Indie come contrario agli stessi interessi della colonia, e respinge l’idea secondo cui le concessioni politiche e una maggiore libertà costituirebbero una minaccia al dominio olandese.

L’esempio proposto è quello dell’India britannica, in cui l’apertura commerciale e la riduzione dei privilegi della Compagnia delle Indie Orientali, insieme alla libertà di stampa e alla possibilità di presentare pubblicamente le proprie doglianze, non avrebbero indebolito il potere britannico. Al contrario, avrebbero contribuito ad accrescere la capacità del Governo di esercitare una «benefica» influenza sulla società e di rendersi più accettabile sia alla popolazione sia agli abitanti europei estranei all’amministrazione.

La formula con cui il giornale sintetizza questa concezione è particolarmente significativa:

Het is gemakkelijker te regeren door rede en vertrouwen, dan door geweld en vrees.

È più facile governare attraverso la ragione e la fiducia che attraverso la violenza e la paura.

De demonstratie der ingezetenen van Batavia, … cit., p. 160.

De demonstratie der ingezetenen van Batavia, op den 22 Mei 1848, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 2, 1849, p. 161.

Non è necessario attribuire a questa affermazione un significato più ampio di quello che la fonte consente. Il Singapore Free Press non sta mettendo in discussione il dominio britannico in India, né propone l’abbandono del dominio olandese sulle Indie. Sta sostenendo che determinate riforme possono rendere il governo coloniale più efficace proprio perché lo rendono più accettabile.

La distinzione è essenziale, in quanto nel 1849 la discussione riguarda ancora soprattutto le forme e gli strumenti del governo, non una contestazione esplicita del dominio coloniale in quanto tale.


Le Indie e la Nuova Politica Olandese

La parte finale del testo introduce il livello metropolitano. Il redattore del Tijdschrift non accetta integralmente la lettura britannica: osserva che il Singapore Free Press non è «in tutti i suoi aspetti» correttamente informato e difende la possibilità che le riforme politiche dei Paesi Bassi producano effetti anche nelle colonie.

La Costituzione riformata contiene infatti, secondo l’autore, il principio di una possibilità crescente di intervento della rappresentanza nazionale negli interessi delle Indie. La maggiore pubblicità degli affari coloniali e la composizione più rappresentativa delle camere avrebbero progressivamente trasformato la questione delle Indie in una questione appartenente anche alla politica nazionale.

È un passaggio sottile, in quanto non implica automaticamente che gli abitanti delle Indie acquisiscano improvvisamente una rappresentanza politica paragonabile a quella della madrepatria; suggerisce piuttosto che l’amministrazione coloniale comincia a trovarsi esposta a un circuito politico più ampio, formato da Parlamento, stampa, opinione pubblica e discussione nazionale.

Anche la reazione alla pubblicazione di Rochussen viene osservata attraverso questo filtro. Secondo le informazioni giunte al redattore dall’ultima posta proveniente dalle Indie, il provvedimento avrebbe prodotto un effetto molto modesto. Alcuni si erano indignati per essere stati definiti sediziosi, ma «la maggior parte» dei partecipanti alla vicenda e quasi tutto il pubblico ne avevano riso, per poi non parlarne più.

Il tono quasi ironico di questo passaggio contrasta con la gravità della risposta iniziale delle autorità. Ma il testo torna subito alla realtà amministrativa: le doglianze non diminuiscono e le recenti nomine e promozioni suscitano nuovo malcontento tra i funzionari.

Per questa ragione, la fonte olandese conclude che:

Men merkt op, dat kunde en ijver thans minder dan ooit schijnen te beleekenen.

Si osserva che la competenza e lo zelo sembrano oggi contare meno che mai.

De demonstratie der ingezetenen van Batavia, … cit., p. 161.

De demonstratie der ingezetenen van Batavia, op den 22 Mei 1848, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 2, 1849, p. 162.

La crisi, quindi, non appare più soltanto come il risultato di una manifestazione mal gestita, ma come la necessità di ridefinire il rapporto tra autorità e protesta, amministrazione e competenza, colonia e madrepatria, ordine e riforma.

Nel 1848 il dominio olandese sulle Indie non viene messo in discussione dai protagonisti di questa vicenda. Quello che inizia ad essere discusso è la modalità di esercitare concretamente questo dominio, quali limiti debba incontrare l’autorità amministrativa e, soprattutto, attraverso quali strumenti possa ottenere non soltanto obbedienza, ma anche fiducia.

È una distinzione che il documento non formula in termini teorici, ma è precisamente quanto la fonte lascia intravedere.


Letture Consigliate

  • De demonstratie der ingezetenen van Batavia, op den 22 Mei 1848. (1849). Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 2, 159–162.
  • Fasseur, C. (1976). Indische persperikelen 1847–1860 [Le vicende della stampa nelle Indie 1847–1860]. Bijdragen en Mededelingen betreffende de Geschiedenis der Nederlanden, 91(1), 56–75.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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