pesantren narrazione
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Nel panorama islamico indonesiano, il pesantren rappresenta un’istituzione educativa centrale, capace di trasmettere sapere religioso, identità sociale e una precisa visione del mondo. Tuttavia, oltre alla sua funzione formativa, emerge una dimensione meno visibile ma altrettanto rilevante, la costruzione di una memoria interna spesso agiografica, in cui la figura del fondatore viene elevata a paradigma normativo, spesso a discapito della complessità storica effettiva.

Within the Indonesian Islamic landscape, the pesantren represents a central educational institution, capable of transmitting religious knowledge, social identity, and a specific worldview. However, beyond its formative function, a less visible yet equally significant dimension emerges: the construction of an internal memory that is often hagiographic, in which the figure of the founder is elevated to a normative paradigm, frequently at the expense of actual historical complexity.

Binnen het Indonesische islamitische landschap vormt het pesantren een centrale onderwijsinstelling, die religieuze kennis, sociale identiteit en een specifieke wereldvisie overdraagt. Naast deze vormende functie komt echter een minder zichtbare maar even relevante dimensie naar voren: de constructie van een interne, vaak hagiografische herinnering, waarin de figuur van de stichter wordt verheven tot een normatief paradigma, vaak ten koste van de werkelijke historische complexiteit.


Il Pesantren come Istituzione Educativa e Sociale

Il pesantren costituisce una delle forme più radicate di educazione islamica nel Sud-est asiatico, in particolare in Indonesia; strutturato attorno alla figura del kiyai, esso non è soltanto un luogo di trasmissione del sapere religioso, ma anche uno spazio di socializzazione, disciplinamento e costruzione identitaria. Gli studenti (santri) vivono in un ambiente comunitario che intreccia apprendimento, pratica rituale e formazione politica (intesa in senso ampio, di visione politica, dello Stato).

Nel caso del Pesantren Tebuireng, affiliato a Nahdlatul Ulama, tale funzione si è storicamente ampliata fino a comprendere un ruolo politico e culturale di primo piano; fondato alla fine del XIX secolo, il pesantren si è progressivamente trasformato in un centro di influenza capace di incidere non solo sulla formazione religiosa, ma anche sulla definizione di un islam indonesiano compatibile con la modernità (islamica) statale.

Il Fondatore del Pesantren (Foto Pesantren Tebuireng)

Questa capacità di adattamento e mediazione rappresenta uno degli elementi distintivi del modello pesantren, un’istituzione tradizionale che, seppure radicata nella trasmissione di testi classici (kitab kuning), dimostra una certa permeabilità alle trasformazioni sociali e politiche.

Al centro del pesantren si colloca la figura del kiyai, depositario di un’autorità che è al tempo stesso religiosa, educativa e carismatica. Tale autorità non deriva esclusivamente dalla competenza dottrinale, ma anche da una rete di relazioni personali e genealogiche che conferiscono legittimità al sapere trasmesso.

Nel contesto di Nahdlatul Ulama, di cui Tebuireng è uno dei pilastri storici, questa autorità si inscrive in una concezione tradizionalista dell’islam sunnita (Ahlussunnah wal Jamaah), dove la continuità della tradizione è garantita attraverso catene di trasmissione (sanad) e pratiche consolidate.

La funzione del kiyai va dunque oltre l’insegnamento, in quanto egli rappresenta un modello vivente, un punto di riferimento morale e spirituale per la comunità; è proprio questa centralità che rende possibile — e in parte inevitabile — la successiva elaborazione agiografica della sua figura.


La Costruzione della Memoria: tra Storia e Pedagogia

I materiali interni prodotti dai pesantren, come biografie, opuscoli e riviste, non rispondono ai criteri della storiografia accademica, ma a esigenze pedagogiche e identitarie; in questo senso, la narrazione del passato è selettiva e orientata. Si tratta di una narrazione ideale che privilegia (esagerandoli e a volte inventandoli) gli episodi esemplari, riduce le ambiguità, e organizza la biografia del fondatore secondo una logica teleologica.

La figura di Hasyim Asyari è un esempio emblematico di questo genere di narrazione agiografica, come si evince dai racconti interni; egli appare come un’autorità indiscussa, dotata di una visione chiara e coerente, capace di guidare la comunità attraverso momenti critici con fermezza e saggezza. La sua vita viene presentata come un percorso lineare, orientato sin dall’inizio verso la realizzazione di una missione religiosa e sociale.

Si tratta di una storia che assume tratti epici, eroici, mediante la disseminazione di prove che vengono superate dal futuro Kiay e che ne legittimano l’autorità e la funzione religiosa, politica e educativa; si consideri questo estratto da un libro realizzato dal Pesantren Tebuireng.

Sentendo che a Madura c’era un kyai famoso, dopo aver completato i suoi studi al Pesantren Tenggilis, partì per Madura per studiare con il Kyai Muhammad Kholil. E ci sono ancora molti altri luoghi dove Hasyim ha appreso la conoscenza religiosa, fino a quando alla fine è stato preso in considerazione come genero da uno dei suoi insegnanti, il Kyai Ya’qub. All’età di 21 anni, Hasyim è stato sposato con sua figlia di nome Nafisah nel 1892.
Non molto tempo dopo, insieme al suocero e alla moglie incinta, andò a La Mecca per compiere il pellegrinaggio e continuare a studiare. Tuttavia, la sventura sembrava mettere alla prova la sua pazienza, poiché non molto tempo dopo sua moglie si ammalò improvvisamente e morì. La tristezza si accumulava sempre di più, poiché quarantadue giorni dopo, il suo amato figlio Abdullah, seguì la madre nella morte.
Durante il suo soggiorno a La Mecca, il giovane Hasyim studiò con molti grandi studiosi (…)

Buku Panduan Santri Pondok Pesantren Tebuireng, (Manuale/Guida degli Studenti del Collegio Islamico Tebuireng, Jombang, 2017, p. 11.

Allo stesso modo, gli inizi del collegio islamico sono presentati come pieni di difficoltà e di opposizione da parte delle persone, come la costante e presunta minaccia fisica ai primi studenti e allo stesso Kiay, la cui missione sarebbe stata osteggiata. Ciò nonostante (secondo la narrazione ufficiale), il kiay esce vittorioso da queste prove, e il pesantren si attesta come istituzione voluta da Dio stesso, secondo una retorica nota non solamente nel mondo islamico.

Tale rappresentazione risponde a una funzione precisa, quella di fornire ai santri un modello normativo, un esempio da imitare; in questo senso, la memoria non è una ricostruzione del passato, ma strumento di formazione del presente e di legittimazione anche per il futuro.

È in tale contesto che si inserisce la dimensione agiografica,e, per questa ragione, la figura del fondatore viene progressivamente “purificata” da elementi di complessità; i conflitti, le incertezze, e i compromessi politici tendono a scomparire o a essere marginalizzati.

L’agiografia non implica necessariamente invenzione (ma non la esclude nemmeno), ma piuttosto una riorganizzazione del materiale storico secondo criteri edificanti. Gli episodi che (dovrebbero) confermare il carisma, la ‘pietà’ o la ‘lungimiranza’ del fondatore vengono enfatizzati, mentre quelli che potrebbero introdurre ambiguità o dubbi sulla sua autorità o legittimità vengono ridotti o omessi.

Ne risulta una distanza significativa tra la figura storica, inevitabilmente inserita in contesti di tensione, negoziazione e trasformazione, e quella trasmessa nei materiali interni; tale distanza non è un errore, ma una scelta funzionale e deliberata, in cui la complessità storica viene sostituita dalla chiarezza normativa.


Funzioni e Limiti dell’Agiografia

L’agiografia svolge diverse funzioni all’interno del pesantren. In primo luogo, contribuisce alla legittimazione dell’istituzione; un fondatore ‘esemplare’ rafforza la credibilità del sistema educativo che da lui discende. In secondo luogo, favorisce la coesione interna, offrendo una narrativa condivisa che consolida il senso di appartenenza.

Infine, essa opera come strumento pedagogico, in quanto, attraverso la biografia idealizzata, i santri apprendono non solo contenuti dottrinali, ma anche comportamenti, atteggiamenti e valori, quelli desiderati dalla società.

Esiste, inoltre, una funzione esterna al pesantren stesso, in quanto lo iato osservato tra storia e agiografia, non viene (tendenzialmente) colto dagli studenti del collegio islamico, che credono alla narrazione raccontata, senza poterla mettere in discussione. In questo modo, l’agiografia diventa storia (ufficiale) e le critiche diventano offese al fondatore o all’istituzione; nel caso in cui uno studente dovesse sviluppare una coscienza critica, egli verrebbe etichettato come ‘deviante’, o ‘ribelle’. Si tratta di formulazioni spesso usate dalla politica e dall’islam indonesiano per delegittimare qualunque tentativo di dissenso rispetto allo status quo.

Di conseguenza, il pesantren (non solamente quello di Tebuireng ovviamente) educa a conformarsi alla narrazione ufficiale, scoraggiando la sua elaborazione critica, svolgendo una funzione di ingegnerizzazione sociale che raramente viene colta e formalizzata.

Tuttavia, dal punto di vista analitico, questa stessa funzione comporta dei limiti, e, in effetti, l’assenza di conflitto e la linearità narrativa non permettono una corretta comprensione dei processi storici. Inoltre, la sovrapposizione tra storia individuale e storia collettiva semplifica eccessivamente dinamiche complesse, come i rapporti con il potere coloniale o le tensioni interne al mondo islamico indonesiano.

Il problema principale di questo genere di narrazioni, attualmente, consiste nel fatto che esse si inseriscono in un mondo globalizzato e costantemente connesso, in cui le informazioni sono facilmente disponibili. Per questa ragione, il confronto con narrative differenti non è un’ipotesi remota, ma questo non implica, tuttavia, un’automatica rielaborazione critica; l’esposizione a fonti alternative può generare sia processi di revisione che reazioni difensive, rafforzando l’adesione alla narrazione originaria.

In questo senso, la tensione tra la ‘memoria istituzionale’ e la pluralità informativa tende ad accentuarsi, producendo tensioni che si manifestano sia a livello individuale, nella coscienza dei soggetti, che a livello collettivo, all’interno delle comunità educative e religiose.


Letture Consigliate

  • Fealy, G., & Barton, G. (Eds.). (1996). Nahdlatul Ulama, traditional Islam and modernity in Indonesia. Monash Asia Institute.
  • Bush, R. (2009). Nahdlatul Ulama and the struggle for power within Islam and politics in Indonesia. Institute of Southeast Asian Studies.
  • Arif, M., Dorloh, S., & Abdullah, S. (2024). A systematic literature review of Islamic boarding school (pesantren) education in Indonesia (2014–2024). Tribakti: Jurnal Pemikiran Keislaman, 35(2), 161-180.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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