Gus Dur islam potere
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Nel luglio del 2001 il Presidente indonesiano Abdurrahman Wahid, noto come Gus Dur, venne deposto dal Parlamento al termine di una crisi politica apparentemente legata a scandali e conflitti istituzionali. In realtà, la sua caduta rifletteva uno scontro molto più profondo: quello tra un islam concepito come etica della convivenza e un sistema di potere che utilizzava la religione come strumento di controllo politico e legittimazione.

In July 2001, Indonesian President Abdurrahman Wahid, widely known as Gus Dur, was removed from office by Parliament amid a political crisis officially framed around scandals and institutional conflict. In reality, his downfall reflected a far deeper struggle: the clash between an understanding of Islam as an ethical foundation for coexistence and a power structure that relied on religion as an instrument of political control and legitimacy.

In juli 2001 werd de Indonesische president Abdurrahman Wahid, beter bekend als Gus Dur, door het parlement afgezet tijdens een politieke crisis die officieel werd voorgesteld als een combinatie van schandalen en institutionele conflicten. In werkelijkheid weerspiegelde zijn val een veel diepere strijd: die tussen een visie op de islam als ethische basis voor samenleven en een machtssysteem dat religie gebruikte als instrument van politieke controle en legitimiteit.


Una Narrazione Poco Convincente

La deposizione di Abdurrahman Wahid, universalmente noto come ‘Gus Dur’, avvenuta nel luglio del 2001 dal Parlamento indonesiano, è convenzionalmente letta attraverso la lente della crisi economica, dell’incapacità amministrativa e dello scontro istituzionale tra la carica presidenziale e l’assemblea legislativa. Sebbene questi fattori abbiano giocato un ruolo contingente, essi rappresentano solo l’epifenomeno di uno scontro molto più profondo.

La prima e probabile ragione della caduta dell’uomo politico che aveva guidato la transizione indonesiana post-Soeharto risiede nella sua percezione ‘eretica’ dell’Islam; Gus Dur non fu rovesciato perché era un cattivo amministratore (anche se in parte tale accusa era fondata), ma perché il suo approccio all’islam minava alle fondamenta l’intero assetto di potere dell’Indonesia moderna.

Le testimonianze coeve su questo evento confermano la natura orchestrata della sua deposizione, come riporta puntualmente Kompas, uno dei principali media indonesiano;

La figlia maggiore di Gus Dur, Alissa Wahid, una volta rivelò la sua testimonianza nei momenti precedenti la cacciata di Gus Dur. Ha detto che prima che la Sessione Speciale fosse tenuta dall’MPR, centinaia di soldati del TNI si erano diretti verso il Palazzo (il Parlamento, ndr).

(…)

Fino a quando Gus Dur non abdicò, il caso legale di cui era accusato non fu mai dimostrato. Infatti, lo stesso Procuratore Generale e la Polizia hanno affermato che Gus Dur non è legato al caso di cui è accusato.

Dopo questo incidente, in diverse occasioni Gus Dur dichiarò che ciò che gli accadde era puramente una questione di politica di potere sfruttata da un certo numero di persone.

Pertanto, questo tentativo di rovesciamento è incostituzionale.

Lusingato e poi rovesciato, la storia di Gus Dur rovesciato dall’MPR 21 anni fa, Kompas, 23 Luglio 2022.

Il suo ‘liberalismo’, che non deve essere confuso con il laicismo di matrice occidentale, ma piuttosto inteso come una decostruzione dell’uso strumentale della religione, costituiva una minaccia esistenziale per i partiti islamici, per l’establishment militare e per i gruppi radicali che, paradossalmente, si coalizzarono per rimuoverlo dalla carica di Presidente.

La deposizione del Quarto Presidente, che ebbe anche altre cause oltre al suo approccio all’islam (e che sarannno analizzate in un articolo separato) rimane uno degli episodi più controversi della storia indonesiana, e la sua figura resta oggetto di intenso dibattito. La lettura proposta in questo saggio costituisce un’analisi che spero sia interessante e originale, e non necessariamente una ricostgruzione prettamente storica.


L’Islam come Argine e non come Progetto: la Visione di Gus Dur

Per comprendere la natura della minaccia che Gus Dur rappresentava, è necessario analizzare il suo pensiero teologico-politico; a differenza dei riformatori musulmani che cerca(ro)no di adattare la shariah alla modernità, l’approccio di Wahid partiva da una premessa radicale. Egli riteneve che l’Islam, nell’arcipelago indonesiano, non doveva rappresentare il progetto e la base di uno Stato confessionale o in cui venisse applicata direttamente la legge islamica o almeno alcune sue disposizioni.

Wahid era il leader di Nahdlatul Ulama (NU), la più grande organizzazione islamica del mondo, e teorizzava che la funzione dell’islam in una società plurale (come quella prevista dalla Pancasila), fosse quella di fornire un’etica della convivenza, non una legislazione vincolante.

Il clima intellettuale promosso da Wahid contribuì alla successiva emersione della Jaringan Islam Liberal (Rete Islam Liberale); egli legittimò discorsi impensabili per l’establishment, come l’uguaglianza assoluta davanti alla legge tra i cittadini di fedi diverse e la netta separazione tra il dominio della moschea e quello del palazzo presidenziale.

In un contesto in cui intere fazioni politiche basavano la loro legittimazione elettorale sulla promessa di implementare elementi di diritto islamico, la visione di Gus Dur agiva come un elemento che dissolveva le stesse fondamenta del loro consenso.

Nel primo discorso pronunciato davanti al Parlamento che lo aveva appena eletto Presidente dell’Indonesia, Gus Dur pronuncia parole impensabili;

La democrazia può essere preservata e sviluppata solo da coloro che ne comprendono la vera natura. Pertanto, spero che tutti noi, in quanto cittadini indonesiani, possiamo comprenderlo e continuare a sostenere la democrazia come fondamento delle nostre vite anche in futuro.

Perché solo in questo modo possiamo difendere lo stato di diritto, la libertà di parola e l’uguaglianza dei diritti per tutte le persone, indipendentemente da discendenza, lingua, cultura e religione.

Costruire la democrazia non è un compito facile (Primo discorso presidenziale di KH Abdurrahman Wahid davanti alla sessione MPR RI, 20 ottobre 1999).

Questo estratto del suo primo discorso da Presidente, il quarto della Repubblica indonesiana, seguiva all’esperienza del regime di Soeharto e alla breve fase di transizione guidata da B. J. Habibie, succedutogli alla Presidenza, secondo quanto previsto dalla Costituzione, dopo le dimissioni di Soeharto nel maggio 1998. Il rapporto di responsabilità politica di Habibie fu tuttavia respinto dalla MPR, lo stesso organo che in seguito avrebbe eletto Abdurrahman Wahid Presidente della Repubblica.

Per questa ragione, le sue parole hanno una rilevanza che non deve essere sottovalutata, e cercano di stabilire un programma, una linea di governo inedita, e differente rispetto al passato recente; il suo desiderio di stabilire una reale democrazia, seppure secondo un modello indonesiano, dovrebbe essere considerato serio e non parte di una strategia premeditata.


La Sfida al Monopolio Militare della Sicurezza

L’approccio teologico di Wahid ebbe conseguenze politiche dirette, in particolare nei rapporti con le forze armate indonesiane (TNI); per oltre tre decenni, sotto la dittatura di Soeharto, l’esercito aveva giustificato il proprio ruolo politico preminente e i propri vasti interessi economici presentandosi come l’unica forza capace di arginare il fondamentalismo islamico.

Questo patto di stabilità si basava sul mantenimento di un livello di tensione costante, secondo cui l’esercito tollerava o provocava sottilmente il fanatismo religioso per poi porsi come garante dell’ordine. Gus Dur, in virtù della sua indiscussa autorità morale di leader musulmano, pose in discussione questo meccanismo consolidato. Comprendendo le dinamiche sociali del radicalismo meglio di qualsiasi generale, egli trattava gli attacchi terroristici non come uno scontro di civiltà teologico, ma come fenomeni di criminalità politica da risolvere attraverso l’intelligence e il dialogo, non con la legge marziale.

Privando l’esercito del suo “spauracchio” fondamentalista, Gus Dur rendeva obsoleto il pretesto principale per cui i generali rivendicavano seggi parlamentari riservati e un sostanziale potere di veto nella vita civile.

Il Presidente Abdurrahman Wahid durante suo discorso nel 2000 di fronte al Parlamento Indonesiano. (Foto Kompas)

Si considerino, a tale proposito, le parole pronunciate dal Quarto Presidente in occasione del Discorso del Presidente della Repubblica di Indonesia dinanzi alla Sessione Annuale dell’Assemblea Consultiva del Popolo della Repubblica di Indonesia, il 7 agosto 2000.

La riforma interna delle Forze Armate indonesiane (TNI) e della Polizia nazionale indonesiana (Polri) continua a progredire. L’essenza della riforma delle TNI consiste nel loro ritiro dalle funzioni socio-politiche per concentrarsi sul compito principale della difesa nazionale contro le minacce esterne, trasferendo al contempo la responsabilità della sicurezza interna alla Polizia nazionale indonesiana (Polri). La riforma interna delle TNI pone fine anche alla dottrina del “kekarya” (servizio), pertanto non si trovano più soldati delle TNI in servizio attivo che ricoprono incarichi civili. Questo processo di riforma delle TNI e della Polri proseguirà al fine di costruire una forza di difesa professionale e funzionale, nonché una Polri indipendente. Tutto questo viene fatto per rafforzare le basi del programma di democratizzazione, che riconosciamo non potrà progredire senza un clima ordinato e regolamentato.

I vertici militari dunque compresero rapidamente che un islam moderato e gestito da una figura civile autorevole avrebbe determinato il definitivo confinamento delle forze armate nelle caserme, come traspare con chiarezza dallo stralcio del discorso riportato in precedenza.


La Revoca del Tabù Comunista e l’Isolamento del Fronte Islamico

L’altra mossa considerata eretica, che cementò l’alleanza tra i suoi nemici, fu il tentativo di Gus Dur di revocare il decreto presidenziale del 1966 (TAP MPRS XXV) che bandiva il comunismo e il marxismo-leninismo in Indonesia. Ufficialmente, tale decisione venne giustificata da esigenze di giustizia storica e di rispetto dei diritti umani, in merito ai massacri del 1965-66 in cui persero la vita centinaia di migliaia di (presunti) comunisti.

Gus Dur in occasione del suo insediamento come Presidente, il 20 Ottobre 1999 (Foto Kompas)

Tuttavia, nel profondo immaginario politico indonesiano, l’anticomunismo e l’islam politico si erano fusi in un’unica narrazione identitaria; lo scioglimento forzato del Partito Comunista Indonesiano (PKI) era stato celebrata dall’establishment islamico come una ‘vittoria sacra’ dell’islam contro l’ateismo di Stato.

Revocando il bando, Gus Dur non stava solo riabilitando delle vittime storiche, ma stava decostruendo il mito fondativo su cui i partiti islamici conservatori avevano costruito la loro autorità morale per decenni. L’accusa mossa contro di lui, quella di voler riabilitare l’ateismo, venne usata dai leader islamici come un efficace elemento di mobilitazione popolare contro un presidente che aveva, di fatto, tradito (quella che era considerata) la ‘missione storica’ dell’islam in Indonesia.


L’Alleanza Strategica dei Militari, dei Radicali: l’Impeachment

La conclusione politica di questa dinamica fu un ri-allineamento del potere, segnato da un pragmatismo senza precedenti nella storia repubblicana; quando il Parlamento avviò le procedure di impeachment contro Gus Dur (vicenda che semplifico volutamente, e che sarà oggetto di un articolo ad hoc), accusandolo formalmente di violazione della costituzione per aver tentato di sciogliere l’assemblea, le piazze di Jakarta furono prese d’assalto da gruppi radicali islamici come il Fronte dei Difensori dell’Islam (FPI).

Questi stessi gruppi, che predicavano l’applicazione della shariah e la ‘moralizzazione’ della vita pubblica, marciavano marciavano in una dinamica che numerosi osservatori interpretarono come favorita da settori dei servizi di sicurezza e dell’apparato militare, interessati a fornire copertura politica e tolleranza operativa alle proteste.

Manifestazione a favore di Gus Dur nel 2001 (Foto Kompas)

Al posto di Gus Dur diventò Presidente (anche in questo caso seguendo formalmente la Costituzione) la sua vice, Megawati Sukarnoputri, una leader ‘secolare’ ma con un profilo politico debole, accettata dall’establishment proprio perché incapace di interferire con gli interessi dell’esercito e con le derive identitarie dei partiti islamici. La deposizione di Gus Dur non fu, dunque, una vittoria dell’islam politico sul liberalismo, ma la reazione difensiva di un ecosistema di potere in cui l’islam politico (e non spirituale) doveva rimanere strumento di coercizione o di protesta, e non un semplice riferimento etico super partes.


Letture Consigliate

  • Mujiburrahman. (1999). Islam and politics in Indonesia: The political thought of Abdurrahman Wahid. Islam and Christian–Muslim Relations, 10(3), 339-352.
  • Aspinall, E. (2005). Opposing Suharto: Compromise, resistance, and regime change in Indonesia. Stanford University Press.
  • Wahid, A. (1999). Islam, negara, dan demokrasi: Himpunan percikan perenungan Gus Dur (Islam, nazione e democrazia: Raccolta di riflessioni di Gus Dur). Jakarta: Penerbit Erlangga.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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