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Nel febbraio del 1983, Il Messaggero dell’Islam, periodico del Centro Islamico di Milano e Lombardia, pubblica un articolo intitolato Vuoi diventare musulmano?; il testo si rivolge, idealmente, ai lettori interessati ad abbracciare l’islam e si propone di illustrarne le condizioni, le procedure e gli obblighi religiosi.

La trattazione assume inizialmente il carattere di una guida pratica alla conversione, spiegando il significato della professione di fede e i comportamenti richiesti a chi intenda entrare nella comunità islamica; una lettura più attenta, tuttavia, permette di individuare una costruzione argomentativa che supera ampiamente la semplice divulgazione religiosa.

Il passaggio più significativo riguarda la definizione della professione di fede:

E’ (la professione di fede islamica, ndr) la scelta (irreversibile) di campo.

Vuoi diventare musulmano?, Il Messaggero dell’Islam, Centro Islamico di Milano e Lombardia, Febbraio 1983, p. 2.

La formulazione non è casuale. Secondo l’autore islamico, la conversione viene descritta come un atto che comporta una separazione netta fra due universi contrapposti, non soltanto sul piano dottrinale, ma anche su quello morale e culturale. Abbracciare l’islam significherebbe entrare in un nuovo ordine di appartenenza, assumendone integralmente i principi e prendendo le distanze da ciò che gli è considerato esterno ed estraneo.

È soprattutto la descrizione del mondo dal quale il convertito dovrebbe allontanarsi a rendere il documento particolarmente interessante.

L’articolo ricorre infatti a espressioni fortemente denigratorie (maiuscolo originario):

Se, quindi, veramente intendi diventare MUSULMANO sarà tua cura prepararti con tutto lo zelo immaginabile in una persona che cerca di uscire da uno squallido mondo di menzogne di artifici e di raggiri ed entrare nel mondo della Verità. Superato positivamente l’esame sarai ammesso a fare la tua DICHIARAZIONE DI FEDE, del che sarà dato atto in un verbale, che DOCUMENTERÀ soltanto la DICHIARAZIONE DI FEDE, per ogni e conseguente effetto di LEGGE.

Vuoi diventare musulmano?, cit., p.2.

L’ambiente, e dunque, anche la fede di provenienza viene associato automaticamente a qualcosa di estremamente negativo, da cui è necessario allontanarsi; non si tratta di una semplice affermazione della superiorità teologica della propria fede, pratica comune nella letteratura apologetica delle diverse tradizioni religiose. La contrapposizione assume qui una dimensione più ampia: da una parte un mondo identificato con la ‘verità’, dall’altra uno rappresentato attraverso categorie di discredito morale.

La scelta religiosa viene così accompagnata da una precisa indicazione circa il giudizio che il nuovo credente dovrebbe formulare sulla realtà circostante; il potenziale convertito non è invitato soltanto a riconoscere la ‘verità’ dell’islam, ma anche a riconsiderare negativamente il mondo dal quale proviene. La conversione diventa una frattura identitaria: l’ingresso nella nuova comunità religiosa presuppone una presa di distanza polemica e ideologica dall’ambiente precedente, rappresentato non semplicemente come diverso, ma come moralmente perverso.

Questa impostazione si accompagna a una concezione particolarmente esigente dell’appartenenza religiosa. L’articolo distingue infatti fra la dichiarazione formale della fede e la sua effettiva realizzazione nella vita quotidiana; la pronuncia della shahada, la professione di fede islamica, non costituisce un punto di arrivo sufficiente. Il nuovo musulmano deve dimostrare attraverso il comportamento, la preghiera e l’osservanza dei precetti di aver realmente assunto la nuova identità religiosa. La conversione non viene dunque presentata come un semplice cambiamento di convinzioni personali, ma come l’accettazione di un sistema di obblighi che investe l’intera esistenza.

Anche il confronto con il cristianesimo contribuisce a definire questa rappresentazione. Il testo propone una contrapposizione fra le modalità di adesione alle due religioni, descrivendo la conversione cristiana in termini riduttivi (e negativi) e presentando quella islamica come una scelta che comporterebbe conseguenze più profonde e impegnative. La comparazione non è sviluppata attraverso un esame delle rispettive dottrine o delle pratiche di conversione, ma attraverso una contrapposizione funzionale alla valorizzazione della presunta superiorità dell’islam. La religione concorrente viene semplificata e degradata, mentre alla propria viene attribuita una maggiore coerenza fra professione di fede e comportamento.

È un procedimento apologetico riconoscibile: la superiorità della propria tradizione viene affermata anche attraverso la rappresentazione parziale e svalutativa di quella altrui. Nel caso specifico, tuttavia, il riferimento al cristianesimo assume un significato particolare, considerato che il testo è pubblicato in Italia su una rivista italiana, e si rivolge a un pubblico potenzialmente proveniente da un ambiente culturale a maggioranza cristiana. La propaganda non si limita pertanto a illustrare i vantaggi dell’adesione all’islam, ma interviene direttamente nella rappresentazione religiosa e morale della società nella quale cerca nuovi aderenti.

La fonte del Messaggero dell’Islam permette così di osservare alcune caratteristiche della propaganda islamica in lingua italiana dei primi anni Ottanta; il documento combina divulgazione religiosa, istruzione del potenziale convertito e polemica nei confronti dell’alterità religiosa e culturale.

La questione presenta anche un evidente problema di reciprocità. È sufficiente immaginare la pubblicazione, in Indonesia o in Malesia (Paesi che si definiscono islamicamente moderati), di un opuscolo cristiano intitolato ‘Vuoi diventare cristiano?’, contenente le istruzioni per abbracciare la fede cristiana. Già la semplice attività di proselitismo rivolta ai musulmani incontrerebbe precise restrizioni normative, e se a questa si aggiungesse una descrizione del mondo islamico nei termini denigratori utilizzati dal periodico islamico italiano, le conseguenze sociali e istituzionali sarebbero facilmente prevedibili. Il confronto non è dunque soltanto teorico, ma mette in evidenza la disparità delle condizioni nelle quali le diverse comunità religiose possono rivolgersi a potenziali nuovi aderenti.

La conversione non viene proposta solamente come accesso alla verità, ma anche come abbandono di un mondo descritto in termini profondamente negativi e denigratori; non si tratta di una semplice critica, ma di una qualificazione morale delle altre religioni. L’appartenenza islamica viene costruita attraverso una contrapposizione che è volutamente polemica, in cui il nuovo credente è chiamato a scegliere un campo e a riconoscere come moralmente inadeguato quello passato.

Il valore storico della testimonianza risiede proprio in questa impostazione. Non si tratta di un semplice testo informativo sulle modalità di conversione, ma di una pubblicazione che utilizza questa occasione per proporre una precisa visione dei rapporti fra islam, cristianesimo e società esterna. La promozione religiosa si accompagna anche alla delegittimazione polemica dell’ambiente concorrente, mentre la costruzione della nuova identità passa anche attraverso il discredito di quella precedente.

Nel febbraio del 1983, sulle pagine del Messaggero dell’Islam, il potenziale convertito italiano non viene soltanto invitato ad abbracciare una nuova religione: viene anche sollecitato a guardare con sospetto e disprezzo il mondo dal quale proviene. È un aspetto che merita di essere rilevato, perché mostra come la propaganda religiosa possa andare ben oltre la presentazione della propria fede, trasformandosi in uno strumento di contrapposizione culturale e morale.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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