Rais Islam Pluralismo Suprematismo Islamico
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Pluralismo, identità religiosa e potere politico si intrecciano nel pensiero di Amien Rais. Una rilettura di una sua intervista del 2010 permette di comprendere come una parte significativa dell’islam indonesiano interpreti la convivenza tra le fedi e il ruolo dello Stato.

Pluralism, religious identity and political authority converge in the thought of Amien Rais. Revisiting a 2010 interview sheds light on how a significant segment of Indonesian Islam understands interfaith coexistence and the role of the state.

Pluralisme, religieuze identiteit en politieke macht komen samen in het denken van Amien Rais. Een herlezing van een interview uit 2010 laat zien hoe een belangrijk deel van de Indonesische islam de verhouding tussen religies en de rol van de staat begrijpt.


Amien Rais: La Voce di Muhammadiyah sul Pluralismo

In un contesto indonesiano segnato da intense tensioni tra modernità, pluralismo e identità islamica, la voce di M. Amien Rais – ex presidente di Muhammadiyah, protagonista della Reformasi del 1998 e figura intellettuale di primo piano – rappresenta una posizione netta e articolata. La sua intervista apparsa sulla Majalah Tabligh (marzo 2010), poi inclusa nel volume 1 Abad Muhammadiyah, offre un’analisi lucida del concetto di pluralismo e, più in profondità, una riflessione sulla religione, sulla società indonesiana e sulle sfide poste dal pensiero occidentale.

Per Rais, il pluralismo autentico non è un’invenzione moderna, ma un principio radicato nel Corano, espresso nella celebre formula, ‘A voi la vostra religione, a me la mia’, fonderebbe una convivenza pacifica tra comunità religiose diverse, senza però implicare l’equivalenza teologica di tutte le fedi.

L’islam, secondo Rais, è l’unica religione riconosciuta presso Dio, eppure questo primato non impedirebbe, anzi, imporrebbe il rispetto e la coesistenza tra le religioni; egli, in altre parole, sta riproponendo il suprematismo islamico in chiave soft, affermando una tolleranza pragmatica tra fedi religiose, e non una loro eguaglianza nello spazio pubblico. Il discorso di Rais, in effetti, non si limita al piano teologico, in cui esso sarebbe comprensibile, ma si estende alla sfera pubblica; Muhammadiyah, lo si ricorda, è la seconda organizzazione islamica del Paese per numero di aderenti, e conta su una vasta rete sociale, composta da scuole, moschee e altre istituzioni capaci di incidere sulle politiche pubbliche.

Per questa ragione, egli evoca il pericolo di un pluralismo ‘eccessivo’, che si spinge oltre la sua interpretazione della tolleranza coranica; è in tale quadro che egli esprime la sua preoccupazione per l’avanzare del relativismo, che considera le religioni uguali, ed è contro tale eventualità che si scaglia l’ex presidente di Muhammadiyah.

In questo caso, l’atto di fede perderebbe di significato, e gli atti collegati alla pratica islamica, come pregare, digiunare, versare la zakat o compiere il pellegrinaggio diventerebbero gesti superflui; Rais vede in questa deriva una minaccia esistenziale per l’identità musulmana, capace di ridurre la religione a un semplice contenitore di valori morali intercambiabili. Il problema fondamentale è che tale minaccia non si limiterebbe al piano religioso, ma coinvolgerebbe anche la stessa identità del Paese, sottoposto, secondo lo studioso islamico, ad un continuo attacco ideologico da parte dell’occidente.


Nazione, Religione e Identità

Per Rais, religione e sfera pubblica non sono infatti separabili, e una minaccia percepita all’islam diventa immediatamente un attacco all’identità indonesiana. Anche se egli non attacca in blocco la civiltà occidentale, in quanto egli stesso ha studiato all’estero e ne riconosce alcuni contributi, mette in guardia contro quelli che percepisce come ‘apparati ideologici’.

Egli parla esplicitamente di think tank situati nei paesi sviluppati, dotati di ingenti risorse economiche, che fungono da vere e proprie fabbriche di ‘guerra ideologica’; secondo la sua ricostruzione, attraverso borse di studio, pubblicazioni e reti accademiche, questi centri diffonderebbero dottrine apparentemente attraenti («tutte le religioni sono uguali», «la religione è una questione privata») con l’obiettivo strategico di indebolire il mondo islamico dall’interno. Il risultato cercato sarebbe una gioventù islamica disorientata, priva di ancoraggio spirituale, facilmente manipolabile da mode intellettuali passeggere.

Ancora una volta, come accade anche per il discorso sulla kristenisasi, si suppone che gli indonesiani (in questo caso i musulmani) non siano persone dotate di una propria capacità di decidere e di operare scelte; al contrario, i giovani islamici sarebbero fondamentalmente dei bambini manipolabili.

A rafforzare questa lettura (degli agenti stranieri che manipolano il discorso pubblico), decisamente radicata in Indonesia, è poi l’osservazione di Rais che compara le idee prodotte in Occidente a ‘giocattoli per bambini’, a ‘malattie’, da cui ci si dovrebbe guardare. Il suo pensiero, ancorché non anti-Occidentale in senso pieno, tradisce un significativo sospetto per quanto viene prodotto in Europa e negli Stati Uniti, ma non solo, secondo la sua visione, l’Occidente starebbe conducendo una guerra subdola contro i musulmani, da cui l’Indonesia si dovrebbe difendere.

Il pluralismo che Rais definisce ‘eccessivo’, corrisponde in realtà agli standard universali, come quelli della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite del 1948 o delle diverse Convenzioni Europee, il cui scopo è quello di evitare che le persone ricevano un trattamento diverso da parte di istituzioni pubbliche. Questa idea non coincide con quella dell’islam indonesiano, secondo cui esiste una chiara gerarchia, in cui la religione islamica occupa un posto supremo rispetto alle altre fedi e idee, e lo Stato, secondo questa concezione, avrebbe il dovere di difendere tale sistema.

Emblematica di questa impostazione è la sua opinione sulla legge sulla blasfemia, che Rais ritiene necessaria;

Qual è la Sua opinione sulla Legge No.1/PNPS/Anno 1965? (legge sulla blasfemia, ndr)

Io penso che, se desideriamo raccogliere i frutti di un conflitto aperto tra religioni, accompagnato da scontri tra etnie e quant’altro, allora prego, si proceda pure a revocare quella legge di cui abbiamo un profondo bisogno. Questa è l’esperienza di chi ha una storia ormai lunga in questa repubblica. In passato ho guidato l’MPR, la massima istituzione dello Stato. Quasi tutte le religioni erano rappresentate, così come tutte le etnie. In quel contesto si percepiva chiaramente come non ci fossero persone che osassero fare dichiarazioni di natura offensiva. Questo perché le questioni legate alla sfera religiosa ed etnica (SARA) sono come una porta che è facile da aprire, e che una volta aperta è difficile da richiudere.

Quindi, se ci sono persone che vogliono revocare la legge sulla blasfemia religiosa, raccoglieranno una tempesta socio-politica molto pericolosa.

Pluralisme kebablasan! (Wewancara dengan M. Amien Rais), Pluralismo Eccessivo! (Intervista con M. Amien Rais), in 1 Abad Muhammadiyah. Istiqomah Membendung kristenisasi & liberalisasi, Un Secolo di Muhammadiyah. Appello alla lotta contro la cristianizzazione & il liberalismo, MTDK-PPM, Yogyakarta, Indonesia, 2010, pp. 99-100.

In questo passaggio dell’intervista, Rais chiarisce la sua posizione a favore della legge sulla blasfemia del 1965, di cui alcuni attori sociali avevano richiesto la rimozione; la sua necessità deriva in realtà dall’imperativo di mantenere l’ordine e lo status quo, impedendo un confronto aperto tra fedi religiose.

1 Abad Muhammadiyah (1 secolo di Muhammadiyah, il libro per il centenario di Muhammadiyah in cui è stata inserita l’intervista a Rais)

Le idee di ‘armonia’ e di ‘sensibilità della maggioranza’, con cui spesso vengono interpretate leggi e regolamenti, servono proprio a mantenere la posizione primatista dell’islam sunnita in Indonesia, un assetto che non rimane confinato ad un piano teologico, ma che viene esteso anche alla sfera pubblica. Rais interpreta perfettamente questo sistema, avvertendo, dal suo punto di vista, dei ‘pericoli’ di un pluralismo attivo, e non solo passivo, inteso come tolleranza per le altre fedi; in altre parole, questa intervista ci consegna un’immagine fedele del pensiero di una buona parte dell’islam indonesiano contemporaneo.

Amien Rais, in effetti, non rappresenta una posizione considerata radicale, ma si inserisce perfettamente nella concezione ‘mainstream’ indonesiana; in altre parole, la sua posizione è condivisa dalla maggioranza dei musulmani indonesiani, e, per questa ragione, il suo contributo appare di particolare interesse per comprendere il discorso pubblico sulla religione, il potere e l’identità di un Paese che ospita una diversità confessionale e etnica unica al mondo.


Letture Consigliate

  • Burhani, A. N. (2018). Pluralism, liberalism, and Islamism: Religious outlook of Muhammadiyah. Studia Islamika, 25(3), 433–470.
  • Biyanto. (2020). Promoting and practicing religious pluralism: Muhammadiyah experience. Journal of Social Studies, 16(2), 197–210.
  • Menchik, J. (2016). Islam and democracy in Indonesia: Tolerance without liberalism. Cambridge University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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