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La formazione religiosa dell’infanzia come strumento di trasmissione della fede, costruzione dell’identità comunitaria e partecipazione alla missione della Chiesa cattolica in Indonesia.

The religious formation of children as a means of transmitting the faith, building community identity, and participating in the mission of the Catholic Church, through which the Christian minority in Indonesia also builds its continuity over time.

De religieuze vorming van kinderen als middel om het geloof over te dragen, de gemeenschappelijke identiteit op te bouwen en deel te nemen aan de zending van de Katholieke Kerk, waarmee de christelijke minderheid in Indonesië tevens haar continuïteit in de tijd opbouwt.


La Formazione dei Cattolici in Indonesia

Quando si osserva la presenza del cattolicesimo in Indonesia, l’attenzione tende naturalmente a concentrarsi sulle sue manifestazioni più visibili: le diocesi, le scuole, le università, le grandi chiese, le relazioni con le istituzioni dello Stato e, più in generale, il rapporto con una società nella quale l’islam rappresenta la componente religiosa maggioritaria. Esiste tuttavia un livello meno evidente della presenza cattolica, che proprio per la sua dimensione quotidiana consente di comprendere il modo in cui la Chiesa pensa la propria continuità nel tempo, la formazione religiosa dei bambini.

Copertina di Majalah Komunikasi, Gennaio 2017 (Foto Keuskupan Bandung)

Un documento pubblicato su Majalah Komunikasi n. 435 (2017) della Diocesi di Bandung, dedicato alla Bina Iman Anak Katolik (Formazione alla Fede dei Bambini Cattolici) , offre in questo senso una prospettiva particolarmente significativa. Il testo presenta le diverse forme attraverso cui viene organizzata la formazione alla fede dei bambini cattolici e descrive il ruolo della Serikat Kepausan Anak Misioner (SEKAMI), la Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria. A prima vista si tratta di un documento pastorale destinato alla comunità cattolica e collegato alla preparazione della Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria e dell’Epifania del gennaio 2017. Letto nella sua interezza, tuttavia, esso rivela una concezione precisa del rapporto tra educazione religiosa, identità comunitaria e missione.

Il primo elemento che emerge riguarda l’organizzazione stessa della formazione. Il documento ricorda che essa può essere indicata con nomi diversi — Bina Iman Anak, Bina Iman Anak Katolik, Pendampingan o Pembinaan Iman Anak oppure Minggu Gembira — e che nelle diocesi al di fuori di Giava è particolarmente diffuso il riferimento alla SEKAMI. Questa pluralità terminologica non indica una frammentazione della pastorale, quanto piuttosto la capacità della Chiesa di adattare le proprie forme organizzative alle diverse realtà locali mantenendo contemporaneamente un riferimento comune.

A Bandung, inoltre, la formazione dei bambini e degli adolescenti è inserita nella struttura delle opere missionarie pontificie attraverso la KKI-KKM, la Komisi Karya Kepausan Indonesia – Karya Misioner Keuskupan Bandung, la Commissione Diocesana che si occupa di questo compito. Il livello locale viene quindi collegato a quello diocesano e, attraverso le Pontificie Opere Missionarie, alla dimensione universale della Chiesa.

Le attività non si svolgono esclusivamente nella chiesa parrocchiale, ma possono essere organizzate nelle stasi (stazione missionaria), nelle wilayah (suddivisioni territoriali pastorali) e persino nelle lingkungan (comunità territoriale di base), mostrando come la formazione religiosa penetri nei diversi livelli territoriali della comunità.

La formazione comprende la Sacra Scrittura, il Magistero, la Tradizione, i sacramenti, la liturgia, la preghiera, la devozione alla Vergine Maria e ai santi e la conoscenza delle figure che rappresentano esempi di fede nella vita quotidiana. Non si tratta quindi semplicemente di trasmettere alcune nozioni religiose, ma di inserire progressivamente il bambino all’interno di un universo simbolico, liturgico e comunitario. La formazione contribuisce così a costruire una precisa percezione dell’appartenenza: il bambino impara non soltanto che cosa significa credere, ma anche a quale comunità appartiene e attraverso quali pratiche questa appartenenza viene vissuta.

È significativo, tuttavia, che il documento non consideri concluso questo processo nel momento in cui il bambino ha ricevuto la propria formazione religiosa. Il bambino deve diventare destinatario della Parola, ma anche “pelaku Sabda”, colui che mette in pratica la Parola, fino a diventare “Injil yang hidup”, un “Vangelo vivente”. La fede viene quindi concepita come qualcosa che deve essere interiorizzato, praticato e infine comunicato. È proprio questo passaggio a trasformare una normale attività catechetica in un processo di costruzione identitaria più complesso.


Dal Bambino Catechizzato al Piccolo Missionario

La conseguenza più significativa di questa impostazione emerge nella descrizione della SEKAMI, che viene presentata come lo strumento attraverso il quale i bambini vengono accompagnati a diventare “misionaris cilik”, piccoli missionari. Il motto Children helping children, anak menolong anak, riassume una concezione nella quale il bambino cattolico non è soltanto destinatario della pastorale della Chiesa, ma può diventare a sua volta soggetto della sua missione.

Il principio viene concretizzato attraverso le 2D2K — Doa, Derma, Kurban, Kesaksian, cioè preghiera, offerta, sacrificio e testimonianza. La fede viene dunque collegata a pratiche concrete attraverso le quali il bambino è educato a sviluppare una responsabilità verso gli altri. La missione non viene presentata come qualcosa che appartiene esclusivamente al sacerdote, al religioso o all’adulto, ma come una dimensione che può essere sperimentata già nell’infanzia; in questa prospettiva, la formazione religiosa non produce soltanto conoscenza della fede, ma contribuisce a costruire un determinato comportamento sociale.

Il Bambino SEKAMI, Piccolo Missionario di Gesù, Majalak Komunikasi (Diocesi di Bandung).

Il cattolicesimo descritto dalla Diocesi di Bandung conserva integralmente la propria struttura dottrinale, sacramentale e gerarchica, ma nella pedagogia missionaria assume un accento che, soprattutto per la centralità attribuita alla testimonianza personale, presenta un evidente sapore protestante.

Il documento inserisce questa impostazione all’interno della storia della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria, fondata nel 1843 da monsignor Charles Marie de Forbin-Janson, vescovo di Nancy, con particolare attenzione ai bambini delle terre di missione, soprattutto in Cina. La narrazione segue quindi lo sviluppo dell’Opera in Europa e in Nord America, fino al suo riconoscimento pontificio e alla sua successiva diffusione attraverso la rete delle Pontificie Opere Missionarie.

La storia raccontata dalla diocesi di Bandung colloca quindi il bambino cattolico indonesiano all’interno di una genealogia missionaria molto più antica e, soprattutto, di una rete che supera i confini nazionali.

Questa dimensione transnazionale è fondamentale. Il bambino di Bandung viene educato all’interno della propria comunità locale, ma viene contemporaneamente invitato a considerare come parte della propria responsabilità anche bambini che vivono in altre regioni dell’Indonesia e in altre parti del mondo. L’identità cattolica che emerge dal documento possiede quindi una natura simultaneamente locale e universale, radicata nella comunità concreta, ma interpretata attraverso l’appartenenza a una Chiesa che si considera globale.


Una Minoranza che Costruisce la Propria Continuità

È a questo punto che il documento assume un significato particolare nel contesto indonesiano. Il cattolicesimo costituisce una minoranza all’interno di una società caratterizzata da un forte pluralismo religioso e dalla netta prevalenza numerica dell’islam sunnita. In una simile condizione, la continuità di una comunità religiosa non dipende soltanto dalla sua rappresentanza nello spazio pubblico o di mantenere rapporti con le istituzioni dello Stato, ma anche dalla capacità di trasmettere alle nuove generazioni una memoria condivisa, un sistema di valori, una forma di appartenenza e una percezione della propria responsabilità.

La formazione dell’infanzia rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali questo processo può essere realizzato. Attraverso la Scrittura, la liturgia, la preghiera, la conoscenza della tradizione e l’inserimento nelle strutture comunitarie, il bambino viene progressivamente formato come cattolico. La particolarità del modello descritto dal Majalah Komunikasi è che questa costruzione identitaria non viene orientata esclusivamente verso l’interno; al contrario, la piena maturazione dell’identità religiosa viene associata alla capacità di testimoniare la propria fede e di contribuire alla missione della Chiesa.

Il Bambino SEKAMI, Piccolo Missionario di Gesù, Majalak Komunikasi (Diocesi di Bandung).

Ne deriva una dinamica nella quale conservazione dell’identità e apertura missionaria non sono considerate esigenze contrapposte, ma elementi complementari. La comunità rafforza la propria identità proprio educando i suoi membri a rivolgersi verso l’esterno; il motto bambini che aiutano i bambini rende questa dinamica particolarmente evidente, perché trasforma la missione in un’esperienza di solidarietà e rende il bambino stesso parte di una relazione nella quale la propria fede trova una forma concreta nell’aiuto agli altri.

Si tratta di un concetto espresso senza ambiguità dal documento originale:

La Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria ha lo scopo di invitare i bambini a interessarsi ai bisogni spirituali e materiali degli altri bambini in tutto il mondo. I bambini vengono incoraggiati ad aiutare altri bambini attraverso la preghiera, le offerte e/o il sacrificio.

La SEKAMI, infatti, non forma i bambini esclusivamente per arricchire e rafforzare la loro fede personale. Più di questo, li invita e li incoraggia ad aiutare i propri coetanei e a diventare salvatori delle anime degli altri bambini.

Il motto adottato dai bambini della SEKAMI è:

«Children helping children» – «I bambini aiutano i bambini».

La SEKAMI promuove dunque la vocazione missionaria dei bambini.

Nur Widi, Anak Sekami. Misionaris Cilik Yesus. Il Bambino SEKAMI. Il Piccolo Missionario di Gesù, Majalah Komunikasi, 435, Gennaio 2017, p.7.

Questo aspetto è particolarmente interessante nel caso di una minoranza religiosa. L’identità non viene costruita attraverso l’isolamento, ma attraverso la consapevolezza dell’appartenenza e la capacità di esprimerla nello spazio sociale. La formazione missionaria può quindi contribuire contemporaneamente alla coesione interna della comunità e alla sua capacità di interagire con l’ambiente circostante. È un modello nel quale la minoranza non rinuncia alla propria specificità, ma neppure considera la propria specificità incompatibile con la partecipazione alla società più ampia.


La Geopolitica della Continuità

È proprio in questa prospettiva che un documento apparentemente marginale sulla formazione religiosa dei bambini diventa interessante per la geopolitica della religione. La geopolitica non riguarda soltanto il controllo territoriale o l’azione degli Stati, ma anche la capacità delle istituzioni religiose di organizzare la propria presenza nello spazio e di garantirne la continuità attraverso le generazioni. Nel caso della Chiesa cattolica indonesiana, il documento di Bandung mostra una struttura nella quale il livello locale, quello diocesano, quello nazionale e quello universale sono collegati attraverso una precisa architettura pastorale.

Non sarebbe naturalmente corretto attribuire al documento un’intenzione politica che esso non manifesta. Si tratta di un testo pastorale e il suo linguaggio è quello della formazione cristiana e della missione evangelica; proprio per questo, esso permette di osservare un fenomeno che spesso rimane nascosto quando si analizzano esclusivamente le strutture politiche. La continuità di una comunità religiosa viene costruita anche attraverso pratiche quotidiane e processi educativi che, apparentemente lontani dalla politica, producono conseguenze profonde sulla sua capacità di mantenere nel tempo la propria identità.

Il Bambino SEKAMI, Piccolo Missionario di Gesù, Majalak Komunikasi (Diocesi di Bandung).

La figura del “piccolo missionario” diventa quindi emblematica. Il bambino non viene semplicemente educato a sapere di essere cattolico, ma viene formato affinché comprenda che l’appartenenza comporta una responsabilità. Preghiera, offerta, sacrificio e testimonianza trasformano la fede in comportamento, mentre la partecipazione alla SEKAMI inserisce il bambino in una rete che collega la comunità locale alla Chiesa cattolica universale.

La strategia descritta dalla rivista diocesana di Bandung non consiste dunque soltanto nel preservare ciò che esiste, ma nel trasmetterlo trasformandolo in una capacità di azione; il bambino che riceve la fede deve imparare a viverla, quello che la vive deve imparare a testimoniarla, quello che la testimonia viene educato a percepirsi come parte della missione della Chiesa.

In questo senso, la formazione dell’infanzia rappresenta una delle forme più silenziose ma anche più profonde attraverso cui una minoranza religiosa può costruire la propria resilienza. Il documento della Diocesi di Bandung mostra una Chiesa radicata nelle comunità locali, inserita nella società indonesiana e contemporaneamente collegata a una rete cattolica globale. La sua prospettiva non è soltanto quella di conservare una presenza nel presente, ma di assicurare le condizioni identitarie della sua presenza futura.

Del resto, una minoranza religiosa non sopravvive soltanto attraverso le proprie istituzioni, ma attraverso la capacità di trasmettere nel tempo una coscienza di appartenenza. Nel caso della Chiesa cattolica indonesiana, questa trasmissione non sembra limitarsi alla conservazione di una tradizione ricevuta, ma cerca di formare individui capaci di viverla, testimoniarla e trasmetterla a loro volta. È precisamente in questo passaggio che la formazione dell’infanzia assume una dimensione che va oltre la semplice catechesi.

Il piccolo missionario non è quindi soltanto il bambino che impara la propria fede, ma il futuro adulto attraverso il quale quella fede potrà continuare a essere presente nella società indonesiana. La SEKAMI diventa così, contemporaneamente, uno strumento di formazione religiosa, di costruzione identitaria e di continuità della presenza cattolica.

È forse questo l’aspetto più significativo che emerge da una fonte apparentemente semplice come Majalah Komunikasi: dietro la formazione del bambino si intravede una Chiesa che non pensa soltanto a come trasmettere la propria fede, ma a come assicurare che essa continui a vivere nelle generazioni future.


Letture Consigliate

  • Widi, M. N. (2017, January). Anak Sekami: Misionaris Cilik Yesus. Majalah Komunikasi Keuskupan Bandung, (435), 4–7.
  • Subanar, G. B. (2008). The dynamics of the Catholic Church in Indonesia. Gema Teologi, 32(1).
  • Aritonang, J. S., & Steenbrink, K. (Eds.). (2008). A history of Christianity in Indonesia. Brill.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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