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La recente controversia sulla costruzione della chiesa di Paccerakkang, nella periferia nord-orientale di Makassar, potrebbe rappresentare molto più di una disputa locale. La congregazione aveva completato l’intero iter previsto dalla normativa indonesiana, ottenendo le raccomandazioni del Forum Kerukunan Umat Beragama (Forum per l’Armonia Interreligiosa, FKUB) e le autorizzazioni amministrative richieste. Nonostante ciò, una parte dei residenti ha chiesto che il progetto venisse fermato, denunciando presunte irregolarità procedurali e lamentando di non essere stata adeguatamente coinvolta.

Tuttavia, le autorità hanno smentito le accuse dei residenti e concesso l’autorizzazione, come riportato dai media locali:

Su indicazione della FKUB, ha spiegato Merpati (responsabile dell’orientamento comunitario cristiano presso l’ufficio regionale del Ministero degli Affari Religiosi del Sulawesi Meridionale, ndr), il comitato ha quindi condotto una nuova valutazione e ottenuto il sostegno di 97 residenti, i quali hanno dichiarato di non avere obiezioni alla costruzione della chiesa. Questo numero ha superato il requisito minimo di 60 sostenitori residenti previsto dai regolamenti per la costruzione di luoghi di culto.

“Dopo le verifiche amministrative e sul campo condotte dalla FKUB e dal Ministero degli Affari Religiosi della città di Makassar, è stato dichiarato che tutti i requisiti sono stati soddisfatti, pertanto la raccomandazione può essere emessa”, ha affermato Merpati.

Hearing Pembangunan Gereja Toraja Paccerakkang, DPRD Makassar Sebut Proses Perizinan Sesuai Ketentuan, FKUB Kota Makassar, 29 giugno 2026.

Questo episodio pone un quesito che va oltre la singola vicenda, e interessa un potenziale cambiamento della natura del conflitto sulla libertà religiosa in Indonesia; per molti anni le controversie riguardanti le chiese cristiane si sono concentrate soprattutto nella fase amministrativa.

Numerose congregazioni denunciavano l’impossibilità di ottenere i permessi oppure procedure che si prolungavano per anni senza giungere a conclusione, mentre oggi, almeno in alcuni contesti urbani, sembra delinearsi una dinamica diversa. L’amministrazione autorizza il progetto, mentre le contestazioni emergono successivamente, quando una parte della comunità locale cerca di impedirne la realizzazione.

Se questa tendenza fosse confermata anche da altri casi, il cambiamento sarebbe significativo, in quanto il conflitto non riguarderebbe più principalmente il rapporto tra minoranze religiose e istituzioni pubbliche, ma quello tra le decisioni dello Stato e l’accettazione sociale del pluralismo religioso.

Gereja St. Mikael, Bekasi, IndonesiaChiesa St. Mikael a Bekasi, Indonesia
Chiesa di San Mikael a Bekasi, vicino a Jakarta (Foto Wikipedia)

Il caso di Paccerakkang è particolarmente interessante anche per un’altra ragione. Non si tratta di un centro rurale isolato, bensì di una periferia in piena trasformazione, situata nel distretto di Biringkanaya, che conserva ancora tratti agricoli; negli ultimi anni, tuttavia, questa area è stata interessata da una rapida urbanizzazione, con nuovi complessi residenziali, infrastrutture e un costante aumento della popolazione. In tali contesti il territorio cambia rapidamente e, con esso, cambia anche la composizione sociale e religiosa dei quartieri.

È significativo che il terreno destinato alla chiesa fosse stato acquistato già nel 1997, e la comunità cristiana, dunque, non sembra essere una presenza improvvisa o recente. Ciò che cambia oggi è la sua visibilità nello spazio pubblico, e la costruzione di un edificio di culto permanente rende evidente una presenza che probabilmente esisteva da tempo, trasformando una realtà fino ad allora poco percepita in un elemento concreto del paesaggio urbano.

È proprio questa maggiore visibilità a rappresentare, forse, il vero punto di frizione. La protesta potrebbe non riguardare soltanto un edificio, ma il significato simbolico che esso assume all’interno di un quartiere in rapida evoluzione. In altre parole, la chiesa diventa il segno tangibile di un cambiamento che alcuni residenti accettano e altri guardano con preoccupazione.

Quando tale autorizzazione viene confermata, come nel caso di Makassar, la tensione può diventare ancora più evidente. Questo elemento acquista particolare rilievo se si considera il contesto religioso della città. Pur non essendo generalmente considerata una delle principali roccaforti dell’islam conservatore indonesiano, Makassar è divenuta negli ultimi decenni uno dei più importanti centri della predicazione salafita grazie alla crescita di Wahdah Islamiyah, una delle organizzazioni più influenti del salafismo indonesiano.

La costruzione di una chiesa non rappresenta, inoltre, soltanto la realizzazione di un edificio, ma costituisce anche un atto di riconoscimento istituzionale. Attraverso il rilascio delle autorizzazioni, lo Stato afferma che quella comunità religiosa possiede il diritto di occupare stabilmente uno spazio nel territorio; è possibile che sia proprio questa legittimazione pubblica, più ancora dell’edificio in sé, a suscitare le maggiori resistenze in una parte della popolazione.

Gereja GPIB Immanuel, Makassar, IndonesiaChiesa calvinista Immanuel, Makassar, Indonesia
Chiesa Calvinista Immanuel a Makassar (Foto potokuno, Instagram )

Attraverso moschee, scuole, attività formative e opere sociali, il movimento ha contribuito a rafforzare un ambiente religioso particolarmente dinamico. Non esistono elementi che colleghino direttamente Wahdah Islamiyah o altri predicatori locali alle proteste di Paccerakkang, ma il contesto costituisce comunque parte dello scenario entro il quale si sviluppano le percezioni e le sensibilità religiose della popolazione.

Anche la narrativa della kristenisasi merita attenzione. Da anni, in alcuni ambienti islamici conservatori, la costruzione di nuove chiese viene interpretata come il segnale di una progressiva espansione del cristianesimo; nelle proteste di Makassar questo termine non compare esplicitamente e le motivazioni ufficiali restano ufficialmente di tipo procedurali. Tuttavia, è lecito domandarsi se una cornice culturale così radicata continui, almeno indirettamente, a influenzare il modo in cui alcuni residenti interpretano l’apertura di nuovi luoghi di culto.

Se questa ipotesi fosse confermata, ci troveremmo di fronte a un’evoluzione interessante. Le proteste non indicherebbero necessariamente un irrigidimento delle istituzioni, ma potrebbero rappresentare la reazione di una parte della società a una maggiore disponibilità dello Stato ad applicare le norme che garantiscono la libertà di culto.

Alcuni episodi recenti registrati in altre province, tra cui Giava Centrale, Sumatra Settentrionale e Yogyakarta, sembrano suggerire che questa dinamica non sia limitata a Makassar. I casi sono differenti e non consentono ancora di parlare di un fenomeno nazionale consolidato, ma mostrano una caratteristica comune; il conflitto tende a emergere sempre più spesso quando il diritto riconosciuto dalle istituzioni incontra la resistenza di una parte della società.

Sarà necessario uno studio sistematico per verificare se si tratti davvero di una nuova tendenza. Un’attenta analisi delle autorizzazioni rilasciate, delle proteste successive e dell’evoluzione delle aree urbane interessate potrebbe offrire una chiave di lettura più completa della libertà religiosa nell’Indonesia contemporanea.

Forse è proprio questo l’insegnamento più importante del caso di Makassar. Le tensioni non sembrano nascere soltanto attorno alla costruzione di una chiesa, ma attorno alla trasformazione dei quartieri, delle identità locali e del modo in cui una società in rapido cambiamento negozia la propria diversità religiosa. Se questa trasformazione fosse confermata da ulteriori casi, potrebbe rappresentare anche un segnale positivo.

Le controversie non nascerebbero più principalmente perché lo Stato impedisce la costruzione di nuove chiese, ma perché una parte della società fatica ancora ad accettare decisioni istituzionali favorevoli al pluralismo religioso. In questa prospettiva, il conflitto non indicherebbe necessariamente un arretramento della libertà religiosa, bensì le tensioni che accompagnano la sua progressiva affermazione nello spazio pubblico.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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