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Che cosa significa, per Hizbut Tahrir Indonesia, vivere in un “mondo alla rovescia”? Attraverso il primo numero della rivista Al Waie, pubblicato dopo lo scioglimento del movimento nel 2017, questo articolo analizza il modello interpretativo con cui HTI legge la realtà politica e religiosa indonesiana e costruisce una narrazione coerente della società contemporanea.

What does it mean, for Hizbut Tahrir Indonesia, to live in an “upside-down world”? Drawing on the first issue of Al Waie, published after the organisation’s dissolution in 2017, this article examines the interpretative model through which HTI understands Indonesia’s political and religious landscape and constructs a coherent narrative of contemporary society.

Wat betekent een “omgekeerde wereld” volgens Hizbut Tahrir Indonesia? Aan de hand van het eerste nummer van Al Waie, gepubliceerd na de ontbinding van de organisatie in 2017, analyseert dit artikel het interpretatieve model waarmee HTI de Indonesische politieke en religieuze werkelijkheid verklaart en een samenhangend beeld van de hedendaagse samenleving opbouwt.


Al Waie: Analizzare e Comprendere le Fonti Primarie di Hizbut Tahrir Indonesia

Hizbut Tahrir Indonesia, HTI, rappresenta un’organizzazione islamica controversa, la cui dottrina si basa sulla necessità di restaurare uno Stato confessionale, retto dalla sharia, e anche dell’unità politica della comunità islamica, il califfato; per questa ragione, è interessante analizzare la sua rivista, Al Wa’ie (da ora in poi Al Waie per convenienza), e il linguaggio adottato, insieme alle motivazioni addotte.

Rivista Al Waie di Hizbut Tahrir Indonesia, Dicembre 2017

Analizzare il linguaggio di HTI, ovviamente non equivale ad accettarne il discorso, ma significa prendere in esame una fonte fondamentale, e disponibile pubblicamente, per comprendere l’auto-rappresentazione di questa organizzazione formalmente sciolta nel 2017 dal governo indonesiano.

Il progetto politico del movimento rimane radicale, poiché propone il superamento dello Stato-nazione e la sostituzione dell’attuale assetto costituzionale con il califfato; proprio per questa ragione è importante comprendere come esso costruisca la propria auto-comprensione.

Le pagine di Al Waie mostrano infatti un movimento che non si presenta come un’organizzazione violenta o clandestina, bensì come il custode di un’interpretazione ritenuta autentica dell’islam sunnita, che sarebbe vittima della repressione e della progressiva marginalizzazione della religione nello spazio pubblico.

Che questa rappresentazione corrisponda o meno alla realtà è oggetto del dibattito politico e accademico, ma dal punto di vista dell’analisi del discorso, tuttavia, essa rivela un elemento fondamentale: i movimenti politici non mobilitano soltanto attraverso programmi e organizzazioni, ma anche attraverso il linguaggio.

Ed è forse proprio questo il contributo più interessante offerto da Al Waie. Più che spiegare cosa sia Hizbut Tahrir Indonesia, la rivista mostra come il movimento desideri essere compreso e quale lente interpretativa proponga ai propri lettori per leggere la realtà contemporanea.

E’ per questa ragione che in questo articolo e in altri successivi cercherò di far comprendere il pensiero di HTI, partendo da quello che l’organizzazione dice e pensa di sé stessa.


L’Auto-Narrazione di Hizbut Tahrir Indonesia: Al Waie

Quando si parla di Hizbut Tahrir Indonesia (HTI), il dibattito tende quasi sempre a concentrarsi sulla sua dissoluzione nel 2017, sul rapporto con il governo indonesiano o sul progetto politico del califfato; meno attenzione viene invece riservata a uno degli strumenti attraverso cui il movimento ha costruito e diffuso la propria visione del mondo, Al-Wa’ie (letteralmente, ‘La Coscienza’, ‘La Consapevolezza’), rivista che viene tuttora prodotta e diffusa.

Al Waie ha rappresentato e continua a rappresentare molto più di un semplice periodico interno. Pubblicata in formato cartaceo ma soprattutto diffusa online attraverso siti web, PDF e canali social, essa costituisce una vera finestra sull’universo concettuale di HTI. La scelta recente di affiancare una versione in lingua inglese, poi, segnala l’aspirazione a rivolgersi ad un pubblico più ampio rispetto all’Indonesia; le sue pagine consentono di osservare non soltanto ciò che il movimento propone, ma soprattutto come esso desidera essere percepito dai propri sostenitori e dall’opinione pubblica.

Analizzare questa pubblicazione significa quindi affrontare HTI da una prospettiva diversa. Piuttosto che chiedersi esclusivamente perché l’organizzazione sia stata sciolta o quale fosse il suo programma politico, è possibile interrogarsi su una questione forse ancora più interessante, sulla costruzione del consenso da parte di un’organizzazione islamica radicale.

La lettura dei numeri pubblicati dopo lo scioglimento dell’organizzazione mostra immediatamente che il lessico utilizzato non è casuale, ma funzionale alla costruzione di un universo di senso; il primo numero della rivista, pubblicato nel mese di dicembre del 2017, a circa 5 mesi di distanza dallo scioglimento di HTI da parte del governo indonesiano.

Il primo editoriale, pertanto, assume il valore di un vero e proprio manifesto politico e religioso:

Gentili lettori, negli ultimi tempi la demonizzazione (monsterisasi) e la criminalizzazione (krimimalisasi) del Califfato sono state realizzate in modo sempre più evidente dalle autorità. Il Califfato viene accusato di essere una minaccia per questo paese; si sostiene che porterà divisione e che sia contrario alla Pancasila, all’NKRI (Stato Unitario della Repubblica d’Indonesia) e alla diversità. Per questo motivo, i sostenitori del Califfato vengono perseguitati ovunque, mentre la dawah che ne invoca l’instaurazione continua a essere ostacolata e silenziata.

Al Waie, Pegantar (Editoriale), Dicembre 2017, p. 2.

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Primo Editoriale apparso su Al Wa’ie (dicembre 2017)

Uno dei termini più ricorrenti è kriminalisasi, criminalizzazione. Secondo Al Waie, ciò che viene criminalizzato non è soltanto Hizbut Tahrir Indonesia, ma l’idea stessa del califfato, presentata dalle autorità come incompatibile con l’ordine costituzionale indonesiano.

Ancora più interessante è l’utilizzo del termine monsterisasi, che letteralmente significa “mostrificazione”, il processo attraverso cui un’idea viene trasformata, agli occhi dell’opinione pubblica, in qualcosa di pericoloso prima ancora di essere discussa, in una sorta di tabù sociale e culturale.

Nella narrazione proposta dalla rivista, il califfato non sarebbe stato semplicemente criticato, ma progressivamente rappresentato come una minaccia esistenziale per la Repubblica d’Indonesia; è da questa premessa, che, secondo questa narrazione, deriverebbe la successiva criminalizzazione delle organizzazioni che continuano a promuoverlo.

Infine compare un terzo termine ricorrente, persekusi, la persecuzione. Secondo Al Waie, conferenze religiose annullate, ostacoli alla dakwah (predicazione islamica), limitazioni ai predicatori e scioglimento di HTI costituirebbero manifestazioni di un medesimo fenomeno repressivo.

Osservati singolarmente, questi concetti potrebbero apparire come semplici slogan, ma quando vengono considerati nel loro insieme, essi delineano invece una precisa sequenza logica; il califfato viene dapprima “mostrificato” (o demonizzato), successivamente criminalizzato, per poi essere perseguitato insieme ai suoi sostenitori.


Un “Mondo alla Rovescia“. La Logica di HTI.

La stessa logica emerge attraverso un’altra espressione frequentemente utilizzata dalla rivista: dunia terbalik, il ‘mondo alla rovescia’; secondo HTI, la società indonesiana avrebbe invertito i criteri attraverso cui distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

Si tratta di un’idea che viene approfondita in numerosi articoli, a partire dal primo numero della rivista, in cui si può leggere il seguente passaggio, che segue ad una trattazione in cui l’autore parla del supposto doppio standard dello Stato indonesiano verso i non musulmani o musulmani mainstream:

(…) per un ustadz (un sapiente islamico, ndr) che desidera tenere una conferenza ai giovani sul tema “Rivelazione e Passione” viene considerato pericoloso. Il suo grande raduno religioso (tabligh akbar) viene ostacolato. Gli viene imposto di firmare una dichiarazione; se rifiuta, gli viene vietato di predicare o di partecipare a incontri religiosi. Viene perseguitato.

Coloro che sciolgono le assemblee religiose sembrano trasformarsi nei difensori della diversità nazionale.

Il falso diventa vero.

Il vero viene considerato falso.

Muhammad Rahmat Kurnia, Dunia Terbalik, Un Mondo alla Rovescia, Al Waie, dicembre 2017, p. 7.

Muhammad Kurnia adotta una tecnica retorica tesa a ‘dimostrare’ che lo Stato indonesiano è indulgente con i non musulmani e con l’occidente, ma non con HTI, che viene perseguitata a causa delle sue idee; si ripropone dunque il tropos del giusto perseguitato, che deve combattere per affermare la verità delle sue pretese, in un mondo che è stato letteralmente ‘rovesciato’ secondo questa logica.

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‘Un Mondo alla Rovescia’, Al Waie, dicembre 2017, pp. 7-8.

Nei suoi articoli, Al Waie si domanda ripetutamente per quale ragione il califfato, un’idea che considera parte integrante dell’insegnamento islamico, venga percepita come una minaccia proprio in un Paese nel quale circa l’87% della popolazione si professa musulmana.

La domanda retorica viene accompagnata da un’altra considerazione, sul capitalismo liberale, descritto come responsabile delle principali disuguaglianze economiche e morali della società contemporanea; pertanto, ci si chiede perché dovrebbe essere proprio il califfato a suscitare maggiore preoccupazione.

Evidentemente, non si tratta di interrogativi posti per aprire un dibattito, ma per costruire e confermare la struttura narrativa attraverso cui il movimento invita il lettore a reinterpretare la realtà politica indonesiana rovesciando la prospettiva dominante considerata distorta.


La De-Islamizzazione secondo Hizbut Tahrir Indonesia

Un’altra parola chiave della narrativa di HTI è de-islamisasi, ossia de-islamizzazione, un fenomeno contrario all’islamizzazione dell’arcipelago; la dissoluzione di HTI, secondo la rivista, non rappresenterebbe un episodio isolato, bensì una tappa di un più ampio processo di progressivo allontanamento della società indonesiana dai principi dell’islam.

Si tratta di un concetto che svolge una funzione fondamentale per Hizbut Tahrir Indonesia, in quanto permette di collegare episodi apparentemente differenti e isolati, come lo scioglimento dell’organizzazione, la certificazione degli ustadz, le restrizioni alla dakwah, e le critiche rivolte al califfato, all’interno di un’unica spiegazione omnicomprensiva.

In questa narrazione, ogni nuovo evento non contraddice il modello interpretativo del movimento, ma lo conferma, e contribuisce a costruire e rafforzare una visione coerente; HTI, in altre parole, sta legittimando la sua azione e la sua stessa esistenza in un mondo che secondo la rivista, deve essere corretto e ricondotto ai principi considerati autentici dell’islam.

Questa visione viene efficacemente veicolata dalla rivista del movimento, la cui forza comunicativa non risiede tanto nei singoli argomenti quanto nella loro capacità di costruire una visione coerente della realtà; il lettore viene accompagnato lungo un percorso logico in cui ogni passaggio prepara quello successivo.

La “mostrificazione” conduce alla criminalizzazione, la criminalizzazione giustifica la persecuzione, e la persecuzione diventa la prova della deislamizzazione; in questo modo, fenomeni diversi vengono ricondotti a una medesima chiave interpretativa, percepita come un modello coerente.

Per chi già percepisce una distanza crescente tra istituzioni politiche e identità religiosa, tale schema può risultare particolarmente convincente, in quanto non offre soltanto delle risposte, ma anche la promessa di un ordine capace di ristabilire la verità e di riportare il mondo alle coordinate ritenute corrette.

La De-Islamimizzazione, a sua volta, costituisce la premessa per la mobilitazione dei musulmani, come viene chiaramente affermato:

Di fronte a questo processo di deislamizzazione, finalizzato a impedire il risveglio dell’Islam, è naturalmente necessario opporre resistenza.

Quando Allah concederà la vittoria appartiene esclusivamente alla Sua volontà. Quanto invece dipende da noi costituisce un dovere che siamo chiamati a svolgere.

Per questo motivo vi sono alcune priorità fondamentali che dobbiamo perseguire con impegno e serietà, lavorando insieme.

Ibnu Faruq, Membendung Deislamisasi, Arginare la de-islamizzazione, Al Waie, dicembre 2017, p. 3.

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Arginare la de-islamizzazione, Al Waie, dicembre 2017, pp. 3-4.

L’argomento retorico della de-islamizzazione, dunque, serve anche a mobilitare i musulmani, che devono considerare questa lotta come un obbligo morale e religioso; l’articolo citato, in effetti, indica alcuni ambiti di azione ritenuti prioritari da Hizbut Tahrir Indonesia. Si tratta della tatsqif wa takwin (formazione ed educazione), della sira al fikr (la lotta delle idee), e del kashf al-khuṭaṭ (smascherare le strategie); questi tre pilastri, secondo la narrazione proposta, sono fondamentali per contenere (membendung) la de-islamizzazione.

Più che offrire un semplice commento all’attualità, Al Waie costruisce e veicola una chiave di lettura della realtà nella quale eventi apparentemente distinti vengono ricondotti a un medesimo quadro interpretativo. È proprio questa coerenza narrativa, più ancora dei singoli argomenti, a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della rivista. Comprendere questo linguaggio non significa condividerlo, ma riconoscere uno dei principali strumenti attraverso cui Hizbut Tahrir Indonesia continua a diffondere la propria visione del rapporto tra islam, Stato e società anche dopo il suo scioglimento formale.


Letture Consigliate

  • Hizbut Tahrir Indonesia. (2017). Al Waie: Media Politik dan Dakwah Islam (December 2017).
  • Ramage, D. E. (2020). Democracy in Indonesia: A post-Suharto reassessment. Routledge.
  • Osman, M. N. M. (2018). Hizbut Tahrir Indonesia and political Islam: Identity, ideology and political practice. London: Routledge.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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