Quando si parla dell’Indonesia contemporanea, la più grande nazione a maggioranza musulmana del mondo, l’attenzione si concentra spesso sul pluralismo religioso, sulla crescita economica e sulla relativa stabilità democratica. Meno considerata è invece la persistente centralità dell’islam nella vita pubblica del Paese e il ruolo svolto dai pesantren, le tradizionali scuole islamiche che da secoli formano leader religiosi, educatori e attivisti sociali.
Secondo le stime ufficiali, in Indonesia operano oggi oltre 42.000 pesantren, frequentati da circa 10 milioni di studenti.

La loro presenza non è limitata alle aree rurali di Giava, dove storicamente si sono sviluppati, ma si estende all’intero arcipelago; essi costituiscono una delle reti educative più capillari del Paese e rappresentano una delle principali infrastrutture sociali dell’islam indonesiano.
Ridurre i pesantren a semplici scuole religiose sarebbe tuttavia un errore. A partire dalla loro origine, queste istituzioni hanno svolto funzioni ben più ampie; luoghi di istruzione, centri di socializzazione, laboratori di leadership e punti di riferimento per le comunità locali. Ancora oggi molti leader politici, funzionari pubblici e dirigenti delle principali organizzazioni islamiche provengono da questo ambiente formativo.
La rilevanza dei pesantren emerge chiaramente anche nel discorso pubblico nazionale. Durante le celebrazioni del Hari Santri (Giornata dei Santri) del 2023, l’allora presidente Joko Widodo ha definito i pesantren una delle grandi risorse strategiche dell’Indonesia, sottolineandone il contributo alla costruzione della nazione.
Santri adalah pilar kekuatan bangsa serta pondasi kekokohan bangsa. Hal ini sudah terbukti sejak zaman kemerdekaan. “Indonesia memiliki mayoritas penduduk muslim terbesar di dunia. Selain itu, memiliki 36.000 lebih pesantren. Ini adalah kekuatan besar untuk pembangunan bangsa,” kata Presiden Jokowi saat menyampaikan amanat dalam Apel Hari Santri 2023.
(I santri sono la fonte della forza della nazione e la base della sua solidità. Questo è stato dimostrato fin dai tempi dell’indipendenza. “l’Indonesia ha la maggioranza della popolazione musulmana più grande del mondo. Inoltre, ha più di 36.000 pesantren (nel 2023, ndr). Questa è una grande forza per lo sviluppo della nazione,” ha detto il Presidente Jokowi durante il suo discorso all’Appello del Giorno degli Studenti 2023.)
Jihad Santri dalam Konteks Kekinian, Il Jihad dei santri nel contesto contemporaneo, Aula. Majalah Nahdlatul Ulama, XLV(11), 2023, p. 31.
Si tratta di un riconoscimento significativo, poiché mostra come lo Stato continui a considerare queste istituzioni non come realtà marginali, ma come partner essenziali nello sviluppo del Paese asiatico, secondo quanto riportato da Aula, la rivista ufficiale di Nahdlatul Ulama.
In tale contesto diventa evidente anche la persistenza di una forma peculiare di slam politico, e, diversamente da quanto avviene in altre regioni del mondo islamico, l’islam politico indonesiano non si esprime necessariamente attraverso partiti confessionali o progetti di islamizzazione diretta dello Stato. Esso si manifesta piuttosto nella capacità delle organizzazioni islamiche di influenzare il dibattito pubblico, orientare le politiche educative e partecipare alla definizione dell’identità nazionale.

Organizzazioni come Nahdlatul Ulama e Muhammadiyah, che insieme rappresentano decine di milioni di fedeli (circa 140 milioni, circa la metà dell’intera popolazione indonesiana), continuano a esercitare un’influenza considerevole sulla società indonesiana. I loro dirigenti sono interlocutori regolari del governo, le loro istituzioni educative formano una parte significativa della futura classe dirigente e le loro prese di posizione contribuiscono a plasmare il dibattito nazionale su questioni religiose, sociali e politiche.
Particolarmente interessante è il modo in cui il concetto di jihad viene reinterpretato nel contesto contemporaneo. Nella retorica promossa durante il Hari Santri (Giornata del Santri), la jihad non è presentato come lotta armata, ma come impegno contro l’ignoranza, la povertà, l’arretratezza economica e le sfide poste dalla globalizzazione. In questa prospettiva, il buon musulmano è chiamato a servire la nazione attraverso lo studio, il lavoro e la partecipazione alla vita sociale, una interpretazione proposta spesso dalle principali organizzazioni islamiche del Paese, come Muhammadiyah.
Questa narrativa collega il presente alla memoria della lotta per l’indipendenza. I santri che nel 1945 risposero alla celebre Resolusi Jihad di Hasyim Asyari sono oggi evocati come modello per una nuova generazione chiamata a difendere il Paese non più con le armi, ma con la conoscenza e la responsabilità civica.

L’Indonesia del XXI secolo è dunque ben lontana dall’essere uno Stato islamico, retto formalmente dalla shariah, con la sola eccezione della provincia di Aceh. Tuttavia, sarebbe altrettanto fuorviante considerarla una società in cui la religione ha perso rilevanza politica; al contrario, i pesantren continuano a produrre élite, a trasmettere valori, costruire reti sociali e influenzare il rapporto tra Stato e società. Comprendere il loro ruolo significa comprendere una delle chiavi fondamentali dell’Indonesia contemporanea, un Paese in cui modernizzazione e tradizione religiosa non si escludono a vicenda, ma continuano a intrecciarsi in forme originali e profondamente radicate nella storia nazionale.

