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In Occidente si è spesso portati a ritenere che il rapporto tra istituzioni statali e realtà religiose islamiche sia conflittuale, competitivo o caratterizzato da reciproca diffidenza. L’esperienza indonesiana offre invece una prospettiva differente, nella quale lo Stato e le principali istituzioni islamiche collaborano frequentemente nella promozione della stabilità sociale, dell’educazione e dello sviluppo comunitario.

Un esempio significativo di questa dinamica è rappresentato dalla visita del Capo della Polizia Nazionale Indonesiana (Polri), Jenderal (Generale) Listyo Sigit Prabowo, al Pesantren Langitan di Tuban, nella provincia di Giava Orientale, un collegio islamico di cui si è già discusso su questa rivista online.

Rivista della POLRI, edizione VII, 2025, p. 4. (Foto Tribrata News Majalah)

Secondo quanto riportato da Tribrata News, organo di informazione ufficiale della Polri, il 20 agosto 2025 il Capo della Polizia ha incontrato il dirigente del celebre istituto islamico, K.H. Abdullah Faqih, noto anche come Gus Ubed. L’evento ha riunito numerosi ulama (esperti di legge islamica), responsabili di istituzioni religiose, rappresentanti del Consiglio degli Ulama Indonesiani (MUI) di Tuban e dirigenti di altri pesantren della regione.

Alla visita hanno inoltre preso parte il Governatore di Giava Orientale, il comandante militare regionale e il capo della polizia provinciale; al di là del carattere cerimoniale dell’incontro, l’episodio appare particolarmente interessante per comprendere il ruolo che i grandi pesantren (collegi islamici) svolgono nella società indonesiana contemporanea. Il Pesantren Langitan, fondato nel XIX secolo, è infatti una delle più autorevoli istituzioni educative islamiche del Paese e uno dei principali centri di formazione religiosa dell’ambiente tradizionalista legato a Nahdlatul Ulama, la più grande organizzazione islamica del mondo.

La presenza simultanea di rappresentanti religiosi, autorità civili, forze armate e vertici della polizia nazionale evidenzia come tali istituzioni non siano percepite esclusivamente come centri di insegnamento religioso, ma come veri e propri attori sociali dotati di una significativa capacità di mediazione. I pesantren costituiscono infatti reti educative, culturali e comunitarie profondamente radicate nel territorio, capaci di influenzare la vita sociale di milioni di cittadini.

Un elemento particolarmente significativo della visita è rappresentato dall’iniziativa sociale promossa dalla Polri, in quanto, durante l’incontro sono stati distribuiti materiali scolastici a trenta studenti orfani ospitati dal pesantren. Sebbene si tratti di un gesto simbolico (che la Polri ripete spesso), esso riflette una più ampia strategia di cooperazione tra istituzioni pubbliche e organizzazioni religiose nel settore dell’assistenza sociale e dell’educazione.

L’evento ha inoltre coinvolto oltre cinquemila santri, gli studenti residenti del collegio islamico, un numero che testimonia non soltanto le dimensioni del Pesantren Langitan, considerato tra i più grandi della provincia, ma anche la sua capacità di mobilitare e formare una vasta comunità. In Indonesia, tali istituzioni rappresentano spesso il punto di riferimento principale per molte famiglie, specialmente nelle aree rurali e semiurbane, svolgendo funzioni che vanno ben oltre la semplice istruzione religiosa. I pesantren come Langitan, che possiede una sua rivista pubblicata regolarmente, costituiscono centri di formazione politica, e sono una componente sociale insostituibile (almeno attualmente) dell’Indonesia contemporanea.

Rivista Ufficiale della Polizia di Stato indonesiana (POLRI)

La visita del Capo della Polizia conferma dunque una caratteristica fondamentale del modello indonesiano, la ricerca di un dialogo strutturato (anche se non istituzionalizzato) tra apparati statali e autorità religiose. In un Paese composto da oltre 285 milioni di abitanti, caratterizzato da una notevole diversità etnica, culturale e confessionale, la collaborazione con le organizzazioni religiose costituisce uno strumento essenziale per favorire la coesione sociale e rafforzare la legittimità delle istituzioni.

Lungi dall’essere realtà marginali o isolate, i grandi pesantren continuano a occupare una posizione centrale nella vita pubblica indonesiana, seppure tra sfide epocali, come la digitalizzazione e la globalizzazione; essi rappresentano luoghi di formazione, assistenza, costruzione del consenso e mediazione sociale.

L’incontro di Tuban, documentato dalla stessa Polri attraverso il proprio organo di stampa, offre pertanto una preziosa testimonianza di come Stato e islam tradizionale cooperino concretamente nella gestione delle sfide sociali e comunitarie del Paese.

Per gli osservatori europei, spesso abituati a leggere il rapporto tra religione e sfera pubblica attraverso paradigmi differenti, il caso indonesiano del Pesantren Langitan costituisce un utile esempio della specificità indonesiana. Una realtà nella quale le istituzioni religiose non operano in opposizione allo Stato, ma partecipano attivamente alla costruzione della vita nazionale e alla promozione della narrativa pubblica. I pesantren, in definitiva, contribuiscono alla formazione del consenso sociale e alla stabilità delle istituzioni, e tale ruolo spiega il loro atteggiamento rispetto ai casi di intolleranza, che vengono interpretati come minacce all’ordine sociale e alla tenuta dello Stato indonesiano, e non come episodi che denotano la violazione di diritti fondamentali.

Per questa ragione, la soluzione proposta è frequentemente quella della mediazione piuttosto che dell’affermazione rigorosa di diritti individuali astrattamente intesi. Se da un lato questo approccio riflette la tradizionale ricerca indonesiana dell’armonia sociale, dall’altro esso può produrre effetti problematici, poiché tende una rapida risoluzione del conflitto rispetto alla piena tutela delle minoranze coinvolte.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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