Indie Orientali Olandesi Pellegrinaggio Hajj Colonialismo
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Nel 1878, un periodico olandese si interrogava sulla vitalità dell’Islam nelle Indie Orientali. Il crescente numero di pellegrini diretti alla Mecca rivelava non soltanto la forza religiosa dell’Islam, ma anche la prosperità, la mobilità e la crescente capacità economica di una parte della società indigena.

In 1878, a Dutch periodical examined the vitality of Islam in the East Indies. The growing number of pilgrims travelling to Mecca revealed not only the religious strength of Islam, but also the prosperity, mobility and growing economic capacity of a part of the indigenous population.

In 1878 stelde een Nederlands tijdschrift zich de vraag naar de vitaliteit van de islam in Nederlands-Indië. Het groeiende aantal pelgrims dat naar Mekka reisde, wees niet alleen op de religieuze kracht van de islam, maar ook op de welvaart, mobiliteit en toenemende economische draagkracht van een deel van de inheemse bevolking.


Un Islam in Espansione

Sulla Tijdschrift voor Neerland’s Indië (Rivista delle Indie Orientali Olandesi), n. 3 del 1878 viene pubblicato un lungo articolo, in cui l’autore riflette sulla politica coloniale e sullo status dell’islam nella colonia, osservando che esistevano buone ragioni sia per sostenere il declino dell’islam sia per parlare di una sua recrudescenza.

De Regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 3, 1878.

In De Regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam (Il governo delle Indie Orientali Olandesi di fronte all’Islam), l’autore ipotizza che l’islam poteva essere in declino come potenza politica, mentre continuava a espandersi come religione:

De eigenaardige meerdere geschiktheid der Islamietische
zendelingen, hunne meer afdoende ijver als propagandisten,
gepaard aan de zoo eenvoudige geloofsbelijdenis en de zoo
bevattelijke ceremoniën van het Mohammedanisme, verklaren
aldus volkomen de uitbreiding van den Islam onder de volken
van het Oosten, tegelijkertijd dat hij overal, uit een staatkundig
oogpunt, tot verval en ondergang neigt.

La particolare e maggiore idoneità dei missionari islamici, il loro zelo più incisivo come propagandisti, uniti alla professione di fede così semplice e alle cerimonie così accessibili del Maomettanesimo, spiegano dunque perfettamente l’espansione dell’Islam tra i popoli dell’Oriente, mentre allo stesso tempo esso tende ovunque, da un punto di vista politico, alla decadenza e al declino.

De Regeering van Nederslandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, no. 3, 1878, pp. 206-207.

Per spiegare questa apparente contraddizione, il testo insiste sulla semplicità della dottrina islamica e, soprattutto, sulla capacità dei suoi propagatori di inserirsi nelle società locali; i missionari musulmani, scrive l’autore, vivevano “met, onder en voor de bevolking”: con, tra e per la popolazione. I missionari cristiani, al contrario, rimanevano più facilmente percepiti come stranieri e estranei rispetto alle società presso cui erano inviati.

Nelle Indie Orientali questo processo sembrava particolarmente evidente e il pellegrinaggio alla Mecca veniva utilizzato come uno dei suoi indicatori più visibili. Nel 1876 partirono da Java e Madura 3.094 pellegrini, mentre dalle Buitenbezittingen, le altre regioni dell’arcipelago sottoposte all’amministrazione olandese, ne partirono altri 2.012; tra questi ultimi figuravano 41 persone di rango, 124 donne e persino 22 bambini (De Regeering … cit., pp. 208-209).

Il consolato olandese di Gedda registrò nella stagione 1876/77 4.604 pellegrini delle Indie Orientali Olandesi a Mecca, contro i 5.400 della stagione precedente; il consolato riteneva tuttavia che la diminuzione fosse probabilmente solo apparente, poiché molti pellegrini non si registravano al loro arrivo.

Ancora più significativo è il dato economico. Per i 3.642 pellegrini per i quali i passaporti riportavano l’ammontare del denaro destinato al viaggio, la somma complessiva raggiungeva ƒ 1.768.429 (circa 32-35 milioni di Euro attuali), cioè circa ƒ 485 per persona, all’incirca 9.000 euro del 2026 in termini di potere d’acquisto.

Anche se ovviamente non è possibile avere una stima precisa, il punto decisivo, comunque, non è la conversione, ma il fatto che migliaia di abitanti dell’arcipelago disponevano delle risorse necessarie per sostenere un viaggio internazionale lungo e costoso verso la Mecca.


La Prosperità dietro l’Hajj

Qui la fonte introduce un’osservazione che va oltre la religione. I residenti delle diverse regioni, commentando l’aumento del numero dei pellegrini, lo attribuivano infatti alla “vermeerdering van welvaart” (De Regeering… cit., p. 213), all’aumento della prosperità, e si tratta, dunque, di un passaggio particolarmente importante.

De Regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 3, 1878, p. 213.

L’amministrazione non interpretava necessariamente la crescita del pellegrinaggio come il risultato di un’improvvisa esplosione del fervore religioso, ma una parte del fenomeno veniva spiegata con una ragione molto più concreta, ossia con l’aumento delle persone abbastanza benestanti da potersi permettere il pellegrinaggio a La Mecca.

Il pellegrinaggio diventa così un indicatore indiretto della trasformazione economica della società indigena.

Non significa che la prosperità fosse generale o che la popolazione coloniale vivesse in condizioni agiate, ma che, piuttosto, esistevano settori della società indigena capaci di accumulare risorse, organizzare un viaggio di lunga distanza e mantenere rapporti regolari con il mondo islamico al di fuori dell’arcipelago.

Anche il profilo sociale degli hadji è rivelatore, e, a tale proposito, l’autore riferisce che al ritorno dal pellegrinaggio molti riprendevano la loro vita ordinaria, alcuni tornavano al commercio, altri all’agricoltura; alcuni diventavano insegnanti religiosi, mentre altri svolgevano funzioni nelle moschee.

L’autore osserva esplicitamente che gli hadji appartengono spesso ai membri più sviluppati ed energici della società indigena. Il semplice fatto di aver accumulato il capitale necessario per affrontare il viaggio costituisce, secondo lui, una prova della loro posizione relativamente favorevole.

L’hajj, dunque, non appare come un fenomeno separato dalla società: è inserito dentro una rete di commercio, agricoltura, istruzione, istituzioni religiose e mobilità sociale.

Anche il prestigio del pellegrino varia a seconda della diffusione del fenomeno. A Bawean, osserva l’articolo, il pellegrinaggio era così frequente tra commercianti e navigatori locali che il prestigio eccezionale del titolo era in gran parte scomparso; quando il numero degli hadji cresce, la condizione del pellegrino tende a diventare normale.


Religione, Controllo e Società Coloniale

Il documento acquista ulteriore interesse quando si passa dalla dimensione economica a quella politica. Dopo aver descritto la crescita dell’islam e l’aumento dei pellegrini, l’autore si chiede esplicitamente se tale movimento debba davvero suscitare preoccupazione dal punto di vista dell’ordine pubblico.

La risposta è sostanzialmente negativa. Dopo anni di pellegrinaggi, gli episodi concretamente collegabili al fenomeno sono pochi; anche nei casi in cui le autorità intervengono con la sorveglianza, la mobilitazione di grandi gruppi di musulmani non si traduce necessariamente in disordini.

Il testo insiste così sulla necessità di distinguere religiosità e sovversione. Essere hadji, insegnare il Corano o osservare rigorosamente i precetti dell’islam non significa automaticamente rappresentare una minaccia politica.

La fonte descrive naturalmente anche forme di controllo. Le autorità sorvegliano persone sospette, sequestrano testi religiosi e tengono sotto osservazione alcuni ambienti, ma l’autore considera pericolosa una trasformazione di questa sorveglianza in una politica repressiva preventiva. Non è lecito, scrive, evocare pericoli per l’ordine pubblico senza fatti che li confermino, perché una politica eccessivamente repressiva rischia di creare proprio quei conflitti che pretende di prevenire.

La posizione è espressa in termini molto netti: la libertà religiosa concessa dal Regeeringsreglement deve essere mantenuta e il governo dovrebbe applicare il principio del “laissez faire, laissez passer” lasciando i musulmani liberi di compiere ciò che considerano un obbligo della propria religione, compreso il pellegrinaggio. Al tempo stesso, l’amministrazione conserva il compito di proteggere i pellegrini dalle frodi e dagli abusi connessi al viaggio:

Uitvloeisel van het heilrijk beginsel van godsdienstvrijheid bij het regeeringsreglement voor alle Nederlandsch Indische onderdanen gehuldigd, zou zij niet gewijzigd kunnen worden in preventieven en repressieven geest, zonder juist de gevaren in het leven te roepen, waarmede men thans niet te doen heeft, zonder schending van het eenmaal ook aan de volge- lingen van den Islam toegekende recht op vrije geloofsbe- lijdenis.

Essendo espressione del benefico principio della libertà religiosa, sancito dal Regeeringsreglement per tutti i sudditi delle Indie Orientali Olandesi, essa non potrebbe essere modificata in senso preventivo e repressivo senza finire proprio con il creare i pericoli che attualmente non esistono e senza violare il diritto alla libera professione della propria fede, riconosciuto anche ai seguaci dell’Islam.

De Regeering … cit., p. 215.

De Regeering van Nederlandsch Indie tegenover den Islam, Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 3, 1878, p. 215.

Questa combinazione di libertà, sorveglianza e intervento limitato restituisce un quadro assai più complesso di quello di una società musulmana semplicemente oppressa. Il colonialismo esercita certamente controllo, ma le fonti del 1878 mostrano anche una popolazione musulmana capace di accumulare risorse, viaggiare, organizzarsi e mantenere rapporti autonomi con il più ampio mondo islamico.

Il dato sul pellegrinaggio è quindi significativo proprio perché consente di osservare contemporaneamente due realtà. Da una parte l’amministrazione coloniale cerca di monitorare la dimensione politica dell’islam; dall’altra deve confrontarsi con una società indigena che dispone di risorse sufficienti per sostenere una mobilità religiosa internazionale di notevole entità.

In questo senso il pellegrinaggio alla Mecca non era soltanto un atto di devozione. Nel 1878 era anche un indice della trasformazione economica e sociale delle Indie Orientali Olandesi: dietro migliaia di pellegrini vi erano commercianti, agricoltori, donne, notabili, insegnanti e famiglie che disponevano delle risorse necessarie per collegarsi direttamente a uno dei principali centri del mondo islamico.

L’immagine che emerge dalle fonti è dunque quella di una comunità musulmana dinamica, economicamente differenziata e dotata di proprie reti internazionali, inserita ma non interamente assorbita dall’ordine coloniale.


Letture Consigliate

  • De regeering van Nederlandsch-Indië tegenover den Islam. (1878). Tijdschrift voor Neerland’s Indië, 3, 205–221.
  • Snouck Hurgronje, C. (1887). Nederland en de Islam. Leiden, Netherlands: Brill.
  • Tagliacozzo, E. (2013). The longest journey: Southeast Asians and the pilgrimage to Mecca. New York, NY: Oxford University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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