Nella ricostruzione della storia delle Indie Orientali Olandesi (e anche del primo periodo post-indipendenza), l’utilizzo della stampa contemporanea pone una questione che precede la valutazione dei singoli articoli: occorre comprendere l’infrastruttura attraverso la quale le informazioni venivano raccolte, trasmesse e successivamente pubblicate. I quotidiani coloniali non costituivano infatti sistemi informativi autonomi, ma erano inseriti in una rete più ampia di corrispondenze, collegamenti telegrafici e agenzie di stampa, all’interno della quale Aneta occupava una posizione particolarmente rilevante.
Il Algemeen Nieuws- en Telegraaf-Agentschap, fondato nel 1917 da Dominique Willem Berretty, rappresentava nel corso degli anni Venti uno dei principali nodi di questa infrastruttura. Una testimonianza contemporanea particolarmente esplicita proviene dal Geïllustreerd Weekblad voor Nederlandsch-Indië del 19 aprile 1922, che dedicava un’ampia riflessione al quinto anniversario dell’agenzia. L’articolo ricordava l’espansione raggiunta da Aneta in pochi anni e menzionava, oltre alla sede di Weltevreden, i collegamenti e gli uffici presenti a Soerabaja, Bandoeng, L’Aia, San Francisco, Australia e Giappone.

Il dato quantitativo è tuttavia meno significativo della funzione attribuita all’agenzia dall’autore dell’articolo. Secondo la sua analisi, la stampa quotidiana delle Indie si trovava in una condizione di dipendenza strutturale nei confronti di Aneta, poiché per un giornale che aspirasse a svolgere contemporaneamente la funzione di organo d’informazione era difficilmente possibile prescindere dalle notizie fornite dall’agenzia.

Indië; geïllustreerd weekblad voor Nederland en koloniën, p. 37.
L’autore arriva pertanto a definire esplicitamente la posizione di Aneta:
Aneta bekleedt in de Indische perswereld een machtspositie. Ik herhaal ook nu weer: men durve het te erkennen, of niet. Van die positie heeft de directie van Aneta georuiKgemaaKi. Meer dan eens heeft zij, in de vijf jaren, die achter den rug liggen, daarvan gebruik moeten maken. Dat was in die tijden en oogenblikken, dat men trachtte het werk van Aneta te on dermijnen. Dat zij, die van de diensten van het persbureau steeds een dank- ‘ baar gebruik wis ten te maken, op een gegeven mo ment den naijver voelden rijzen en toen meenden, dat het trotsche Anetagebouw daar toch eigen lijk stond dank zij hun geld.
Dat was in de dagen, toen de bekende Dienstbulletins van het persbureau in gloeiend rooden omslag versche nen, waarvan de inhoud getuigde van groote bitterheid, van strijdbijl en akst.
Aneta occupa nella stampa delle Indie una posizione di potere. Lo ripeto anche ora: che lo si voglia riconoscere oppure no. Di questa posizione la direzione di Aneta si è avvalsa. Più di una volta, nei cinque anni ormai trascorsi, ha dovuto farne uso. Ciò avvenne in quei periodi e in quei momenti nei quali si tentò di ostacolare l’attività di Aneta; quando coloro che avevano sempre saputo avvalersi con gratitudine dei servizi dell’agenzia di stampa furono improvvisamente assaliti dall’invidia e cominciarono a pensare che quel superbo edificio di Aneta, in fondo, fosse sorto grazie al loro denaro.
Erano i giorni in cui i noti Dienstbulletins dell’agenzia di stampa apparivano in una copertina di un rosso acceso, il cui contenuto testimoniava una grande amarezza e l’intenzione di impugnare l’ascia di guerra.
De Pers in Indie, Indie. Geillustreerd Weekblad voor Nederland en Kolonien, 19 April 1922, p. 38.

Indië; geïllustreerd weekblad voor Nederland en koloniën, p. 38.
La descrizione è significativa perché consente di osservare Aneta non semplicemente come un produttore di notizie, ma come un elemento dell’infrastruttura attraverso la quale le notizie diventavano disponibili nello spazio pubblico coloniale. L’agenzia costituiva un punto di raccordo tra eventi, corrispondenti, reti telegrafiche, stampa periodica e pubblico dei lettori, collegando inoltre le Indie con i circuiti informativi europei e internazionali. La sua funzione deve quindi essere considerata all’interno di un processo più ampio di produzione e circolazione dell’informazione.
Questa posizione infrastrutturale non deve tuttavia essere confusa automaticamente con un controllo uniforme dei contenuti; il monopolio della distribuzione delle notizie e la loro interpretazione da parte dei singoli giornali rimanevano due questioni distinte, ed è significativo che questa distinzione fosse già presente nel dibattito contemporaneo.
Lo stesso articolo del 1922, infatti, riferisce le obiezioni sollevate nei confronti del carattere monopolistico di Aneta, chiedendosi se l’assenza di un’agenzia concorrente potesse rappresentare un rischio per la corretta valutazione dei fatti e per la possibilità, da parte dei giornali, di esercitare liberamente il proprio diritto di critica.
Il problema, dunque, non è una scoperta della storiografia successiva, in quanto esso era percepito dagli stessi operatori della stampa delle Indie, i quali discutevano il rapporto tra dipendenza dall’agenzia, autonomia editoriale e obiettività dell’informazione.
La direzione di Aneta, dal canto suo, rivendicava una propria neutralità, sottolineando di fornire le proprie notizie a giornali di orientamento politico diverso. Anche questa affermazione deve naturalmente essere considerata come una posizione espressa dall’agenzia e non come una prova definitiva della sua neutralità; proprio per questo, tuttavia, essa costituisce una testimonianza utile sul modo in cui Aneta definiva la propria funzione all’interno del sistema della stampa coloniale.
È qui che emerge una questione più generale relativa all’utilizzo delle fonti storiche. Il fatto che una fonte sia prodotta all’interno di un determinato sistema politico, sociale o culturale non ne determina automaticamente l’inutilizzabilità. Ogni fonte è infatti situata: un documento amministrativo riflette la posizione dell’amministrazione che lo produce, un giornale quella dei suoi redattori e del pubblico al quale si rivolge, un’opera religiosa quella dell’autore o della comunità che l’ha elaborata. La prospettiva della fonte non costituisce quindi necessariamente un ostacolo alla ricerca; in molti casi rappresenta precisamente uno degli elementi che la ricerca deve comprendere.

Per questa ragione, il carattere coloniale di Aneta non è sufficiente a liquidarne la documentazione come semplicemente biased. La questione storicamente rilevante consiste piuttosto nel determinare quale posizione occupasse l’agenzia, quali interessi e quali categorie potessero influenzarne la produzione informativa e, soprattutto, quale tipo di realtà le sue comunicazioni rendessero osservabile. La valutazione critica della fonte rimane indispensabile, ma non coincide con il suo rifiuto.
Questo approccio permette di utilizzare Aneta per una finalità che va oltre la semplice ricostruzione degli eventi. I suoi dispacci consentono infatti di osservare quali avvenimenti entrassero nel circuito informativo, con quali categorie venissero descritti e attraverso quali reti raggiungessero i giornali e il pubblico. Il loro valore deriva quindi anche dalla possibilità di ricostruire come la società coloniale produceva e faceva circolare informazioni sulla propria realtà.
È in questo senso che Aneta assume un’importanza particolare per la ricostruzione del punto di vista interno delle Indie Orientali Olandesi. Non perché rappresenti una voce neutrale o un punto di vista unico della società coloniale, ma perché costituisce una delle infrastrutture attraverso le quali quella società osservava, selezionava e rappresentava quotidianamente gli eventi. Il confronto con la stampa, con la documentazione amministrativa e con altre categorie di fonti permette poi di verificare e contestualizzare tali rappresentazioni.
La continuità dell’attività di Aneta anche nei primi anni successivi all’indipendenza estende inoltre il valore di questa infrastruttura oltre il periodo coloniale, rendendola un osservatorio privilegiato per ricostruire le trasformazioni politiche e sociali dei primi anni della Repubblica Indonesiana, attraverso una fonte che consente di seguire, dall’interno, il passaggio dall’ordine coloniale al nuovo Stato indipendente.

