Tra pluralismo religioso e centralità dell’Islam, il progetto Malaysia MADANI propone una concezione della libertà religiosa che privilegia l’armonia sociale e l’equilibrio comunitario rispetto all’autonomia individuale assoluta.
Between religious pluralism and the centrality of Islam, the Malaysia MADANI framework outlines a concept of religious freedom that prioritises social harmony and communal balance over absolute individual autonomy.
Tussen religieus pluralisme en de centrale rol van de islam schetst het Malaysia MADANI-project een opvatting van religieuze vrijheid die sociale harmonie en gemeenschappelijk evenwicht vooropstelt boven absolute individuele autonomie.
La Libertà Religiosa in Malesia
Tra i numerosi equivoci che caratterizzano il dibattito occidentale sul mondo islamico, uno dei più frequenti riguarda il concetto di libertà religiosa. La tendenza a utilizzare categorie giuridiche e culturali elaborate in Europa e Nord America porta spesso a interpretazioni parziali o distorte di realtà profondamente diverse; la Malesia contemporanea rappresenta un caso particolarmente interessante sotto questo profilo.
Con l’ascesa al governo di Anwar Ibrahim e il lancio del progetto Malaysia MADANI, numerosi osservatori hanno salutato l’iniziativa come un possibile passo verso una società più aperta, inclusiva e pluralista; in effetti, il linguaggio ufficiale del programma insiste su valori quali il rispetto reciproco, la dignità umana, la fiducia, il benessere collettivo e la coesione sociale.
MADANI è un acronimo, il cui significato viene esplicitato in diverse occasioni, e in particolare sulle diverse pubblicazioni del JAKIM;

I sei principi della visione MADANI sono, secondo quanto pubblicato dal periodico malese (segue traduzione dei riquadri che spiegano il significato dei diversi termini);
- M – KEMAMPANAN (Sostenibilità). Il Hijrah (migrazione/conversione, ndr) porta la comunità islamica dall’oppressione alla libertà religiosa e alla costruzione di una società equilibrata tra spiritualità e materialità. Il concetto di sostenibilità si riflette nel momento in cui il Rasulullah (omissis) stabilisce un sistema economico islamico basato sulla giustizia e sul divieto di usura (riba), facendo progredire il mercato islamico e garantendo al contempo l’equilibrio tra l’essere umano e l’ambiente. Questo principio è fondamentale per plasmare una civiltà che salvaguardi la sostenibilità della vita e della natura circostante.
- A – SEJAHTERA (Prosperità / Benessere). Dopo il hijrah, gli abitanti di Madinah vissero in un’atmosfera di pace, aiuto reciproco e libertà di praticare la propria religione. Il concetto di prosperità nell’Islam racchiude il significato di equilibrio tra l’anima e il corpo, tra l’individuo e la società, e tra questo mondo e l’aldilà. Il Rasulullah (omissis) ha coltivato i valori dell’amore e della fratellanza tra la comunità islamica e non islamica attraverso l’interazione quotidiana, i principi di giustizia e l’adempimento delle responsabilità, oltre all’applicazione della giustizia sociale.
- D – DAYA CIPTA (Creatività / Innovazione). Il Rasulullah (omissis) ha introdotto varie riforme come il sistema della zakat, la liberazione dagli elementi usurari del riba e dalle frodi, oltre a sagaci strategie diplomatiche e militari. Ciò dimostra che l’Islam enfatizza l’innovazione e la creatività all’interno della cornice della Shariah. La società di Madinah è diventata così una comunità creativa, competitiva e pronta ad affrontare le sfide del futuro.
- A – HORMAT (Rispetto). La civiltà madani si costruisce su fondamenta di rispetto e dignità umana. Il Rasulullah (omissis) ha insegnato alla comunità a rispettare i diritti dei vicini, delle donne, dei bambini e persino degli animali. Questo principio è illustrato da Allah (omissis) nella Sura al-Hujurat, versetto 11:
“O voi che credete! Non si scherniscano gli uni dagli altri, perché può darsi che questi siano migliori di loro…”
Le buone maniere (adab) e il rispetto non solo garantiscono l’armonia sociale, ma rafforzano anche l’identità della comunità islamica come popolo dall’alto profilo morale. - N – KEYAKINAN (Fiducia / Fede). Il Hijrah richiede una profonda fiducia nelle promesse di Allah (omissis) e nella guida del Rasulullah SAW. I compagni del Profeta furono disposti a lasciare i propri beni e la terra natia perché fermamente convinti che Allah (omissis) li avrebbe ricompensati con qualcosa di meglio. Questa fiducia è strettamente legata all’onestà (amanah), ovvero alla responsabilità morale nel costruire una civiltà basata sui valori divini. Senza fiducia e totale affidamento a Dio (tawakkal), il hijrah non avrebbe avuto successo come punto di partenza per la gloriosa ascesa dell’Islam.
- I – IHSAN (Eccellenza / Compassione). Il Hijrah guida la società islamica verso l’interiorizzazione del concetto di ihsan, che consiste nel compiere il bene con tutto il cuore e con la consapevolezza che Allah (omissis) ci osserva costantemente. Il Rasulullah (omissis) ha diffuso l’ihsan attraverso opere di carità, l’attenzione verso i poveri e il perdono verso i nemici. L’ihsan rende la società madani non solo funzionale, ma mossa da profonda compassione ed empatia.
Come dice Allah (omissis) nella Sura an-Nahl, versetto 90:
“In verità Allah comanda la giustizia, l’ihsan (la benevolenza) e la generosità nei confronti dei parenti…”
Si tratta dunque, secondo le intenzioni, di una visione omni-comprensiva che dovrebbe condurre ad un progresso e un benessere in linea con i valori islamici professati e diffusi dal JAKIM; un vero e proprio manifesto politico-religioso presentato come ‘guida morale’ per la Malesia del futuro.
Tuttavia, quando si affronta il tema della libertà religiosa, emerge con chiarezza la distanza che separa la visione malese da quella dominante nelle democrazie liberali occidentali, che costituisce lo standard di riferimento per i diritti umani; secondo quanto stabilito da diverse convenzioni internazionali e europee (CEDU, ecc), oltre che dalle carte costituzionali dei diversi Paesi, una persona è libera di abbracciare o abbandonare una religione, di praticarla o di non praticarla. Tali decisioni non devono avere conseguenze dal punto di vista giuridico e non devono essere fonte di discriminazione sociale; tuttavia, quando si osserva il mondo islamico, emerge una differenza fondamentale.
Peculiarità della Società Malese
Per comprendere questa differenza è necessario partire da una constatazione fondamentale, in quanto in Malesia la libertà religiosa non coincide necessariamente con il diritto individuale di scegliere e abbandonare qualsiasi fede in qualsiasi momento. Il concetto viene piuttosto interpretato nel quadro di una società multireligiosa nella quale ogni comunità religiosa possiede una propria collocazione storica, culturale e istituzionale.
La Malesia è infatti uno Stato caratterizzato da una notevole diversità etnica e confessionale, come si è già avuto modo di osservare su questa rivista; accanto alla maggioranza malese musulmana convivono consistenti comunità cinesi, in prevalenza buddhiste, taoiste o cristiane, e una significativa popolazione indiana, in gran parte induista. La stabilità nazionale è stata costruita attraverso un delicato equilibrio tra gruppi differenti, equilibrio che le istituzioni considerano un bene da preservare.
In tale contesto, la libertà religiosa viene generalmente intesa come possibilità per le diverse comunità di praticare il proprio culto, mantenere le proprie tradizioni e partecipare alla vita pubblica senza persecuzioni o discriminazioni sistematiche. Non sorprende dunque che il discorso politico malese ponga l’accento sull’armonia interreligiosa e sulla convivenza pacifica piuttosto che sull’autonomia assoluta dell’individuo rispetto alle appartenenze religiose.
È proprio su questo punto che emerge la questione dell’apostasia, in quanto nella concezione liberale occidentale, la libertà religiosa comprende normalmente il diritto di aderire a una religione, di cambiarla oppure di non professarne alcuna; in Malesia, invece, il passaggio da una religione all’altra non viene percepito allo stesso modo in tutte le direzioni. Mentre la conversione all’islam è generalmente riconosciuta e regolamentata, l’uscita dall’islam da parte di un musulmano rimane una materia complessa e controversa.
Le legislazioni islamiche dei diversi Stati federati attribuiscono infatti ai tribunali della shariah competenze rilevanti in materia di status religioso dei musulmani; in molti casi, chi desidera ottenere il riconoscimento legale della propria uscita dall’islam deve affrontare procedure amministrative e giudiziarie particolarmente articolate. Talvolta sono previsti programmi di consulenza o di riavvicinamento alla fede, mentre in alcuni contesti esistono anche sanzioni religiose o amministrative.
Questa situazione suscita spesso critiche da parte delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, che la considerano incompatibile con una concezione pienamente individualistica della libertà religiosa; tuttavia, limitarsi a questa lettura rischia di impedire la comprensione delle logiche interne che caratterizzano il sistema malese.

Per una parte significativa della società malese, infatti, l’islam non rappresenta esclusivamente una scelta spirituale privata, ma costituisce anche un elemento identitario strettamente legato alla storia nazionale, alla cultura maggioritaria e persino alla definizione giuridica dell’appartenenza etnica malese. Di conseguenza, l’abbandono della religione viene spesso percepito non soltanto come una decisione individuale, ma come un fenomeno che coinvolge aspetti comunitari e collettivi.
La Visione di Malesia Madani
Malaysia MADANI si inserisce precisamente in questo quadro. Pur promuovendo un’immagine di moderazione, dialogo e inclusione, il progetto non propone una ridefinizione radicale del rapporto tra Stato, islam e società. Le autorità continuano a valorizzare (formalmente) il pluralismo religioso e il rispetto delle minoranze, ma senza mettere in discussione il ruolo particolare che l’islam occupa nell’ordinamento nazionale.
Si consideri, a tale proposito, quanto riportato dal Buletin Khas Maal Hijrah del 1447H (2025, p. 1 (grassetto mio, ndr)
(…) che fa riferimento (riferendosi alla ummah Madani che sarebbe stata creata da Maometto a Medina, ndr) a una comunità unita su basi di fratellanza (al-muakah), giustizia (al-adalah) e consultazione (al-syura). Al contempo, il Patto di Madinah (Sahifah Al-Madinah) fu la manifestazione fisica di tale società.
Da questo punto di vista, il programma di Anwar Ibrahim (della Malesia Madani) non mira a occidentalizzare il concetto di libertà religiosa, ma a renderlo compatibile con la tradizione politica e culturale malese. L’obiettivo dichiarato non è quello di trasformare la religione in una questione esclusivamente privata, ma di favorire una convivenza ordinata tra comunità differenti all’interno di un quadro nel quale l’islam continua a svolgere una funzione centrale e costituzionalmente riconosciuta.
La vicenda malese mostra dunque come la libertà religiosa non sia un concetto universalmente interpretato nello stesso modo. Se nelle democrazie liberali essa tende a essere definita a partire dall’individuo e dalla sua autonomia personale, in altri contesti viene compresa soprattutto in relazione alla stabilità sociale, all’equilibrio comunitario e alla continuità delle tradizioni collettive.
Comprendere questa differenza non significa condividerla, ma riconoscere che categorie apparentemente universali assumono significati differenti, in funzione delle esperienze storiche e culturali che le hanno generate; le numerose violazioni della libertà religiosa non devono essere tollerate, ma collocate correttamente nel contesto malese. Allo stesso tempo, anche il contrasto di queste situazioni deve necessariamente passare per una comprensione autentica del contesto malese, che, lungi dal giustificare le restrizioni, rappresenta la premessa indispensabile per un dialogo efficace e per favorire un’evoluzione interna rispettosa delle sensibilità locali.
Bisogna dunque prendere atto che, nel caso della Malesia e del progetto ‘Malaysia MADANI’, la libertà religiosa continua a essere concepita meno come una libertà individuale assoluta e più come uno strumento di armonia sociale all’interno di una società profondamente pluralistica ma ancora fortemente radicata nella propria identità islamica. Da questo punto di vista, il JAKIM diventa il legittimo interprete di tale tradizione, e assume il compito di definire i confini della legittima espressione religiosa. In questo modo, esso contribuisce a modellare un concetto di libertà religiosa che privilegia la stabilità collettiva rispetto all’autonomia individuale, e che, dunque, non coincide con il concetto universale derivante da trattati e convenzioni internazionali.
Letture Consigliate
- Department of Islamic Development Malaysia (JAKIM). (2025). Buletin Khas Maal Hijrah 1447H/2025M. Jabatan Kemajuan Islam Malaysia
- Mutalib, H. (1993). Islam in Malaysia: From revivalism to Islamic state? Oxford University Press.
- Peletz, M. G. (2002). Islamic modern: Religious courts and cultural politics in Malaysia. Princeton University Press.


