Nel settembre 1914, mentre l’Europa precipitava nella Grande Guerra, una rivista missionaria olandese, Nederlandsch Zendings Jaarboekje voor het jaar 1916, Annuario Missionario Olandese per l’Anno 1916, si interrogava sul futuro del lavoro evangelico nelle Indie Orientali Olandesi. Nonostante l’incertezza e le perdite umane, le missioni protestanti olandesi non solo resistettero, ma rivelarono una resilienza sorprendente. Questo documento del 1916 offre uno spaccato prezioso per analizzare come, in tempo di guerra globale, le missioni protestanti abbiano svolto un doppio ruolo, garantendo la continuità coloniale, e, allo stesso tempo, diventando il motore di trasformazioni sociali profonde nelle comunità locali.
In September 1914, as Europe plunged into the Great War, a Dutch missionary journal, Nederlandsch Zendings Jaarboekje voor het jaar 1916, questioned the future of evangelistic work in the Dutch East Indies. Despite the uncertainty and human losses, the Dutch Protestant missions not only endured but displayed a remarkable resilience. This 1916 document offers a valuable insight for analysing how, in a time of global war, Protestant missions played a dual role: ensuring colonial continuity while simultaneously becoming a powerful engine of profound social transformation within local communities.
In september 1914, terwijl Europa in de Eerste Wereldoorlog stortte, stelde een Nederlands zendingsjaarboek, Nederlandsch Zendings Jaarboekje voor het jaar 1916, zich vragen over de toekomst van het evangelisatiewerk in Nederlands-Indië. Ondanks de onzekerheid en de menselijke verliezen bleken de Nederlandse protestantse zendingen niet alleen stand te houden, maar toonden zij een opmerkelijke veerkracht. Dit document uit 1916 biedt een waardevol inkijkje om te analyseren hoe de protestantse zendingen in tijden van wereldoorlog een dubbelrol vervulden: zij waarborgden de koloniale continuïteit en werden tegelijkertijd de motor van diepgaande sociale veranderingen binnen de lokale gemeenschappen.
Resilienza in Tempi di Crisi: Neutralità Olandese e Continuità Missionaria
Allo scoppio della guerra, i Paesi Bassi mantennero la neutralità, una scelta che risparmiò il territorio metropolitano ma non eliminò ansie economiche e logistiche. Un testo pubblicato nel 1916 (relativo alla situazione del 1915 e in parte anche del 1914), sottolinea come, contrariamente alle paure iniziali, Dio avesse «risparmiato e benedetto» il paese e il lavoro missionario.
In Nederlandsch Zendings Jaarboekje voor het jaar 1916, (Annuario Missionario Olandese per l’Anno 1916), si può leggere (p. 15):
Abbiamo constatato che Dio ci ha risparmiato e protetto e ci ha benedetti in modo miracoloso, anche nel campo delle missioni.
(…)
Nell’autunno del 1914 era ancora nascosto quale sarebbe stata la guida di Dio con i Paesi Bassi.
Nell’autunno del 1915 sappiamo che fino ad oggi siamo stati risparmiati e che i Paesi Bassi non sono stati impoveriti. Pertanto, tutto può procedere nel lavoro missionario. Sette lavoratori poterono essere inviati nel 1914 e undici nel 1915 per il lavoro nelle nostre proprietà delle Indie Orientali, tra cui due della Missione di Salatiga.La situazione finanziaria della Missione non è sfavorevole. Ci sono ancora deficit nei fondi missionari; alcuni sono significativi, ma in alcune corporazioni sono più piccoli rispetto agli anni precedenti. Tutti hanno constatato che il Signore provvederà al bisogno. Gli edifici per la Scuola Missionaria Olandese a Oegstgeest potevano essere appaltati, alla fine di ottobre 1915 (…)
Ci fu, come testimonia il documento coevo, una sostanziale continuità del lavoro missionario, nonostante il perdurare di una guerra le cui conseguenze ‘non sono state previste dalle potenze belligeranti’, come sottolinea l’Annuario del 1916.
Questa continuità, del resto, non fu casuale, in quanto la neutralità permise alle società missionarie olandesi (Nederlandsch Zendeling Genootschap, Salatiga Zending, missioni riformate, Renane ecc.) di mantenere collegamenti con le stazioni missionarie a Giava, Sumatra, Sangir, Halmahera, Nias e Minahassa. A differenza delle missioni tedesche o britanniche, spesso interrotte o sospettate di spionaggio, quelle olandesi operarono in un contesto relativamente stabile.
Dal punto di vista sociale, tale situazione si tradusse in scuole, dispensari e comunità cristiane che continuarono a funzionare come punti di riferimento in un periodo di instabilità globale, offrendo stabilità e speranza alle popolazioni locali colpite da malattie, migrazioni forzate e precarietà economica. Il lavoro missionario si configurò dunque come un ammortizzatore sociale in una colonia esposta ai contraccolpi indiretti della guerra; il vuoto lasciato dalle istituzioni, che non erano pronte o adeguate a fornire alcuni servizi, fu colmato dal lavoro dei missionari.
Il Costo Umano e la «Campana d’Allarme» per il Personale
Il documento del 1916 non nasconde le perdite subite, che furono comunque significative, come i giovani missionari che morirono in maniera prematura; si ricorda, in questo senso, e a mero titolo di esempio, persone come Ruysch van Dugteren e Tuiten a Sangir, Bauszat a Salatiga, Jung a Sumatra e von Erlen a Nias. A questi si aggiunsero i decessi di Tonsbeek e Kleinjan nel 1915 (puntualmente registrati dall’Annuario), e la missione di Sangir si ritrovò con sette posti vacanti per malattia, partenze e decessi. Da più parti si levava la richiesta di mandare maggiori aiuti per le missioni, che erano in difficoltà, ma resistevano.
Dal punto di vista sociale, queste perdite evidenziarono la vulnerabilità delle comunità convertite, in quanto i missionari non erano solo predicatori, ma anche insegnanti, mediatori culturali (in senso lato ovviamente), fornitori di cure mediche e figure di autorità morale. La loro assenza creava vuoti che rallentavano l’alfabetizzazione, l’assistenza sanitaria e la coesione interna delle giovani chiese indigene.
Allo stesso tempo, la richiesta pressante di medici missionari (a Bandung, Semarang, Giava Orientale, Sumba) rivela come il lavoro medico fosse diventato centrale. Gli ospedali missionari rappresentavano un’alternativa concreta alla medicina tradizionale e a quella coloniale ufficiale, riducendo mortalità e promuovendo igiene e cura delle donne e dei bambini. In un’epoca segnata da epidemie e malnutrizione, aggravate dalla guerra, la missione medica costituì uno degli impatti sociali più tangibili e duraturi del protestantesimo olandese.
La Scuola come Frontiera Sociale e Campo di Tensione
Il testo del 1916 identifica nella scuola il ‘segno distintivo della missione contemporanea’. Le società missionarie chiedevano un’espansione educativa, ma si scontravano con le politiche governative che miravano a rendere facoltativo l’insegnamento religioso nelle scuole sovvenzionate (soprattutto in Minahassa, Sangir, Talaud e Sumba). Alcuni missionari temevano una deriva secolarizzante e ulteriori restrizioni alla libertà educativa; altri vedevano nell’accettazione del compromesso un modo per preservare l’influenza cristiana in una società a maggioranza (demografica) musulmana.
L’impatto sociale fu enorme, e le scuole missionarie protestanti introdussero alfabetizzazione di massa in lingue vernacolari, formazione professionale e valori di disciplina, individualismo e responsabilità personale tipici del protestantesimo. Raggiunsero spesso gruppi marginali (donne, contadini, minoranze etniche) altrimenti esclusi dall’istruzione coloniale elitaria, riservata ad un ristretto gruppo di indigeni cooptati dalle autorità coloniali.

Questo processo contribuì a formare élite indigene cristiane che, decenni dopo, avrebbero avuto ruoli chiave nel nazionalismo indonesiano; tale politica, tuttavia, generò anche tensioni, in quanto l’educazione missionaria poteva accelerare la disgregazione di strutture sociali tradizionali, creando divisioni tra convertiti e non convertiti, o tra cristiani e musulmani. In tempo di guerra, le scuole rappresentarono inoltre spazi di relativa neutralità e di cura, dove si forniva cibo, protezione e senso di appartenenza nonostante le incertezze globali.
Tra Colonialismo e Modernità: L’Eredità delle Missioni
L’articolo del 1916 offre una riflessione attuale, quando si afferma che ‘la grande questione non è il denaro… ma gli uomini’; questa enfasi sull’elemento umano riflette una visione della missione come investimento a lungo termine nella trasformazione sociale. Le missioni protestanti olandesi, seppure in parte legate al progetto coloniale olandese (la «missione etica» del governo), operarono con una logica semi-autonoma, centrata sull’annuncio del Vangelo e sul miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale.

Sul piano sociale, i risultati furono contraddittori ma profondi, in quanto il lavoro missionario favorì l’emergere di comunità più istruite, con migliori indici di salute e maggiore mobilità sociale; studi contemporanei (come Woodberry, R. D. (2012). The missionary roots of liberal democracy. American Political Science Review, 106(2), 244–274), confermano che le zone di maggiore attività missionaria protestante storica mostrano ancora oggi livelli superiori di scolarizzazione e sviluppo umano.
Allo stesso tempo, il modello missionario impose categorie culturali europee, contribuendo talora a gerarchie etniche o religiose che avrebbero segnato la storia post-coloniale dell’Indonesia. Durante la Grande Guerra, tuttavia, le missioni si dimostrarono particolarmente efficaci come reti di solidarietà transnazionale e locale, capaci di resistere alle pressioni geopolitiche.
In definitiva, il documento olandese del 1916 non può essere considerato solamente un documento interno delle missioni, ma come la testimonianza di come, in mezzo alla catastrofe europea, un piccolo Paese neutrale e le sue reti missionarie abbiano contribuito silenziosamente a ridisegnare il tessuto sociale di una vasta colonia asiatica.
Le conseguenze di quel lavoro, che si tradusse in scuole, ospedali e comunità con un’istruzione superiore, avrebbero continuato a influenzare l’Indonesia indipendente ben oltre la fine della guerra e del colonialismo.
Letture Consigliate
- Woodberry, R. D. (2012). The missionary roots of liberal democracy. American Political Science Review, 106(2), 244-274).
- Frankema, E. (2013). Why was the Dutch legacy so poor? Educational development in the Dutch East Indies, 1870-1942. Masyarakat Indonesia, 39(2), 307–326.
- Junaidi, Simanjuntak, P., Ginting, J. S., & Affandi, K. M. (2024). Dutch colonialism and role of zending in healthcare services in Nias Island, 1865-1915. Medicina Historica, 8(2), 1-7.


