La rappresentazione dell’Iran nella produzione editoriale de La Luce News offre uno spunto per osservare come una parte dell’islam italiano interpreta oggi la sovranità, la resistenza e il rapporto tra mondo islamico e ordine internazionale.
The representation of Iran in La Luce News offers an opportunity to examine how part of Italy’s Muslim community interprets sovereignty, resistance, and the relationship between the Muslim world and the international order.
De manier waarop Iran in La Luce News wordt weergegeven, biedt een inkijk in de wijze waarop een deel van de islamitische gemeenschap in Italië vandaag soevereiniteit, verzet en de verhouding tussen de moslimwereld en de internationale orde interpreteert.
La Rappresentazione della Comunità Islamica Italiana.
Quando si osserva il modo in cui una comunità viene rappresentata nello spazio pubblico, è necessario distinguere tra la comunità nel suo complesso e gli strumenti attraverso i quali una parte di essa produce e diffonde le proprie interpretazioni. Questa distinzione è particolarmente importante nel caso dell’islam italiano, caratterizzato da una pluralità di associazioni, orientamenti religiosi, sensibilità politiche e percorsi culturali che non possono essere ricondotti a una singola voce.
In questo panorama, La Luce News occupa tuttavia una posizione significativa. La testata si presenta come uno spazio editoriale nato per dare ai musulmani italiani una voce autonoma nel dibattito pubblico e dichiara di voler offrire una prospettiva radicata nei valori islamici sugli avvenimenti italiani e internazionali. La testata si presenta inoltre come un punto di riferimento per i lettori interessati alla prospettiva dei musulmani su quanto accade nel Paese e nel mondo; la testata in esame non si limita a informare su una comunità già definita; in alcuni suoi contenuti riflette esplicitamente sulla formazione di un’identità islamica italiana.
Si consideri questo passaggio:
Questa è quella che chiamiamo ‘comunità islamica’, ma di comunità in senso compiuto ancora non si tratta: nonostante in alcuni paesi possa risultare più omogenea e in altri meno, dobbiamo riconoscere che l’Islam non ha messo ancora radici profonde in queste terre ed una sintesi compiuta non è ancora avvenuta.
Igor Mangano, La trasmissione del sapere islamico divenga una priorità della comunità italiana, La Luce News, 13 Agosto 2021.
Ciò non significa, naturalmente, che la testata rappresenti tutti i musulmani italiani, né che le sue posizioni possano essere automaticamente attribuite alla comunità musulmana nel suo insieme; significa piuttosto che la sua produzione costituisce una fonte particolarmente utile per osservare una delle rappresentazioni politiche dell’islam italiano contemporaneo.
La Rappresentazione dell’Iran ne La Luce News.
È in questa prospettiva che può essere osservato il modo in cui La Luce News ha rappresentato l’Iran nel 2026. L’interesse non risiede soltanto nel verificare se la testata assuma una posizione favorevole o critica nei confronti della Repubblica Islamica, ma nel comprendere quale significato politico venga progressivamente attribuito all’Iran all’interno della propria rappresentazione della Ummah (comunità islamica) e dell’ordine internazionale.
Un elemento ricorrente è la trasformazione della questione iraniana da problema relativo alla politica estera di un singolo Stato a questione più generale riguardante la sovranità del mondo islamico. In un articolo pubblicato nel marzo 2026, dedicato alla necessità di evitare quella che viene definita una “trappola settaria”, l’Iran viene presentato come uno dei pochi attori regionali che avrebbero sostenuto concretamente le lotte della “resistenza islamica”, con particolare riferimento alla Palestina e, in precedenza, alla Bosnia.
L’articolo è esplicito a questo riguardo (grassetto originale):
Questo non significa che l’Iran agisca per puro idealismo. Come ogni Stato, agisce anche per interesse strategico. Ma è impossibile ignorare un dato storico fondamentale: per decenni Teheran è stato uno dei pochi attori regionali disposti a sostenere concretamente le lotte di resistenza islamica, in contesti nei quali molti governi arabi preferivano girarsi dall’altra parte se non essere direttamente complici dell’oppressione. Durante la guerra in Bosnia negli anni Novanta, quando l’Europa osservava passivamente il massacro dei musulmani bosniaci, l’Iran fu tra i pochi Paesi a fornire sostegno militare. Ma soprattutto, negli ultimi trent’anni, l’Iran ha sostenuto con continuità la resistenza palestinese, offrendo supporto politico economico e militare proprio mentre una parte significativa del mondo arabo imboccava la strada della normalizzazione con Israele.
Davide Piccardo, Evitare la trappola settaria: l’unità della Ummah davanti all’aggressione contro l’Iran, La Luce News, 8 Marzo 2026.

Le responsabilità iraniane nella guerra siriana vengono riconosciute, ma vengono inserite in una ricostruzione ideale nella quale assumono maggiore rilievo la guerra Iran-Iraq, le sanzioni, il sostegno alla Palestina e il confronto con Stati Uniti e Israele.
La stessa impostazione emerge ancora più chiaramente in un contributo di Roberto Piccardo pubblicato nel maggio 2026, nel quale la Repubblica Islamica viene descritta come il principale centro di riferimento e gestione della “resistenza islamica”, non soltanto in ragione della propria identità religiosa, ma soprattutto per la capacità di tradurre l’eredità della rivoluzione del 1979 in una strategia geopolitica regionale. Iran, Hezbollah e Hamas vengono così collocati all’interno di una medesima struttura interpretativa, definita appunto come “asse della resistenza”.
Questa rappresentazione acquista particolare rilevanza se confrontata con la posizione assunta dalla stessa testata sulla questione del ‘settarismo’; nel catalogo degli articoli di Roberto Piccardo compare infatti già nel 2024 un contributo significativamente intitolato Sunniti e Sciiti: perché oggi il nemico soffia sul fuoco dello storico dualismo.
La sequenza cronologica non dimostra da sola l’esistenza di una linea ideologica, ma permette di osservare una continuità tematica; da una parte la critica alla divisione confessionale come fattore di frammentazione della ummah, dall’altra la progressiva collocazione dell’Iran all’interno di una più ampia concezione della ‘resistenza islamica’.
Il punto centrale non è quindi stabilire se la testata consideri l’Iran un Paese privo di responsabilità. Al contrario, proprio il riconoscimento di alcune responsabilità rende più interessante la struttura dell’argomentazione; il sostegno iraniano ad Assad, per esempio, viene indicato come un errore grave, ma non viene assunto come criterio sufficiente per definire la posizione complessiva di e verso Teheran. Il comportamento dello Stato iraniano viene invece valutato attraverso una cornice storica più ampia, nella quale la rivoluzione del 1979, la guerra Iran-Iraq, l’isolamento internazionale e il sostegno alla causa palestinese diventano elementi di una stessa traiettoria.
Il criterio di valutazione tende così a spostarsi dalla politica specifica dell’Iran alla funzione che esso svolgerebbe nell’equilibrio regionale. L’Iran viene rappresentato meno come una potenza sciita impegnata a perseguire interessi nazionali e più come un attore che, con tutte le proprie contraddizioni, manterrebbe una posizione di autonomia rispetto al sistema strategico dominato dagli Stati Uniti e da Israele.
Questo spostamento permette inoltre di affrontare una questione particolarmente delicata per una testata rivolta a un pubblico musulmano in larga parte sunnita. La solidarietà con l’Iran non può infatti essere fondata semplicemente sull’appartenenza confessionale, in quanto la Repubblica Islamica rappresenta una specifica tradizione dello sciismo e che la politica iraniana ha prodotto conflitti e controversie anche all’interno del mondo islamico. La soluzione proposta dalla narrativa della “resistenza” consiste nel collocare la dimensione confessionale in una posizione subordinata rispetto a una contrapposizione più ampia, nella quale l’aspetto ritenuto importante è la distinzione tra autonomia e subordinazione, sovranità e ingerenza esterna.
In questo modo, il rapporto tra sunniti e sciiti può essere reinterpretato non tanto come il problema centrale della politica islamica, quanto come una frattura che rischia di impedire una più ampia ricomposizione politica della comunità islamica. L’Iran può quindi essere incluso in questa ricomposizione non perché le differenze confessionali vengano cancellate, ma perché viene attribuita maggiore importanza alla comune opposizione a ciò che viene rappresentato come un sistema esterno di dominio.
I Musulmani Italiani e la Visione del Mondo.
È qui che la rappresentazione dell’Iran diventa interessante anche al di là dell’Iran stesso, in quanto essa contribuisce a definire una particolare interpretazione della posizione dei musulmani italiani nel sistema internazionale. La questione palestinese, il settarismo, la sovranità degli Stati musulmani, il rapporto con gli Stati Uniti e Israele e il concetto di resistenza vengono progressivamente collegati all’interno di una medesima struttura interpretativa.
L’Iran costituisce, in questa struttura, uno degli elementi centrali, perché viene presentato come il principale attore statuale capace di sostenere concretamente una politica regionale autonoma.
Non è necessario stabilire in questa sede se tale interpretazione sia corretta nel suo complesso, ma è possibile osservare la gerarchia che essa produce tra i diversi elementi della realtà. Le responsabilità dell’Iran vengono riconosciute ma contestualizzate, la dimensione settaria viene presentata soprattutto come fattore di divisione, e la sovranità assume un valore positivo. In tale ambito, la ‘resistenza’ costituisce una categoria capace di riunire attori differenti, mentre Stati Uniti e Israele vengono collocati nella posizione di principali potenze antagoniste rispetto a questo processo.

Il risultato è una rappresentazione nella quale l’Iran assume una funzione che va oltre quella di semplice Stato regionale. Teheran diventa un riferimento attraverso il quale leggere una più ampia contrapposizione tra un mondo islamico alla ricerca di autonomia e un ordine internazionale percepito come egemonico.
È importante, tuttavia, non trasformare questa osservazione in una generalizzazione sull’intero islam italiano. La Luce News non rappresenta tutti i musulmani italiani, che costituiscono una realtà assai più articolata e comprendono posizioni differenti sulla politica internazionale, sulla Repubblica Islamica, sulla Palestina, sui rapporti con l’Occidente e sul rapporto tra religione e politica. La rilevanza della testata consiste piuttosto nel fatto che essa si propone esplicitamente come voce autonoma dei musulmani italiani e che, attraverso la propria attività editoriale, partecipa alla definizione delle categorie con cui una parte significativa di questo mondo interpreta gli avvenimenti contemporanei.
La questione diventa quindi più interessante se formulata in termini leggermente diversi. Non si tratta semplicemente di chiedersi se La Luce News sia favorevole all’Iran, né di utilizzare la sua posizione per dedurre automaticamente quella dei musulmani italiani. Si tratta piuttosto di osservare quale posto occupi l’Iran all’interno di una delle narrazioni politiche più visibili dell’islam italiano e quale rapporto venga stabilito, attraverso questa rappresentazione, tra islam, sovranità, resistenza e ordine internazionale.
La risposta sembra emergere dalla continuità delle categorie utilizzate. L’Iran viene presentato come attore della resistenza, il ‘settarismo’ come strumento di frammentazione, la sovranità come valore da difendere, mentre la pressione occidentale e israeliana diventano elementi strutturali della crisi regionale.
Quando tale sistema viene osservato nel suo insieme, il problema non è più soltanto capire quale sia la posizione (ovvia) della testata nei confronti di Teheran; diventa possibile chiedersi quale immagine dell’islam politico contemporaneo venga costruita attraverso quella posizione e, soprattutto, quale ruolo l’Iran finisca per occupare all’interno di tale costruzione ideale.
È questa, più che una semplice e ovvia classificazione della testata come “filo-iraniana”, la questione che la sua produzione editoriale sembra porre all’osservatore.
Letture Consigliate
- Abrahamian, E. (2018). A history of modern Iran (2nd ed.). Cambridge University Press.
- Hirst, D. (2010). Beware of small states: Lebanon, battleground of the Middle East. Nation Books.
- Mandaville, P. (2007). Global political Islam. Routledge.

