Nel 1924 il Terzo Congresso sull’Istruzione Coloniale dell’Aia affrontò il futuro dell’istruzione superiore nelle Indie Olandesi. Attraverso una fonte primaria dell’epoca, questo articolo analizza come università e scuole superiori fossero concepite non soltanto come strumenti educativi, ma come elementi centrali della strategia di governo coloniale.
In 1924, the Third Colonial Education Congress held in The Hague addressed the future of higher education in the Dutch East Indies. Drawing on a contemporary primary source, this article examines how universities and higher education institutions were conceived not merely as educational bodies, but as key components of Dutch colonial governance.
In 1924 stond tijdens het Derde Koloniale Onderwijscongres in Den Haag de toekomst van het hoger onderwijs in Nederlands-Indië centraal. Aan de hand van een eigentijdse primaire bron onderzoekt dit artikel hoe universiteiten en hogescholen niet alleen als onderwijsinstellingen werden gezien, maar ook als wezenlijke instrumenten van het koloniale bestuur.
L’Istruzione Superiore come Questione di Governo
Negli anni Venti del XX secolo la questione dell’istruzione superiore (universitaria) diviene uno dei principali terreni attraverso cui i Paesi Bassi ripensano il futuro delle Indie Orientali; è in tale ambito che si inserisce il Terzo Congresso sull’Istruzione Coloniale, riunitosi all’Aia nel 1924, un evento che costituisce una testimonianza privilegiata di questo processo.
L’articolo pubblicato all’indomani dell’incontro su Indië; geïllustreerd weekblad voor Nederland en koloniën, Indie. Settimanale illustrato per i Paesi Bassi e le Colonie, 8(5), 2024, descrive con precisione i partecipanti, ne indica la posizione nella fotografia ufficiale e riassume le principali questioni affrontate.

Si tratta di un documento apparentemente descrittivo, ma che, letto nel suo insieme, restituisce un quadro estremamente significativo dell’evoluzione della politica coloniale olandese negli anni Venti.
Più che registrare un dibattito tecnico sull’organizzazione delle scuole superiori, il congresso sembra infatti riflettere un cambiamento più profondo, la progressiva costruzione di istituzioni educative destinate a formare una nuova élite indigena, chiamata a svolgere un ruolo sempre più importante nel funzionamento della colonia.
Nel 1924 la Politica Etica aveva ormai modificato profondamente il panorama educativo delle Indie Olandesi. L’ampliamento dell’istruzione primaria e secondaria aveva inevitabilmente posto il problema del livello successivo, quello di organizzare un sistema di istruzione superiore in un territorio vasto e popoloso come l’arcipelago indonesiano.
Il congresso si colloca precisamente in questo momento di transizione. La recente acquisizione governativa della Technische Hoogeschool (Scuola Superiore Tecnica, di rango universitario) di Bandung e il progetto di istituire un istituto di rango universitario di giurisprudenza a Batavia testimoniano la volontà di dotare la colonia di istituzioni universitarie permanenti.
Le questioni affrontate sono numerose. Esse riguardano la localizzazione delle nuove istituzioni di istruzione superiore, il modello universitario da adottare, l’eventuale concentrazione delle facoltà in un unico centro oppure la loro distribuzione territoriale, il grado di autonomia da riconoscere alle nuove istituzioni e il rapporto che esse avrebbero dovuto mantenere con i modelli europei.
La discussione, del resto, viene affrontata in maniera sistematica e scientifica, senza lasciare nulla all’improvvisazione, come testimonia l’articolo pubblicato su Indie del 1924:
Dopo il primo Congresso (sull’Istruzione Coloniale, ndr) si decise di fondare un’Associazione che rendesse questi incontri un’istituzione permanente per garantirne la continuità.
Il consiglio direttivo stabilisce gli argomenti di discussione e invita gli esperti a presentare relazioni preliminari; queste vengono stampate e costituiscono la guida per i dibattiti. Quanto detto ai congressi viene verbalizzato stenograficamente e successivamente stampato, cosicché nelle relazioni preliminari e nei resoconti stenografici si conserva una panoramica di tutte le opinioni prevalenti sulle questioni dell’istruzione coloniale nel corso degli anni.
Indie, op. cit., p. 73.
Si tratta di interrogativi che vanno ben oltre la semplice organizzazione dell’insegnamento, e riguardano il modo in cui lo Stato coloniale immagina il proprio futuro e gli strumenti attraverso cui intende garantire la continuità della propria amministrazione.
L’Indigenizzazione delle Istituzioni
L’aspetto forse più interessante del congresso è ciò che non viene più messo in discussione. Nessuno dei relatori si domanda se gli indigeni debbano accedere alle professioni superiori, in quanto le discussioni presuppongono ormai che le Indie abbiano bisogno di medici, ingegneri, giuristi, insegnanti e tecnici formati direttamente nell’arcipelago. Le divergenze riguardano piuttosto le modalità con cui questo processo, ormai assunto come obiettivo della politica educativa, dovesse essere realizzato.
Emblematico è il dibattito sulla formazione medica. Il congresso si interroga sul futuro della STOVIA di Weltevreden e della NIAS di Surabaya, ponendo il problema di mantenerle distinte, trasformarne una in scuola di studi superiori, oppure riorganizzarle completamente. Dietro queste alternative emerge un problema più ampio, quello del rapporto tra la qualità della formazione e la necessità di garantire assistenza sanitaria a una popolazione di decine di milioni di abitanti.
Lo stesso discorso viene poi riproposto per le altre discipline. Le discussioni riguardano tre questioni fondamentali, iniziando dal modello istituzionale dell’istruzione superiore, oscillante tra università di tipo europeo e scuole di rango superiore (universitario) specializzate. Una seconda problematica riguarda poi l’organizzazione territoriale, tra concentrazione in un unico polo e distribuzione delle diverse istituzioni tra Batavia e Bandung; infine, si discute il rapporto tra autonomia accademica e controllo governativo.
In questo senso, il congresso appare come un vero esercizio di progettazione istituzionale, in quanto l’obiettivo non è modificare la struttura politica della colonia, bensì costruire un sistema educativo capace di produrre le competenze necessarie al suo funzionamento.
Più che di un’indigenizzazione del governo, si può quindi parlare di una indigenizzazione delle istituzioni. L’amministrazione coloniale rimane saldamente olandese, ma le strutture che la sostengono, scuole, ospedali, uffici tecnici e, progressivamente, anche l’università, sono pensate per essere animate da personale sempre più formato nelle Indie.
Una Rete Educativa tra Stato, Università e Missioni
La fotografia ufficiale del congresso costituisce essa stessa una fonte di notevole interesse. Vi compaiono professori universitari, ispettori scolastici, magistrati, funzionari coloniali, medici, ingegneri, rappresentanti indigeni e figure appartenenti al mondo missionario.

Tra queste spicca padre Franciscus van Lith, direttore della Scuola Normale Cattolica di Muntilan, che l’articolo definisce significativamente «il noto combattente per i giavanesi» e promotore dello studio della lingua giavanese.
La figura sacerdotale davanti al Prof. Kuenen e poco a destra di lui è Padre F. G. J. M. van Lith, direttore della Scuola Normale Cattolica di Moentilan nella residenza di Kedoe (Giava), attualmente in congedo in patria, il noto combattente per i giavanesi e per l’approfondimento e il perfezionamento della lingua giavanese.
Indie, op. cit., p. 73.
La sua presenza non appare marginale né protocollare, ma, al contrario, testimonia come le missioni cattoliche fossero ormai riconosciute quali interlocutori autorevoli nella riflessione sull’istruzione indigena.
Il congresso restituisce così l’immagine di una rete nella quale amministrazione coloniale, università e iniziative confessionali concorrono, pur con finalità differenti, alla costruzione del sistema educativo delle Indie Olandesi. La formazione delle future élite non è concepita come compito esclusivo dello Stato, ma come il risultato della collaborazione tra istituzioni diverse, accomunate dall’idea che il rafforzamento della colonia passi attraverso un ampliamento dell’istruzione superiore.
Considerato oggi, il Terzo Congresso sull’Istruzione Coloniale rappresenta quindi molto più di un incontro dedicato alla scuola. Esso documenta il momento in cui il colonialismo olandese sembra orientarsi verso una nuova strategia: non l’indigenizzazione del potere politico, che rimane estranea al dibattito, bensì quella delle istituzioni chiamate a sostenere il governo della colonia.
Il congresso suggerisce che negli anni Venti l’istruzione superiore non veniva più concepita soltanto come uno strumento di diffusione del sapere, ma come una componente dell’ingegneria istituzionale della colonia. Formare un’élite locale significa, in questa prospettiva, rafforzare l’amministrazione, la sanità, la giustizia e l’apparato tecnico delle Indie Olandesi senza mettere in discussione il quadro politico entro cui tali istituzioni operano.
Letture Consigliate
- Het derde Koloniaal Onderwijscongres te ‘s-Gravenhage op 23 en 24 April 1924. [Il Terzo Congresso sull’Istruzione Coloniale all’Aia il 23 e 24 aprile 1924] (1924). Indië; geïllustreerd weekblad voor Nederland en koloniën, 8(5), 72–75.
- Van Niel, R. (1984). The emergence of the modern Indonesian elite. Dordrecht: Foris Publications.
- Gouda, F. (1995). Dutch Culture Overseas: Colonial Practice in the Netherlands Indies, 1900–1942. Amsterdam: Amsterdam University Press.

