Indonesia e Occidente vengono spesso presentati come mondi opposti sul piano morale. Un dibattito nato attorno a un articolo islamico indonesiano mostra invece una realtà più complessa, nella quale il rapporto tra vita privata, responsabilità pubblica e ruolo delle élite presenta sorprendenti analogie con esperienze ben note anche in Europa.
Indonesia and the West are often portrayed as occupying opposite ends of the moral spectrum. Yet a debate sparked by an Indonesian Islamic publication reveals a more nuanced reality, where questions of private conduct, public responsibility and the symbolic role of political leaders resonate in ways that may seem surprisingly familiar to European audiences.
Indonesië en het Westen worden vaak voorgesteld als morele tegenpolen. Een debat naar aanleiding van een Indonesisch islamitisch artikel laat echter een complexere werkelijkheid zien, waarin de verhouding tussen privégedrag, publieke verantwoordelijkheid en de voorbeeldfunctie van leiders opvallende parallellen vertoont met Europese ervaringen.
Oltre il Moralismo: Comprendere il Contesto Indonesiano
Uno degli errori più frequenti nell’analisi della società indonesiana consiste nell’interpretare le controversie morali e religiose attraverso categorie esclusivamente occidentali. Quando esponenti politici, funzionari pubblici o personalità influente viene criticati per determinate dichiarazioni o comportamenti (consumo di alcol, ecc), l’osservatore europeo tende spesso a interpretare tali polemiche come semplici manifestazioni di conservatorismo religioso o di moralismo confessionale.
Una lettura più approfondita suggerisce tuttavia una realtà differente, e, in molti contesti indonesiani, spesso la questione non riguarda primariamente la condotta individuale considerata in astratto, ma il significato che essa assume quando viene espressa da una figura investita di una responsabilità pubblica, o a cui viene riconosciuta una funzione pubblica (influencer, ecc). Quello che viene giudicato non è tanto l’atto, ma soprattutto il contesto nel quale esso si colloca, il ruolo sociale di chi lo compie e le conseguenze culturali che può produrre.
Un esempio significativo emerge da un articolo pubblicato dalla rivista Al-Waie, organo vicino a Hizbut Tahrir Indonesia (HTI), movimento sciolto dal governo indonesiano nel 2017. Commentando alcune dichiarazioni dell’ex governatore di Giava Centrale Ganjar Pranowo (uno dei candidati alla presidenza indonesiana nel 2024) sul consumo occasionale di pornografia, l’articolo non si limita a formulare una censura morale. L’interrogativo centrale è un altro, e l’autore si chiede quale effetto produce sulla società il fatto che una figura politica di primo piano normalizzi pubblicamente un comportamento considerato incompatibile con l’etica islamica?

Per l’autore, il problema non risiede semplicemente nell’azione privata, ma nella sua trasformazione in un messaggio pubblico. La preoccupazione riguarda l’influenza esercitata sui giovani, la ridefinizione dei limiti del comportamento socialmente accettabile e il ruolo pedagogico implicito delle élite politiche.
Tra Dialettica Mainstream e Particolarità di HTI
Sarebbe tuttavia errato considerare questo testo una rappresentazione fedele dell’intero islam indonesiano, in quanto è necessario distinguere tra il quadro ideologico adottato dall’autore e la sensibilità sociale più ampia dalla quale tale argomentazione trae forza.
L’elemento propriamente riconducibile a HTI è il ricorso alla categoria di hadharah, ovvero la contrapposizione tra una civiltà islamica e una civiltà non islamica. In questa prospettiva, la pornografia non è soltanto una pratica moralmente censurabile, ma un prodotto culturale appartenente a un modello di società ritenuto estraneo all’Islam. Tale linguaggio riflette la visione ideologica di HizbutTahrir, fondata sull’idea di una competizione tra differenti modelli di civiltà e sulla necessità di ricostruire un ordine politico e soprattutto sociale integralmente islamico.
Si consideri, in particolare, questo estratto:
Dunque, secondo il suo punto di vista (dell’allora governatore Ganjar Pranowo, ndr), guardare materiale pornografico è consentito.
«Il problema è che lui è tra quelli che più insistono nel dire: “Io sono (rappresento, ndr) la Pancasila”. E così i giovani della generazione millennial potrebbero arrivare a pensare che guardare pornografia sia permesso. Che sia compatibile con la Pancasila. Tanto più se poi si viene persino premiati con un computer portatile», commentò Pak Wawan. (si fa’ riferimento ad uno studente che aveva ammesso il consumo di pornografia ma che è stato premiato per i suoi risultati accademici, ndr).
«Se fosse davvero così, sarebbe grave!», aggiunse.
Eppure, se si osserva la questione attraverso la lente dell’insegnamento islamico, è chiaro che guardare pornografia non è consentito, poiché essa rientra nella categoria della hadharah (civiltà/cultura) non islamica.
Ecco il senso degli “occhiali” (kacamata). (della prospettiva islamica, leit motif dell’articolo, ndr)
Muhammad Rahmat Kurnia, Radikal Islami VS Radical Sekuler (Islam Radicale vs. Secolarismo Radicale), Al Waie, Gennaio 2019, p. 7.
Questa impostazione non è condivisa dalla maggioranza dei musulmani indonesiani. Le grandi organizzazioni islamiche del Paese, come Nahdlatul Ulama e Muhammadiyah, pur esprimendo posizioni spesso conservatrici su numerose questioni morali, non adottano generalmente la medesima lettura idelogica, basata sulla contrapposizione di civiltà, proposta da HTI.

Ciò non significa, però, che l’intero ragionamento sia estraneo al sentire comune. Al contrario, l’idea secondo cui i comportamenti e le dichiarazioni dei leader producano conseguenze educative e culturali è ampiamente diffusa ben oltre gli ambienti islamisti. Molti musulmani indonesiani, inclusi quelli appartenenti a correnti moderate, ritengono che chi esercita una funzione pubblica debba costituire un esempio per la collettività e che le sue scelte non possano essere considerate esclusivamente una questione privata.
La forza dell’argomentazione non deriva dunque soltanto dall’ideologia di HTI, ma da una concezione della rappresentanza pubblica radicata in ampi settori della società indonesiana, che riflette una concezione pedagogica del leader politico e sociale, e non meramente tecnica.
Il Parallelo con l’Esperienza Italiana
Osservata da una prospettiva comparata, questa sensibilità appare meno distante dall’esperienza europea di quanto si possa immaginare; anche la storia politica e culturale italiana offre numerosi esempi nei quali il comportamento individuale viene valutato alla luce del suo significato pubblico e delle sue conseguenze collettive.
Le grandi battaglie civili degli anni Settanta rappresentano un caso emblematico. Nel dibattito sul divorzio, una parte consistente del mondo cattolico non riteneva che la questione riguardasse esclusivamente la libertà individuale di porre fine a un matrimonio. Il punto centrale era il modello di società che lo Stato avrebbe contribuito a costruire attraverso la legislazione di un comportamento ritenuto dannoso per la società, e non solo per la persona; in altre parole, le conseguenze culturali (e sociali) della norma apparivano più importanti delle singole situazioni personali che essa avrebbe regolato.
La stessa logica è rintracciabile in numerose polemiche politiche più recenti. Quando un esponente pubblico viene coinvolto in vicende che sembrano contraddire i valori che dichiara di sostenere, il dibattito raramente si limita alla sua sfera privata. L’attenzione si concentra sulla credibilità del rappresentante, sulla coerenza tra principi professati e comportamenti effettivi e sul messaggio trasmesso alla collettività.
Si consideri, a tale proposito, la vicenda che ha coinvolto l’allora governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che venne ricattato con un video che lo ritraeva in un incontro intimo con una persona transessuale in un appartamento di Roma; sebbene egli fosse la vittima, il caso suscitò una polemica politica e sociale enorme. La società italiana si polarizzò su due posizioni che ricordano i toni evocati dal caso indonesiano, tra chi sosteneva che una vicenda privata non avesse rilevanza dal punto di vista politico, e chi invece chiedeva le scuse e dimissioni del politico.

La vicenda ebbe una risonanza nazionale, e venne riportata dai principali organi di stampa, come dimostra questo estratto:
Un video hard compromettente con un trans, soldi, un uomo politico importante. La location: un appartamento frequentato da transessuali. E poi carabinieri arrestati da altri carabinieri e, sullo sfondo, un ricatto. E poi smentite e polemiche in una vicenda dai molti contorni ancora da chiarire. Di certo è bufera. Bufera politica, giudiziaria e personale. Ma, allo stato dei fatti, ci sono due verità nel ciclone giudiziario che ha inghiottito il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo e «quattro mele marce» dei carabinieri (come li ha definiti il comandante provinciale dell’Arma Vittorio Tomasone), arrestati, dagli investigatori del Ros, con accuse che sono macigni. Accuse che vanno dall’ estorsione, alla rapina, violazione della privacy, violazione di domicilio.
Il tutto nell’atmosfera rarefatta che precede le elezioni regionali del Lazio nelle quali, al momento, Piero Marrazzo è candidato.
Ricattato per un video con un trans, La Stampa, 23 Ottobre 2009.
In tali circostanze, ciò che viene giudicato non è soltanto l’atto in compiuto, ma il suo valore simbolico, e la questione fondamentale diventa la capacità di incarnare i principi che si pretende di rappresentare nello spazio pubblico.
Una Concezione Trasversale alle Culture e alle Religioni
Probabilmente, l’aspetto più interessante di questa analisi consiste nel riconoscere che il modello interpretativo appena descritto non appartiene esclusivamente all’Islam, e nemmeno alla cultura indonesiana o asiatica; al contrario, esso può emergere in contesti religiosi, politici e culturali molto differenti.
Alla base vi è una concezione della vita pubblica secondo la quale le élite non svolgono soltanto funzioni amministrative o tecniche, ma rappresentano valori, orientano comportamenti e contribuiscono alla definizione dell’orizzonte morale condiviso. Per questa ragione, le loro azioni vengono valutate non soltanto in termini individuali, ma anche in relazione alle conseguenze sociali che possono produrre.
Le società differiscono tuttavia, nel contenuto (ma soprattutto nell’intensità) dei valori considerati rilevanti. In alcuni contesti il dibattito riguarda la moralità sessuale, in altri la famiglia, la trasparenza, la legalità, la giustizia sociale o il rispetto delle istituzioni. Possono cambiare, ma nemmeno poi tanto, gli oggetti della controversia, ma non la struttura del ragionamento, che rimane simile, e risponde ad una logica comune, non riconducibile solamente ai calcoli elettorali o politici.

L’Indonesia contemporanea mostra dunque come la tradizionale distinzione occidentale tra sfera privata e sfera pubblica non costituisca necessariamente l’unico paradigma possibile; al tempo stesso, rivela che molte dinamiche spesso attribuite esclusivamente all’islam o all’Asia, trovano in realtà analoghi significativi nella storia europea e italiana, anche recenti.
Più che una contrapposizione tra Oriente e Occidente, emerge una tensione universale tra libertà individuale e responsabilità pubblica, tra autonomia personale e funzione rappresentativa; una tensione che attraversa culture, religioni e sistemi politici differenti e che continua a definire, in forme diverse, il rapporto tra leadership, morale e ordine sociale.
In definitiva, il dibattito indonesiano ricorda che la distinzione tra vita privata e responsabilità pubblica, spesso percepita in Occidente come un principio universale, costituisce in realtà una specifica costruzione storica e culturale. Lungi dall’essere un’anomalia, la sensibilità indonesiana verso il valore esemplare delle élite si inserisce in una tradizione di pensiero che, in forme diverse, ha caratterizzato e continua a caratterizzare numerose società, comprese quelle europee.
Letture Consigliate
- Kurnia, M. R. (2019, gennaio). Radikal Islami vs. Radikal Sekuler. Islam Radicale vs. Secolarismo Radicale. Al-Wa’ie, 7.
- Osman, M. N. M. (Ed.). (2018). Hizbut Tahrir Indonesia and political Islam: Identity, ideology and religio-political mobilization. Routledge. London/New York.
- Mastropaolo, A. (2005). La mucca pazza della democrazia. Nuove destre, populismo, antipolitica. Bollati Boringhieri. Torino.

