indonesia comunismo islam 1957
   Tempo di Lettura 11 minuti

Nel 1957, l’Indonesia si trovava ancora in una fase di profonda trasformazione politica. A pochi anni dalla conquista dell’indipendenza, il rapporto tra identità nazionale, appartenenza religiosa e orientamento ideologico continuava a rappresentare una questione aperta, nella quale si confrontavano differenti progetti di organizzazione della società.

In questo contesto, la competizione tra islam e comunismo assumeva una dimensione particolare: non soltanto una contrapposizione dottrinale, ma una contesa per il consenso di una società impegnata a confrontarsi con le difficoltà economiche e istituzionali del nuovo Stato.

Una testimonianza significativa di questa percezione compare sulle pagine di Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten, pubblicazione della St. Claverbond, espressione dell’ambiente missionario gesuitico olandese. Il documento, scritto da una prospettiva esplicitamente anticomunista, offre uno spaccato interessante delle preoccupazioni religiose e politiche che accompagnavano l’evoluzione dell’Indonesia indipendente.

Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten. Gesuiti Olandesi. Colonialismo Olandese. Chiesa Cattolica. Missionari. Islam e Comunismo.

L’autore anonimo colloca la questione indonesiana all’interno di una competizione internazionale più ampia, nella quale l’Unione Sovietica cercava di presentarsi come interlocutrice privilegiata del mondo musulmano: Mosca, secondo questa interpretazione, aspirava a diventare una sorta di ‘seconda Mecca’, proponendosi come sostenitrice dell’indipendenza dei popoli islamici e della loro emancipazione dalle potenze coloniali.

Non sorprende, dunque, questo passaggio:

Het is dus een sluitende conclusie dat, vroeg of laat, Islam en Communisme, als twee radicaal geopponeerde wereldbeschouwingen, in conflict zullen geraken. Echter, de concrete situatie is niet zo eenvoudig. Want buiten de tegenstelling ten aanzien van de opvatting omtrent tijd en eeuwigheid vertegenwoordigen communisme en Islam beiden ook een politieke macht. En het kan raadzaam geacht worden, om wille van politieke belangen, tijdelijk de ogen te sluiten voor tegenstellingen op het ideële vlak.

È dunque una conclusione inevitabile che, prima o poi, Islam e comunismo, in quanto due concezioni del mondo radicalmente contrapposte, entreranno in conflitto. Tuttavia, la situazione concreta non è così semplice. Perché, al di là della contrapposizione riguardo alla concezione del tempo e dell’eternità, tanto il comunismo quanto l’Islam rappresentano anche una forza politica. E può essere ritenuto opportuno, per ragioni di interesse politico, chiudere temporaneamente gli occhi sulle contrapposizioni sul piano ideale.

Communisme en Muhammadanisme in Indonesië, Comunismo e maomettanesimo in Indonesia, Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten. Uitgave van de St. Claverbond, Notiziario Missionario dei Gesuiti Olandesi. Pubblicazione della St. Claverbond, Novembre-Dicembre 1957, p. 176.

Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten. Gesuiti Olandesi. Colonialismo Olandese. Chiesa Cattolica. Missionari. Islam e Comunismo.
Communisme en Muhammadanisme in Indonesië, Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten. Uitgave van de St. Claverbond, Novembre-Dicembre 1957, pp. 176-177.

La propaganda sovietica avrebbe così cercato di attenuare la contraddizione tra materialismo marxista e fede religiosa, facendo ricorso a pubblicazioni in lingua araba e malese, visite organizzate in Unione Sovietica e Cina, moschee presentate come testimonianza della libertà religiosa e iniziative diplomatiche rivolte alle comunità musulmane. Il punto centrale non era necessariamente convincere i credenti della compatibilità teorica tra islam e comunismo, quanto rendere possibile una collaborazione politica fondata su interessi contingenti.

È proprio in questa distinzione che il documento individua una delle principali vulnerabilità della società indonesiana. L’autore osserva come la ricerca di indipendenza, sviluppo economico e stabilità potesse assumere una priorità concreta rispetto alle contraddizioni ideologiche. Il richiamo alla religione, pertanto, non veniva considerato un semplice elemento ornamentale della propaganda comunista, ma uno strumento attraverso il quale costruire una presenza politica all’interno di una società profondamente segnata dall’islam.

Il testo richiama figure come Hadji Misbach e Tan Malaka, insieme alla diffusione di pubblicazioni che cercavano di dimostrare una possibile convergenza tra insegnamento coranico e materialismo marxista. La partecipazione di esponenti musulmani alle iniziative comuniste, l’utilizzo di simboli religiosi e la presenza di riferimenti ad ‘Allah’ e al ‘Profeta’ nella comunicazione politica venivano interpretati come manifestazioni di una strategia volta a rendere meno evidente l’incompatibilità tra le rispettive visioni del mondo.

Questa lettura deve naturalmente essere collocata nella prospettiva confessionale della fonte. La pubblicazione gesuitica non si proponeva come un’analisi politologica neutrale: la sua opposizione al comunismo nasceva anche dalla difesa di una concezione religiosa della società e dalla preoccupazione per il futuro dell’attività missionaria. Le descrizioni della persecuzione dell’islam nei territori sovietici e delle presunte operazioni di infiltrazione richiedono quindi una valutazione critica, distinguendo gli elementi documentabili dalle interpretazioni polemiche.

Tuttavia, proprio questa provenienza di parte rende la testimonianza significativa. L’autore non osserva soltanto la competizione tra PKI e organizzazioni islamiche, ma cerca di comprendere come la diffusione del comunismo potesse modificare gli equilibri religiosi e sociali di un paese nel quale anche il cristianesimo rappresentava una presenza minoritaria da tutelare.

Particolarmente rilevante è il riferimento alla risposta delle organizzazioni islamiche indonesiane. Il documento menziona la costituzione, nel settembre 1954, di un fronte anticomunista a Bandung:

In September 1954 werd te Bandung het Anti-Communistisch Front opgericht, dat tot doel heeft, de onherleidbare tegenstelling tussen communistische en islamitische leer aan de massa duidelijk te maken. In een grote stroom boeken die het front uitgeeft worden de grondstellingen van Marx-Lenin ten aanzien van de nationale, culturele en economische vraagstukken geconfronteerd met de Islamleerstellingen en veroordeeld. Het front publiceert geschriften over het sovjet-militarisme en kolonialisme, de wreedheden in Hongarije, de strijd om de macht in het Kremlin, de lijdensweg van de Muslims onder het teken van hamer en sikkel, enz. Deze geschriften zijn vakkundig en goed gedocumenteerd samengesteld. De Islamtijdschriften en dagbladen laten geen nummer voorbijgaan zonder enig nieuws over het rode gevaar. Er is bovendien coördinatie met de Aziatische Volksliga tegen Communisme (zetel Saigon) en het Strijdcomitee voor de bevrijding van Turkestan (zetel Cairo).

Nel settembre 1954 fu fondato a Bandung il Fronte anticomunista, che ha come obiettivo rendere chiara alle masse l’inconciliabile contrapposizione tra la dottrina comunista e quella islamica. In una grande quantità di libri pubblicati dal Fronte, i principi fondamentali di Marx-Lenin riguardo alle questioni nazionali, culturali ed economiche vengono posti a confronto con i principi dell’islam e condannati. Il Fronte pubblica scritti sul militarismo e sul colonialismo sovietici, sulle atrocità in Ungheria, sulla lotta per il potere al Cremlino, sul calvario dei musulmani sotto il segno della falce e martello, ecc. Questi scritti sono redatti con competenza e ben documentati. Le riviste e i quotidiani islamici non lasciano passare un solo numero senza qualche notizia sul pericolo rosso. Vi è inoltre un coordinamento con la Lega popolare asiatica contro il comunismo (con sede a Saigon) e con il Comitato di lotta per la liberazione del Turkestan (con sede al Cairo).

Communisme en Muhammadanisme in Indonesië, cit., p. 182.

Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten. Gesuiti Olandesi. Colonialismo Olandese. Chiesa Cattolica. Missionari. Islam e Comunismo.
Communisme en Muhammadanisme in Indonesië, Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten. Uitgave van de St. Claverbond, Novembre-Dicembre 1957, p. 182.

Il documento descrive una resistenza che non si limitava alla condanna del marxismo come dottrina incompatibile con la fede, ma cercava di sviluppare una propria risposta sul terreno sociale ed economico. L’autore ritiene infatti che la semplice opposizione ideologica non fosse sufficiente: per contrastare l’attrattiva comunista occorreva affrontare concretamente le condizioni di vita della popolazione.

Da qui deriva anche la proposta, formulata nella parte conclusiva del testo, di una possibile collaborazione tra islam e cristianesimo sul piano sociale. Una considerazione che, al di là delle finalità confessionali, rivela una consapevolezza importante: la competizione politica non poteva essere separata dalla capacità delle organizzazioni religiose di rispondere alle aspettative di una società in trasformazione.

Il documento dedica infine particolare attenzione agli equilibri elettorali, confrontando i risultati del 1955 e del 1957. Secondo l’autore, il consenso delle organizzazioni islamiche sarebbe rimasto sostanzialmente stabile, nonostante la crescente visibilità del PKI e l’intensificazione della propaganda comunista. Questa interpretazione viene utilizzata per sostenere che la penetrazione comunista non avesse modificato in maniera decisiva il rapporto tra gli elettori musulmani e le proprie organizzazioni politiche.

Al tempo stesso, il testo riconosce l’esistenza di possibili spostamenti all’interno dell’elettorato nazionalista, e lascia aperta la questione degli sviluppi futuri; non si tratta dunque di una previsione con un ragionevole grado di certezza, ma del tentativo di interpretare un equilibrio ancora instabile, nel quale le alleanze tra nazionalisti e islamici avrebbero potuto condizionare il peso politico del PKI.

La testimonianza di Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten restituisce così un’Indonesia osservata nel momento in cui il rapporto tra islam e comunismo era ancora oggetto di una competizione aperta; la religione non appare come una semplice eredità culturale, né il comunismo come un’ideologia capace di affermarsi indipendentemente dalle condizioni locali. Entrambi vengono inseriti in una realtà nella quale le appartenenze religiose, le aspettative economiche e le strategie politiche si intrecciavano continuamente.

Al di là delle evidenti finalità anticomuniste della fonte, il documento restituisce così una questione centrale della politica indonesiana di quegli anni: la difficile coesistenza, all’interno dello stesso progetto nazionale, tra una concezione religiosa della società e un movimento politico fondato sul materialismo. Nel 1957 questa tensione non aveva ancora trovato una soluzione definitiva e rimaneva parte di un equilibrio politico ancora in costruzione, nel quale i rapporti tra islam, nazionalismo e comunismo erano tutt’altro che stabilizzati.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *