Nel 1921, una vertenza dei dipendenti dei banchi dei pegni mostra come Sarekat Islam, movimento operaio e Islam politico condividessero già uno stesso spazio di mobilitazione, anticipando alcune delle fratture e delle convergenze della futura Indonesia.
In 1921, a dispute involving pawnshop employees reveals how Sarekat Islam, the labour movement and political Islam already shared a common space of mobilisation, anticipating some of the divisions and convergences of the future Indonesian state.
In 1921 laat een conflict onder werknemers van pandhuizen zien hoe Sarekat Islam, de arbeidersbeweging en de politieke islam al een gemeenschappelijke ruimte van mobilisatie deelden, en daarmee enkele van de latere tegenstellingen en overeenkomsten van Indonesië voorafschaduwden.
Sarekat Islam come Organizzazione Politica
Nell’agosto 1921, a Pasoeroean, una riunione della Perserikatan Pegawai Pegadaian Boemipoetra (P.P.P.B.), l’organizzazione dei dipendenti indigeni dei banchi dei pegni, affrontava una questione apparentemente circoscritta: il rischio di licenziamenti provocato dall’“overcompleet”, l’eccedenza del personale. Alla riunione parteciparono circa cinquanta membri, alcuni dirigenti locali della Sarekat Islam e funzionari dell’amministrazione coloniale; a parlare, in rappresentanza della direzione centrale, era H.O.S. Tjokroaminoto.
La ricostruzione di questa vicenda presenta inoltre un particolare interesse documentario. La notizia non proviene direttamente dal verbale della riunione di Pasoeroean, né da un articolo autonomo dell’Oetoesan Hindia, ma dall’Overzicht van de Inlandsche en Maleisch-Chineesche Pers, il bollettino coloniale che raccoglieva e sintetizzava sistematicamente le notizie ritenute rilevanti provenienti dalla stampa indigena e sino-malese.
Nel caso in esame, l’Overzicht utilizza come fonte gli articoli pubblicati dall’Oetoesan Hindia tra il 22 e il 27 agosto 1921 e li presenta all’interno di una cornice informativa prodotta dall’amministrazione coloniale. Abbiamo quindi un doppio livello documentario: la stampa della Sarekat Islam racconta e interpreta la propria attività; l’Overzicht seleziona, riassume e trasmette quella narrazione alle autorità coloniali.

Questa distanza non indebolisce necessariamente la fonte. Al contrario, permette di osservare contemporaneamente il modo in cui il movimento rappresentava se stesso e ciò che l’apparato coloniale riteneva sufficientemente significativo da essere registrato, conservato e trasmesso. Nel caso di Tjokroaminoto e della P.P.P.B., questa seconda selezione è particolarmente significativa perché inserisce una controversia sul lavoro all’interno del più ampio quadro della sorveglianza politica della Sarekat Islam.
Il contenuto del suo intervento mostra tuttavia che la questione non era più soltanto sindacale. Tjokroaminoto discuteva come impedire che il cosiddetto “esercito di riserva del lavoro” fosse utilizzato per sostituire gli eventuali scioperanti, come conquistare la simpatia del volk, come rafforzare finanziariamente l’organizzazione e come costruire cooperative e rapporti con altri sindacati e associazioni popolari.
L’Overzichr riporta:
Il signor Tjokroaminoto, in qualità di delegato del Comitato direttivo centrale, prese la parola sulle decisioni adottate dall’ultimo congresso, riguardanti, tra l’altro, la posizione giuridica, la commissione per i reclami, l’atteggiamento nei confronti della frazione comunista e le commissioni incaricate di trattare le questioni relative al personale; ma soprattutto, e più diffusamente, su ciò che la P.P.P.B. dovesse fare per dimostrare al Partito Popolare la fondatezza delle 21 rivendicazioni. Si discusse inoltre di un’azione nei confronti dei “candidati del partito dei lavoratori”, ossia del cosiddetto “esercito di riserva del lavoro”, che dovevano essere avvertiti della sorte che li attendeva nel servizio dei banchi dei pegni. In tal modo, in caso di uno sciopero generale dei dipendenti dei banchi dei pegni, la P.P.P.B. avrebbe ottenuto la simpatia del Popolo; l’“esercito di riserva del lavoro” non avrebbe obbedito al comando “avanti, marcia!” entrando nel servizio dei banchi dei pegni, ma, al contrario, avrebbe obbedito al comando: “dietrofront, marcia!
Overzicht van de Inlandsche en Maleisch-Chineesche Pers, nr. 35/1921, p. 413, recensione/sintesi di Oetoesan Hindia, 22–27 agosto 1921, sezione “De Pandhuisbeambten”.
Di seguito, le pagine dell’Overzicht che riportano il resoconto tratto da Oetoesan Hindia:


Ancora più significativa è la distinzione fra uiterlijke actie e innerlijke actie. La prima comprendeva manifestazioni, proteste e, come ultima risorsa, lo sciopero; la seconda riguardava il rafforzamento interno dell’organizzazione, che comprendeva azioni come la riscossione delle quote, l’accumulazione del capitale, l’assistenza ai lavoratori colpiti dall’“overcompleet”, la creazione cooperative e il finanziamento di una tipografia.
La differenza è sostanziale, in quanto la vertenza non viene considerata soltanto come una questione da risolvere, ma come un’occasione per costruire una capacità organizzativa permanente; è qui che la relazione fra Sarekat Islam e movimento operaio assume un significato politico.
Sarekat Islam e Islam Politico
La SI non si limita a sostenere dall’esterno una categoria di lavoratori. La sua leadership entra direttamente nell’organizzazione operaia e cerca di collegare una rivendicazione professionale a una rete più vasta di sindacati, associazioni popolari, cooperative e stampa. Il lavoratore diventa così un punto di accesso a una collettività più ampia: il volk.
Questo passaggio è importante anche per comprendere la natura dell’islam politico indonesiano delle origini. La Sarekat Islam non perseguiva esclusivamente obiettivi economici o nazionalisti; al contrario, la difesa e il rafforzamento della comunità musulmana, insieme alla diffusione dell’islam, appartenevano al suo orizzonte politico. Ma l’islam non veniva necessariamente perseguito attraverso una sfera separata dalla società; la stessa organizzazione che difendeva il lavoratore poteva organizzare la comunità islamica, finanziare la stampa, costruire solidarietà economica e mobilitare politicamente il volk.
Non si tratta quindi di tre processi distinti — movimento operaio, Islam politico e nazionalismo — che soltanto in seguito entreranno in contatto; nella Sarekat Islam questi elementi possono essere osservati mentre si sovrappongono.
La questione dei pandhuis è significativa proprio perché permette di vedere questa sovrapposizione a livello locale. Un dipendente entra nell’organizzazione per difendere il proprio posto di lavoro, l’organizzazione lo inserisce in una rete più ampia; questa rete parla di solidarietà popolare, cooperazione, stampa, islam e politica. La categoria professionale diventa così una delle porte attraverso cui l’individuo viene trasformato in membro di una comunità politica.
Anche la tipografia assume, in questa prospettiva, un significato che va oltre il semplice finanziamento. Il denaro raccolto dai membri diventa capitale organizzativo, il capitale permette di produrre stampa, che diffonde idee e coordina campagne; queste ultime, a loro volta, rafforzano l’organizzazione. Risorse economiche, comunicazione e mobilitazione politica diventano parti della stessa infrastruttura.
Il caso di Tjokroaminoto mostra quanto questa attività fosse percepita dalle autorità coloniali come politicamente rilevante: pochi giorni dopo la riunione, egli viene arrestato e trasferito a Batavia. Nel suo messaggio di commiato non si limita a occuparsi della propria situazione, ma affida la gestione dei propri affari, richiama i membri della Sarekat Islam alla vigilanza e li esorta a proseguire l’azione.
L’arresto non dimostra da solo quale fosse l’intera strategia della Sarekat Islam. Ma è significativo che un dirigente che interviene direttamente nell’organizzazione del lavoro venga contemporaneamente trattato dalle autorità come una figura politica; la separazione fra attività sindacale e attività politica appare, in questo contesto, sempre meno sostenibile.
La Costruzione della Nazione Indonesiana
Ed è proprio qui che la vicenda del 1921 acquista un significato che va oltre la storia di Sarekat Islam. Riflettendo sulla struttura politica dell’Indonesia, Soekarno avrebbe individuato nel 1954 le diverse correnti fondamentali della società politica indonesiana: nazionalismo, Islam e socialismo/comunismo. Nel dibattito sulla futura Repubblica queste componenti sarebbero apparse come forze distinte, spesso concorrenti e talvolta difficili da conciliare.
Le loro radici, tuttavia, sono molto più antiche, in quanto nel 1921 non esistono ancora tre blocchi politici nettamente separati, ma esiste uno spazio politico nel quale le tre dimensioni si sovrappongono. L’islam fornisce una comunità e un linguaggio politico, il movimento operaio offre forme concrete di organizzazione, solidarietà e mobilitazione, il volk comincia a essere concepito come un soggetto collettivo capace di agire contro l’ordine coloniale.
Le tre anime dell’Indonesia non emergono quindi inizialmente come realtà completamente separate, ma prendono forma all’interno di uno spazio politico nel quale, già nei primi decenni del Novecento, islam, organizzazione operaia e nazionalismo cominciano a sovrapporsi.
Le successive fratture di Sarekat Islam, il conflitto con il comunismo e la progressiva differenziazione fra islamismo, socialismo e nazionalismo non rappresentano la nascita di fenomeni completamente nuovi; ma la specializzazione politica di correnti che nella fase precedente avevano condiviso parte dello stesso spazio organizzativo.
Questo aiuta a comprendere anche il carattere del dibattito politico alla vigilia e al momento dell’indipendenza. La questione non era semplicemente quale ideologia dovesse prevalere, ma come ricomporre, dentro uno Stato nuovo, forze sociali che avevano sviluppato separatamente ma anche insieme le proprie capacità organizzative durante il periodo coloniale.
La futura Indonesia comincia quindi prima dell’idea pienamente compiuta, ed ha inizio quando lavoratori, associazioni islamiche, sindacati, giornali e organizzazioni popolari imparano a costruire strutture comuni di solidarietà e mobilitazione.

A Pasoeroean, nel 1921, tutto questo appare ancora come una controversia sui dipendenti dei banchi dei pegni. Ma dietro la vertenza si intravede già qualcosa di più grande: la trasformazione dell’interesse professionale in organizzazione sociale, dell’organizzazione sociale in mobilitazione politica e della mobilitazione politica in una forma embrionale di comunità nazionale.
La costruzione della futura Indonesia non comincia dunque necessariamente nei movimenti che portano già nel nome il progetto nazionale, ma dalle organizzazioni che dichiarano di difendere i lavoratori, ma che, attraverso l’Islam, la stampa e la mobilitazione del volk, stanno imparando a costruire una società politica.
Letture Consigliate
- Overzicht van de Inlandsche en Maleisch-Chineesche Pers. (1921). No. 35/1921 Batavia.
- Abdullah, T. (1974). Islam and society in the Indonesian revolution. Monash University.
- Tedjasukmana, I. (1958). The political role of the Indonesian trade union movement. Cornell University Press.

