Terrorismo jihadista europa
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Il terrorismo jihadista che colpisce l’Europa non è una semplice reazione al colonialismo: è l’ultimo capitolo di un confronto millenario tra espansione islamica e civiltà europea. Il sogno del califfato globale riflette un revanchismo profondo che va ben oltre le ex colonie.

Jihadist terrorism in Europe is not merely a post-colonial backlash: it represents the latest chapter in a thousand-year cycle of Islamic expansion, decline and revanchism. The global caliphate dream goes far deeper than grievances over former colonies.

Het jihadistisch terrorisme in Europa is geen simpele postkoloniale wraak: het is het nieuwste hoofdstuk in een millennium-oud conflict tussen islamitische expansie en de Europese beschaving. De droom van een wereldkalifaat reikt veel verder dan wrok over voormalige koloniën.


La Minaccia Jihadista in Europa

L’Europa contemporanea si confronta con una minaccia terroristica jihadista che, secondo il rapporto Europol TE-SAT 2025, ha registrato nel 2024 ben 58 attacchi terroristici complessivi nei Paesi dell’Unione (34 completati, 5 falliti e 19 sventati), di cui 24 attribuiti al jihadismo – un aumento significativo rispetto ai 14 del 2023. Questi episodi hanno provocato 5 morti e 18 feriti, confermando che il terrorismo di matrice islamica rimane la forma più letale e persistente, spesso perpetrato da “lone actors” radicalizzati online in tempi brevi, con un preoccupante coinvolgimento di minorenni e giovani di seconda o terza generazione.

Mappa Attentati nel 2024 (Rapporto Europol 2025, p. 16.)

Questa realtà non può essere ridotta a una contingenza legata esclusivamente a povertà, discriminazione o fallimenti integrativi; il jihadismo in Europa si manifesta attraverso attacchi asimmetrici, radicalizzazione rapida via internet e un abbassamento progressivo dell’età dei sospetti. La minaccia assume un aspetto ibrido, e combina vulnerabilità interne del continente con un’ideologia che continua a evolversi, sfruttando anche nuove tecnologie. Ignorare la persistenza di questa sfida significa sottovalutare un pericolo che, pur contenuto nel numero di attentati riusciti, resta altamente letale e in grado di destabilizzare la coesione sociale.


Le Radici Storiche: L’Espansionismo Islamico

Per comprendere appieno il fenomeno in esame occorre adottare una prospettiva di lungo periodo, che permette di evitare una lettura ideologica e unidirezionale del terrorismo di matrice islamica; dopo la morte di Maometto attorno al 632 d.C. (la data deve essere considerata indicativa), le armate arabo-islamiche lanciarono una serie di campagne militari espansive (al di fuori della penisola arabica) che trasformò il bacino mediterraneo.

Caddero l’Impero persiano, vaste province bizantine e, nel 711, gran parte della Spagna, con incursioni fino al sud della Francia. Si trattò di un’espansione non solo militare, ma anche religiosa e culturale, con imposizione della shariah, arabizzazione e introduzione del sistema della dhimma che subordinava i non musulmani.

Mappa dell’espansionismo islamico tra il VII e il IX secolo (Fonte Worldhistory.org)

Si trattò, sostanzialmente, di un colonialismo teocratico ante litteram, che, invece di teorie nazionliste, oppose una sorta di supremazia etnica e religiosa, basato sul binomio arabo/islam, come testimonia la confusione che ancora oggi circonda questa accoppiata.

La spinta espansionista si arrestò gradualmente tra Poitiers (732), le Crociate (dal XII secolo), la Reconquista spagnola (1492) e gli assedi falliti di Vienna (1529 e 1683); seguì un lungo declino degli imperi (e regni) islamici di fronte all’ascesa tecnologica, scientifica ed economica dell’Europa moderna. Il colonialismo europeo dell’Ottocento e Novecento rappresentò, per molti nel mondo islamico, l’umiliazione suprema; popoli che per secoli avevano minacciato o dominato parti dell’Europa si trovarono sottomessi a potenze “infedeli”.


Il Revanchismo Islamico Contemporaneo: Oltre il Postcolonialismo

Fu in tale contesto che maturò un revanchismo islamico destinato a evolversi nel corso del tempo, e il fallimento dei nazionalismi arabi laici lasciò spazio al risveglio islamista radicale, dal pensiero di Sayyid Qutb fino al salafismo-jihadista globale. Il califfato proclamato da al-Baghdadi nel 2014 non fu soltanto una risposta alle guerre recenti o una rivincita per l’Algeria o l’India britannica; al contrario, tale tentativo rappresenta(va) la volontà di restaurare la supremazia della comunità islamica e di imporre nuovamente la shariah, espandendosi dove possibile, inclusa un’Europa vista come terra di jihad.

Il legame con le ex colonie esiste ed è statisticamente rilevante, e, in effetti, dopo la decolonizzazione, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Belgio accolsero flussi migratori massicci dai rispettivi ex-imperi; comunità di origine maghrebina, pakistana o surinamese mostrano, in alcuni contesti, una sovra-rappresentazione tra i perpetratori di attentati.

Si tratta però di un terreno fertile creato da senso di isolamento, crisi identitarie e propaganda, non di un progetto espresso di vendetta orchestrato dalle ex-colonie. Gli attacchi, in effetti, colpiscono indifferentemente ex potenze coloniali e Paesi senza rilevante passato imperiale; molti attentatori sono convertiti senza legami familiari diretti. Questo trend suggerisce piuttosto la ripresa (informale ma efficace) del pattern di espansione storico dell’islam, che sfrutta gli spazi e le occasioni disponibili per imporre il proprio potere.

La shariah (e la sua imposizione), in effetti, è maggiormente configurabile ad un sistema di governo piuttosto che ad un progetto religioso; per questa ragione, molte delle leggi negli Stati ex-coloniali, come l’Indonesia, riprendono schemi e modelli coloniali, come quelle sulla stampa o la libertà religiosa.


Un Ciclo Storico che Attraversa i Secoli: Implicazioni per l’Europa nel 2026

Nel 2026, il ciclo storico inaugurato dalle conquiste islamiche dei primi secoli (VII-IX) continua sotto nuove forme; il jihadismo non dispone più di eserciti convenzionali, ma impiega strategie terroristiche, migrazione irregolare come strumento di pressione demografica, proselitismo (dawah) e radicalizzazione digitale. Non si tratta di una semplice “vendetta post-coloniale” risolvibile con maggiore welfare o riconoscimenti storici selettivi, ma di una battaglia di lunga durata tra una visione suprematista della shariah e dell’islam (sia sunnita che sciita) e una società europea laica, pluralista e radicata nei valori dell’Illuminismo.

L’Europa deve dunque rispondere con lucidità strategica, e non con soluzioni parziali che ignorano o non riconoscono la radice del terrorismo islamico attuale; un’ intelligence potenziata e un controllo effettivo dei confini. Tali misure devono essere accompagnate da una seria deradicalizzazione, e un’integrazione basata su valori non negoziabili, come democrazia, libertà religiosa e pluralismo. Si tratta di valori che il mondo islamico non ha mai (di fatto) accettato, come dimostra la Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell’islam.

Inoltre, ci deve essere un rifiuto netto e privo di ambiguità di ogni apologia del califfato, anche e soprattutto indiretta; negare il substrato religioso-ideologico per timore di “islamofobia”, o colpevolizzarsi unilateralmente ignorando che anche l’espansione islamica fu coloniale nella sua natura, impedisce una risposta proporzionata e tempestiva.

Solamente riconoscendo la profondità temporale di questo confronto l’Europa potrà difendere i propri valori fondanti senza illusioni moralistiche e senza rinunciare alla propria sovranità culturale e di sicurezza. Si tratta di richieste che però non possono essere sostenute senza avere una volontà comune europea, che si disperde, di fatto, in diverse direzioni dettate da interessi nazionali spesso contrastanti e contingenti.


Letture Consigliate

  • Hoyland, R. G. (2015). In God’s path: The Arab conquests and the creation of an Islamic empire. Oxford University Press.
  • Leiken, R. S. (2012). Europe’s angry Muslims: The revolt of the second generation. Oxford University Press.
  • Renard, T., & Demuynck, M. (2025). Migration-related terrorism: Trends, challenges, and policy implications. International Centre for Counter-Terrorism (ICCT).

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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