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ISIS non è morto con il califfato: l’attacco di Bondi Beach segna l’evoluzione di una minaccia globale. Il massacro antisemita del 14 dicembre 2025 in Australia dimostra che lo Stato Islamico, pur privo di territorio, continua a ispirare e dirigere attacchi sofisticati, sfruttando antisemitismo e polarizzazioni per colpire dove meno ci si aspetta.

ISIS Did Not Die With the Caliphate: The Bondi Beach Attack Signals a New Global Threat. The antisemitic massacre on 14 December 2025 in Sydney shows that the Islamic State, despite losing its territorial “caliphate”, remains capable of inspiring and enabling sophisticated attacks, exploiting antisemitism and social divisions to strike where least expected.

ISIS is niet gestorven met het kalifaat: de aanslag in Bondi Beach markeert een nieuwe mondiale dreiging. Het antisemitische bloedbad van 14 december 2025 in Sydney bewijst dat de Islamitische Staat, ook zonder eigen grondgebied, nog steeds in staat is om geavanceerde aanslagen te inspireren en te sturen door antisemitisme en maatschappelijke spanningen te exploiteren.


ISIS: Lo Stato Islamico Combatte Ancora

Lo Stato Islamico di Iraq e del Levante, noto come ISIS o DAESH, è il gruppo terroristico che ha proclamato, nel 2014, la rinascita del califfato sunnita, dopo la caduta di quello ottomanno nel 1922; la vicenda dello ‘Stato Islamico’ è nota, e la perdita dei territori conquistati tra il 2014 e il 2015 sembrava averne decretato la fine nel 2019.

Il gruppo, tuttavia, ha mostrato una notevole resilienza e capacità di adattamento, e, seppure senza un territorio controllato visibile su cui esercitare la sua sovranità di fatto, ISIS ha saputo riorganizzarsi e continuare ad operare, anche se con una capacità e una scala ridotte.

La capacità dei gruppi terroristici di riorganizzarsi e tornare ad operare, del resto, è una delle caratteristiche che si osservano con maggiore frequenza, e non costituisce una novità; quello che distingue ISIS dagli altri gruppi è la sua volontà di conquistare e controllare territori da incorporare in ‘califfati’ regionali, specialmente in Africa.

Mediante questa strategia di diversificazione e autonomia delle cellule regionali, ISIS costituisce ancora una minaccia rilevante, sconfessando analisti eccessivamente ottimisti sulla fine del gruppo terroristico; anche se l’Africa (e il Sahel in particolare) sembra essere diventata la nuova area su cui si concentra il movimento jihadista, l’espansionismo non conosce confini.


Australia: Un Nuovo Fronte

La capacità di colpire obiettivi da parte di ISIS è stata dimostrata con particolare evidenza nell’attacco di ‘Bondi Beach’ in Australia, che ha avuto come obiettivo la comunità ebraica che celebrava una delle sue festività. Si tratta del primo attacco terroristico di questa scala compiuto in territorio australiano da un gruppo jihadista, e, per questa ragione, esso merita di essere analizzato con un maggiore livello di dettaglio.

L’autorevole rivista ‘CTC Sentinel’, del Centro Anti-Terrorismo di West Point, USA, ha osservato che, sebbene ci siano stati altri attacchi terroristici in Australia, dal 2000 al 2025, (enfasi e annotazioni mie)

The Bondi attack differed from Australia’s earlier jihadi incidents in several important ways, including the firepower that the attackers had on hand. Australian jihadis traditionally faced great difficulties when seeking to acquire firearms.

(…)

 In contrast, the alleged Bondi attackers legally owned six firearms, and used three in the attack, “enabling sustained fire across the site. Another difference is that the earlier attacks were almost always perpetrated by lone actors. The Bondi attack, in contrast, was carried out by a father-son dyad acting as a two-shooter team, increasing the harm they were able to cause.

The most crucial difference was the target. The 11 prior attacks mostly targeted police officers or random members of the public. Of the 34 prior plots, only two had focused on Jewish targets. One was the 2000 failed bombing plot instigated by al-Qa`ida, which targeted Israeli diplomatic offices in Canberra and Sydney, and a Jewish community figure in Melbourne. The other was an alleged plot in April 2024 for which details are currently unclear, but involved several teenagers who reportedly targeted “Jewish and Assyrian people.” By targeting a Jewish religious celebration, the Bondi massacre differed dramatically from most of Australia’s earlier jihadi plots.

L’attacco di Bondi si è differenziato dagli incidenti jihadisti precedenti in Australia in diversi modi importanti, incluso il potere di fuoco che gli assalitori avevano a disposizione. I jihadisti australiani tradizionalmente affrontavano grandi difficoltà nel cercare di acquisire armi da fuoco.

(…)

 Al contrario, i presunti aggressori di Bondi possedevano legalmente sei armi da fuoco e ne hanno usate tre nell’attacco, “consentendo un fuoco sostenuto in tutto il sito.” Un’altra differenza è che gli attacchi precedenti erano quasi sempre perpetrati da attori solitari.  L’attacco di Bondi, al contrario, è stato perpetrato da una coppia padre-figlio che agiva come una squadra di due tiratori, aumentando il danno che sono stati in grado di causare.

La differenza più cruciale (tuttavia, ndr) era il bersaglio. I 11 attacchi precedenti miravano principalmente a poliziotti o a membri casuali del pubblico. Dei 34 complotti precedenti, solo due si erano concentrati su obiettivi ebraici. Uno era il fallito complotto di bombardamento del 2000 istigato da al Qaida, che mirava agli uffici diplomatici israeliani a Canberra e Sydney, e a una figura della comunità ebraica a Melbourne.  L’altro è stato un presunto complotto nell’aprile 2024 di cui i dettagli sono attualmente poco chiari, ma che ha coinvolto diversi adolescenti che avrebbero preso di mira “persone ebree e assire.”  Prendendo di mira una celebrazione religiosa ebraica, il massacro di Bondi si differenziava drasticamente dalla maggior parte dei precedenti complotti jihadisti in Australia.

Andrew Zammit, Levi J. West, The Bondi Attack: The Islamic State’s Strategic Shifts and Jihadi Tactics in Australia, CTC Sentinel, March 2026, pp. 3-4.

Gli esperti statunitensi, dunque, osservano un salto qualitativo e quantitativo in questo attacco, che non era il primo in assoluto in terra australiana, ma che ha elevato il livello dello scontro a questa latitudine, come dismotra questo grafico che mostra la progressione degli attentati islamici in Australia.

Attacchi Sventati (in giallo) e Lanciati con successo (in rosso), da Zammitt & West, 2026, p. 3.

Questo attacco, del resto, conferma il timore degli esperti, che, dopo il 7 ottobre 2023 (attacco di Hamas) invitavano ad elevare l’attenzione sugli obiettivi ebraici, che in precedenza non venivano colpiti con la medesima frequenza e scala.


Una Nuova Strategia di ISIS?

L’attentato del 14 dicembre 2025 in Australia ha segnato l’emergere di una nuova strategia da parte di ISIS, e ha confermato che questo gruppo è ancora operativo e pericoloso; l’attacco è stato compiuto da un padre e figlio (Sajid e Naveed Akram) durante una celebrazione di Hanukkah che radunava circa mille persone. L’esito è stato 15 morti e 40 feriti, rendendolo il più grave attentato terroristico sul suolo australiano degli ultimi decenni.

Pur non essendo un’operazione “diretta” dal centro di comando di ISIS (che ha prima elogiato l’azione e solo successivamente l’ha rivendicata formalmente), l’attentato ha evidenziato un’evoluzione tattica chiara. Si tratta del passaggio da attacchi sporadici di “lone wolves” a operazioni più pianificate, coordinate tra familiari, precedute da ricognizioni, viaggi preparatori (in questo caso nelle Filippine, area di presenza jihadista) e con un bersaglio altamente simbolico – una comunità ebraica durante una festività religiosa.

Come osservato in precedenza, questa azione si inserisce in una strategia più ampia di sfruttamento sistematico dell’antisemitismo e delle tensioni globali post-7 ottobre 2023; ISIS ha intensificato la propaganda che invita a trasformare le riunioni religiose, i mercati natalizi e le feste ebraiche in bersagli di massacro, sfruttando il diffuso risentimento anti-israeliano per reclutare e motivare simpatizzanti anche in Occidente.

L’uso combinato di armi da fuoco (con porto d’armi legale nel caso del figlio), bandiere dell’ISIS lasciate sulla scena, e video di giuramento di fedeltà registrati in anticipo mostra una maggiore sofisticazione. Non si tratta più ‘solamente’ di ispirazione online passiva, ma di un modello ibrido che combina radicalizzazione digitale, preparazione logistica e targeting selettivo di “nemici religiosi” (ebrei e cristiani) per massimizzare l’impatto mediatico e psicologico.

In questo senso, l’attentato di Bondi non rappresenta soltanto un episodio isolato, ma conferma la capacità di ISIS di adattare la propria narrazione e le proprie tattiche all’attuale contesto globale, allo scopo di mantenere viva l’ideologia califfale anche in assenza di un territorio controllato e visibile. ISIS riesce ancora ad incoraggiare attacchi “glocali” (globali nella propaganda, locali nell’esecuzione) e sfruttare vuoti di sicurezza e polarizzazioni sociali. Dimostra, ancora una volta, che la fine del califfato territoriale nel 2019 non ha segnato la fine del gruppo,e tantomeno quella dell’ideologia alla sua base, ma la sua trasformazione in una rete più fluida, resiliente e capace di colpire dove meno ci si aspetta.


Una Maggiore Attenzione

Il recente attacco di Bondi Beach si dovrebbe tradurre in una maggiore allerta da parte di governi e unità di monitoraggio e contrasto del terrorismo islamico; la ‘chiamata alle armi’ che ha preceduto l’attacco è ancora valido, e attira candidati al ‘martirio’.

Il 4 gennaio del 2024, quasi due anni prima dell’attentato in Australia, il portavoce dell’ISIS, Abu Hudhayfah al Ansari, aveva trasmesso un appello mediante la rivista (affiliata a ISIS), Voice of Khurasan,

we call you to action today, to reenergize your activities, and to bring to life the blessed attacks in the heart of the Jews’ and Christians’ homelands … Chase your preys whether Jewish, Christian or their allies, on the streets and roads of America, Europe, and the world

(…)

seek easy targets before hard ones, civilian targets before military one[s], religious targets like synagogues and churches before others, for this will satisfy the soul and will demonstrate the characteristics of the battle, as our battle with them is a religious one and we kill them wherever we come upon them in response to Allah Almighty’s command (…)

oggi vi chiamiamo all’azione, per riattivare le vostre attività e dare vita agli attacchi benedetti nel cuore delle terre di Giudei e Cristiani… Insegui le tue prede, siano esse ebraiche, cristiane o i loro alleati, per le strade e le vie d’America, Europa e del mondo.

(…)

cercate obiettivi facili prima di quelli difficili, obiettivi civili prima di quelli militari, obiettivi religiosi come sinagoghe e chiese prima di altri, poiché questo soddisferà l’anima e dimostrerà le caratteristiche della battaglia, poiché la nostra battaglia con loro è una battaglia religiosa e li uccidiamo ovunque li incontriamo in risposta al comando di Allah Onnipotente (…)

“And Kill Them Wherever You Find Them,” Voice of Khurasan, January 29, 2024, p. 21.

Gli obiettivi civili sono dunque indicati come prioritari da ISIS, per una sorta di ‘vendetta’ per le guerre di Gaza e altre; l’attacco di Bondi ha mostrato che questo appello è stato accolto, ma non da individui isolati, bensì da una cellula organizzata.

Pertanto, non è escluso che in futuro altri zelanti ‘candidati al martirio’ cerchino di emulare questo gesto, rendendo la situazione attuale particolarmente delicata e volatile; sebbene la Palestina e Gaza siano generalmente periferiche nel discorso di ISIS, esse possono essere usate per mobilitare e creare un pericolo reale.


Letture Consigliate

  • Zammit, A., & West, L. J. (2026). The Bondi attack: The Islamic State’s strategic shifts and jihadi tactics in Australia. CTC Sentinel, 19(3), 1-10.
  • Weiss, C., O’Farrell, R., Candland, T., & Poole, L. (2023). Fatal Transaction: The Funding Behind the Islamic State’s Central Africa Province. Nexus Report, George Washington University Program on Extremism.
  • Warner, J., O’Farrell, R., Nsaibia, H., & Cummings, R. (2022). The Islamic State in Africa: The emergence, evolution, and future of the next jihadist battlefront. Hurst Publishers.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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