Indonesia 1945
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La narrazione storiografica dell’indipendenza indonesiana è condizionata da un pegiudizio contro le fonti olandese coeve, che (al netto degli eccessi) restituiscono un’immagine diversa di Soekarno e del processo di emancipazione indonesiano. Un invito, dunque, a riequilibrare l’uso delle fonti, per incorporare anche il punto di vista olandese, senza derubricarlo automaticamente come propaganda.

The historiographical narrative of Indonesian independence is influenced by a bias against contemporary Dutch sources, which (despite their excesses) present a different image of Soekarno and the Indonesian emancipation process. A call, therefore, to rebalance the use of sources, to also incorporate the Dutch perspective, without automatically dismissing it as propaganda.

De historiografische narratief van de Indonesische onafhankelijkheid wordt beïnvloed door een vooroordeel tegen hedendaagse Nederlandse bronnen, die (afgezien van de excessen) een ander beeld geven van Soekarno en het Indonesische emancipatieproces. Een uitnodiging, dus, om het gebruik van bronnen in evenwicht te brengen, zodat ook het Nederlandse perspectief wordt opgenomen, zonder het automatisch als propaganda af te doen.


Una Narrazione a Senso Unico

La dichiarazione di indipendenza dell’Indonesia del 1945, dopo la breve ma significativa occupazione del Giappone delle Indie Orientali Olandesi, è stata seguita dalla formazione di un governo nazionale e dalle prime attività. Queste ultime sono state osservate con attenzione da parte della stampa olandese, come Vrij Nederland (Paesi Bassi Liberi); l’edizione del 20 ottobre 1945, in particolare, contiene notizie coeve decisamente interessanti per ricostruire questo periodo spesso confuso e poco studiato.

Le fonti olandesi, inoltre (specialmente per il periodo agosto-dicembre 1945) sono poco studiate e prese in considerazione, anche (anzi, specialmente) in Indonesia; di conseguenza, ne risulta uno studio sbilanciato a favore delle fonti indonesiane, che finiscono per confermare la versione celebrativa dell’indipendenza indonesiana, con scarso spirito critico, e con una metodologia incerta e altamente ‘questionable’.

Si tratta di un problema strutturale della storiografia indonesiana, osservato da pochi e acuti autori (come Remco Raben, Frances Gouda e Bart Luttikhuis), che hanno messo in luce tale carenza; il problema, in effetti, non deriva solamente da una parziale difficoltà ad accedere alle fonti (attualmente in parte superato mediante la digitalizzazione di numerose fonti), ma anche e soprattutto ideologica. Nel corso del tempo si è dunque costruita una narrazione che viene presentata come storica, ma che, invece, deriva da uno studio (relativamente) approfondito solamente di alcune figure-chiave, come Soekarno e Hatta; invece, il punto di vista olandese, che dovrebbe essere considerato complementare, viene automaticamente derubricato come propaganda.

Questo breve saggio intende iniziare a colmare questo vuoto, sperando che questa linea di ricerca possa essere raccolta e valorizzata in futuro; l’edizione di Vrij Nederland del 20 ottobre 1945 si pone due mesi di distanza dalla dichiarazione di indipendenza indonesiana. Il giornale era posizionato nella sinistra liberale, e non può essere accusato di propaganda; al contrario, esso rappresenta una testimonianza coeva molto interessante, e raramente (o mai) presa in considerazione.


Il Governo di Soekarno Visto dai Paesi Bassi

L’edizione del 20 ottobre 1945 riferisce le prime attività, e anche la composizione del primo governo Soekarno, quello formato immediatamente dopo la dichiarazione del 17 Agosto, fornendo una rappresentazione estremamente critica del leader indonesiano e del suo governo;

La responsabilità di Soekarno
… Dalla resa, i giapponesi hanno consegnato numerosi servizi locali nel paese, contro i loro obblighi, ai nazionalisti repubblicani. Questo è stato anche il caso a Bandung, dove i funzionari, come sotto i giapponesi, hanno continuato i loro servizi. Numerosi contatti hanno ora dimostrato che la stragrande maggioranza di questi funzionari, dall’alto in basso, disprezza la continuazione dei metodi di terrore giapponesi da parte dei nazionalisti, ma sono completamente impotenti perché mancano della protezione degli alleati. Anche a Batavia sono stati deportati e uccisi i democratici e gli indonesiani di orientamento alleato.


Questo è semplicemente la continuazione delle organizzazioni introdotte dai giapponesi da Soekarno e dai suoi sostenitori. C’erano il Poetera giapponese, l’Hokokai, le associazioni giovanili obbligatorie Seidendan e Keibodan, il Pelapor, ecc. Tutte le precedenti organizzazioni politiche e religiose furono spietatamente represse e distrutte.


Nazionalisti che non volevano collaborare, comunisti e simili furono perseguitati, arrestati e uccisi.


Dopo la resa, Soekarno rifondò il Partai Nasional Indonesia, che prese il posto dell’Hokokai, mentre tutti gli altri gruppi politici furono vietati. Il giornale di Soekarno, il Berita Indonesia, annunciò nel suo primo numero, a metà settembre, la necessità di una rivoluzione. Scrisse: “Pertanto non possiamo sostenere il gruppo nazionalista-riformista, ma dobbiamo distruggerlo, così come il gruppo nazionalista borghese, che cerca sempre di raggiungere un compromesso con il colonizzatore e l’imperialista.” Dovendo internarli o distruggerli, perderanno l’opportunità di spingere nuovamente il popolo nella valle delle preoccupazioni e della povertà.


Nell’ultima edizione di Merdeka, che ha ora sostituito Berita Indonesia, i collaboratori degli alleati sono stati avvertiti che avrebbero avuto la gola tagliata. Le pattuglie dell’Esercito Popolare furono istruite a essere sempre armate e non c’era bisogno di dire con cosa. Perché lunghi e affilati coltelli erano sempre a disposizione per tagliare la gola a ogni traditore. I nostri nemici, così si diceva, sono coloro che impediscono l’indipendenza dell’Indonesia.


Sono ora questi gruppi che commettono omicidi e violenze e che, come ha ammesso lo stesso Sukarno, non possono più essere controllati. Infine, Merdeka pubblica ora anche una voce della popolazione islamica, in cui la lotta contro le truppe olandesi di occupazione viene chiamata una lotta secondo il volere di Allah.

Vrij Nederland, Soukarno’s regeerings activiteit (le attività del governo di Sukarno), 20 Ottobre 1945, p. 388.

Il quadro che ne risulta è decisamente diverso dall’immagine di ‘unità nazionale’ che solitamente viene proposta per questo periodo; al contrario, dopo la dichiarazione di indipendenza le divisioni sono emerse immediatamente, e una parte della società indonesiana sperava ancora in un compromesso con le autorità olandesi, e non la rottura completa che ne è seguita. Ad emergere, poi, è anche la continuità con il periodo giapponese; sebbene le organizzazioni nipponiche sono state sciolte, le nuove istituzioni sembrano aver seguito la medesima filosofia.


Una Storiografia Ideologica da Rivedere

Molte delle leggi indonesiane successive (come quelle sulla stampa) confermeranno la continuità tra il periodo coloniale (Paesi Bassi e Giappone) e quello post-indipendenza; la gestione dei conflitti etnici, inoltre (Aceh, Papua, ecc) richiama i metodi repressivi sia olandesi che giapponesi. Anche se l’estratto proposto era chiaramente influenzato dall’idea che l’indipendenza indonesiana fosse un errore da correggere, non è possibile negare che esso rappresenta un punto di vista complementare (e quasi mai preso in considerazione) dalla storiografia e dalla narrazione storica su e dell’Indonesia.

Allo stesso tempo, l’instaurazione della democrazia guidata nel 1959 dimostra che Soekarno (al netto delle rappresentazioni polemiche) non era incline alla democrazia, ma a modelli autoritari, come quelli cinesi/comunisti. L’immagine di un leader democratico che unisce le forze indonesiane, dunque, deve essere quantomeno rivista; tale operazione, tuttavia, non appare possibile, a causa delle spinte nazionaliste che ancora oggi percorrono il Paese asiatico, nonché dalla relativa marginalità che la storia dell’Indonesia occupa nella ricerca internazionale.

Del resto, se si può parlare di ‘bias coloniale’, ma che in realtà rappresenta il legittimo punto di vista olandese, si può anche parlare, a maggior ragione, di ‘bias anti-coloniale’, la tendenza imperante a considerare il periodo coloniale (olandese incluso) come una deriva e/o una distorsione, e non, più realisticamente, come un sistema che si è affermato in un preciso periodo storico.

Lo storico non dovrebbe cadere nella trappola di giudicare l’oggetto che sta analizzando, da cui deve sempre prendere una doverosa e ampia distanza; l’analisi storica non dovrebbe servire a celebrare o condannare, ma a comprendere (e far comprendere) processi complessi, come quello in oggetto. L’indipendenza indonesiana è stato lo scontro tra due visioni del mondo, e ha prevalso la logica anti-coloniale; questo esito, tuttavia, non è l’epilogo di una ‘battaglia giusta’, ma di uno scontro durissimo che diventa difficile (ma possibile) da ricostruire oggettivamente.

Soekarno non fu certamente il tiranno dipinto dagli olandesi nel periodo post-indipendenza, ma nemmeno l’eroe assoluto celebrato anche dalla storiografia indonesiana; allo stesso tempo, gli olandesi non furono criminali, ma attori razionali che colsero e interpretarono le sfide e le occasioni poste loro. Una lettura (più) equilibrata delle fonti permette di non cadere negli eccessi opposti, e di ricostruire e far comprendere la complessità di processi che ancora condizionano la vita sociale, politica e religiosa dell’Indonesia contemporanea.


Letture Consigliate

  • Raben, R. (2017). Economic Regimes in the Long Decolonization of Indonesia: The Nexus between State and Business, 1930s-1950s. Lembaran Sejarah.
  • Luttikhuis, B., & Harinck, C. (2017). Voorbij het koloniale perspectief: Indonesische bronnen en het onderzoek naar de oorlog in Indonesië, 1945-1949. BMGN – Low Countries Historical Review, 132(2), 51-76.
  • Gouda, F. (1995). Dutch Culture Overseas: Colonial Practice in the Netherlands Indies, 1900-1942. Amsterdam: Amsterdam University Press.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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