sukabumi 1877 comunità cristiana giava fonti coeve
   Tempo di Lettura 10 minuti

Il 6 agosto del 1877, da Sukabumi, a Giava occidentale, il missionario protestante Gijsman inviava una lettera ai responsabili della Nederlandsche Zendingsvereeniging, la Società missionaria olandese, per aggiornarli sugli sviluppi dell’attività evangelica nella regione. La testimonianza, pubblicata il 6 febbraio 1878 nell’organo dell’associazione, offre uno spaccato interessante della presenza cristiana fra la popolazione sundanese nella seconda metà del XIX secolo.

Gijsman riferisce che, durante la Pasqua precedente, aveva avuto luogo il battesimo della prima famiglia sundanese, dando origine a una piccola comunità composta da tre adulti e due bambini; si trattava di un primo risultato per l’attività missionaria nella località, ma anche dell’inizio di un percorso che il missionario sperava potesse svilupparsi ulteriormente. Nei quattro mesi successivi al battesimo, nonostante le difficoltà e quella che egli descrive come una forte ostilità esterna, i nuovi convertiti avevano continuato a frequentare regolarmente le riunioni religiose.

La lettera restituisce alcuni particolari della vita quotidiana della comunità nascente. Ami e Ainan, fra i primi convertiti, partecipavano agli incontri e all’attività religiosa. Gijsman osservava con soddisfazione i progressi di Ainan, che, secondo il suo racconto, stava imparando ad ‘abbandonare la menzogna’ per condurre una vita improntata alla sincerità davanti a Dio e agli uomini.

Anche la madre di Ainan aveva cominciato a frequentare le riunioni, dopo un lungo periodo di indecisione. Per poter partecipare agli incontri aveva persino chiesto alla moglie del missionario un baju, un indumento da indossare sulla parte superiore del corpo, non volendo presentarsi a torso nudo. Secondo il racconto del missionario, la donna manifestava ormai il desiderio di ricevere il battesimo.

Particolarmente interessante è l’episodio della nutrice sundanese impiegata presso la famiglia Gijsman. Il missionario riferisce che la donna era arrivata nella casa missionaria nel dicembre dell’anno precedente, in condizioni di grave indigenza; secondo la narrazione proposta, la donna mangiava riso da oltre un mese, alimento fondamentale della popolazione locale, e durante quel periodo di privazioni, era stata abbandonata dal marito insieme ai suoi due figli. La giovane donna, che secondo Gijsman non doveva avere più di ventiquattro anni, aveva trovato nella nuova sistemazione un ambiente familiare completamente diverso da quello al quale era abituata.

La sua attenzione era stata attirata soprattutto dalle consuetudini domestiche dei missionari. Osservava il modo in cui la moglie di Gijsman si prendeva cura dei bambini, le preghiere, i canti e le riunioni organizzate con gli abitanti del luogo per la predicazione evangelica. In precedenza non aveva mai lavorato presso una famiglia europea e conosceva gli olandesi soltanto attraverso quanto aveva sentito dire; per questa ragione, li considerava degli orang kapir, degli infedeli. L’esperienza diretta avrebbe però modificato la sua percezione, tanto da indurla a confidare ad Ami di non riuscire a comprendere perché gli olandesi fossero definiti in quel modo, dal momento che, sotto molti aspetti, li riteneva migliori degli Sundanesi.

La fonte merita di essere brevemente citata:

Doch wat zij nu opmerkte was haar zoo verrassend nieuw, dat zij op zekeren tijd niet na kon laten tegen Ami te zeggen: «Ik kan mij maar niet begrijpen, dat men de Hollanders ongeloovigen (oerang kapir) noemt; zij zijn in menig opzicht beter dan wij.»

Ciò che osservava era per lei così nuovo e sorprendente che, a un certo momento, non poté fare a meno di dire ad Ami: «Non riesco proprio a capire perché gli olandesi vengano chiamati infedeli (oerang kapir); sotto molti aspetti sono migliori di noi».

Brief van Er, Gijsman, Orgaan den Nederlandsche Zendingsvereeniging, 6, Februari 1878, pp. 82-83.

Orgaan den Nederlandsche Zendingsvereeniging, 6, Februari 1878, pp. 82-83.

Secondo quanto riferito, dopo il battesimo dei primi convertiti, Ami cominciò a parlarle più frequentemente della fede cristiana; la donna iniziò così a frequentare regolarmente le riunioni, manifestando anche il desiderio di condurre alla fede sua madre. Gijsman racconta con particolare soddisfazione il momento in cui chiese alla moglie il permesso di partecipare a un incontro: mentre stava allattando la figlioletta della famiglia, aveva espresso il desiderio di poter andare alla riunione, ma riteneva di non potersi allontanare finché la bambina fosse stata troppo piccola. La moglie del missionario si offrì allora di occuparsi della piccola e la donna poté finalmente raggiungere gli altri partecipanti; al momento della stesura della lettera, avrebbe desiderato già ricevere il battesimo.

Questi episodi mostrano una comunità ancora numericamente ridotta, ma inserita in una rete di relazioni familiari e personali che sembrava favorirne l’espansione; il progetto missionario non si limitava alla predicazione e alla celebrazione dei battesimi. Gijsman riferisce infatti di aver avviato un primo nucleo di scuola missionaria, frequentato dai bambini della comunità, come Tejo, la figlia di sette anni di Ami e Ainan, e Saemat, figlia della madre di Ainan; anche la più piccola, Ijoed, avrebbe dovuto frequentare la scuola una volta cresciuta. Il missionario menziona inoltre la recente guarigione della bambina da una forma di dissenteria, episodio che lascia intravedere la dimensione quotidiana e familiare della piccola comunità.

Un particolare spazio viene riservato anche al canto religioso. Gijsman si dichiara lieto di sentire i canti cristiani risuonare nel cortile della propria abitazione e considera la musica uno strumento particolarmente efficace per la diffusione del Vangelo. Cita persino un inno, riportandone il titolo olandese e la versione in lingua sundanese: Er ruischt langs de wolken (Egli attraversa le nuvole con un fruscio), tradotto nella versione locale con le parole Aja hidji Goesti loehoer pangkatna. La traduzione del testo e l’adattamento dei canti alla lingua della popolazione rappresentavano un ulteriore elemento di avvicinamento alla realtà locale.

L’attività missionaria comprendeva infine anche una dimensione economica e assistenziale. Gijsman stava lavorando alla costituzione di un fondo comunitario basato sulla proprietà fondiaria, destinato a sostenere i credenti in condizioni di bisogno. L’iniziativa indica la volontà di creare una struttura capace di offrire un sostegno materiale ai membri della comunità, affiancando alla formazione religiosa e all’istruzione una forma di assistenza organizzata.

La lettera restituisce dunque il quadro di una presenza protestante sundanese in fase di consolidamento. A Sukabumi, nel 1877, il cristianesimo non si manifestava soltanto attraverso l’attività di un missionario europeo, ma anche attraverso la formazione di nuclei familiari convertiti, la partecipazione alle riunioni, l’educazione dei bambini e la progressiva organizzazione di una comunità locale.

La testimonianza acquista un interesse ulteriore se confrontata con la realtà contemporanea. Oggi Sukabumi si caratterizza per una netta maggioranza musulmana e per una presenza cristiana numericamente minoritaria. Il territorio è stato inoltre interessato da episodi di intolleranza religiosa, fra cui quello verificatosi nel giugno 2025 a Cidahu, nella reggenza di Sukabumi, quando un incontro spirituale cristiano fu interrotto in maniera violenta da un gruppo di residenti musulmani.

Il confronto con la testimonianza ottocentesca non implica necessariamente una continuità fra le vicende della comunità descritta da Gijsman e quelle delle comunità cristiane contemporanee. Offre tuttavia una prospettiva storica importante: la presenza cristiana nella regione non è un fenomeno privo di precedenti, ma trova riscontro in un’attività missionaria che già nella seconda metà del XIX secolo aveva dato origine a nuclei familiari, iniziative educative e forme di organizzazione comunitaria fra la popolazione sundanese.

L’attuale configurazione religiosa di Sukabumi non può quindi essere considerata una condizione immutabile né una rappresentazione esaustiva della sua storia. Le identità religiose dei territori si formano attraverso processi storici, nei quali conversioni, trasformazioni culturali, dinamiche sociali e cambiamenti demografici contribuiscono a modificare nel tempo la composizione delle comunità.

La lettera di Gijsman ci restituisce una di queste fasi, documentando una Sukabumi nella quale una piccola comunità cristiana sundanese cercava di radicarsi in un territorio che era e rimane a stragrande maggioranza islamica. È una testimonianza che ricorda come anche i territori oggi caratterizzati da una certa omogeneità religiosa abbiano conosciuto configurazioni differenti e storie più articolate di quanto la loro attuale composizione confessionale possa suggerire.

Si tratta di una complessità che viene tuttavia omessa, nel tentativo di presentare una narrazione ideale e una situazione apparentemente immutabile. In questo senso, il tema della Kristenisasi — la cristianizzazione — richiama proprio il tentativo di contrastare, almeno sul piano del discorso, ogni trasformazione della composizione religiosa del territorio.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *