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Nel Borneo del 1885, una piccola missione cattolica si confronta con un territorio vasto e frammentato, con le prime conversioni e con la necessità di rendere visibile una presenza religiosa ancora fragile. La testimonianza di un missionario di Mill Hill mostra come evangelizzazione, trasformazione dello spazio e costruzione di nuove forme di presenza procedano insieme.

In Borneo in 1885, a small Catholic mission was confronted with a vast and fragmented territory, the first conversions, and the need to make a still-fragile religious presence visible. The testimony of a Mill Hill missionary shows how evangelisation, the transformation of space, and the establishment of new forms of presence proceeded together.

In Borneo werd een kleine katholieke missie in 1885 geconfronteerd met een uitgestrekt en versnipperd gebied, de eerste bekeringen en de noodzaak om een nog kwetsbare religieuze aanwezigheid zichtbaar te maken. De getuigenis van een missionaris van Mill Hill laat zien hoe evangelisatie, de verandering van de ruimte en de opbouw van nieuwe vormen van aanwezigheid hand in hand gingen.


La Fonte: gli Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, 1886

La missione cattolica nel Borneo era stata avviata, o più precisamente ripresa, pochi anni prima della testimonianza qui esaminata. Nel 1885 essa era affidata ai missionari della Società di San Giuseppe di Mill Hill, impegnati nell’evangelizzazione delle popolazioni dell’interno.

 Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, 1886. Fonti Coeve Olandesi. Missionari Cattolici. Borneo. 1885. 1886.
Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, Gen 1886.

La fonte è una lettera del missionario Edmond Dunn, datata Kanowit, 15 ottobre 1885, indirizzata al superiore della missione, padre Jackson, e pubblicata negli Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs (Annali della società per la propagazione della fede) del Gennaio 1886.

Nell’articolo ‘Apostolische prefektuur van Laboüan en Borneo’, ‘Prefettura Apostolica di Labuan e Borneo’ (pp. 114-117), Dunn descrive le prime conversioni ottenute tra i Dyak, le difficoltà incontrate dai missionari e le iniziative avviate per consolidare la loro presenza. Il documento consente così di osservare concretamente una fase ancora iniziale dell’espansione missionaria, nella quale l’evangelizzazione si accompagna alla progressiva organizzazione dello spazio e alla produzione di nuovi segni di appartenenza religiosa.


La Trasformazione del Territorio

Il primo elemento che emerge dalla testimonianza di Dunn è la difficoltà imposta dalla geografia. I villaggi nei quali sono presenti i catecumeni sono distribuiti a grande distanza gli uni dagli altri, lungo le numerose vie fluviali che attraversano il territorio. I fiumi costituiscono, secondo il missionario, le principali vie di comunicazione e determinano quindi anche le modalità attraverso le quali la missione può raggiungere le comunità dell’interno.

Dunn e padre Keyser hanno diviso fra loro i diversi villaggi e li visitano «l’uno dopo l’altro». Si tratta dunque di una presenza ancora prevalentemente itinerante, nella quale pochi missionari devono coprire un territorio esteso e frammentato; la stessa struttura della Prefettura Apostolica appare del resto coerente con una presenza missionaria ancora in fase di consolidamento, esercitata su un territorio la cui organizzazione ecclesiastica non è ancora stabilmente definita.

La stessa descrizione contiene però già l’indicazione di una diversa modalità organizzativa. Secondo Dunn,

Poiché il nostro campo di lavoro si è dunque ampliato, ci sembra che, per fondare la nostra impresa su solide basi, occorra stabilire nel paese un certo numero di stazioni con cappella e scuola, così come fece San Francesco Saverio lungo la costa del Coromandel. Stiamo attualmente lavorando per istituirne due secondo questo piano.

Apostolische prefektuur van Laboüan en Borneo, Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, 1886, p. 117.

 Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, 1886. Fonti Coeve Olandesi. Missionari Cattolici. Borneo. 1885. 1886.
Apostolische prefektuur van Laboüan en Borneo’, Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, Gen 1886, p. 117. (Nella pubblicazione, il nome del missionario compare nell’intestazione della lettera come «E. H. Dunn», mentre la firma posta al termine del testo riporta «C. Dunn». La discrepanza è mantenuta nella presente trascrizione.)

La missione comincia quindi a concepire la propria presenza non soltanto come un’attività esercitata attraverso lo spostamento dei missionari, ma come una rete di presenze permanenti; da questo punto di vista, la cappella costituisce il centro religioso, la scuola quello educativo, mentre i catechisti permettono di mantenere una continuità che la sola presenza dei sacerdoti non potrebbe garantire.

La formazione dei laici locali è già iniziata, in quanto la scuola per catechisti, aperta due anni prima, conta sedici allievi, mentre Dunn segnala che alcuni di essi sono ormai sufficientemente preparati per poter essere impiegati dalla missione.

Il passaggio è quindi da una missione che percorre il territorio a una missione che cerca di organizzarlo attraverso propri punti di presenza; la geografia del Borneo non rappresenta soltanto una difficoltà logistica: determina la forma stessa che l’istituzione missionaria deve assumere per potersi consolidare.


La Conversione

Il secondo elemento riguarda direttamente le popolazioni raggiunte dalla missione. Dunn riferisce che nel mese di giugno sono state battezzate cinque famiglie Dyak e che altre famiglie si stanno preparando al battesimo, partecipando ogni domenica all’insegnamento della religione.

La conversione, tuttavia, non viene descritta come un semplice passaggio individuale attraverso il sacramento del battesimo, ma come un processo che comporta una serie di modificazioni nei comportamenti e nell’ambiente dei nuovi cristiani.

Secondo Dunn, gli altari di legno eretti presso le abitazioni vengono distrutti e sostituiti con croci. Gli oggetti utilizzati nelle pratiche religiose tradizionali vengono portati alla missione e gettati nel fuoco dagli stessi catecumeni, che intendono attraverso questo gesto manifestare pubblicamente la propria rinuncia alla precedente appartenenza religiosa.

Il particolare è significativo, in quanto la conversione non consiste soltanto nell’accettazione di una nuova fede, ma implica la rimozione materiale dei segni di quella precedente; il passaggio da una religione all’altra viene rappresentato attraverso una trasformazione dello spazio domestico e degli oggetti che lo caratterizzano.

La fonte descrive inoltre la resistenza incontrata dai nuovi convertiti da parte dei loro parenti, i quali cercano di impedire la distruzione degli oggetti considerati sacri e li minacciano delle conseguenze che, secondo la tradizione locale, sarebbero derivate dalla loro profanazione.

Secondo Dunn, tuttavia, i nuovi convertiti, riescono a superare le difficoltà:

Lungi dall’aver sperimentato le calamità con le quali erano stati minacciati, i nostri ferventi cristiani hanno visto la nobiltà della loro fede ricompensata da un raccolto abbondante. La prosperità materiale con la quale Dio li circonda e benedice i loro beni allontana l’inutile timore da un gran numero dei loro compatrioti. Anche il nostro catecumenato è molto frequentato.

Apostolische prefektuur van Laboüan en Borneo, cit., p. 116.

 Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, 1886. Fonti Coeve Olandesi. Missionari Cattolici. Borneo. 1885. 1886.
Apostolische prefektuur van Laboüan en Borneo’, Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, Gen 1886, p. 116.

La conversione appare dunque come una rottura riconoscibile con un ordine religioso precedente e, proprio per questo, come un processo capace di produrre tensioni all’interno della comunità.

Il linguaggio utilizzato da Dunn deve naturalmente essere considerato nel contesto della fonte. La descrizione delle pratiche Dyak attraverso categorie esplicite quali «superstizione» e «diavolo» appartiene alla prospettiva del missionario e alla cultura religiosa dell’evangelizzazione cattolica ottocentesca. La testimonianza non offre quindi una descrizione neutrale del sistema religioso locale, ma il punto di vista dei missionari cattolici nelle Indie Olandesi verso la fine del XIX secolo.

Essa permette dunque di osservare come la missione definisse concretamente il processo di conversione: il nuovo cristiano non doveva soltanto ricevere il battesimo, ma anche abbandonare materialmente i simboli e le pratiche associati alla religione precedente.


La Visibilità

È proprio nella trasformazione materiale descritta da Dunn che emerge il terzo elemento: la visibilità della nuova appartenenza religiosa.

Gli oggetti rituali vengono raccolti e distrutti pubblicamente, gli altari pagani vengono sostituiti con croci, i catecumeni partecipano regolarmente all’istruzione religiosa; il cambiamento di appartenenza diventa così riconoscibile attraverso segni e comportamenti osservabili.

 Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, 1886. Fonti Coeve Olandesi. Missionari Cattolici. Borneo. 1885. 1886.
Apostolische prefektuur van Laboüan en Borneo’, Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, Gen 1886, p. 114.

Il gesto del rogo assume, nella narrazione missionaria, un valore particolarmente forte. I cinque capifamiglia, prima di ricevere il battesimo, portano personalmente gli oggetti rituali sul rogo acceso nei pressi della cappella; Dunn interpreta il fumo che sale dal fuoco come un’offerta a Dio, un olocausto, secondo il linguaggio biblico. La distruzione degli oggetti precedenti diventa così non soltanto un atto di rinuncia, ma una manifestazione pubblica della nuova appartenenza.

La visibilità riguarda però anche la missione stessa e non solamente i singoli convertiti. La scuola per catechisti, le cappelle e le stazioni missionarie progettate nei diversi villaggi costituiscono elementi attraverso i quali la presenza cristiana può essere riconosciuta stabilmente nello spazio.

La croce sostituisce il precedente simbolo religioso nell’ambiente domestico, la cappella introduce un nuovo edificio destinato al culto, la scuola crea un luogo permanente di formazione; il catechista rappresenta nel villaggio una presenza continuativa dell’istituzione missionaria.

La visibilità della conversione individuale e quella della missione finiscono quindi per sovrapporsi. Il cambiamento religioso delle famiglie produce nuovi segni nello spazio, mentre la costruzione di strutture missionarie rende a sua volta più stabile e riconoscibile la presenza del cristianesimo.

Nel Borneo descritto da Dunn il 15 Ottobre del 1885, il processo è ancora nelle sue prime fasi: cinque famiglie sono state battezzate, altre si preparano al battesimo, una scuola forma sedici catechisti e i missionari progettano nuovi posti con cappella e scuola. Ma proprio questi elementi mostrano come l’evangelizzazione si stia progressivamente traducendo in qualcosa di più della semplice predicazione: una presenza riconoscibile nelle persone, negli edifici, negli oggetti e nello spazio abitato.


Letture Consigliate

  • Dunn, E. (1886). Apostolische prefektuur van Laboüan en Borneo. Annalen van het Genootschap tot Voortplanting des Geloofs, 58, 114–117.
  • Juanda Jaya. (2010). Islam dan missionari di Sarawak: Kesan terhadap pendidikan pada zaman Crown Colony, 1841–1941. SOSIOHUMANIKA, 3(2).
  • Rooney, J. (1981). Khabar Gembira: A history of the Catholic Church in East Malaysia and Brunei, 1880–1976. Burns & Oates.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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