Una cerimonia militare a Bandung nel 1935, dedicata alla memoria del gesuita e cappellano militare H. C. Verbraak, offre uno sguardo sulle relazioni tra istituzioni, esperienze e memorie che attraversarono la società coloniale delle Indie Orientali Olandesi.
A military ceremony held in Bandung in 1935 in memory of the Jesuit priest and military chaplain H. C. Verbraak offers an insight into the relationships between institutions, experiences and memories that shaped colonial society in the Dutch East Indies.
Een militaire plechtigheid in Bandoeng in 1935 ter nagedachtenis aan de jezuïet en aalmoezenier H. C. Verbraak biedt een inkijk in de relaties tussen instellingen, ervaringen en herinneringen die de koloniale samenleving van Nederlands-Indië vormgaven.
Una Cerimonia e la Complessità della Società Coloniale
A Bandoeng, nelle Indie Orientali Olandesi, si svolse il 25 marzo 1935 una cerimonia alla quale parteciparono il comandante dell’esercito delle Indie Orientali Olandesi, autorità civili e di polizia, esponenti della gerarchia cattolica, il cappellano militare protestante, rappresentanti dei diversi corpi dell’esercito, associazioni di veterani e scuole cattoliche.Tale evento venne riportato da Sint Claverbond, la rivista dei Padri Gesuiti che riportava regolarmente le notizie dalle missioni.

Il carattere militare della manifestazione era evidente: le truppe erano schierate, la banda eseguiva l’inno nazionale, Het Wilhelmus, il comandante passava in rassegna le rappresentanze e deponeva una corona ai piedi del monumento dedicato al sacerdote.
La cerimonia, tuttavia, interessa meno per il suo svolgimento che per ciò che rende visibile. La presenza simultanea di autorità appartenenti a istituzioni differenti davanti al monumento di un gesuita mostra infatti una realtà coloniale difficilmente riconducibile alla semplice contrapposizione fra Stato e Chiesa, fra apparato militare e attività religiosa.
Le istituzioni rimanevano distinte sul piano giuridico e amministrativo, ma la loro separazione non implicava una corrispondente separazione delle esperienze, delle funzioni e delle memorie che si erano sviluppate all’interno della società coloniale.
È proprio questa distinzione fra differenziazione istituzionale e interazione concreta che la fonte del 1935 permette di osservare con particolare chiarezza. L’ordine coloniale non era privo di categorie: al contrario, era costruito attraverso una continua classificazione delle competenze e degli status. Tuttavia, gli individui e le esperienze che quelle istituzioni producevano potevano attraversare tali categorie, creando nel tempo rapporti che diventavano sempre più difficili da ricondurre alla loro origine formale.
Verbraak, l’Esercito e la Memoria di Atjeh
La figura di Verbraak costituisce un esempio particolarmente significativo di questo processo. La sua appartenenza alla Compagnia di Gesù non viene messa in discussione; al contrario, la commemorazione insiste sulla sua identità sacerdotale e sulla sua fedeltà alla morale cattolica. La sua memoria, tuttavia, viene costruita soprattutto attraverso la funzione svolta nei confronti dei militari; Verbraak aveva accompagnato l’esercito durante la guerra di Atjeh, assistendo feriti e morenti, sostenendo i soldati nelle difficoltà personali e cercando di mantenere i rapporti con le loro famiglie.
La descrizione della sua attività mostra quindi una funzione religiosa inserita stabilmente nella vita di un’istituzione militare. La cura spirituale non sostituiva la disciplina militare e non coincideva con essa, ma interveniva in una dimensione nella quale il comando non era sufficiente, ma coinvolgeva anche la sofferenza, la morte, la morale individuale, e i rapporti familiari; il sacerdote poteva così contribuire alla stabilità dell’uomo che l’istituzione militare aveva il compito di comandare.
La memoria successiva di questa attività produce un ulteriore passaggio. Nel 1935 Verbraak (e anche nel 1922) non viene ricordato esclusivamente dalla Chiesa cattolica, ma viene ormai assunto anche nella memoria istituzionale dell’esercito; la fonte sottolinea infatti che egli era stato rispettato da ufficiali e soldati di diverse confessioni, proprio perché la sua assistenza non era limitata alla comunità cattolica.
Questo passaggio rende bene l’eredità lasciata dal padre gesuita nelle Indie Orientali:
Na 7 jaren van voorbereiding werd hij tot zijn geestelijk ambt
gewijd en weldra ontving hij zijn benoeming tot Missionaris in
Nederlandsch Indië. Bijna zijn gansche leven ligt overigens omsloten in de sobere, maar zoo veelzeggende woorden en data, in
het voetstuk van dit monument gegrift;
Pastoor H. C. Verbraak 1835-1918
Aalmoezenier 1874-1881
Atjeh 1874-1907.Dopo 7 anni di preparazione, fu ordinato al ministero sacerdotale e poco dopo ricevette la nomina a missionario nelle Indie Orientali Olandesi. Del resto, quasi tutta la sua vita è racchiusa nelle sobrie, ma così significative, parole e date incise sul piedistallo di questo monumento:
Parroco H. C. Verbraak 1835–1918; Cappellano militare 1874–1881 ad Atjeh; 1874–1907.
Een plechtig militair gebeuren. overgenomen uit het Algemeen Indisch Dagblad, 25 maart 1.1., Un solenne evento militare. Ripreso dall’Algemeen Indisch Dagblad, 25 marzo [19]35, Sint Claverbond, 1935, p. 106.

La sua identità religiosa rimane quindi intatta, ma la sua memoria viene progressivamente incorporata in una memoria più ampia, quella dell’esercito, dei suoi uomini e dell’esperienza della guerra di Atjeh; anche l’immagine del conflitto che emerge dalla commemorazione è significativa.
Atjeh viene ricordato soprattutto attraverso la sofferenza dei militari, le malattie, i pericoli, la solitudine e la morte; la dimensione politica della conquista passa in secondo piano rispetto all’esperienza umana del combattente. Verbraak diventa così uno dei dispositivi attraverso i quali una guerra coloniale viene trasformata in memoria morale e militare.
Van Heutsz e la Sovrapposizione delle Memorie
Il significato della fonte diventa ancora più evidente attraverso il richiamo a Joannes Benedictus van Heutsz. La redazione del Sint Claverbond inserisce infatti nella commemorazione del 1935 il giudizio che l’ex comandante dell’esercito delle Indie e poi Governatore Generale aveva espresso nel 1924 sulla biografia di Verbraak.
Le sue parole, riportate nella fonte del 1935, confermano il giudizio sul sacerdote gesuita:
Universalmente amato e rispettato, era portato in palmo di mano dagli ufficiali e dalla truppa di ogni confessione, poiché nella sua opera di carità non chiedeva mai quale fosse la loro convinzione religiosa, ma soltanto se vi fosse una sofferenza da alleviare o una consolazione da offrire.
Een plechtig militair gebeuren.. cit., p. 112.

La scelta introduce nella memoria del sacerdote la voce di una delle figure maggiormente associate alla conquista militare dell’Atjeh.
Il rapporto fra i due è significativo proprio perché non elimina le differenze che li separano. Van Heutsz rappresenta il vertice dell’apparato militare e politico coloniale, mentre Verbraak appartiene alla Compagnia di Gesù; il primo è associato alla conduzione della guerra, il secondo all’assistenza spirituale di coloro che vi partecipano. Eppure, nella memoria costruita nel 1935, le due figure vengono collocate all’interno dello stesso racconto.
Van Heutsz ricorda di aver conosciuto Verbraak durante gli anni trascorsi ad Atjeh e lo presenta come una delle figure più nobili incontrate nelle Indie; sottolinea la sua disponibilità verso feriti e morenti, la sua indifferenza verso le differenze confessionali e la sua dedizione personale. Il suo giudizio viene recuperato molti anni dopo e inserito nella celebrazione ufficiale del sacerdote, una memoria proveniente dal vertice dell’apparato coloniale viene quindi utilizzata per consolidare la memoria di una figura religiosa.
Il significato non risiede tanto nell’eventuale “collaborazione” fra Chiesa ed esercito, quanto nel fatto che esperienze appartenenti a istituzioni diverse erano ormai divenute reciprocamente leggibili. La storia dell’esercito poteva includere la storia di un gesuita; la memoria cattolica poteva essere certificata da un ex comandante dell’esercito, e la guerra di Atjeh poteva essere ricordata attraverso l’opera pastorale svolta al suo interno.
La distinzione istituzionale rimaneva dunque intatta, mentre la memoria costruita nel tempo la attraversava.
La Stratificazione dell’Ordine Coloniale
È in questa prospettiva che la fonte del 1935 acquista un significato più ampio. La commemorazione non rappresenta un momento isolato, ma rende visibili diversi strati di un ordine coloniale formatosi nel corso di decenni.

La documentazione amministrativa della fine dell’Ottocento mostra un sistema impegnato a definire e distinguere istituzioni, competenze e status. Le memorie e le celebrazioni degli anni successivi mostrano invece come quelle stesse istituzioni, pur mantenendo la propria autonomia, avessero accumulato esperienze e relazioni comuni.
Il 1935 rende particolarmente evidente questo processo perché riunisce nello stesso spazio istituzioni che, considerate separatamente, sembrerebbero appartenere a categorie differenti; la rilevanza, tuttavia, non risiede nella loro contemporanea presenza. È la storia che rende possibile quella presenza: la guerra di Atjeh, l’attività pastorale di Verbraak, la memoria dell’esercito, il giudizio di Van Heutsz, la costruzione monumentale e la successiva ritualizzazione del ricordo.
La complessità che emerge non è quindi il risultato della scomparsa delle distinzioni istituzionali, ma, al contrario la loro sedimentazione storica. Ad un tempo più prolungato di attività delle istituzioni nello stesso spazio coloniale, corrisponde un aumento degli uomini, delle esperienze e delle memorie che collegano ciò che rimane distinto sul piano formale.
La distanza fra il 1896 e il 1935 permette di cogliere proprio questo processo. L’ordine coloniale appare inizialmente come un sistema che definisce e separa; alcuni decenni più tardi, le sue stesse istituzioni possono essere osservate attraverso le relazioni che nel frattempo hanno costruito.
La cerimonia di Bandung diventa così soltanto uno dei punti nei quali questa stratificazione diventa visibile: davanti al monumento di un gesuita, l’esercito celebra la propria memoria, l’amministrazione partecipa al rituale, la Chiesa ne custodisce il significato religioso e il nome di Van Heutsz riporta la memoria al cuore della conquista di Atjeh.
Le categorie attraverso cui l’ordine coloniale veniva formalmente organizzato rimangono dunque riconoscibili. È la storia degli uomini e delle istituzioni che le rende, nel tempo, sempre meno sufficienti a descrivere da sole il mondo che avevano contribuito a costruire.
Letture Consigliate
- Van Hoeck, F. (1924). De soldatenpastoor P. Henricus Verbraak, S.J.: Aalmoezenier van het Nederlandsch-Indisch leger te Atjeh. Amsterdam: R.K. Boekcentrale.
- Savalle. (1933–1939). Henricus Christianus Verbraak. In Katholieke Encyclopaedie. Utrecht: Joost van den Vondel.

