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Nel 1958, sulle pagine di Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten (Bollettino Missionario dei Gesuiti Olandesi), rivista missionaria dei gesuiti olandesi, comparve un testo dedicato ai 150 anni dall’arrivo dei primi missionari cattolici olandesi a Batavia. La pubblicazione apparteneva a una lunga tradizione editoriale legata alla promozione e al sostegno della missione gesuitica in Indonesia, in cui si inserisce Sint Claverbond; la serie Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten era allora attiva dal 1955 e sarebbe proseguita fino al 1960.

Il titolo dell’articolo è una domanda: “150 jaar vergeefs?”, “150 anni invano?”, ma ecidentemente retorica. Nel 1958 l’Indonesia era ormai indipendente e l’impero coloniale olandese apparteneva al passato, ad eccezione del West Irian, una questione non ancora risolta. Il problema, per la missione, era dunque stabilire se la fine dell’ordine coloniale implicasse anche il fallimento dell’opera iniziata nel 1808.

Più che il semplice bilancio dell’attività missionaria, tuttavia, il testo permette di intravedere come la Chiesa cattolica missionaria olandese percepisse sé stessa in quel particolare momento storico. La rivista non è soltanto il luogo nel quale vengono comunicati risultati, numeri e iniziative: è anche uno spazio nel quale viene formulata una narrazione dell’identità della missione e del suo rapporto con il passato coloniale.

Da questo punto di vista, il 1958 costituisce un osservatorio particolarmente interessante, in quanto, anche se l’impero è ormai scomparso, la missione non interpreta la propria sopravvivenza come una contraddizione rispetto alla fine del dominio olandese. Al contrario, la separazione fra le due esperienze permette ai gesuiti olandesi di stabilire una precisa gerarchia, secondo cui la missione appartiene a un ordine superiore e permanente, mentre l’impero è legato alla dimensione contingente della storia.

È proprio questa gerarchia, più che il semplice elenco dei risultati raggiunti, a rendere la fonte significativa. Nel momento in cui il potere politico olandese viene meno, la Chiesa può rileggere i 150 anni precedenti sostenendo che la propria presenza in Indonesia non aveva come fine la costruzione dell’impero, ma l’annuncio del Vangelo.

Il testo del 1958 è esplicito a questo riguardo:

150 Jaren geleden zijn de missionarissen er niet heen getrokken om er een
Nederlands rijk te stichten, zodat zij, nu er een einde aan het Nederlandse
rijk gekomen is, ook maar naar huis moeten gaan. Zij gingen er heen om de
Blijde Boodschap van Christus te brengen. Het Nederlandse volk kreeg
daardoor een providentiële opdracht om Indonesië naar God te voeren.

150 anni fa i missionari non vi si sono recati per fondarvi un impero olandese, cosicché, ora che all’impero olandese è giunta la fine, debbano anch’essi tornarsene a casa. Vi andarono per portare il Lieto Annuncio di Cristo. Il popolo olandese ricevette così una missione provvidenziale: condurre l’Indonesia a Dio.

15O jaar vergeefs?, 150 anni invano?, Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten, 2, 1958, p. 39.

Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten. 1958. Colonialismo Olandese. Gesuiti. Chiesa Cattolica. Fonti Coeve Olandesi.
150 Jaar Vergeefs?, Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten, 2, 1958, p. 39.

L’esistenza stessa della Chiesa nelle ormai ex Indie Orientali Olandesi dopo la fine dell’impero diventa così un elemento attraverso il quale interpretare retrospettivamente il significato dell’intera esperienza.

La fonte mostra dunque una Chiesa che, nel 1958, non sembra percepirsi come una sopravvissuta del colonialismo, ma come un’istituzione che ha attraversato il colonialismo senza esaurirsi in esso; l’impero è terminato, ma la missione continua, ed è proprio questa continuità a consentire alla rivista di attribuire un significato provvidenziale alla presenza olandese nel passato, senza farne dipendere il futuro della Chiesa.

In questa prospettiva, la domanda “150 anni invano?” non riguarda soltanto il successo della conversione. Riguarda il significato storico della missione stessa, e la risposta che emerge dalla fonte è proprio il permanere della missione e della presenza cattolica, non dell’impero olandese.

La risposta della rivista alla domanda retorica posta all’inizio viene costruita configurando una precisa gerarchia, che riflette l’auto-percezione dei gesuiti olandesi impegnati in Indonesia nel 1958; del resto, era stato proprio Pio XII a dedicare il suo impegno alle missioni in questi territori.

Lo stesso numero di Missienieuws, infatti, riporta una preghiera del Pontefice per la terra asiatica;

PREGHIERA PER L’INDONESIA

Dio, che governi l’intelletto e il cuore di tutti gli uomini,
che governi sui popoli e sulle nazioni,
che guidi i loro governanti,
che hai tutto nelle tue mani e fai crescere ogni cosa verso il bene,

concedi pace e libertà alla tua Chiesa in Asia,
affinché essa possa svilupparsi nella benefica ricchezza della grazia.

Concedi pace e libertà, in modo particolare, alla tua Chiesa in Indonesia,
affinché ciò che Tu hai piantato e irrigato,
nella tranquillità, nella pace e nella libertà,
possa continuare a svilupparsi
fino a un raccolto maturo,
a tua gloria e per la salvezza di tutto il tuo popolo.

Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Uw Gebed Voor Indonesia, La Vostra Preghiera per l’Indonesia, Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten, 2, 1958, p. 25.

Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten. 1958. Colonialismo Olandese. Gesuiti. Chiesa Cattolica. Fonti Coeve Olandesi.
Uw Gebed Voor Indonesia, Missienieuws der Nederlandse Jezuïeten, 2, 1958, p. 25.

La preghiera riflette con particolare chiarezza la visione dei gesuiti olandesi nel contesto dell’Indonesia postcoloniale. La Chiesa non viene presentata come una realtà legata alla permanenza del potere olandese, ma come qualcosa che Dio ha “piantato e irrigato” in Indonesia e che ora deve poter continuare a crescere “in pace e libertà”. Anche i governanti e le nazioni sono ricondotti alla provvidenza divina: Dio “guida i loro governanti”, ma la Chiesa possiede una propria finalità, distinta dall’ordine politico.

La metafora del seme e del raccolto è particolarmente significativa. Nel 1958, a meno di dieci anni dal trasferimento della sovranità all’Indonesia, i gesuiti possono così guardare alla propria storia senza identificare la missione con l’impero: il dominio olandese appartiene alla storia politica, mentre l’opera della Chiesa viene collocata all’interno di una storia provvidenziale più ampia.

La richiesta di “pace e libertà” per la Chiesa indonesiana non esprime quindi nostalgia per il dominio coloniale, ma la convinzione che ciò che è stato seminato dalla missione debba ora raggiungere la propria maturità anche nell’Indonesia indipendente; la storia politica può cambiare, ma quello che la Chiesa interpreta come opera della Provvidenza deve invece continuare a crescere. In questa prospettiva, anche il precedente dominio olandese può essere ricondotto, retrospettivamente, a una funzione provvidenziale: non il fine della presenza cattolica, ma uno strumento attraverso il quale essa ha potuto radicarsi.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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