lotta alla cristianizzazione
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In Indonesia, il Paese con la più grande popolazione musulmana al mondo, la mobilitazione anti-cristiana non è un fenomeno marginale o sporadico, ma un meccanismo sociale e politico consolidato che erode quotidianamente il principio costituzionale di Pancasila.

In Indonesia, the world’s largest Muslim-majority nation, anti-Christian mobilization is not a marginal or sporadic phenomenon, but a consolidated social and political mechanism that daily erodes the constitutional principle of Pancasila.

In Indonesië, het land met de grootste moslimbevolking ter wereld, is de anti-christelijke mobilisatie geen marginaal of sporadisch fenomeen, maar een gevestigd sociaal en politiek mechanisme dat dagelijks het constitutionele principe van Pancasila ondermijnt.


La Dimensione Sociale: Pressione Locale e ‘Mob Justice

La mobilitazione anti-cristiana in Indonesia si manifesta soprattutto a livello locale, nella provincia di West Java (Giava Occidentale), regione storicamente conservatrice. E’ qui che gruppi di residenti musulmani organizzano regolarmente proteste, catene umane e blocchi fisici per impedire ai cristiani di celebrare funzioni religiose, in particolare durante il periodo natalizio.

Nel dicembre del 2025, a Bekasi, un gruppo di musulmani ha formato una catena umana per bloccare i fedeli della chiesa HKBP dall’accesso a un luogo di preghiera natalizio, mentre la polizia osservava senza intervenire in modo deciso. Casi analoghi si sono verificati a Bogor e Bandung, dove autorità locali hanno vietato celebrazioni natalizie per “evitare attacchi da parte di gruppi estremisti”, costringendo i pastori a cancellare gli eventi sotto pressione.

(Foto creata con AI a scopi illustrativi)

Queste azioni non sono atti isolati di fanatismo individuale, ma riflettono una norma sociale informale radicata in comunità dove la minoranza cristiana è percepita come una minaccia alla supremazia islamica. I motivi invocati sono sempre gli stessi: “cristianizzazione” (kristenisasi), disturbo della quiete pubblica o mancanza di permessi formali (IMB). In realtà, dietro queste motivazioni si nasconde spesso il rifiuto di accettare la presenza visibile di chiese in quartieri a maggioranza musulmana.

L’incidente di Bekasi sottolinea molto bene, confermandola, una dinamica costante, lo spostamento della responsabilità sulle vittime, che devono accordarsi con i violenti, anche in presenza di garanzie legali, come risulta dai media locali.

Per garantire che i servizi natalizi possano ancora essere svolti in modo sicuro e conduttivo, la congregazione HKBP Cikarang, in coordinamento con lo staff speciale del Ministro della religione della Repubblica di Indonesia, ha finalmente utilizzato una sede alternativa presso l’Hotel Lakeside Tel Cikarang per i prossimi due mesi, in attesa che abbia luogo il processo di dialogo e mediazione.

Rifiutato il Natale, la Congregazione HKBP Cikarang è stata costretta a pregare in hotel, Japos.co, 26 dicembre 2025.

In questo caso, le funzioni religiose si sono svolte lo stesso, ma all’interno di un hotel, e tale dinamica, che sottrae una parte del cristianesimo dalla sfera visibile, è proprio quella dominante; non si contesta tanto la legimittà delle celebrazioni cristiane, quanto la loro visibilità pubblica. Quest’ultima, in effetti, ha una valenza politica implicita che non viene accettata dagli elementi più conservatori, anche quando è lo stesso governo a garantirla; si conferma, dunque, il carattere politico dell’islam indonesiano, e il suo legame con il potere e la legittimità delle autorità.

(Foto creata con AI a scopi illustrativi)

Il risultato è una pressione quotidiana che colpisce soprattutto le chiese protestanti evangeliche e pentecostali, percepite come più attive nell’evangelizzazione; i cattolici, grazie a una struttura più istituzionale, subiscono minori blocchi fisici ma non sfuggono alle contestazioni sui permessi di costruzione. Secondo i rapporti del Setara Institute (2025), i cristiani rimangono il gruppo più colpito dalle violazioni della libertà religiosa, con centinaia di incidenti annuali che creano un clima di intimidazione costante.


La Dimensione Politica: Tolleranza Selettiva e Uso Strumentale

A livello politico, queste mobilitazioni godono di una tolleranza selettiva da parte delle autorità locali e, in misura minore, nazionali. Spesso le forze dell’ordine intervengono solo per proteggere i cristiani dopo che la protesta è già in corso, senza procedere a denunce sistematiche contro gli organizzatori. Questa inerzia sistematica e costante rafforza l’impunità e segnala che le minoranze religiose sono sacrificabili in nome della “pace sociale”o ‘armonia’.

Il governo centrale, sotto la presidenza di Prabowo Subianto, continua a promuovere retoricamente il pluralismo e la moderazione religiosa, ma nella pratica lascia ampio margine di manovra alle autorità locali e ai gruppi conservatori. Le leggi sulla blasfemia e le norme discriminatorie sui luoghi di culto (che richiedono spesso il consenso della maggioranza musulmana locale) forniscono strumenti legali per ostacolare le attività cristiane.

(Foto creata con AI a scopi illustrativi)

La nuova versione del Codice Penale, entrata in vigore proprio il 1 gennaio 2026, rischia di peggiorare la situazione ampliando le definizioni di offesa religiosa. Nel frattempo, i partiti islamisti e le reti conservatrici utilizzano la questione cristiana come strumento di mobilitazione elettorale e di pressione sul potere centrale, presentandosi come difensori dell’identità islamica (e dell’indipendenza della nazione) contro presunte minacce esterne, come la ‘cristianizzazione’.

Questa dinamica rivela una contraddizione strutturale dell’Indonesia post-reformasi (dopo il 1998), un sistema democratico che garantisce formalmente la libertà religiosa, ma che nella pratica subisce l’influenza di attori non statali capaci di imporre la propria agenda attraverso la mobilitazione di piazza.


La Figura di ‘Habib’ Rizieq Shihab: Carismatico e Divisivo

Habib Rizieq Shihab, fondatore del Front Pembela Islam (FPI), rappresenta l’incarnazione più visibile del radicalismo islamico indonesiano contemporaneo. Predicatore carismatico di origine hadramita, Rizieq ha costruito la sua influenza su un discorso populista che mescola difesa dell’islam, anti-occidentalismo e opposizione alle minoranze religiose.

Il suo momento di maggiore potere arrivò tra il 2016 e il 2017 con le massicce proteste contro il governatore di Jakarta Basuki Tjahaja Purnama (Ahok), accusato di blasfemia. Rizieq riuscì a trasformare una questione locale in una mobilitazione nazionale che dimostrò la capacità degli islamisti di paralizzare la capitale e influenzare il risultato elettorale.

Rizieq Shibab (Foto Suara)

Il FPI divenne sinonimo di “mob justice” religiosa, segnata da proteste aggressive, raid contro locali ritenuti ‘immorali’ e campagne contro tutto quello che veniva percepito come minaccia all’egemonia (supremazia) islamica.

Dopo il picco di influenza, Rizieq ha subito alterne fortune, tra cui l’esilio, diversi arresti (tra cui uno per violazione delle norme Covid), lo scioglimento ufficiale del FPI nel 2020 e le successive reincarnazioni sotto altri nomi (Front Persaudaraan Islam). Nonostante la repressione formale, la sua rete, alimentata da sermoni virali su YouTube e Telegram, ha mantenuto una capacità di mobilitazione significativa, soprattutto a Giava Occidentale.

Rizieq ha ribadito più volte che augurare “Selamat Natal” (Buon Natale) o partecipare anche solo simbolicamente alle feste cristiane è haram (vietato ai musulmani), poiché equivarrebbe (nella sua concezione) a riconoscere una religione diversa dall’islam e a compromettere l’akidah (la ‘purezza’ della fede). Il suo messaggio, apparentemente “diplomatico” («i cristiani possono celebrare nelle loro chiese»), impone e consolida in realtà una chiara gerarchia; i musulmani non devono avere alcun coinvolgimento e lo spazio pubblico deve rimanere islamicamente “puro”.

Questa posizione non è soltanto religiosa, ma rivela una concezione della società in cui le minoranze hanno diritti limitati e subordinati. L’influenza duratura di Rizieq dimostra che egli agita temi (opposizione alla visibilità cristiana, difesa dell’egemonia/supremazia islamica, diffidenza verso il modello liberale/occidentale) che godono di un consenso non marginale in ampi settori della società indonesiana, anche quando il Paese viene percepito all’estero come moderato.

In questo senso, Rizieq incarna il dilemma ancora irrisolto dell’Indonesia contemporanea, la tensione strutturale tra l’aspirazione democratica e pluralista sancita dalla Costituzione e la spinta verso un ordine sociale più autoritario e islamicamente egemonico/suprematista.


L’Influenza Duratura di Rizieq e le Prospettive Future

Anche dopo lo scioglimento formale del FPI e il suo ruolo più defilato durante le elezioni del 2024, dove ha sostenuto Anies Baswedan senza organizzare grandi movimenti di piazza, Rizieq continua a esercitare un’influenza ideologica profonda. Ha contribuito a normalizzare un discorso che presenta i cristiani come potenziale veicolo di “cristianizzazione” e l’Occidente come minaccia culturale, secondo un modello consolidato e più diffuso di quanto possa apparire.

Questa narrazione trova terreno fertile in una società dove l’islam conservatore ha guadagnato terreno negli ultimi vent’anni, sostenuto da reti salafite, da parti del MUI (Consiglio degli Ulama) e da politici locali opportunisti.

Rizieq Shibab durante un comizio (Foto Indopolitika)

L’influenza di Rizieq non si misura solo nel numero di seguaci diretti, ma soprattutto nella capacità di spostare il dibattito pubblico verso posizioni più rigide e intransigenti; anche quando il FPI è formalmente indebolito, i suoi temi (opposizione alle chiese, divieto di simboli natalizi per i musulmani, accusa di proselitismo) vengono ripresi da gruppi locali meno strutturati (come Ahlus Sunnah Defenders) che agiscono con maggiore impunità.

In definitiva, si osserva che la mobilitazione anti-cristiana in Indonesia non è un residuo del passato, ma un fenomeno attuale che rivela le fragilità e le ambiguità del pluralismo indonesiano. Finché le autorità continueranno a tollerare o a cedere di fronte alla pressione delle piazze islamiste, e figure come Rizieq manterranno la capacità di dare legittimità ideologica a queste azioni, la libertà religiosa delle minoranze cristiane rimarrà precaria.

Il rischio è che, dietro la retorica ufficiale di “moderazione religiosa”, si consolidi un sistema di apartheid de facto, dove i diritti delle minoranze dipendono dal buon volere della maggioranza o dalla paura di disordini sociali. La cronaca dal 1998 sembra confermare questa tendenza, che corrisponde ad una precisa visione del potere e della società, incompatibile con i valori democratici che l’Indonesia afferma di sostenere.


Letture Consigliate

  • Suryana, A., & Taufek, N. S. B. M. (2021). Indonesian Islam beyond Habib Rizieq Shihab: Deconstructing Islamism and populism. ISEAS Perspective, 2021(21).
  • Mietzner, M. (2020). Rival populisms and the democratic crisis in Indonesia: chauvinists, Islamists and technocrats. Australian Journal of International Affairs74(4), 420-438.
  • Nakissa, A. (2020). Security, Islam, and Indonesia. Security Dialogue, 51(2-3), 1-18.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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