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L’evoluzione delle missioni cattoliche nelle Indie Orientali Olandesi può essere interpretata non soltanto come un processo interno alla Chiesa, ma anche come una risposta progressiva alla trasformazione della società coloniale. L’indigenizzazione, in questa prospettiva, non rappresenta esclusivamente un obiettivo pastorale o teologico: costituisce anche l’esito di un adattamento istituzionale a condizioni sociali ed economiche mutate.

Un documento pubblicato nel Koloniaal Missie-Tijdschrift il 15 gennaio 1933, dedicato alla Batavia’s Vincentius Vereeniging, offre un esempio particolarmente significativo; si tratta di una recensione bibliografica pubblicata nella sezione Boekbespreking della rivista coloniale. La recensione, in particolare, presenta una pubblicazione della Batavia’s Vincentius Vereeniging dedicata alla storia e alle attività dei suoi istituti dal 1926 agli anni più recenti.

Pur trattandosi quindi di una fonte riportata e commentata dalla stampa missionaria, il testo riproduce ampiamente le informazioni contenute nella pubblicazione vincenziana e consente di osservare direttamente le trasformazioni dell’attività assistenziale ed educativa dell’associazione.

Fonti coeve olandesi. Batavia. Indie Orientali Olandesi. Koloniaal Missie-Tijdschrift.
Koloniaal Missie-Tijdschrift, 15 Jan 1933.

La Batavia’s Vincentius Vereeniging apparteneva alla più ampia tradizione della Società di San Vincenzo de’ Paoli, rete cattolica internazionale fondata a Parigi nel 1833 e successivamente diffusasi in numerosi Paesi attraverso le proprie conferenze locali. La sua presenza nelle Indie Orientali Olandesi va quindi collocata all’interno di una più ampia infrastruttura cattolica transnazionale, presente anche in Europa e in Italia.

L’esperienza di Batavia mostra tuttavia come questo modello comune potesse assumere funzioni specifiche in relazione al contesto locale; l’assistenza ai giovani e agli Indo-Europei si accompagnava infatti all’educazione, alla formazione professionale e, negli anni della crisi economica, alla ricerca di nuove forme di autonomia economica e di integrazione sociale.

La crisi economica degli anni Trenta mise però in discussione questo meccanismo, come riporta il documento, in cui si osserva che né i servizi pubblici né quelli privati offrivano più sufficienti possibilità di impiego ai giovani che avevano completato la propria formazione.

La conseguenza non fu soltanto una maggiore difficoltà assistenziale: fu la necessità di ripensare la funzione stessa dell’istituzione;

Ciò (la crisi economica, ndr) ha portato a intraprendere una strada completamente nuova, ovvero quella dell’autoimpiego e del lavoro autonomo dei ragazzi coinvolti. Così, a Meester Cornelis, lungo la via Matramanweg, è stato aperto un negozio di generi alimentari e bevande, mentre a Kramat un negozio di fiori (…)

Boekbespreking, Batavia’s Vincentius Vereeniging, (Recensione del libro. La Società Vincenziana di Batavia), Koloniaal Missie-Tijdschrift, 15 Januari 1933, p. 26.

La reazione alla crisi, che non permetteva più uno sbocco lavorativo automatico per chi si formava all’interno dell’associazione, fu l’apertura di attività commerciali, oltre all’introduzione di un insegnamento specifico relativo al commercio.

Il passaggio più significativo riguarda tuttavia l’interpretazione generale del fenomeno. Il testo afferma che il futuro di una parte considerevole della società Indo-Europea non doveva più essere ricercato nell’amministrazione coloniale o nelle posizioni inferiori delle imprese private;

Questo è tuttavia soltanto un inizio. Ci si rende conto sempre più che il futuro di gran parte della società indo-europea non risiede più nell’impiego pubblico o nei ruoli subalterni delle aziende private, bensì nella formazione di un ceto medio indo-europeo e, in una prospettiva più lontana, anche di un ceto agricolo indo-europeo.

Boekbespreking, Batavia’s Vincentius Vereeniging, cit., p. 26.

Fonti coeve olandesi. Batavia. Indie Orientali Olandesi. Koloniaal Missie-Tijdschrift.
Koloniaal Missie-Tijdschrift, 15 Jan 1933, p. 26.

La missione assume quindi una funzione diversa, e non si limita più a preparare i propri assistiti all’inserimento nell’ordine sociale esistente, ma cerca di adattare la loro formazione alle trasformazioni di quell’ordine. L’assistenza diventa formazione professionale, collegata direttamente all’autonomia economica; quest’ultima viene infine concepita come elemento della costruzione di una nuova posizione sociale.

Questo processo è particolarmente rilevante per comprendere l’evoluzione successiva delle missioni cattoliche. Un sistema missionario fortemente dipendente dal personale, dalle risorse e dalle strutture della società coloniale poteva funzionare fintanto che quella società offriva ai destinatari della missione percorsi relativamente stabili di integrazione. Quando tali percorsi entrano in crisi, anche la funzione delle istituzioni missionarie deve essere ridefinita.

L’indigenizzazione può pertanto essere considerata anche come una conseguenza di questo processo. Il passaggio da una Chiesa prevalentemente organizzata e diretta da europei a una Chiesa nella quale acquisiscono crescente importanza il clero locale, i religiosi indigeni, i catechisti e i laici non costituisce semplicemente un cambiamento nella composizione del personale ecclesiastico. Esprime una trasformazione più profonda del rapporto tra la Chiesa e la società nella quale essa opera.

Fonti coeve olandesi. Batavia. Indie Orientali Olandesi. Koloniaal Missie-Tijdschrift.
Koloniaal Missie-Tijdschrift, 15 Jan 1933, p. 27.

La questione non riguarda quindi soltanto chi dirige la missione, ma a quale società la missione si rivolge e quale ruolo intende svolgere al suo interno; il caso della Vincentius Vereeniging di Batavia mostra inoltre che questo adattamento non avvenne in condizioni astratte. Nel 1931 le spese dell’istituzione ammontavano a oltre 92.000 fiorini, a fronte di poco più di 34.000 fiorini di entrate, mentre il numero dei pupilli era passato da 306 nel 1926 a 394 nel 1932; la crescita della domanda assistenziale coincideva dunque con una crescente difficoltà nel sostenere economicamente il modello esistente.

L’esempio non consente naturalmente di attribuire alla Chiesa cattolica nel suo complesso una strategia uniforme. Mostra però qualcosa di più circoscritto e verificabile: un’importante istituzione cattolica di Batavia riconosceva che le condizioni sociali sulle quali si era fondato il proprio modello d’intervento stavano cambiando e cercava di adeguarsi.

Più che come una sequenza lineare di fasi, il processo può essere interpretato come un adattamento progressivo delle strutture missionarie alla trasformazione della società coloniale. La struttura missionaria, inizialmente inserita nell’ordine sociale ed amministrativo coloniale, sviluppò nel tempo istituzioni educative e assistenziali sempre più articolate.

In questo processo, la progressiva indigenizzazione non appare quindi come un fenomeno separato o esclusivamente interno alla Chiesa, ma come l’esito di un più ampio riadattamento del rapporto tra istituzioni ecclesiastiche e società locale.

Indigenizzazione chiesa cattolica indie orientali olandesi. sintesi di Islam E Dintorni.
Riassunto grafico della transizione da chiesa coloniale a chiesa indigena per Islam E Dintorni.

Il documento del 1933 si colloca precisamente nel punto di transizione tra questi modelli. Non documenta ancora una Chiesa indigena, ma mostra una condizione necessaria perché essa possa svilupparsi: la presa d’atto che la riproduzione del precedente ordine coloniale non costituisce più una risposta adeguata alle esigenze della società.

L’indigenizzazione, quindi, non deve essere necessariamente interpretata come una semplice concessione della struttura missionaria ai propri destinatari. Può essere compresa anche come una risposta istituzionale alla trasformazione della società coloniale stessa.

Di Salvatore Puleio

Salvatore Puleio è analista e ricercatore nell'area 'Terrorismo Nazionale e Internazionale' presso il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS di Padova, un think tank italiano dedicato agli studi sulla criminalità, la sicurezza e la ricerca storica. Per la rubrica Mosaico Internazionale, nel Giornale dell’Umbria (giornale regionale online) e Porta Portese (giornale regionale online) ha scritto 'Modernità ed Islam in Indonesia – Un rapporto Conflittuale' e 'Il Salafismo e la ricerca della ‘Purezza’ – Un Separatismo Latente'. Collabora anche con ‘Fatti per la Storia’, una rivista storica online; tra le pubblicazioni, 'La sacra Rota Romana, il tribunale più celebre della storia' e 'Bernardo da Chiaravalle: monaco, maestro e costruttore di civiltà'. Nel 2024 ha creato e gestisce la rivista storica informale online, ‘Islam e Dintorni’, dedicata alla storia dell'Islam e ai temi correlati. (i.e. storia dell'Indonesia, terrorismo, ecc.). Nel 2025 ha iniziato a colloborare con la testata online 'Rights Reporter', per la quale scrive articoli e analisi sull'Islam, la shariah e i diritti umani.

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